Una bella lettera che invita a riflettere sulle difficoltà

dell'amore quando sfiora… il sacro

Luglio 03

Seguo già da qualche mese il vostro sito e probabilmente è arrivato il momento di raccontarvi anche la mia storia.

Sono una donna di 35 anni, sicura di sé, con un carattere forte, che ha chiuso da un anno e mezzo (non per sua volontà) una storia durata 12 anni con un uomo divorziato.

Mi sono riavvicinata alla fede dopo circa 20 anni. Forse è storia nota, infanzia trascorsa in istituto di suore, poi la nausea.

L'amore di Dio e la pazienza della mia più cara amica sono stati in grado di riportarmi all'interno di un percorso di fede. Si, attraverso il canto, con l'animazione liturgica. Non potrò mai dimenticare l'emozione della mia nuova/prima confessione e nuova/prima Eucaristia.

Ciò premesso, dopo appena un paio di mesi dalla conclusione della storia d'amore cui ho accennato, mi sono accorta di essere innamorata di un frate presbitero che si trova nella comunità che frequento. Dapprima ho stentato a riconoscere il sentimento che provavo, quasi non volendo credere che potesse essermi accaduto. Poi la resa. L'ho chiamato per nome: è amore.

Ho iniziato a vivere per il tempo da trascorrere con lui e per le attività che svolgevamo insieme. Lui, nonostante il suo carattere chiuso e la sua vergogna (ha un evidente "difetto" fisico), si è sempre dimostrato molto disponibile e presente con me. I nostri incontri, anche in mezzo alla gente, erano pieni di carezze, abbracci e sguardi, tanto che qualcuno si è anche chiesto cosa stesse accadendo.

Come è inevitabile, questa ricerca costante di un contatto fisico mi ha ulteriormente avvicinato a lui. Ad aprile scorso gli ho parlato. Lui, nascondendo a fatica l'imbarazzo, è stato molto tranquillizzante, mi ha detto che sono cose che capitano, di vivere la cosa serenamente. Che avrà voluto dire poi, ancora stento a capirlo.

Comunque, dopo la mia dichiarazione, mi ha evitato con tutte le sue forze per circa un mese. Io mi sono torturata chiedendomi se avessi sbagliato parlandogli, se la verità lo avesse confuso, intimorito. Poi, improvvisamente si è riavvicinato, rendendo i nostri incontri più entusiasmanti di prima. La mia mano costantemente nella sua, abbiamo camminato abbracciati nei corridoi del convento, mi ha cercato con scuse banali.

Ho saputo poi da un amico frate comune che lui si era confidato con lui dicendo di provare dei sentimenti contrastanti nei miei confronti, di essere intimorito, ma irrimediabilmente attratto da me e non se ne spiegava la ragione, vista la sua scelta di vita, fatta peraltro in età già matura.

Questo ovviamente ha cambiato un po' le cose dentro di me. Io ora SO, anche se lui con me finora non si è mai espresso, se non attraverso una gestualità diciamo così poco riconducibile ad un consacrato.

La situazione attuale è che, a capitolo avvenuto, ha fatto in modo di non allontanarsi dalla città in cui viviamo, e si è rimesso a studiare per evitare un trasferimento in altro luogo. Ma vivo la consueta altalena di cui voi tutte conoscete la tristezza e le ripercussioni nella vita di tutti i giorni.

Ignora per settimane le mie chiamate e i miei messaggi, per poi ricomparire all'improvviso facendo in modo di poterci vedere. L'ultimo nostro incontro a tu per tu è stato circa 10 gg fa, prima del suo trasferimento in altro convento/parrocchia. Siamo stati nel chiostro del convento per circa 2 ore al buio e, per la prima volta, ho avuto la netta sensazione che non volesse essere visto.

Ora, la cosa che più mi tormenta è: Che ruolo devo avere nella sua vita? Quello che ci sta capitando ha un senso? Posso pensarmi io strumento del Signore che ha bisogno di me per risvegliare in lui sentimenti di cui ha bisogno, magari senza che lui stesso lo sappia? Cosa posso fare per aiutarlo e aiutarmi a gestire questa situazione così confusa?

Mi rendo conto che la mia storia forse è ancora in embrione rispetto ai racconti e alle testimonianze che ho letto, ma, vi assicuro, altrettanto ricca di sofferenza, sogni ed aspettative disattese.

Gradirei tantissimo ricevere un consiglio da voi, sorelle, che avete orecchie per udire e cuore per condividere.

Stefania

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Cara Stefania, affido la tua lettera a qualcuno/a che collabora in questo sito con la volontà di recare aiuto a chi ne ha bisogno. A volte le parole che vorrei dire mi restano in gola e… mi si sento soffocare. Questo perché sono molto partecipe alle sofferenze di chi ha un percorso poco dissimile dal mio, in un passato ormai lontano.

Eppure i casi sono sempre diversi l'uno dall'altro.

Penso che, se tu cerchi di capirti e di capire lui, come mi pare che ti accada, le cose si dipaneranno. Ma resta fedele a te stessa, alla tua volontà di costruire un avvenire senza… pasticci. Cioè senza restare imbrigliata in una situazione, nella quale parecchie donne cadono, con sofferenze molto più grandi di quelle che avrebbero avuto se avessero staccato in tempo il fragile filo tra la chiarezza e l'ambiguità.

L'amore è la cosa più bella della vita. Dobbiamo avere un'alta considerazione per esso, senza strapazzarlo, consumandolo fuori da un contesto che non riuscirebbe a rendere la vita serena e gioiosa.

Pensaci in tempo a non accettare di "giocare" con chi non lo merita.

Ti auguro che la parola "amore" sia per te promessa di felicità autentica.

Un abbraccio, Ausilia

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Cara Ausilia, capisco il tuo scoramento. Che dire di fonte a parole come queste?

Quando ho parlato, ormai due anni fa, con mio fratello Stefano che fa lo psichiatra, del mio amore per Alberto, mi ha detto che la discriminante per riconoscere un amore vero dall'isteria è la reciprocità del sentimento e la determinazione, la volontà delle due persone coinvolte di cambiare radicalmente la propria vita in funzione di quest'amore, di ritenerlo così essenziale per la propria vita, come dice Drewermann, da metterlo in testa alla propria scala di valori.

Se non c'è questo, perseverare in una relazione così con la speranza che l'altro cambi, che noi "siamo stati chiamati a salvarlo" (vedi scritto in sito già citato sulle patologie religiose) certamente non cambierà nessuno e può essere molto disturbante se non distruttivo. Questo in tutte le relazioni, non solo in quelle con un prete.

Io posso solo dire che le parole di mio fratello sono state per me molto dure, ma probabilmente è anche grazie a queste che ora sono con Alberto, che la nostra relazione è stata trasparente fin dall'inizio, che ci siamo riconosciuti in verità per quello che eravamo e per quello che desideravamo l'uno dall'altro, e che la nostra relazione ha superato delle prove che, se ci guardiamo indietro, non sappiamo neanche noi come abbiamo fatto a superare.

Come ha detto anche Ornella, nelle relazioni "si cresce insieme", non c'è alternativa.
Se solo uno dei due si sente un "mandato dal Signore", allora è molto meglio, anche se è difficile, lo so, cambiare aria...

Un abbraccio forte e Ciao a tutti

Elena

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Cara Ausilia e carissimi tutti (Stefania in particolare)

è normale dire anzitutto che la tua storia è una delle tante.

Il problema è che come tutte le altre storie ti fa soffrire: quando si toccano i sentimenti e quando ci dibattiamo fra un amore che ci sembra impossibile e la lucidità della nostra razionalità è inevitabile che soffriamo

Che dire, che consigliarti?

Un primo punto fermo l'ha già messo lui: ti ha detto che sono cose che passano. Ma non si è fatto trasferire. Adesso se ne va ma prima d'andarsene vuole un incontro al crepuscolo con te. Il dubbio è legittimo: è un gioco d'amore, un momento di debolezza, o è vero amore?

Vi è un secondo punto: tu. Tu non sai se l'ami. Ne sei attratta, ma non sai se è vero amore. Sei un po' confusa e soffri.

Io penso che sarebbe bene che lui ora se n'andasse alla nuova destinazione. Potrete continuare a scrivervi o a sentirvi. Ma la lontananza aiuta a discernere bene i sentimenti.

Te lo dico per esperienza diretta. Quando dissi al mio vescovo che ero innamorato di quella che poi sarebbe diventata mia moglie egli m'allontanò di oltre 110 km. Mi promosse ad incarichi abbastanza prestigiosi. Ne parlai con Paola.

Accettammo entrambi questa verifica. Era duro non vedersi, sentirsi solo per telefono e scriversi quando si poteva.

Dopo due anni decidemmo di sposarci. Esattamente 17 anni fa.

Siamo ancora innamorati e contenti.

Non so se ti sono stato utile. Ciao, Ernesto