18/06/04
Care amiche,
ho visto parecchie lettere e vorrei commentarne brevemente due.
Alla ragazza che scrive contro il sito in buona sostanza tacciandolo di ipocrisia, vorrei dire che dissento totalmente. Sia per il modo con cui ella dissente (un po' troppo aggressivo), sia per l'argomento portato. In effetti è una libera scelta quella di essere convinti che il matrimonio sia un sacramento e che unioni che non rispettano la disciplina della chiesa cattolica non siano condivise da chi ha risposto nel sito.
Scrivere con una certa animosità che non si è d'accordo con chi non la pensa come te, fa parte di una retorica che assomiglia molto a quella dell'inquisizione. Invece sono molto vicino a quella ragazza di 32 anni che ha sofferto molto per un prete farfallone. Lo so che lei non se ne fa nulla della mia solidarietà a distanza, ma le sono vicino comunque. Mi ha molto colpito una sua domanda: "Capite la maturità di certa gente?" E' vero! Purtroppo - cara amica - anche se al giorno dell'ordinazione gli hanno schiacciato bene le mani sulla testa, lo Spirito Santo non può fare di una rapa una fonte di sangue buono. A meno di voler compiere un miracolo. Ma lo Spirito santo è Divino ed avrà valutato che è una denigrazione per i miracoli miracolare un simile esemplare.
Un caro saluto a tutte. Ciao, Ernesto
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Cara Ausilia e caro Giovanni,
quando ho un po' di tempo m'infilo nei vostri siti e curioso. Oggi ho trovato due lettere che mi hanno fatto pensare. Una sul sito di Donne co-si di una ragazza 32enne che ha sofferto per colpa di un prete cretino, l'altra di un prete indignato. A quest'ultimo vorrei rispondere.
Anzitutto vorrei dirgli che sarebbe stato meglio che si qualificasse: non mi sembra corretto invitare tutti i preti sposati, divorziati risposati, omosessuali a fare un sit-in in Vaticano per smuovere le cose e chi è dentro non fa nulla per smuoverle e quando scrive non si firma.
A quel sacerdote di 46 anni vorrei ricordare che con il casino si risolve ben poco. La gerarchia sa quanti siamo e chi siamo, ma ama ignorarci. La gerarchia è stata ben interpretata dal Manzoni nel famoso episodio del Conte Zio e del Padre Provinciale dei Cappuccini:" Troncare e sopire, Padre molto reverendo... troncare e sopire".
Il 46ienne sacerdote sembra capire molto bene che la dirigenza attuale è un po' sclerotizzata su posizioni ormai consolidate che non fanno decollare l'aereo del rinnovamento. Da confratello (ex, ma sempre confratello) vorrei consigliargli di cominciare dalla sua diocesi, dalla sua parrocchia o campo ministeriale. Senza clamori, ma con ostinata determinazione, avvii la riforma nel suo piccolo. Sarà un fiammifero acceso. Cercheranno di spegnerlo i venti del conservatorismo, ma il suo fuoco non si esaurirà Egli deve sapere che si troverà sempre più solo, che si pettegolerà quando lui non c'è, che al convegno del clero sarà sempre più difficile andare perché lo guarderanno di traverso, che forse il vescovo lo chiamerà o lo farà tramite il vicario generale... ma deve andare avanti.
Come può fare?, mi chiederete. Semplice: anche nella sua diocesi ci saranno preti che hanno lasciato il ministero. Sa dove sono? Sa cosa fanno? Sa se hanno difficoltà? Se sa dove sono li può visitare. Può raccogliere informazioni su come hanno lasciato la diocesi ed il conseguente comportamento dei loro confronti e DENUNCIARLO al convegno del clero diocesano oppure scriverlo al Consiglio Presbiterale. Oltretutto è un suo diritto-dovere (cfr. il Cic). Se sa cosa fanno per vivere può capire se il lavoro è loro congeniale. In genere non lo è. Ma può anche adoperarsi per essi.
Il medesimo comportamento può essere mantenuto con i divorziati risposati e gli omosessuali.
Grazie comunque, a te sacerdote 46ienne, della tua solidarietà. Ciao, Ernesto Miragoli