Introduzione

al libro “Oltre il Nulla”


 
Può creare subito sospetto il fatto che a scrivere della vita religiosa sia una donna che è stata in Istituto da suora per quindici anni e ne è uscita: voglia di rimescolare il passato?

Il mio proposito non è quello di guardare indietro, ma nasce da un progetto che mi accomuna ad altre donne.

C’è una sfida lanciata da un gruppo formatosi attorno ad un sito1 che si definisce in maniera allusiva Donne contro il silenzio: combattere l’ipocrisia che impedisce a tante nostre simili di esprimersi per aver avuto un difficile rapporto col sacro (il nostro specifico ambito è cattolico), creando per loro uno spazio di comunicazione e di vicendevole aiuto. Il gruppo non incoraggia sfoghi o rabbie, ma accoglie gli uni e le altre in attento ascolto ed empatia. Intanto cerca contatti con gli ambienti dove il sacro è di casa, con la speranza di aprire un dialogo: cosa che richiederebbe uno sforzo da ambo le parti, ma che quasi sempre risulta una chimera.

Il libro nasce da questa sfida, che si fa proposta: perché non confrontarci insieme, suore ed ex-suore, nonché laiche, perfino non credenti? Perché questi steccati tra categorie, inventate da un qualche genio maligno, che si insinua anche (o soprattutto) negli ambienti clericali?

La prassi consolidata di non favorire rapporti confidenziali tra le “rimaste” e le “uscite”, è frutto della ricorrente caduta nei tabù, da circondare di cautele perché non siano nocivi; una deformazione mentale, che ama tenere ben distinti il grano dal loglio, il dentro dal fuori, dato che il sacro è opposto, per sua natura, al profano. (Una suora che ricopre alte cariche e che mi dichiarava di essere disponibilissima ad ogni forma di dialogo, alla resa dei conti, di fronte ad un’avance precisa, me lo ha negato, dimostrando sentimenti oscillanti tra fermezza e dispiacere).

Un’altra netta linea divisoria sussiste tra gli scritti collaudati dall’ufficialità e quelli delegittimati da firme poco raccomandabili2. Questa non ci dispiace; piuttosto ci libera dal dover percorrere il canovaccio dell’idealizzazione che fa della religiosa un’icona sacra. Infatti, sebbene siamo in piena modernità (o meglio, nella post-modernità), non sono scalfite affatto le immagini sublimi della Sposa di Cristo, della Vergine prediletta da Dio e simili.

Eppure noi non vantiamo furori iconoclastici. Vogliamo scoprire in pieno il significato del discepolato voluto da Cristo. E certamente questo si può viverlo in modo più o meno impegnato: da parte delle suore, ma anche da chiunque. Non ci dovrebbero essere differenze di sostanza, ma solo di funzioni. Il che, se condiviso a fatti tra cristiani, rivoluzionerebbe tanti paradigmi su cui si adagia la stessa società, felice di scaricare sulle religiose (che amano vedere come figure mediatrici ed espiatrici) molte delle proprie lacune circa l’impegno che ciascuno dovrebbe assumersi di persona nel praticare l’amore di Dio e del prossimo.

Dal dire al fare, ahimè quante difficoltà nel tradurre questi concetti in un libro, nella parte destinata alle vive testimonianze!

Nel chiederle, ho trovato renitenti le suore, la maggior parte timorose di far confluire le storie personali in canali non ufficiali; le ex-suore, imbarazzate perché prive del distintivo che appartiene ad un passato da non amalgamare con il presente; le persone senza particolari contrassegni istituzionali, che si sono schermite, sostenendo di non far parte né della categoria delle suore né di quella delle ex-suore. Fa un effetto strano toccare con mano quanto riesca scontato e comodo incapsulare le persone in categorie, che, in un contesto di persone “chiamate ad evangelizzare”, non ha senso, se non come distribuzione di compiti.

Gli ostacoli incontrati per convincere persone di mia conoscenza, alcune delle quali amiche, mi hanno spinto a sfruttare il mio fardello personale in maniera più abbondante. Ho titolato “Viaggio verso il Nulla”, in quanto considero tale il cammino di chi sceglie di seguire Cristo, lasciando una realtà vuota perché esteriore. E posso affermare che un tale viaggio per me ha una sua continuità, anche se fatto in un primo tempo in Istituto, e in seguito assieme a Giacomo, con il quale procediamo in coppia, non perdendo di vista gli ideali e cercando di tradurli in concreta operante fede.

Penso però che non avrei avuto il coraggio di parlare tanto di me senza l'aiuto morale, intelligente, pacato di Ines Damilano, psicoterapeuta femminista, che non si è proposta affatto di utilizzare la sua professione durante i nostri colloqui (inseriti lungo la narrazione). Lei, pur partendo da un punto di vista prettamente laico, ha saputo seguire il mio cammino spirituale da sorella ed amica. Mi ha fatto capire che è cosa onesta e utile ricavare tesori dalle mie vicende - interiori più che esteriori - e condividerle, non solo con chi si trovi nelle stesse condizioni, ma anche con una più larga cerchia di persone.

Fedele Molteni, un grande amico, mi ha aiutato a snellire la prima parte nei contenuti fin troppo abbondanti, tali da poterne fare un trattatello a parte. Ma sono stati questi a spingermi a scrivere, più che la voglia di “narrare”. Cosa, quest’ultima, che invece Adriana Valerio, affermata teologa femminista, ritiene utile ad arricchire la raccolta di storie di consacrate di ieri e di oggi, tanto preziosa quanto neonata; ma ormai è avviato il lavoro di recupero di un ricco materiale da non disperdere, un vero e proprio tesoro nel quale è depositata la memoria di tanti percorsi di donne, che hanno consumato nel “chiuso” dei conventi gioie sublimi e sacrifici laceranti.

Oltre le testimonianze racimolate qua e là, ho avuto la grande opportunità di usare la corrispondenza realizzata nel sito da parte di chi ha avuto modo di collegarsi, direttamente o indirettamente, attraverso internet, con una suora teologa, anch’essa mia amica, che ha voluto usare il nome di fantasia, Suor Eustochia. Parecchie si sono confidate con lei liberamente, perché protette dalla privacy che mai permetterà ai lettori (o alle loro superiore) di raggiungerle in persona. E così ho raccolto, selezionandolo perché copioso, materiale che può dare un'idea meno stereotipata della suora.

Mentre stavo per terminare il mio lavoro, ho visto irrompere nell’area della mia ricerca la triste vicenda di alcune suore tornate alla vita secolare dai luoghi di missione, perché stuprate da preti. Avevo letto parecchio sull’argomento, ma il raccapriccio si è fatto dolore vivissimo nell’impatto diretto con la disperazione delle persone che mi hanno cercato. Aggiungo alle altre storie una sola pagina tra le tante che mi hanno scritto, perché non vorrei offrire in pasto ad una curiosità malsana i loro tristi casi. Dà già molta amarezza sapere che esistenze "sgretolate", come si esprimono le stesse, non riescano a trovare accoglienza quando bussano alle porte dei conventi o svelano il torto subito nelle “alte sedi” che dovrebbero preoccuparsene ed occuparsene.

Intanto voglio ribadire a) di avere adottato un genere fatto di contaminazioni, perché le riflessioni di carattere teorico sono coniugate con la forma narrativa; b) di aver seguito la linea di tendenza opposta all’abitudine apologetica e celebrativa con cui la Chiesa guarda alla vita consacrata, anche se mantenengo intatto l’apprezzamento per l’opportunità dei “mezzi” che essa offre; c) di proporre con insistenza, assieme alle mie compagne di lavoro, una sana continua dialettica tra l’istituzione religiosa e le persone, senza la quale il discepolato impegnato al seguito di Gesù è del tutto svisato e distorto.

Ausilia Riggi Pignata



1 Il sito è delle “Donne contro il silenzio”, che tratta il difficile rapporto DONNA-SACRO: http://www.donne-cosi.org/

2 E’ giusto che io citi una lodevole eccezione: la mia assidua collaborazione nella rivista per suore, “Spirito e Vita., dove commento libri di mistica.