Come devo fare?

10/01/05
Cara Ausilia,
ho letto sul sito la e-mail... Grazie di aver rispettato l'anonimato richiesto.
Più che egoismo io credo che nel mio caso si tratta di una profonda paura, di un'incapacità di guardare in faccia la realtà,riconoscere il grande sentimento che è maturato nel cuore e di conseguenza prendere una decisione. "Lui" dice sempre: "Come devo fare?...".
Tu che hai tanta esperienza pensi che ci sarà mai una luce per noi donne costrette a vivere nel silenzio in nome di un amore che a detta di tutti é uno scandalo, un eresia, un peccato mortale...? Cambierà mai concretamente qualcosa nella Gerarchia ecclesiastica? Noi, che abbiamo una relazione con un sacerdote, siamo delle adultere condannate alla scomunica o cosa?
Non immagini come vorrei gridare al mondo intero che l'amore quando è puro, vero, profondo, intenso non è mai uno scandalo, un peccato. Sono i nostri pregiudizi, i nostri pensieri cattivi, i nostri atteggiamenti che sporcano di peccato questo bellissimo sentimento.
Ti auguro insieme alla Redazione un 2005 proficuo e sereno.
Cordialmente, Rosi

 

Le tue espressioni concise e precise sono un vero ritratto della situazione. Il tuo è un vero e proprio documento sulla gravità delle conseguenze della trasgressione circa un tabù, oltre che circa una legge ecclesiastica.

“Come devo fare?”, si chiede “Lui”.

Io spero che rispondano alcuni preti, sia quelli che rimangono nel ministero, sia quelli che ne escono (dall’esercizio). Infatti i meno abilitati ad una risposta sono gli eternamente incerti. E’ vero, almeno io, personalmente, non darei mai addosso ad un prete che non riesce a mettere chiarezza nella sua vita. Glielo impediscono pesanti barriere, per infrangere le quali ci vuole una forza d’animo non comune. Ma ci vorrebbero anche donne in gamba nell’esigere rispetto per la propria persona, per il proprio diritto a vivere in società senza segregazione morale e pratica, e a formarsi una famiglia normale. Se poi queste si adattano alla clandestinità per amore, non sopporto che si parli di scandalo, di somuniche e di sporcizia…. Il giudizio sui propri comportamenti spetta solo a Dio. Punto fermo.

Potrebbe essere utilissima alla società e financo alla Chiesa una scelta che, pur infrangendo una norma umana, rispecchi un raddoppiato impegno a vivere la sequela di Cristo con vera e propria radicalità. La quale, non significa obbedienza cieca, ma risposta piena all’amore di Dio in uno stato di vita diverso da quello legato al celibato. Facciamoci testimoni della vera fedeltà a Cristo; dell’amore di Dio il più puro e il più santo, rafforzato, non indebolito dall’amore verso il proprio partner.

Vi pare che esageri???? NO.

Ausilia