SU QUESTA PIETRA…AGENDA PER IL FUTURO DELLA CHIESA

Per un bilancio del pontificato di Giovanni Paolo II, qui di seguito due interventi entrambi incentrati sull'Africa: l'uno, della teologa congolese Marie-Bernadette Mbuy Beya, affronta il problema della dignità della donna nella società e nella Chiesa africane, situazione particolarmente emblematica di quella della donna in generale [...]. [ho omesso il secondo intervento non riguardante la donna].

DONNE. E IN AFRICA. CON L'AMARO IN BOCCA - di Marie-Bernadette Mbuy Beya

Quando Adista mi ha chiesto una valutazione sull'evoluzione delle donne africane nella Chiesa durante i venticinque anni del pontificato di Giovanni Paolo II, soprattutto per quel che riguarda il sacerdozio, io mi sono detta: ecco un'occasione per rompere il silenzio delle donne africane. Può darsi che io corra qualche rischio gettandomi pubblicamente in mare aperto, ma sono convinta che bisogna farlo, non fosse che per suscitare altre reazioni.

La gioia di appartenere alla Chiesa

È a contatto con donne cristiane di altre confessioni che ho imparato ad amare la mia Chiesa. Sono fiera di essere cattolica e vorrei che la mia Chiesa fosse all'avanguardia quando si tratta di difendere i diritti dell'uomo e della donna.

Sono successe molte buone cose per noi nella Chiesa. Sono stata molto felice di accompagnare alcuni giovani adulti al loro ingresso nella Chiesa tramite il battesimo.

Ho molta ammirazione per il papa Giovanni Paolo II. Pellegrino instancabile, è andato incontro ad ogni popolo per manifestargli la sua sollecitudine. Per la nostra Chiesa egli è sicuramente Padre e Madre. È riuscito a conquistare migliaia di ragazze e ragazzi del mondo intero alla causa di Gesù Cristo. Ha avuto il coraggio di confrontarsi con la più grande potenza del mondo su una guerra ingiustificata all'Iraq.
Per l'evangelizzazione dell'Africa ha convocato il Sinodo speciale per la Chiesa africana nel 1994. Il Sinodo africano è stato un avvenimento di primaria importanza nella storia della Chiesa in Africa. È stato realizzato un lavoro così approfondito a livello di base che il Sinodo resta il riferimento per eccellenza per ogni impegno di evangelizzazione che si voglia affrontare nel terzo millennio.

Le attese deluse

Le donne africane aspettavano il Sinodo come una porta aperta sulla loro totale integrazione nella Chiesa-Famiglia di Dio. Malgrado il Sinodo, invece, la Chiesa in Africa non ha smesso di essere maschile, e l'immagine di Chiesa-Famiglia di Dio continua ad essere latitante.

Faccio parte di una comunità dove le donne, ad eccezione delle religiose, non possono ancora distribuire la comunione. Possiamo, in queste condizioni, anche solo sfiorare la questione del sacerdozio delle donne? Questo sacerdozio per la donna africana sarebbe un modo altro, ma altrettanto importante, di rendere presente Cristo all'umanità.

Il Sinodo africano, nella sua proposizione numero 48, "rende omaggio alla donna e chiede che le sia dato il posto che corrisponde all'importanza reale che le conferiscono le responsabilità che essa già assume". Quali sono queste responsabilità, visto che le donne sono praticamente assenti nelle sfere dove si prendono decisioni importanti per il cammino della Chiesa e della società?

È difficile per una donna africana osare esprimere anche solo le apprensioni circa certe prese di posizione ecclesiali su questioni che riguardano profondamente la vita delle donne. La Chiesa (cioè gli uomini) si sente immediatamente offesa e pronta a condannare una donna, docente di teologia, perché pronuncia parole differenti su temi vitali della vita delle donne. Quando toccherà la parola alle donne nella Chiesa? Chi è veramente disposto a sentire il loro grido di libertà?

Le donne africane sono costrette da ogni parte nella Chiesa e nella società che le chiudono nel silenzio, mentre la loro dignità è talvolta fortemente calpestata.

All'interno della cerchia delle teologhe africane, siamo state spesso sollecitate a denunciare tutte le forme di violenza di cui le donne africane sono vittime, ma che tristezza constatare che nella sua stessa prassi la Chiesa continua a perpetuare la discriminazione sessista. La relazione uomo-donna rimane tutta da ridefinire nella Chiesa per un annuncio del Vangelo a voci uguali.

Qualche mese fa, una giornalista francese mi inseguiva invano per farsi aiutare, per un suo documentario, nella ricerca di prove sugli abusi sessuali commessi da preti su alcune religiose. Quando le ho chiesto cosa la motivasse, mi ha parlato di giustizia riguardo alle vittime. Cos'è la giustizia? Per lei si trattava di far conoscere quello che succede in tutti i Paesi, e soprattutto in Africa, certo. Queste povere donne hanno forse bisogno di comparire qualche minuto in un documentario per sentirsi lavate e riabilitate? Chi nella Chiesa ignora che esistono questi casi? Chi ignora che queste donne soffrono e muoiono in silenzio, talvolta in condizioni infraumane?

Un anno fa, ci siamo riunite ad Addis Abeba per parlare dei danni provocati dall'Aids sulle popolazioni africane e, in particolare, sulle donne. Le donne africane sposate sono condannate a vivere con un marito spesso infedele e perciò rischiano di essere contaminate in ogni momento. Tutte le donne presenti a questa riunione hanno deplorato l'abbandono in cui le lasciano le loro Chiese. La morte le minaccia e minaccia i loro figli. Alcune muoiono nel dolore senza sapere cosa succederà ai loro bambini orfani! Cosa propone la Chiesa come alternativa per impedire una morte certa?

Quando ho letto la lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla dignità e la vocazione della donna ("Mulieris dignitatem", 1988) mi è rimasto l'amaro in bocca. Sentivo che il papa faceva una bellissima meditazione sulla dignità e sulla vocazione della donna nella Chiesa e nel mondo, ma non assumeva nessuna decisione concreta per avviare la Chiesa intera sulla strada di un cambiamento radicale di mentalità rispetto alle donne.

Qualche anno dopo, nell'esortazione "Ecclesia in Africa", al n. 121 il papa riconosceva che uno dei segni dei nostri tempi è la crescente presa di coscienza della dignità della donna e del suo ruolo nella Chiesa e nella società in genere.

In attesa che la Chiesa, famiglia di Dio, prenda coscienza fattivamente del suo corpo mutilato, le donne africane continueranno ad essere molto attive nelle comunità ecclesiali vive dove assumono ruoli diversi per la crescita della famiglia di Dio.