Una lettera nella quale sono disseminati tanti temi. Nello stesso tempo questi

vengono disposti in un quadro di insieme davvero ricco di considerazioni.

Ci confermiamo nell'idea che i dati di fatto che raccogliamo in questo sito abbiano una valenza di ricerca ecclesiologica di cui non si può non tener conto

20/07/2003

Ho letto, tutto d'un fiato, la testimonianza di Ester. E' stato come se mi fossi trovata scritta la mia storia, con alcune varianti.

La sua storia è finita mentre la mia sta attraversando una grossa crisi perché lui mi ha detto di voler rispettare gli impegni presi, e quindi non si può più far l'amore. E' venuto fuori un cumulo di ipocrisie agghiaccianti, "quello NO, ma sul resto c'è ampio margine...". Gli ho scritto lettere furibonde in cui ho espresso tutta la mia rabbia e l'incredulità per la stupidità insita nelle sue affermazioni, arrivando a paragonare il suo NO al camminare su di un marciapiede evitando di calpestare le fessure, e mi sono trovata davanti ad una disperazione senza fine nata dall'aver parlato di noi due con un vecchio sacerdote che, a sentir lui, l'ha quasi picchiato, rimproverandolo aspramente ricordandogli gli impegni assunti.

E questa sarebbe Madre Chiesa?

Vi lascio immaginare il mio sconcerto, la rabbia, il senso di impotenza, la frustrazione.

Abbiamo costruito, nel corso di trent'anni, tra alterne vicende, tra le quali anche un mio matrimonio fallito, una storia a nostra misura in cui le esigenze di entrambi trovavano il loro spazio compatibilmente con gli impegni (soprattutto suoi). Credo che la sua crisi nasca soprattutto dalla stanchezza fisica e morale. Ho l'impressione che tutte le cose da fare, che sono veramente tante, e il perfezionismo che ci mette siano uno stordirsi per non voler affrontare un problema devastante, una dualità senza possibilità di soluzione.

Mi ha colpito una frase della lettera di Ester "..Ma quale responsabilità ha un uomo che è entrato in seminario a 10 anni? Che è cresciuto in un clima rigido e anaffettivo, educato a dimenticarsi di sé, dei propri bisogni, educato a reprimere i propri impulsi vitali. ...". Credo che questa sia solo la punta di un iceberg, ci troviamo davanti a persone a cui non sono stati dati gli strumenti per lavorare, ma dai quali si pretende un risultato impeccabile, non sanno nulla del mondo, dei rapporti tra le persone, ma in compenso devono insegnarti a vivere. Lo conosco da trent'anni come una persona seria, attenta, profondamente responsabile, ma nel contempo ingenuo e maldestro, ed in un contesto normale la sua ingenuità può essere scambiata per cattiveria. Mi rendo conto che le sue sortite sono richieste d'aiuto, segni di un disagio profondo e radicato da cui non sa uscirne. Ha individuato nell'aver mancato agli impegni presi per aver fatto l'amore con me la causa di tutti i suoi mali. Peccato che anche questo atteggiamento, come l'aver accantonato in precedenza il problema, sia l'ennesimo nascondere la testa nella sabbia.

La Chiesa è una perfida matrigna che dietro alle tante parole dolci nasconde una completa mancanza di rispetto, ingannando, sfruttando e mortificando chi ad essa ha dedicato la propria esistenza: inganno tanto più crudele perché fa leva su un ideale.

Ester dice ".. Ha fatto finta che il problema non esistesse..." . Non è menefreghismo, ma l'unico mezzo a sua disposizione per non impazzire, peccato che non si possa continuare per sempre a far finta che il problema non esista. Il problema esiste ed erode, giorno dopo giorno, questo muro che quando si sgretola rischia di travolgere tutto.

Io gli sono accanto da tanto, so che per lui la sua scelta di vita è valida ed importante, non gli ho mai chiesto di lasciare il suo ministero perché reputo che quella sia la sua strada, così come il voler far l'amore è stato un desiderio più suo che mio. Non voglio essere fraintesa, anch'io desideravo, e desidero tuttora, far l'amore con lui, ma proprio perché il far l'amore è una delle tante espressioni con cui si manifesta l'amore tra due persone, sicuramente non l'unica né tantomeno indispensabile, non era, e non è, una "...condicio sine qua non ...".

I problemi delle donne innomorate dei preti sono tanti, ma non è solo l'abolizione del celibato obbligatorio che possa risolvere i problemi. E' la Chiesa stessa che dev'essere cambiata, deve imparare ad amare, rispettare chi crede nel suo messaggio.

Noi possiamo cambiarla perché la Chiesa è fatta da noi, ognuno di noi è una goccia: tante gocce insieme formano un oceano.

Io, nel mio piccolo, cercando di essere attenta ai tanti piccoli segnali ( che a volte sono mattonate ) gli ho insegnato a volersi bene, gli ho insegnato che i suoi problemi meritano attenzione e, tutto sommato, ho ottenuto un grande risultato, sentirmi dire che ha un problema. Penso di aver contribuito a migliorare il prete che è perché il prendere coscienza dei propri bisogni fa sì che si possano comprendere meglio i bisogni degli altri.

La strada è lunga, in salita ed irta di ostacoli, ma lo spettacolo che si ammira arrivati in cima ripaga di tutte le fatiche.

Vi ringrazio per avervi incontrati, insieme la strada sarà meno faticosa.

Io