Dal vero
Due profili di donna che fanno riferimento alla stessa persona.
Il primo è un esempio concreto del dramma di una mamma, che alcuni ecclesiastici vogliono usare per costringere il figlio a non uscire dal ministero,
Il secondo ci fa entrare nell’immaginario dello stesso prete che non riesce a sposarsi perché …. Buona lettura!

 

P. a

 

         La madre presa d'assalto...

Chi non conosce la sensibilità e il candore dell'animo di Piero (professore universitario, il cui carattere combattivo sa ben coniugarsi alla naturalezza e genuinità dei sentimenti), difficilmente potrà percorrere mentalmente, attraverso il passo qui riportato (da La Chiesa sbagliata, Ed. Il Formichiere, Milano 1976, pp. 170-172), la lunga sinuosa abissale traiettoria  tracciata dal dolore nel suo animo. E' stata fatta violenza alla mamma-ottantenne-malata nell'intimità della coscienza morale, nella sede più segreta degli affetti.

Lui, fin troppo consapevole della ferita che lo strappo della sua uscita dal ministero le stava per provocare, la vede presa d’assalto, in un "agguato" teso da uno zelante prete contro la sua fragilità,  per giocarsi l'ultima carta. Perché solo lei, ormai, può tener testa al figlio; la sua arrendevolezza la renderebbe connivente.

Una lunga confessione, facilmente estorta, dà il senso di quanto la colpa del figlio pesi su di lei; né il sacramento può lavarla, perché la di lui inflessibilità la rende impotente, e perciò non le resta altro da fare che piangere tutte le sue lacrime per quel poco di vita che le resta.

Il cono d'ombra del male che si allunga sul dolore inghiotte e confonde i più contrastanti moti d'animo. Un male avvertito come tradimento e dissacrazione ha in se stesso la sua pena. Se poi l'amore se lo addossa e lo fa suo, il suo peso si aggrava, poiché il male si dovrebbe respingerlo. Questa mamma invece continua ad amare, forse di più, il figlio marchiato dalla colpa;  anzi si carica di quella parte di dolore che -ne è sicura- è dolore-di-figlio; e poi ci sono altre porzioni di dolore che trovano i due ora accomunati (senza reciproco conforto), ora divisi (con maggiore sconforto). Il tutto avvolto da un'inesplicabile forza oscura, che incombe come un destino...Solo quando le lacrime sparse insieme si fanno  breccia in quella morsa infinita che si avvita su se stessa, c'è posto per un ritrovato senso di vicendevole intesa, che la vince sulla incomunicabilità angosciosa.

 

E tutto ciò per l'impossibilità di  vedere al di là di quella spessa muraglia che la cultura, la società e la  roccaforte ecclesiale hanno eretto per contenere nell'alveo istituzionale la libertà individuale, anche quando essa non è nociva ad alcuno e tenta solo di far prevalere esigenze umane contro la rigidità delle norme, che certamente non hanno un'origine divina...Dio non c'entra davvero nelle mostruosità incongruenze menzogne che sostengono l'apparato difensivo del potere, devastando le coscienze.

 

Ascoltiamo nelle parole di Piero la sua rabbia, unica rivalsa e unica ragion d'essere per resistere nella lotta contro la mandria degli uomini ufficialmente ligi alla "purezza del diritto canonico".

 

Lei, monsignore, aveva certamente intuito ed era stata preventivamente avvertita dell'indiscrezione che avrebbe commesso forzando la porta di casa mia. Né tanto meno poteva farlo pensando alla sua missione, perché i preti a casa mia arrivano a decine, e non pochi di questi hanno anche amministrato i sacramenti a mia madre. La pastorale del dominio, del direttorio monarchico, della gestione personale e gelosa... dovrebbe essere finita una volta per sempre. La religione,  soprattutto il cristianesimo, non è un "impero", è una "libertà". Chi non pensa in questo modo sa bene di venire in casa mia a sfidarmi, e allora non compie né una buona azione né un atto di carità. Che poi la malattia di mia madre venga strumentalizzata a questo scopo, costituisce un'aggressione morale d'indicibile malizia. Se si voleva dimostrare a porte aperte questo tipo di sfida, sono costretto a replicare, altrettanto apertamente, che ci sono mille buoni preti disposti a venire in casa mia per le necessità spirituali di mia madre, senza che arrivino i vendemmiatori del tempio! Ci furono mesi e anni di oscura sofferenza in cui, nelle notti insonni, si mischiarono le lacrime mie e di mia madre: non uno di questi mercanti venne a consolarci! In agguato, attendevano che i cani aizzati riportassero all'ovile la pecorella, non importa se trucidata: tanto, i gerarchi si salvano sempre dal sangue e dalla calunnia che progettano in segreto

No, signori miei, devo dirvi alla luce del sole che non avete il diritto di entrare in casa mia per riaprire un così grande dolore! Lei, monsignore, ieri sera ha ricostruito per ore e ore il pianto di mia madre, certo non senza una mia acuta sofferenza! Se è di questo che vi compiacete... allora non posso ritenerlo né umano né cristiano! Ho tutto il diritto di chiedervi che non giochiate alcuna carta sullo sconfinato amore che porto alla mia mamma! Se lei, monsignore, come parroco, desidera avere tranquillità di coscienza, tenga pure per certo che oggi un sacerdote amico porterà la comunione a mia madre, e certo l'avrebbe anche confessata con serenità, se non lo fosse già stata ieri sera con indiscrezione.

Spero che non mi tolga il sorriso e il saluto dell'amicizia, perché mi ha costretto a scriverle queste righe. S.Angelo Lodigiano, 21.11.1970.Piero Barbaini

 

A questa sconvolgente testimonianza posso aggiungere un particolare, nel quale si compendia la ripercussione che ha avuto una simile prova, frutto di una mentalità maleducata, che la Chiesa utilizza, se non incoraggia, come deterrente. Alla sepoltura della madre, lui resta fuori dalla chiesa (e non metterà mai più piede in nessun'altra).  Segue da lontano, solo, la bara trasportata al cimitero. Continua a seguirla, sempre da lontano, sempre solo.

 

Nessuna donna  è entrata nella vita del figlio che ha ferito mortalmente, per mano dei "vendemmiatori del tempio", la madre dentro di sé. Al suo fantasma è sempre sovrapposto quello dell'altra madre non-biologica, che gli ha comunicato la vita di fede, alla quale continua ad essere ancorato con forza. Ma, ahimè, quanto l'ha fatto e la fa soffrire per via dei potenti che la tengono in ostaggio!

Queste due madri in una, non sono però presenza distruttiva nella sua esistenza: perché egli sa  serbare intatto il seme di vita ricevuto, nonostante le terribili incrostazioni che lo nascondono. Anzi, a partire da quel filiale legame, ricava la forza per lottare e per liberarsi: forza tanto aggressiva quanto appassionata.

Per una terza donna non c'è proprio posto. Una donna fatta di carne di sensi di intelligenza di individualità creativa potrebbe un'altra volta essere presa d'assalto. Meglio che resti nei suoi sogni, fatta di luce.

 

Piero sa amare, sorridere, vivere insieme agli altri. La solitudine che, come accenna nello stesso libro, è rimasto il cimelio più prezioso che la vita da prete gli ha lasciato, rende robusta la sua personalità;  fa di lui un uomo completo e partecipativo. La mancanza di una donna, più che non essere avvertita perchè, confessa, l'ha sempre cercata, gli permette di fare della  dimensione utopica motivo d'essere della sua vita.

 

Ma, un momento! Non è la sorella, intelligente comprensiva affettuosissima, che di fatto supplisce la moglie?

Soluzione, in realtà, che la dice lunga su come nell'ex-prete possano ancora avere una loro funzionalità i parametri clericali...

 

P. b

La donna sognata

 

Piero Barbaini, che conosciamo attraverso la dolorosa storia de "La madre presa d'assalto", descrive nello stesso libro, "La Chiesa sbagliata", pubblicato negli anni ruggenti del post-Concilio, la "sua" donna. La quale non ha nome né cognome; e lui le invia lettere senza indirizzo.

Eppure la donna con cui P. dialoga non è frutto di idealizzazione, come farebbe pensare lo stile romantico che la delinea. Si tratta, mi par di capire, di una finzione letteraria, nella quale si nasconde l'intenzione di ridare alla donna la sua genuinità, contro l'immagine alienata che le ha addossato il potere istituzionale della Chiesa. Intanto, siccome il prete è anch'egli oppresso nell'intima coscienza, entrambi, prete e donna, dovranno essere restituiti all'amore reale, contro gli opposti della demonizzazione e della mistificazione, che pretendono di fare dell'astensione del sesso il modo proprio di viverlo nella radicalità evangelica. Fraintendendo il messaggio di Gesù, il quale mai parla di sesso, nel bene e nel male, in riferimento all'amore. Lui guarda alla purezza del cuore, che è tutt'altra cosa.

Dunque: amore reale.  E' interessante vedere con quali accenti ne parla questo ex-prete che rifiuta la sublimazione. Tanto che il suo stile si fa piccante nel denunziare la forzatura provocata dalla libidine della sua (della Chiesa) violenza; dalla tirannide materialista.

Ecco perché egli, quasi per mettere in rilievo la sua concezione opposta, usa termini lievi e delicati nel parlare alla sua donna:

 

Mia incantevole donna, emblema reale di una grande missione! Non vedevo l'ora di deporre la penna dello studio, per prendere la penna dei sentimenti, del cuore, della persona, dell'esistenza. Questa penna vuol discorrere con te, vuol parlare di te, vuol trasmettere il suo animo nel tuo, vuol capire la totalità del tuo spirito racchiuso nell'istantaneità del tuo sguardo. Illuminato dal tuo occhio penetrante, dominato dalla tua presenza perenne, come se tu fossi una creatura conosciuta fin dai primordi della mia esistenza, sogno il giorno in cui ti farò ascoltare una canzone, per aprire la porta alla legione di sentimenti che preme nell'animo mio e vuol trasfondersi nell'irresistibile amabilità del tuo sguardo. Quanto più la folgore rimane nuvola e tanto più abbagliante sarà il baleno! Così mi consolo pensando che la forzata distanza non fa che accumulare l'esplosività del mio animo, conquistato dagli orizzonti infiniti, riflessi nelle tue pupille lucenti, nel tuo sorriso incantevole, nella sconfinata dolcezza che la tua persona ha trasmesso alla mia esistenza.

 

Mia luminosissima donna, in questa mattinata di splendido sole, emblema della tua radiosa bellezza, pregusto i giorni sereni in cui saremo vicini: sgambetteremo sulle vette nevose, ci inebrieremo di aria purissima... e della gioia infinita di essere assieme. Ti dirò tutto quello che penso di te... e della mia vita: saranno i giorni in cui si trasforma il nostro destino. Stamane ho lavorato in giardino; ci sono centinaia di rose: mi fanno pensare al tuo volto. Ho piantato i mazzetti nell'aiuola centrale, mille colori per il primo autunno: sono le sfumature del tuo sorriso. La lunga parete d'ortensie lampeggia di mille colori: li vedo attorno al tuo volto, cornice gioiosa  ai capelli disciolti, alle pupille lucenti, a un infinito sorriso d'amore.

 

In un'altra lettera egli si domanda:

Perché mai l'ambiente dovrebbe bloccare un amore totale, quando siamo due esseri liberi, pienamente liberi, assolutamente liberi? Donna mia infinita, perché mai le cose più belle e più grandi del mondo debbono scomparire sepolte dalla titubanza, dalla perplessità, dalla paura degli altri, dai reticolati soffocanti che il tempo, gli uomini e le cose hanno steso sulla forza esplosiva della nostra comprensione?

.......

 

Piero è convinto che si possano mantenere integri cuore mente spirito solo al di fuori delle pastoie artificiali, sia pure raffinate, che imbrigliano, anzi violano l'amore,  nel portarli su un piano falsamente ideale, dove non c'è spazio per la libertà.

 E' straripante, il suo stile, quando rivendica questa libertà, nella quale la persona è pienamente se stessa. Perché egli cerca nell'amore la forza che può ridarlo a se stesso; il mezzo per sfidare la violenza dello spirito. Perpetrata da una Chiesa che, mentre benedice la prosperità biologica, si oppone all'amore radicato nella sostanza di un essere libero. La vis polemica esplode come rivendicazione della delicatezza, dell'emozione "pura", carica di spiritualità: contro il materialismo, che riduce l'amore a fattore da controllare con la legge (nessuno, che legga con intelligenza il suo scritto, può pensare ad un fautore del cosiddetto "libero amore").

 

Ora vorrei indirizzare io a te, carissimo Piero, due parole.

So che hai "cercato" la tua donna. Né mi chiedo perché non l'hai trovata. Infatti la risposta affiora alla mia mente prima ancora della domanda.

Scoperto il marcio del potere autoritario della Chiesa, ne hai voluto preservare anche la donna, volendola investita di una missione, che veda i due, prete e donna, insieme nella lotta: l'uno perché non sia anello di un ingranaggio della Chiesa sbagliata, e l'altra, perché non si presti a farsi oggetto della società opulenta.

La tua amicizia, anzi il tuo schieramento accanto ai preti sposati  ti fa proiettare il tuo sogno su di loro. In realtà ti senti uno di "noi". E vieni ai nostri raduni con la sorella, rispettosa dei tuoi ideali, silenziosa controfigura della donna sognata. E' commovente vedere come ti accendi, entri in sintonia, quando si tratta della problematica femminile.

Ormai non sogni più di avere accanto la "tua " donna". La vedi in ciascuna delle mogli che incontri, soprattutto quando ne scopri qualcuna che risponda ai tuoi ideali; e resti a guardare... rispettoso rapito speranzoso. Sei davvero rimasto con tutta la carica di entusiasmo adolescenziale, ben coniugata con la maturità profonda di uomo dedito coraggiosamente alla lotta di liberazione delle coscienze.

Non ti sei sposato perché non è facile trovare un campione al femminile, così originale come quello realizzato da te. Difficilmente i profeti sono sposati con delle...profetesse.

E' qui il nodo da sciogliere nel rapporto uomo-donna.

La reciprocità dell'amore richiede che la diversità non sia prefigurata e prefissata da uno/a dei due partner.

Non hai voluto correre il rischio di trovarti di fronte ad una diversità sconcertante, tale da poter compromettere la già difficile convivenza che hai realizzato con le tue due anime. Ma, credimi, non sei il solo a dover fronteggiare dentro di te opposte esigenze; né il matrimonio riesce sempre di aiuto nel travaglio del proprio lavorìo interiore. Eppure l'incontro-scontro tra partner può ridimensionare la portata stessa della cesellatura che operiamo nella nostra anima. In due non è più facile, ma può alla fin fine risultare più  utile vedersi e ri-formarsi attraverso  gli occhi dell'altro/a, quando ci si lascia guardare e interrogare.

Rispetto pienamente ciò che hai fatto di te. Ti vedo bene nella tua veste profetica, da solo. Ci siamo abituati al modello celibatario del profeta! Purtroppo la coppia profetica non è ancora riconosciuta...

Potrebbe andare diversamente, se la donna fosse cercata come persona davvero altra.

Invece la reciprocità, che è uguaglianza nella differenza, è mal capita, anzi storpiata e deformata. E da uomini "grandi" come te la donna continua ad essere sognata, anziché scoperta nel mistero della sua persona.

E' proprio vero che la profezia della donna attende (vorrei che noi donne ne fossimo impazienti) di potersi rivelare, al di là di ogni sogno e aspettativa maschile.

 

(Dal  libro di Ausilia Riggi Pignata, Da donna a donne, ed. Il Segno dei Gabelli, Negarine, (VR))