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Lucia

 

Da email alla Redazione:

Salve! Sono una ragazza di 25 anni, e ho appena scoperto il vostro sito. Vivo un'esperienza comune a molte donne che frequentano il vostro forum, dal momento che sono innamorata di un prete, un ragazzo poco più grande di me. Il mio percorso interiore è stato e continua ad essere molto tormentato, e la situazione molto complicata;benchè io mi sia rivolta a diversi religiosi e psicologi non riesco a venirne fuori. Soffro molto, mi sento molto sola in questa difficile circostanza, anche perchè vivo in un piccolissimo centro del Sud, e sono costretta a fingere e nascondermi, persino in famiglia. Mi piacerebbe ricevere informazioni sulle vostre iniziative, confrontarmi con persone che hanno vissuto o vivono esperienze del genere, per capire bene come comportarmi, ricevere e dare conforto e sostegno a chi si trova nella mia stessa situazione. Aspetto fiduciosa vostre notizie.
Lucia

 

Dal Forum

Ciao a tutti, e complimenti per la realizzazione di questo sito. Vorrei raccontare brevemente la mia esperienza. Mi chiamo lucia, e ho 25 anni. Vivo in un piccolissimo centro del sud, e da poco + di un anno ho capito di essere innamorata del mio parroco, un ragazzo sulla trentina. Tralascio i dettagli su tutta la storia, che vi racconterò con calma la prossima volta, vi basti sapere che con enorme difficoltà un bel giorno, dopo mesi di tormentate riflessioni e profonda sofferenza interiore, decisi in tutta onestà di dichiarargli i miei sentimenti; non perchè volessi ottenere di essere ricambiata (anche se ovviamente questo desiderio era presente, ma sono sempre stata consapevole dell'impossibilità di vivere una storia), ma perchè non riuscivo più a fingere e a gestire la situazione, e volevo che avesse la libertà di scegliere se continuare a fidarsi di me una volta saputa la verità. Ovviamente la sua reazione fu quella, prevedibilmente, di allontanarsi. E' trascorso un anno da quel momento, e il nostro rapporto, prima molto amichevole, si trasformò radicalmente. Quello che mi preme esprimere è il mio totale dissenso da quella che oggi viene definita la "Chiesa cattolica", che di chiesa,nel significato più profondo e cristiano del termine, ha ben poco. Sarò polemica e saccente,in fondo sono solo una ragazza, nè una teologa, nè una religiosa. Ma amo profondamente il Vangelo e il Suo Messaggio, e non vedo assolutamente alcuna assonanza tra quello che Gesù ha detto,e testimoniato con la Sua Vita, e le parole spesso vuote e usate a sproposito, di cui si nutre la gerarchia cattolica. La Chiesa di Cristo non è nelle cattedrali,non è nelle loro parate sfarzose,nelle loro torbide connivenze con la politica e il potere, nelle loro ipocrisie millenarie, nella loro assoluta chiusura all'uomo e all'amore. La Chiesa di Cristo è tra la gente, per strada, negli occhi di chi soffre, nel cuore di chi vive quotidianamente l'esperienza della solitudine,di chi è veramente ultimo. Quella di Ratzinger è la chiesa della condanna, e del sofismo. Non è la Chiesa del Perdono. Non è la Chiesa dell'Amore incondizionato. E poi come può parlare d'amore chi non ha la più pallida idea di che cosa significhi, solo perchè lo ha letto sui libri o guardato dalla finestra di un candido palazzo?
Ho ancora tanto da dire, ma mi riservo di farlo la prossima volta.

Lascio la mia e-mail, sperando che qualcuno di voi voglia raccontare la propria esperienza e confrontarsi su questo e altri argomenti.

un abbraccio a tutti, a presto

lucia

 

 

Ciao Lucia

sono uno della redazione del sito donne così. Ho lasciato l'abito da prete nel 97, all'età di 31 anni e in seguito ho iniziato una relazione che dura tutt'ora.

Ti scrivo innanzi tutto per esprimerti la mia disponibilità ad un confronto più approfondito, cosa che già faccio con altre persone con storie simili alla tua e alla mia, se vuoi anche su msn.

Per ora vorrei solo dirti che in base a quello che hai scritto ci sono pochi elementi per riuscire a dare qualche consiglio sensato. Non ho ben capito infatti se il tuo sentimento è ricambiato e questo allontanamento di cui parli è il segno della paura di lui di innamorarsi, o se al contrario solo tu sei innamorata e lui è caduto dalle nuvole quando glielo hai detto.

Inoltre volevo dirti che mi sembra molto giovane come prete. Ed un prete giovane è certo più carino di uno vecchio, ma anche più prevenuto nei confronti delle ragazze, perchè vuole fare il prete, ma sa anche che il celibato è una cosa delicata che da un momento all'altro può compromettergli tutto, soprattutto la sua scelta di fare il sacerdote. Un prete ci pensa 100 volte prima di lasciare tutto, perchè oltre a perdere ogni reputazione all'interno della chiesa, si ritrova senza casa, senza lavoro, senza tanti soldi. Io ne so qualcosa ed ho un amico che proprio in questi giorni è nella stessa situazione.

Arrabbiarsi con Ratzinger e i divieti della Chiesa non so quanto serva. Possiamo discutere all'infinito sul celibato obbligatorio dei preti, ma di fatto lui lo ha scelto di sua volontà e ha fatto certe promesse davanti al vescovo. Più importante invece sarebbe capire se quella è la sua strada e se lui è la tua strada veramente. In tal caso inutile intestardirsi e meglio dirselo ed iniziare una nuova vita insieme.

Scusa, non so se ti sto annoiando. Se vuoi sono qui.

Mauro

 

Cara Lucia.

Informazioni sulle nostre iniziative te ne posso dare poche. Non perchè non ne facciamo, ma perchè abbiamo smesso di farle. Il motivo? Molto semplice: le donne che hanno una storia con un prete ed i preti che hanno una storia con una donna si tengono la cosa per sè. Hanno vergogna a mettere in comune le cose. Pensa che in tutti questi anni che corrispondo via mail perchè qualcuno o qualcuna mi scrive, per lungo tempo la mail è fantasiosa ed il nome del soggetto o della soggetta pure. Solo dopo - se si decide di incontrarsi - allora si esce allo scoperto. Vedrai dal sito che Stefania Salomone ha organizzato incontri a Roma nel più assoluto anonimato, ma non ha riscosso successo.

Vengo al tuo problema. So che ti ha già risposto Mauro e penso l'abbia fatto anche Ausilia. Non ho molto da agigungere se non il fatto che il tuo percorso interiore tormentato lo sarà fino a quando non chiarirai.

Ti non dici se lui vive la tua storia d'amore con te e da quanto tempo. Non dici se avete progetti per il futuro o se vi accontentate d'amarvi clandestinamente con l'incubo che qualcuno vi veda o vi scopra. Ne hai parlato con qualche tua amica? Hai un dialogo con il tuo don sul vostro futuro oppure no? Cosa ne pesa lui di questa storia? E' un'infatuazione tua per lui e basta o un'infatuazione sua per te e basta?

Hai già avuto una storia con un ragazzo che non sia prete? Se sì ed è finita, perchè?

Bada: non ti pongo queste domande per curiosare nella tua intimità. E' solo per capire se posso esserti vicino, capire meglio le cose e magari parlarne con lui.

Intanto ti snocciolo qualche problema che è comune a storie come la tua.

1. Gli incontri fugaci ma appaganti (anche se frustranti) durano a lungo: mesi...anni. La gente mormora (perchè se ne accorge), ma non succede nulla. Tu stai male e magari anche lui sta male. Ma si va avanti così. Per me è un errore.

2. Tu ti accorgi ad un certo punto che è stato un colpo di fulmine, ma lui...tutto sommato... non è quello schianto che sembrava. Chiudi la storia e lui...

3. Lui nel momento in cui è nata la storia aveva necessità di un cuore femminile sul quale appoggiarsi. Per mille ragioni: stanchezza del ministero, incomprensione con il parroco o altri preti, scoperta si una sessualità che fino ad allora ha represso con convinzione...Poi tutto passa. Può darsi che abbia il coraggio di dirtelo...allora soffrite in due, ma...almeno hai davanti un uomo e non un invertebrato. Può darsi che non abbia il coraggio di dirtelo...allora trova delle scappatoie come quella di chiedere il trasferimento ad altro incarico. E tu rimani con il cerino acceso in mano.

Consiglio: bello trovarsi, amarsi, rubare intensi momenti di felicità, ma....chiarezza per il futuro.

4. Se il futuro potrebbe essere sposarsi, lui deve sapere che sarà dura, molto dura! Tu devi sapere che per molti sarai quella che non ha saputo stare al suo posto. Anche per i tuoi ed i suoi genitori. Ma...se c'è l'amore, quello vero, quello che  non è fatto solo di pressioni di mano tenere, carezze, baci ecc.ecc....beh...tutto si supera.

Ti sono stato d'aiuto?

ciao

Ernesto.

Maggiori notizie di Paola e mie le trovi sul mio sito: www.webalice.it/miragoli

 

Carissimo Mauro,

ti ringrazio di vero cuore per le tue parole, e intendo scusarmi per i toni molto accesi e,ora mi rendo conto, confusi, con cui ho gestito il mio intervento sul sito. Il fatto è che è un periodo molto stressante per me, e sono suscettibile a questi moti di rabbia. La mia storia è una come tante altre. Un anno fa tornai a vivere con i miei genitori, dopo anni che risiedevo fuori per motivi di studio, e attraversavo un momento particolare, avevo appena chiuso una storia importante durata 3 anni, e mi ritrovavo a organizzare di nuovo la mia vita, sia dal punto di vista affettivo che universitario. Dopo qualche mese, quando iniziai a riprendermi, conobbi questo sacerdote,arrivato poco prima, e, complice un riavvicinamento alla religione (sono sempre stata molto credente, addirittura da adolescente sono stata sul punto di entrare in convento) dopo anni di lontananza (a causa delle opinioni discordanti su molti punti del cattolicesimo), iniziai a frequentare la parrocchia. Ti premetto subito che don Fausto (il prete in questione) mi colpì immediatamente,per la passione e l'entusiasmo con cui mandava avanti il suo ministero nella nostra piccola comunità; era sicuramente molto diverso dai preti che avevo conosciuto. Poi,io e mio fratello decidemmo di entrare a far parte di un gruppo di volontariato gestito dalla parrocchia,e,complice anche il fatto che in quel momento,una vecchia amica, Carlotta, che lui aveva avuto modo di conoscere, si trovava in difficoltà (iniziava a riprendersi dall'anoressia e avevamo deciso di coinvolgerla in questo progetto per darle un'occasione di reintegrarsi), iniziammo a frequentarci anche al di fuori delle iniziative del gruppo. Usciva spesso con noi, andavamo a cena, a mangiare una pizza,insomma, tutte quelle cose che rientrano nelle abitudini di un gruppo di amici. So che mi dirai che questo genere di iniziative è molto usato dai giovani sacerdoti come pretesto per attirare giovani e creare uno spirito di aggregazione, e ne sono consapevole. Comunque, lui è un tipo molto riservato, in particolare con le donne,anche se parecchio socievole e disponibile. Il fatto è che io ho notato, sin dall'inizio, un atteggiamento un pò "strano" nei miei confronti, sembrava essere a disagio, e ho addirittura pensato di stargli antipatica. Io sono piuttosto timida, soprattutto se non ho molta confidenza,e molto discreta nel relazionarmi con gli altri. In ogni caso,per quanto la cosa potesse mettermi in imbarazzo, non ci prestavo attenzione più di tanto, probabilmente perchè ancora i miei sentimenti non erano sbocciati. Pian piano iniziai a rendermi conto che quello che provavo andava oltre la stima,e non immagini quanto possa essere stata male quando realizzai di essermi innamorata. Ne fui sconvolta, perchè non avrei mai immaginato che potesse accadere una cosa simile proprio a me, e continuavo a ripetermi che era solo una cotta, che mi sarebbe passata, che mi era successo perchè inconsciamente mi faceva comodo un amore impossibile, dove non avrei dovuto mettere niente in discussione,e non rischiare nulla; che probabilmente era il suo ruolo ad affascinarmi tanto,che mi ero lasciata coinvolgere da quello che faceva, e non da quello che era,etc. Insomma, ho tentato di razionalizzare e reprimere la cosa in tutti i modi, mi sono autopsicoanalizzata e tormentata per mesi, senza riuscire a venirne a capo. Poi la mia amica Carlotta partì, e io rimasi l'unica ragazza della comitiva. Continuavamo a frequentarci, e lui,improvvisamente,durante la scorsa estate,cambiò atteggiamento nei miei confronti:sembrava più aperto,e ben disposto, mi sorrideva spesso, ci trovavamo spesso d'accordo su molte cose,e mi appoggiava nei discorsi,insomma, si era creato un bel clima di complicità. La cosa, se da un lato mi spaventava perchè ero diventata conscia dei miei sentimenti, dall'altro mi faceva piacere,perchè pensavo che sarebbe nata una bella amicizia,che mi avrebbe distolto dai miei sentimenti,trasformandoli in qualcosa di più "normale" e avrei imparato a gestire serenamente la situazione. Dal canto mio, cercavo di comportarmi come se niente fosse,e non osavo assumere alcun tipo di atteggiamento che potesse risultare equivoco.Percepivo però da parte sua uno strano disagio, che non riuscivo a spiegarmi. A volte lo beccavo a guardarmi,da lontano,e mi sentivo perennemente osservata da lui. Se riuscivo a beccarlo e se ne accorgeva,distoglieva immediatamente lo sguardo,e lo rivolgeva altrove,ma continuava a osservarmi quando credeva di non essere visto.  Poi accadeva che,improvvisamente, cambiava umore, si inalberava,sembrava avercela con me, e addirittura fingeva di non vedermi,non mi salutava più,etc. Salvo poi, il giorno dopo,tornare sorridente, trovare il pretesto per avvicinarsi, fare battute senza senso,continuando a sorridermi,rivolgendosi a me anche quando parlava con gli altri. Si instaurò una sorta di tira e molla silenzioso tra di noi, e percepivo una strana tensione che mi turbava molto, perchè non riuscivo a capire cosa gli passasse per la testa,e come comportarmi a mia volta.

Per una serie di assurde coincidenze un giorno venni a sapere dalla mia migliore amica(che abita lontano da qui) che il don, qualche anno prima, poco dopo l'ordinazione, aveva avuto una crisi d'identità a causa di una ragazza della quale si era innamorato,ed era stato sul punto di lasciare l'abito, poi la crisi a quanto pare rientrò, e l'argomento, di cui solo ovviamente la famiglia ne è a conoscenza, divenne tabù. La notizia mi sconvolse, ma decisi di tenerla per me. Iniziai a cercare di decifrare ogni silenzio,ogni sguardo,e analizzare ogni singolo gesto,ogni parola. A volte avevo la sensazione che le sue omelie celassero dei messaggi per me. Lo so, starai pensando che sono paranoica e visionaria, e l'ho pensato anch'io, credimi. Sono sempre stata una persona molto razionale e lucida, non ho mai creduto a certe cose. Eppure a volte avevo proprio la sensazione di leggergli dentro. Lo so, è assurdo. Mi succedeva involontariamente,senza neanche pensarci. Mi sembrava di sentire il suo dolore, quando si alienava, le ombre scendevano sul suo volto e cambiava espressione. Capivo immediatamente se c'era qualcosa che non andava. Ma stavo in silenzio, e soffrivo con lui e per lui.

Poi arrivai al punto in cui non riuscivo più a fingere, e non sapevo più come comportarmi, perchè qualunque cosa dicessi o facessi sembrava infastidirlo,e il suo atteggiamento mi feriva. Decisi di parlarne con alti sacerdoti, che mi consigliarono di lasciar perdere,di pregare e cercare di dimenticare tutto. Solo due di loro mi dissero che la strada migliore, ma anche la + difficile, sarebbe stata quella di andare a parlare direttamente e sinceramente con lui. All'inizio scartai immediatamente l'idea, poi cominciai a pensare che non avrei potuto continuare a lungo,e che dovevo essere onesta, con me e con lui. Così andai a parlargli,e con grande difficoltà gli rivelai quali erano i miei sentimenti, senza nulla pretendere. Lui ne sembrò sorpreso e spaventato allo stesso tempo,mi disse che aveva notato una certa "vicinanza" da parte mia,ma che non immaginava che si trattasse di questo. Esordì dicendo:"io ho fatto una scelta, lucia, una scelta di vita che è definitiva..." Come se non lo sapessi. Proseguì, in sintesi,con qualcosa che suonava così:" E se da un lato la cosa mi lusinga, dall'altro mi dispiace per te, per quello che provi...Io ti dò tutto il mio appoggio,ma vedi, forse non sono la persona più adatta per aiutarti..posso indirizzarti verso alcune persone, se vuoi, che possono darti una mano finchè tu non impari a incanalare questo tuo sentimento nella giusta direzione..." Fece un monologo che durò mezz'ora.Poi gli dissi degli stati d'animo che avevo creduto di percepire in lui,naturalmente senza fare il minimo cenno a quello che io sapevo del suo passato, e ne rimase impressionato,perchè, per sua stessa ammissione,a quanto pare ci azzeccai in pieno. "Ma non è per te..." puntualizzò.E io non l'avevo minimamente insinuato. "vedi, ognuno di noi ha un proprio carattere,e un proprio percorso alle spalle...e i momenti di tristezza ce li hanno tutti. comunque ti consiglio di allontanarti, io potrei aiutarti,ma devo pensare a quello che è meglio per te...poi, quando starai bene, potrà nascere una bella amicizia,i presupposti ci sono già..." Mi fidai di lui,e mi allontanai. Lui fece altrettanto, e iniziò un difficile e tormentato cammino per me. Limitavo le occasioni di incontro alla S.Messa la domenica, e agli incontri con il gruppo,evitavo tutto il resto. Lui, dal canto suo, si mostrava sempre più freddo, evitava di salutarmi, lo faceva solo in presenza di altre persone, quando non poteva proprio farne a meno. Io ne soffrii tanto,ma cercai di convincermi che era meglio così. Ma lui continuò a mostrarsi sempre più ostile,e io mi sentivo perennemente in colpa, sbagliata,anche se di fatto non facevo nulla di male e ne ero consapevole. Ma mi sentivo tremendamente in torto per quello che provavo. Nelle uniche rare occasioni in cui lo andai a cercare per questioni del gruppo, sembrava un condannato a morte che andava alla forca. Tirava 1 sospiro di sollievo solo quando capiva che non si trattava di cose personali. Iniziai a pensare, forse per difendermi, che a questo punto il problema ce l'aveva lui con me, e che in fondo io mi stavo comportando correttamente,cercando di gestire la cosa nel modo migliore possibile, mantenendo la massima distanza. Lui si allontanò anche dal resto della comitiva;solo ogni tanto,quando incontrava mio fratello(a cui si era molto legato), gli proponeva una "rimpatriata" per una pizza fuori, cosa che una volta fece anche in mia presenza, ma che non si realizzò mai,e non per mia volontà. Dopo mesi di silenzio, poco prima della Pasqua,la scorsa primavera,decisi di affrontare,con tutta la delicatezza possibile,l'argomento con lui,e gli dissi testualmente che mi dispiaceva per la situazione che si era creata, che non era mia intenzione metterlo a disagio, e che il mio gesto era finalizzato unicamente a metterlo di fronte alla verità, perchè volevo essere onesta e metterlo nelle condizioni di poter scegliere se continuare a fidarsi di me o meno una volta saputo tutto. In fondo mi ero sentita protetta anch'io da quell'abito, e se avessi avuto intenzioni diverse non gli avrei mai rivelato i miei sentimenti,avevo tutto da perdere e niente da guadagnare. Con notevole imbarazzo replicò che "no, ma che c'entra, non è per te...è che sono stato e sono molto impegnato.." Non aggiunsi altro,e cambiai discorso. Per un  pò di tempo, sembrò più rilassato nei miei confronti,e io sperai che finalmente il nostro rapporto diventasse "normale", come tra due persone qualunque. Ma non fu così. Dopo la Pasqua le cose addirittura peggiorarono,e riprese a non salutarmi. All'inizio di giugno partì per gli USA insieme al sindaco, al suo ritorno la situazione  sembrò diventare anche peggio di prima. Ormai mi ignorava palesemente. Verso la fine di luglio,un pomeriggio mi trovavo fuori con Carlotta, e lui era con il diacono. Ci incrociammo,e, con molta educazione, lo salutammo. Lui farfugliò qualcosa per rispondere, poi, sorridendo:"tutto a posto...(pausa) CARLOTTA?"..io abbassai lo sguardo, la mia amica rimase allibita. Qualche giorno dopo morì mio nonno, lui non si presentò al funerale, scusandosi perchè aveva un impegno con il campo scuola estivo; persino una settimana dopo, alla Messa in suffragio da lui celebrata, se la svignò,e non mi fece neanche le condoglianze. L'estate proseguì con questi silenzi, sguardi da lontano, e il mio atteggiamento ormai distante. Poi mi arrivò voce (errata,a quanto pare)che aveva deciso di andare via, così, andando contro il mio orgoglio, qualche giorno fa decisi di andare a dirgli tutto quello che pensavo,una volta per tutte. Gli dissi che secondo me, in tutta sincerità, aveva gestito molto male la situazione, e lui, ancora una volta, negò tutto, arrampicandosi sugli specchi per ogni cosa, concludendo alla fine che sì,avevo ragione,ma in piccolissima parte, che lui l'ha fatto per me, per rispetto dei miei sentimenti. "Sai, io conosco questo tipo di dinamiche che si instaurano, le ho studiate,e ti assicuro, perchè c'è anche una certa psicologia,dietro,che è meglio,in questi casi.." Non ci ho visto più "mi scusi se l'interrompo,e se mi permetto di contrariarla,non mi fraintenda:ma vede,lei le avrà anche studiate,ma io le ho vissute sulla pelle certe cose,e conosco benissimo le dinamiche di cui parla. E conosco me. Crescere vuol dire anche raggiungere una certa dose di autocontrollo e consapevolezza,e non credo che mi manchino. Se avesse continuato a comportarsi come prima,non è che le sarei saltata addosso o disperata. Anzi, le dirò, mi sarebbe anche passata prima." e a questo punto,non disse niente. Cambiò discorso, tanto che alla fine portò la discussione su un altro argomento, evitando ogni altro che si collegasse al precedente. Ti chiederai a questo punto perchè me la prendo così tanto. Perchè vorrei che capisse che l'ho fatto anche per lui, che non è questo il modo, anche se è convinto della scelta che ha fatto, di confrontarsi con una situazione che gli ricapiterà di vivere, prima o poi. Perchè il suo atteggiamento mi mette a disagio,e la gente inizia ad accorgersi della tensione che c'è tra me e lui. Ho rinunciato alla possibilità che potesse ricambiare i miei sentimenti sin dal principio,e per quanto tutte le persone con cui ne ho parlato,la stessa mia migliore amica, che ha constatato con i suoi occhi certi atteggiamenti,abbiano sempre sostenuto che in realtà lui provi qualcosa per me, io non l'ho mai minimamente pensato. Però è ovvio che un problema con me ce l'ha. Non so di che natura, e a questo punto smetto di chiedermelo, ma ha un problema con me. Io non ho mai preteso che lasciasse l'abito,ho smesso di sperare persino nell'amicizia,ma vorrei un rapporto normale. Ho smesso di preoccuparmi per lui,e di domandarmi perchè continua a comportarsi in modo così ambiguo. Ho smesso di desiderare di capire. Ma vorrei che quantomeno fosse educato. Vorrei smettere di sentirmi così,e avere la certezza di essermi comportata onestamente,e non aver sbagliato niente. O vorrei capire dov'è che ho mancato, in modo da non ripetere in futuro gli stessi errori con un'altra persona, sia un amico, un compagno o semplicemente un conoscente. 

Mi dispiace di aver attaccato il papa e la chiesa cattolica, e chiedo scusa a quanti si sono sentiti offesi dalla mie parole. Ma non posso accettare, al di là della mia esperienza, che venga letteralmente imposto di credere a ciò che è di fatto incoerenza con i principi del Vangelo,e non mi riferisco al celibato. Mi riferisco a una situazione molto più complessa, a una istituzione e a una gerarchia che continua a esercitare il potere nascondendosi dietro la religione e la spiritualità dell'uomo che continua ad essere violentata. Mi dispiace, ma non riesco ad accettarlo. Lo devo prima di tutto a me stessa,e al mio personale cammino di fede,a prescindere dal fatto di essermi innamorata di un prete.

Ti chiedo scusa per il mio sfogo, e spero di non averti annoiato con la mia lunghissima lettera. Ammiro il tuo coraggio e la tua grande fede, che traspare dalle tue parole. E ti ringrazio veramente con tutto il cuore per la tua disponibilità e la tua pazienza. Approfitterò con molto piacere del tuo invito.
A presto,

Lucia

 

Ciao Lucia

accidenti che lettera!

La prima impressione è che hai proprio un gran bisogno di parlarne con qualcuno perchè confidarsi così approfonditamente con uno che in fondo non conosci è segno che non ne puoi proprio più.

La seconda cosa che ti dico subito è che scrivi molto bene, complimenti. Anzi mi piacerebbe poter pubblicare questa tua testimonianza sul sito.

Veniamo ora a te e lui.

Credo che tu abbia fatto bene a parlargli e ad essere esplicita con lui. Magari sei stata un pò ingenua a non accorgerti che ti stavi innamorando, o forse hai voluto esserlo. Però questa cosa succede tutti i giorni in tutte le parrocchie, solo che la maggior parte delle volte il prete è davvero contento di fare il prete, rimane sereno e senza turbamenti risponde "no, grazie". Dopodichè anche l'innamoramento della donna in genere tende a smorzarsi, perchè sbatte la testa contro il fatto che lui è contento della sua scelta e non c'è niente da fare.

A volte invece si incontra un prete immaturo, o scontento, e allora le cose si complicano. Perchè la donna pensa "se sta male vuol dire ho colto nel segno". E infatti è così.

A questo punto è un casino. Perchè di certo lui non vorrebbe lasciare il sacerdozio, e allo stesso tempo non sa gestire i propri sentimenti e le proprie pulsioni perchè in seminario non gliel'hanno insegnato e il più delle volte non ha mai avuto una relazione con una donna (non sa riconoscere quindi i sentimenti tipici dell'avvicinamento).

Sono d'accordo con te che la legge ecclesiastica del celibato obbligatorio non aiuta ed andrebbe ripensata, ma così non è, e non so quanto ti serva in questo momento prendertela con il vaticano. Il problema ce l'avete tu e lui, non il vaticano, quindi meglio rimanere con i piedi per terra.

Tu per me hai agito bene. Gli hai parlato, ti sei allontanata come lui ha chiesto. Però vedi la sua fragilità e dentro di te sai che prima o poi lui si metterà con una donna, e ti scoccia lasciartelo scappare via. Se volesse davvero fare il prete te ne faresti una ragione, ma se deve andare con un'altra, no! Ho capito bene?

Ti dico francamente quel che penso. Lui ha un problema ben più grande del tuo. Mi ha colpito il fatto che lui spesso dica "non è per te". Quasi parlasse di sè in terza persona. Questo significa che ha un concetto della propria sessualità staccato da sè, come se fosse un altra cosa da sè, un problema che lui guarda da lontano e dice "quella cosa là non è per te". Lui ha un problema con il suo celibato e con il suo sacerdozio, e se lo deve risolvere. Penso che tu non sia la persona più indicata per aiutarlo perchè tu "sei" la scintilla che scatena il problema e la tua sola presenza lo manda nel pallone. Questo non significa che sei sbagliata, o nel peccato, o cose simili... Tu per me hai agito bene così, finora. Però lui deve fare la sua scelta da solo. Convinto di quello che scelte.

Io credo che gli direi: io ho scoperto di amarti e sono disponibile a provare a mettermi con te. Se non ci metti una vita a deciderti, quando vuoi sai dove trovarmi. Poi sparirei dalla circolazione, cambierei parrocchia, farei di tutto per evitarlo al 100 x 100.

Che sia lui a cercarti, se gli interessa. Se insisti finisci per fare la tentatrice, quella che non lo lascia libero di scegliere, ecc... E tu nel frattempo ti intestardisci su di lui. La vita è una sola e 25 anni non tornano più. Lo potrai aspettare per un pò, ma non in eterno.

Un altra cosa, non metterti con un prete che continua a fare il prete. Se tra voi deve nascere qualcosa di condiviso lui deve togliersi quell'abito, assolutamente. Ricordati che i preti si fanno pochi problemi ad avere una donna di nascosto, pur di non lasciare il sacerdozio, ma questo per la parte femminile è sempre una scelta devastante. Stare con un prete che continua a fare il prete significa accettare di vivere nascosta, vergognandosi ogni volta che entra in chiesa, che dici una preghiera, che un parrocchiano ti guarda in faccia, perchè tanto lo sanno.

Un'altra cosa. Ricordati che quel bel ragazzo vivo, atletico, simpatico e turbato dalla tua presenza, quando starà con te cambierà. Gli mancherà la messa, la gente, i campeggi, le pizze, gli amici... e tu non gli basterai a meno che non sia una scelta profonda e matura. Ricorda che ti metterai in casa uno che parla da prete e che non sa fare un altro mestiere.

Te lo dico perchè non so se ci hai mai pensato.

Se poi lui dovesse accettare il tuo allontanamento per fare il cretino con qualcun altra, so quanto potrai soffrirci. Ma questa sarà solo la dimostrazione che è un immaturo e che hai fatto bene a non mettertelo in casa. Mauro

 

Carissimo Mauro,

che dire? sono sinceramente colpita dalle tue parole, non mi aspettavo davvero che la tua opinione fosse così “libera”. Però credo che tu abbia frainteso le mie intenzioni,e ti chiedo scusa, perché probabilmente,a un esame più attento,vedo che il mio racconto può indurre chi legge a cadere nell’errore.

Io non sono assolutamente certa che la sua fragilità sia dovuta a una donna, certe cose sono soltanto la punta dell’iceberg,e le radici  vanno ricercate molto più in profondità. Sicuramente, come dici tu, una donna può rappresentare la scintilla che fa esplodere il turbinio di emozioni legate a un’intima insoddisfazione,e inoltre io non sono mai stata convinta di essere la causa del suo turbamento. Gli ho sempre dato il beneficio del dubbio;per natura, o più probabilmente per formazione, tendo ad essere molto scettica,e sono pronta a mettere in discussione qualsiasi cosa, a partire da me stessa, pur di comprendere le vere ragioni dell’altro. Ho pensato anche alla possibilità di aver frainteso tutto, di essere stata abbagliata da un equivoco di dimensioni colossali;e ho persino considerato l’potesi di aver fuorviato tutta la situazione, influenzando in questo senso anche tutte le persone con cui ne ho parlato,(benchè abbia cercato sempre di essere il + obiettiva possibile ). Ma la logica mi impedisce di proseguire oltre un certo punto, perché poi le coincidenze diventano troppo numerose, e ci sono molte cose che non quadrano. Con questo ci tengo a puntualizzare che comunque io non sono mai stata convinta del fatto che potesse provare davvero qualcosa nei miei confronti.

Io ho sempre cercato di mettermi nei suoi panni,e ho cercato di immaginare cosa potesse significare per lui una simile situazione,naturalmente partendo dal presupposto che le cose stiano realmente così. Forse all’inizio,in maniera molto infantile, ho desiderato averlo solo per me, ma è stata una brevissima parentesi, tipica delle prime fasi dell’innamoramento; poi i miei sentimenti sono andati oltre, e ho sempre cercato di trovare un senso al di là di me stessa, perché quello che ho provato e che provo è così grande da superare persino lo scoglio, spesso duro a morire, dell’orgoglio. Mi spiego meglio: io non sono assolutamente arrabbiata per il fatto che lui non abbia ceduto, per così dire, al mio fascino, o perché temo che vada con un’altra. Non è assolutamente così, anzi: io sarei anche contenta. Perché significherebbe che ha trovato il coraggio per essere felice. Io mi arrabbio perché percepisco le grandi contraddizioni che convivono dentro di lui e che lo portano a stare male, perché il conflitto che vive inevitabilmente lo divide a metà. Da una parte l’uomo, il ragazzo di 32 anni che ama la vita, dall’altra il prete, l’incorruttibile e santa rappresentanza dello Spirito in terra. Il punto cruciale su cui crolla qualsiasi religioso. Come se le due cose, Dio e la vita che ha donato a noi tutti, fossero inscindibili. E tutti dimentichiamo che se ci ha fatto dono dell’intelligenza, è perché dovremmo usarla.

Ho cercato  spesso di immaginare i pensieri che si muovono e si agitano nel cuore di un prete. Le emozioni, le sensazioni che crescono appena svegli al mattino, quando gli occhi si affacciano sull’immensità del creato,e cosa si prova nell’esplorare le altezze e le profondità dell’animo umano. Quante vite e sofferenze si sfiorano,si accolgono dentro di sé, quanto amore. Quanto male. E quanta forza e grandezza deve esserci per contenere tutto. Le mie viscere si commuovono, per citare un Salmo. E percepisco la mia piccolezza,e la vostra (metto dentro anche te, perché un prete,con o senza l’abito,è un prete per sempre) meravigliosa fragilità, che è anche la vostra forza.

Mi trovo d’accordo con te sulla immagine che lui ha coltivato riguardo la propria sessualità. Non c’è bisogno di una laurea in psicologia per capire la dicotomia che si palesa in questa sfera, l’alienazione che lui stesso ha prodotto di questa parte di sé. Quando gli andai a parlare dei miei sentimenti, si lasciò sfuggire, parlando di sé: “Io sono fatto così, se non ci credi, puoi chiederlo anche a mia madre, o ai miei parenti: quando percepisco una certa “vicinanza”, per così dire, da parte di un’altra persona, mi allontano. Lo faccio per proteggermi -e qui, probabilmente perché si rese conto,corresse immediatamente il tiro - cioè, volevo dire, per una questione di formazione..” ma quella frase si scolpì nella mia mente, e col tempo si arricchì di significato.

(La scusa del carattere la tirò fuori anche l’ultima volta, quando gli feci notare il tipo di atteggiamento assunto esclusivamente nei confronti della sottoscritta, e ancora prima di manifestargli i miei sentimenti.)

Sono conscia e assolutamente convinta che debba fare,da solo, un grande esame di coscienza e rendersi conto delle contraddizioni in cui cade,spesso e volentieri, anche al di fuori del “rapporto”, se così può essere definito, che ha con me. Probabilmente io avrò anche preso un abbaglio,e sopravvalutato la sua intelligenza e la sua persona, ma non posso credere di essermi sbagliata su tutta la linea. La sensibilità e l’apertura mentale non possono essere a tempo determinato. Non si possono usare due pesi e due misure. Ci vuole coerenza. E la coerenza richiede coraggio.

Io gli ho detto che lo amo, di un amore profondo e incondizionato, che non avevo mai provato per nessuno. Non potrei mai chiedergli di lasciare tutto, o costringerlo indirettamente a fare una scelta che non vuole fare. A rinnegare la sua vita. Sarebbe soltanto un ricatto, non amore. Io lo lascio libero, l’ho sempre fatto. E lui non ha mai capito. E non credo che lo capirà mai. Mi sono sempre chiesta: chissà se un giorno realizzerà quanto l’ho amato, chissà se capirà quante volte ho combattuto contro me stessa per il suo bene, quante volte ho persino finto di essere un’altra, per non ferirlo. E quante volte mi sono allontanata, mi sono comportata in modo distante e freddo, per assecondarlo e non infastidirlo. E chissà se quello che ho creduto di percepire è reale. Domande e dubbi che mi hanno tormentata per mesi,in ogni istante,e che non credo mi lasceranno mai. Ma è solo vanità, me ne rendo conto.

So cosa significherebbe avere accanto un uomo così,e sopportare l’idea che soffra perché non è felice di stare con te, perché gli manca tutto. Ci ho pensato miliardi di volte. Ed è anche per questo che non lo costringerei mai a fare qualcosa che non voglia davvero.

Non ho mai insistito,non ho mai assunto atteggiamenti da “tentatrice”. Voglio solo che sia felice. Perché quegli occhi tristi mi entrano nell’anima,anche se mi sforzo di ignorarli. Perché ogni volta che lo guardo, e mi accorgo all’istante se sta soffrendo, la sua espressione si imprime nell’anima come un ferro caldo nel legno. E non sopporto di vederlo soffrire,per quanto mi sforzi di non farci caso.

Sto cercando di andare per la mia strada, e lo lascio solo. Perché sono consapevole che è necessario farlo, affinché capisca davvero. E scelga,semplicemente, di essere.

Grazie ancora per avermi ascoltato, e ti chiedo scusa se sono stata un po’ prolissa o noiosa.

E grazie per tutti i tuoi complimenti…pubblica pure quello che vuoi,se la mia testimonianza servirà ad aiutare qualcuno,non posso che sentirmi onorata.

Ti abbraccio,

con affetto

Lucia

 

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