Ausilia Riggi, Fedeltà alla terra – Confronto tra un laico messaggio mariano e la cultura odierna
Armando, Roma 2005
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Nell’introduzione di questo libro l’Autrice, pur cauta nel non enfatizzare la portata innovativa di un messaggio mariano tutt’altro che “solito”, si chiede il perché del divario tra la riflessione teologica che ormai ha dipanato tanti nodi dottrinali e la penetrazione dei suoi risultati, sia nella formulazione delle verità a cui credere, sia nel risvolto concreto della pratica religiosa. Considera amara la constatazione dei dati di fatto, che riassume in alcune domande: “perché abbiamo paura del nostro Futuro oltre la morte e non sappiamo prepararlo nella fiducia in noi stessi e nel grande potenziale divino di cui siamo depositari? Perché adoriamo il Risorto e veneriamo l’Assunta, mentre restiamo disancorati dalle grandi verità che ne derivano?”.
L’impegno dell’Autrice è tutto nella direzione di trovare una risposta attraverso la lettura attenta del messaggio elaborato da Angela Volpini a seguito delle apparizioni mariane avute circa mezzo secolo fa. Distingue, in seno all’ispirazione della veggente, ciò che appartiene alla cultura contemporanea e ciò che è frutto della sua grande capacità di rendere il messaggio idoneo ad esprimere le esigenze, le ansie, le speranze di tanti, scoraggiati dalla distanza di una fede contenuta in quadri tradizionali, o fanaticamente entusiasti di un’esperienza di Dio vissuta in gruppi di appartenenza inidonei a catalizzare l’universo mentale e culturale della società umana.
Ciò le permette di cogliere corrispondenze tra l’ispirazione della Volpini e lo spirito dei tempi, presente nella cultura, soprattutto quella teologica; e di leggere nei contenuti che esamina l’afflato mistico, tutt’altro che etereo e disincarnato. Ha dalla sua parte il supporto del riconoscimento di cui godono ormai la sapienza mistica e la teologia femminile.
Le apparizioni di Maria alla Volpini hanno come punto di riferimento l’Assunta, anche se lei, bambina, ignorava la contemporanea definizione del dogma dell’Assunta; e ciò forse non avveniva a caso, poiché Maria è vera icona di una dimensione a cui oggi si è molto sensibili, non senza il contributo della ricerca femminista: il legame tra la persona e l’esperienza corporea.
La materia del libro merita molta attenzione perché davvero nuova come proposta di rinnovamento nel modo di vivere la fede. Intanto il confronto culturale serve a sottolineare quanto sia grande ancor oggi il divario tra cultura laica e religiosa, e può aiutare a superarlo.
L’autrice, Ausilia Riggi, si cimenta questa volta con un tema a prima vista estraneo ai suoi interessi di studiosa e alla sua vivace presenza nell’area dei cattolici che si ispirano al Concilio Vaticano II per un rinnovamento ecclesiale in grado di dialogare con la cultura del tempo e di aprire nuovi orizzonti di appartenenza ecclesiale. Come mai in questo libro la stessa entra nel mondo dei messaggi mariani, spesso considerati dall’intellettualità cristiana e laica sotto l’aspetto devozionalistico, proprio di chi vuole avvicinarsi al soprannaturale attraverso la sensibilità e la pietà religiosa? Non è il fascino delle visioni che la convince a ‘studiare’ il fenomeno-Angela1, ma la ricchezza del contenuto che lei trasmette, così carico di assonanze con la cultura odierna, che parecchie frasi e relativi concetti sembrano usciti dalla penna di autori di grosso calibro, tutt’altro che “devoti”.
C’è quasi la scommessa o la sfida dell’autrice circa la possibilità di una visione originale del cristianesimo e della chiesa, di una virata inedita al cammino storico dell’umanità attraverso l’ispirazione che Angela sviluppa nei suoi scritti e conferenze2, pur senza adeguati strumenti culturali, con la semplicità dei ‘piccoli’. Leggendola ed ascoltandola, l’autrice coglie i sussulti profetici, le ansie e le speranze del Vaticano II3, compendiati in una visione d’insieme che si fa appello al cambiamento di rotta per l’intera società umana, superando i vecchi schemi di una trascendenza spesso dimentica dei valori terreni, o, come vuole certa ascetica moralistica, nel disprezzo di essi.
Il messaggio che Angela trae dal messaggio mariano si innesta nel clima cattolico del tempo, in via di definizione del dogma dell’Assunta, e forse proprio quella bambina, tormentata da ‘inquisitori’ severi a causa degli appuntamenti mensili con Maria, ne metteva a fuoco, nella sua ingenuità, il vero significato: Maria è la nostra sorella nella fede, una di noi, con la carne umana, la quale ha in sé un destino di ‘pienezza’ già da oggi, nella terra. La glorificazione de l corpo di Maria a nulla servirebbe se non fosse data a tutti la stessa possibilità di incidere nella storia, anticipando il Regno di Dio sulla terra.
Ecco perché l’autrice si augura che il suo libro abbia “l’efficacia necessaria a dimostrare che la di lei [di Angela] ispirazione è un segno dei tempi” (p. 29). “Sullo sfondo dell’esperienza di Angela, sia sensibile che interiore, c’è il futuro finale, affidato alla libera scelta di un’umanità umana a tutto tondo e perciò divina. E ciò in linea con quanto Maria le dice alla prima apparizione: ‘Sono venuta ad insegnarvi la via alla felicità sulla terra’. Il significato della frase è globale, e non basterà la vita di Angela a snodare e dipanare quel nucleo lungo il percorso dell’ispirazione, che l’accompagnerà per tutta la vita” (p. 8). E ancora: “La corretta chiave di lettura del messaggio è nella linea della teologia mistica, la quale percorre meno i sentieri della trattazione sistematica delle verità sull’uomo ed addita piuttosto la via fiduciosa ed intima (non intimistica) verso la profondità di noi stessi” (p. 10).
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Sono rimasto colpito da questa prospettiva: Maria è innanzitutto donna nella sua pienezza umana. Ella ha scelto di far emergere il divino nell’umano, ed è questo il vero scopo dell’incarnazione, alla quale tutti siamo chiamati: “osare il divino”, cioè scendere nelle profondità abissali dell’umano, dove c’è il marchio del Creatore. Ecco che allora anche i dogmi mariani assumono un significato ben diverso da quello di verità teorizzate in forma teologicamente corretta. Anche l’Immacolata Concezione indica la possibilità umana di attingere alla purezza originaria, smarrita, ma non perduta, e l’Assunta ci assicura che non c’è morte per chi scopre e vive il Regno di Dio nella terra.
La laicità di cui è impregnata l’ispirazione di Angela è un fatto tutto nuovo e moderno. Lei infatti mette al centro l’uomo con tutte le sue potenzialità, sviluppando le quali si può dare senso e direzione alla storia, attraverso la comunità umana rappacificata.
Questa prospettiva non è vaga, né l’Amore che ne è il motore è etereo ed impersonale: “Per Dio amare è creare e creare è amare; ciò che è proprio di Dio è comunicato all’uomo; non è l’aldilà ad indicare la via per elevarsi a Dio, né Egli vuole essere raggiunto in un aldilà lontano, perché vuol fare dimora in Terra tra gli uomini, ai quali si è sostanzialmente associato” (p.201). Da qui la grande responsabilità per noi. L’uomo può diventare con-creatore con Dio. Completare la creazione non è opera velleitaria, ma risposta al desiderio di Dio. Se il cuore è colmo di amore, l’uomo e la donna possono trovare un’efficace soluzione perfino a difficoltà esistenziali insormontabili. Non è, una questione di sforzo di volontà, bensì di orientamento.
“Sono venuta per insegnarvi la via della felicità sulla terra’’, furono le prime parole di Maria ad Angela, come già detto sopra; tale frase appare inconsueta, perché siamo stati indotti da un’ascetica mortificante a trascendere le nostre facoltà, anziché spronati a svilupparle, realizzando la felicità come pienezza di essere.
“Il fine della storia dell’umanità è la comunità totale, con tutti: con Dio, con gli altri uomini. In noi, con gli altri, sulla terra, ha inizio e compimento la nostra storia’’ (p 179).
1 Angela Volpini, ancora bambina, ebbe visioni della Madonna dal 1947 al 1956, in una località del Comune di Staffora Casanova (PV).
2 Scritti di Angela Volpini :
Resurrezione di Dio, Casanova Staffora, Coop CELIT 1984
La Madonna accanto a noi, Reverdito editore 1990
Capire Maria, Marna editore 2003;
Persona e comunità. Itinerario pedagogico soggetto-individuo-persona-comunità fondata sulla legittimazione delle esigenze, Centro culturale Nova Cana, edizioni Varzì Guardamagna 2005.
L’autrice dell’opera che recensiamo affronta con particolare sensibilità e forza interpretativa la magmatica ricchezza del pensiero ispirato di Angela, incanalandola in venti capitoli, i cui titoli costituiscono già indicazione della vasta e profonda estensione della tematica trattata: Il tempo, Esigenze, Comunicazione, Linguaggio, Ragione, Cultura, Coscienza, Scelta, Libertà, Autocreazione, Persona,Depotenziamento divino, Creatività, Senso della vita, Fede, Progetto, Storia, Nuova creazione, Compimento, Futuro. Come si può notare, siamo lontanissimi dagli schemi ascetici di un cristianesimo assillato da colpevolizzazioni e pessimismo.
Si può accedere ai siti www.angelavolpini.it e www.novacana.it.
3 Angela fu presente nel periodo conciliare, collaborando “a tergo” alacremente, assieme a ben noti teologi e ad alte personalità, nella messa a punto tematica dei documenti che si andavano discutendo. Negli anni ’50 e ’60 ha utilizzato il suo carisma all’interno di un gruppo di noti intellettuali laici francesi, fra cui Jean Guitton e Jean Paul Sartre e nella cerchia di persone impegnate attorno alla rivista “Esprit”; ha realizzato progetti per lo sviluppo e la promozione di aree territoriali in diversi paesi del mondo: Italia, America latina, Spagna ed Africa; negli anni’80 ha partecipato alla ricerca sulla “complessità”, promossa da Edgar Morin insieme ad un gruppo di pensatori ed intellettuali (fra cui Ervin La’zlo’ e Ilya Prigogyne).
Fedeltà alla terra
Confronto tra un laico messaggio mariano e la cultura odierna
Maria è apparsa ad Angela Volpini quando aveva solo sette anni, nel «Bocco», località alpestre del comune di Staffora Casanova (PV), dove è nata il 1940. E lì continuò ad apparirle per ben nove anni il 4 di ogni mese, dal 1947 al 1956.
L’Autrice si pone il problema: la diversità tra le cosiddette «parole di Maria» e i contenuti della successiva ispirazione. Angela ricorda poche parole, ma molti e profondi sono gli squarci di verità che le si dischiudono nella mente e nello spirito, e che la ispireranno per tutta la vita. I messaggi ricevuti in ogni apparizione sono su misura della mentalità di «gente di Chiesa»; l’ispirazione, invece, oltrepassa i confini ecclesiali, così come prevedeva Giovanni XXIII, quando preconizzava il superamento del cristianesimo nella reintegrazione dell’umano su tutti i piani. Il messaggio del Bocco oltrepassa la Chiesa e la trasporta verso il suo vero destino, che dovrà combaciare con quello dell’umanità.
Sullo sfondo dell’esperienza di Angela, sia sensibile sia interiore, c’è costantemente il futuro finale, affidato alla libera scelta di un’umanità, umana a tutto tondo, e perciò divina. E ciò in linea con quanto Maria le dice alla prima apparizione: “Sono venuta ad insegnarvi la via della felicità sulla terra”. Il significato della frase è globale; e non basterà la vita di Angela a snodare e dipanare quel nucleo lungo il percorso dell’ispirazione che l’accompagnerà per tutta la vita.
La concezione che fa da sfondo al messaggio è imperniata sul senso del divino, non staccato dall’umano, in conformità al disegno creativo, che vuole l’uomo «ad immagine e somiglianza di Dio»; e su un concetto di incarnazione di carattere non espiatorio, tale che ripristini il dialogo di amore reciproco tra Dio e l’umanità. Tutto ciò grazie all’assunzione di responsabilità di Maria, la quale fece ciò che è dato a tutti di fare: usare in pieno la propria libertà nel mettere a frutto le potenzialità del divino nell’umano, del trascendente nell’immanente, del Futuro ultimo anticipato nella terra.
La corretta chiave di lettura del messaggio mi pare sia nella linea della teologia mistica, la quale percorre meno i sentieri della trattazione sistematica delle verità sull’uomo, e addita piuttosto la via fiduciosa ed intima (non-intimistica) verso la profondità di noi stessi.
AUSILIA RIGGI - Fedeltà alla terra - confronto tra un laico messaggio mariano e la cultura odierna, Armando Editore, Roma 2005
Recensione a cura di Nadìr Giuseppe Perìn*
Ho letto con molta attenzione il libro scritto da Ausilia Riggi, Fedeltà alla terra, anzitutto perché spinto dalla curiosità di capire quale fosse il “laico messaggio mariano” che Maria, la madre di Gesù, affidò ad Angela Volpini, apparendole fin dalla tenera età di sette anni, al Bocco, località alpestre di Staffora Casanova (PV), dove Angela è nata nel 1940; e perché volevo capire come fosse possibile un confronto tra questo messaggio mariano e la cultura odierna, che sembra non avere molta domestichezza con Dio e i luoghi dello spirito, considerati tanto diversi dalla terra.
La lettura attenta e riflessiva di questo libro mi ha fatto capire sia la novità del messaggio laico mariano e sia il perché tale messaggio potrebbe essere oggetto di interesse e curiosità anche per la cultura laica che, se da una parte ci ha dimostrato di saper cogliere le complessità dell’uomo, che pur frantumandolo attraverso le varie discipline, riesce poi puntualmente a ricomporlo anche se ad un livello inferiore rispetto al desiderio dell’uomo stesso…dall’altra ci ha costretto a guardarci dentro ed ha permesso di scoprirci intelligenti, coscienti e buoni; ci ha aiutato a scoprire che la nostra esistenza sulla terra è degna di essere vissuta e ad assumere l’umanità come valore. Questa cultura senza Dio ha prodotto una visione dell’uomo che ha corretto quello che la cultura religiosa aveva di Dio, delegando a Lui la realizzazione del fine che gli uomini religiosi erano coscienti di avere.
Le due immagini ora, finalmente possono rispecchiarsi e riconoscersi.
Ausilia nel suo libro si dimostra un’esperta navigatrice nel vasto mare del pensiero umano, riuscendo ad analizzarlo, sintetizzarlo ed a presentarlo con un linguaggio che affascina, ma che, nello stesso tempo, richiede molta attenzione e riflessione per poterlo pienamente comprendere.
In questa analisi e sintesi del pensiero di Angela Volpini, l’autrice mostra il suo lato mistico, unito a quello di teologa raffinata; il suo amore per la conoscenza e la ricerca del significato della vita, come filosofa e nello stesso tempo la sua capacità di entrare nell’animo umano, come psicologa del profondo, rilevando la correlazione che esiste tra i vari componenti dell’animo umano, come la coscienza e la conoscenza, il bisogno di amare e la libertà, tra le esigenze dell’uomo e le finalità alle quali l’uomo tende per realizzare la sua felicità, tra il finito e l’infinito, tra Dio e l’uomo…
Ausilia nel suo lavoro di analisi e sintesi del pensiero di A.V. mostra di essere una donna religiosa e credente… e nello stesso tempo laica, capace di guidare il lettore con molta abilità tra i vari contenuti avvalendosi della sua profonda conoscenza della materia, ma anche della sua esperienza di vita vissuta a contatto con le realtà della terra, illuminate dalle luce che proviene dallo Spirito.
Nel percorrere le varie tappe, attraverso le quali Ausilia costruisce ed analizza il pensiero di Angela frutto delle rivelazioni di Maria, la madre di Gesù, e del lavoro dello Spirito che lo ha portato a maturazione spargendo sulla sua vibrante parola, oltre che nella sua vita, la pacatezza luminosa della fede, la robustezza umile della speranza, il tepore costante dell’amore, nel mio piccolo, cercherò di evidenziare quanto di quel messaggio è rimasto impresso nella mia mente e nel mio cuore, durante la lettura del testo, affinché coloro che leggeranno il libro, siano aiutati a comprenderne la bellezza e la profondità.
La prima caratteristica che mi è piaciuta di questo messaggio mariano è la sua modalità di presentazione : cioè è stato presentato in termini di proposta che ognuno può fare propria oppure respingere. E’ più facile, infatti, che un messaggio possa essere ascoltato ed accolto, quando si presenta come “proposta” piuttosto che come legge da osservare o un ordine da eseguire per essere “graditi a Dio” e come tali “avere la vita eterna”.
Il suo contenuto, infatti, non si limita alle solite esortazioni alla preghiera ed alla penitenza affinché il mondo si converta e nemmeno indica un percorso mistico individuale. Si tratta di una proposta che viene fatta a tutta l’umanità, affinchè ogni essere umano, indipendentemente dal suo credo religioso, si senta stimolato a mettere in atto il potenziale divino di cui è dotato; ad usare la propria libertà per scegliere di farsi partner di Dio che non vuole adoratori nostalgici di un’altra vita, ma facitori di storia, rinnovando le coscienze e la mentalità, cioè convertendosi ad una visione nuova della vita e del modo di viverla, anche se questo può essere visto con sospetto da chi, di fatto, esige sempre e comunque, la sottomissione al potere.
Tale proposta coinvolge sia il laico che avverte il bisogno di confrontare il contenuto del messaggio con le sue categorie culturali e sia chi coltiva una dimensione profonda della fede, superando gli stessi condizionamenti istituzionali.
Sia il laico che il credente, infatti, sono invitati a rispondere alla chiamata profetica di immettere nella realtà di oggi i semi di speranza per una vita di comunione con Dio, con tutti, con il cosmo, in vista di un futuro escatologico che sarà il frutto della creatività dell’uomo chiamato a collaborare con Dio che è Amore creativo.
Quale messaggio ?
Maria è venuta ad “insegnare all’essere umano la via della felicità sulla terra”. Finora ci avevano insegnato che la terra “era una valle di lacrime” (vi ricordate la “Salve Regina”?), ora, invece, Maria, ci dice che l’essere umano può raggiungere la felicità, qui, sulla terra, assicurandoci che questo sogno di felicità che alberga in tutti noi, non è un’utopia, ma una speranza che unita alla voglia di realizzarlo fa nascere nell’uomo la fiducia che proviene dallo scoprirsi creativo e quindi concreatore; un essere finito (= tutto ciò che si accetta così com’è, senza volontà di cambiarlo) e nello stesso tempo, potenzialmente infinito (= ciò che sprigiona da sé la novità creativa e la effonde in tutto il creato).
Come si è creativi ? Amando.
Quando gli esseri umani riusciranno ad amare nell’amore di Dio, allora l’universo intero avvertirà di essere percorso da perenne slancio creativo. Infatti, amare significa dispiegamento delle infinite possibilità umane, dopo averle fatte emergere attraverso delle scelte fondamentali e libere che ognuno di noi deve compiere nella vita per poterle poi tradurre incessantemente in atto, nella quotidianità della vita stessa.
Tuttavia dal momento che nell’amore non c’è necessità, ma solo possibilità che è espansione libera, molto spesso si percepisce una spaccatura profonda tra il senso della vita e la sua realizzabilità … una spaccatura che crea nell’uomo un senso di infelicità, perché si accorge come le azioni siano sempre parziali, mentre il senso della vita è profondo ed abbraccia tutta l’esistenza, per cui l’uomo ogni giorno deve lottare per assimilare alle proprie azioni il senso della vita.
Tutto questo richiede coerenza e carattere. Ma per trovare soluzioni efficaci a difficoltà esistenziali insormontabili il cuore deve essere colmo d’amore, perché è soltanto attraverso l’amore che la storia concreta dell’esperienza di se stessi, diventa nella sua estensione totale, la storia dell’esperienza di Dio.
La realizzare di questo sogno di felicità richiede a ciascuno di mettersi in cammino : trasbordare dal nostro unico mondo a quello degli altri, percorrere le vie della terra, per edificare la città terrena, abitata da una umanità che deve diventare comunità, cioè una umanità compiuta e divinizzata. Per questo è necessario cambiare visione della vita e della storia, non pensando alla terra in maniera evanescente come luogo di transito per la realtà dell’al di là, ma alla terra, come luogo nel quale, insieme, possiamo costruire il paradiso – cieli e terra nuova – un luogo di gioia e di felicità collegato e vissuto in una nuova condizione, non più separata dalla terra, ma come il risultato della collaborazione tra Dio e gli uomini e tra loro.
Il vero paradiso terrestre, infatti, è nel futuro escatologico dell’uomo, qualora tutti gli uomini sappiano ritrovare la fiducia in se stessi e concorrere allo stesso processo di liberazione, le cui modalità sono affidate all’imprevedibile creatività umana.
Quale felicità ?
Si tratta di una felicità che non consiste in uno sterile appagamento, ma che proviene dal contatto profondo e duraturo con il Dio scoperto dentro di noi che neanche la morte potrà interrompere e che porterà la comunità umana, raccolta in unità, pur nella diversità creativa di ciascuno, alla condivisione.
La concezione che fa da sfondo al messaggio mette in risalto che :
a) il senso del divino non è staccato dall’umano, proprio perché Dio ha creato l’uomo “a sua immagine e somiglianza”, donandogli la libertà, come potenziale costitutivo della sua essenza. E, dal momento che la felicità è certezza, fiducia, amore che si fanno sprone per ricreare se stessi ed il mondo, è usando della sua libertà che l’uomo troverà la capacità di andare oltre i limiti che lo possono imprigionare nei condizionamenti esterni, sia soggettivi che oggettivi.
b) non basta uno scambio di amore tra il Creatore e la singola creatura, ma è necessario creare una mentalità che facendo leva sulla autonomia delle persone, sappia resistere ad ogni tentazione di passività e di delega, per restituire a tutta l’umanità quella pienezza di senso a cui Dio l’ha destinata. Come ? Risvegliando e dilatando sia in sé che negli altri la capacità di amare per realizzare una umanità compiuta.
Da dove partire per la realizzazione della felicità, qui, sulla terra ?
La strada inizia dal livello più profondo, cioè dalla scoperta di noi stessi, nella modalità “tempo”, entrando in contatto interiore con Dio.
Il tempo, infatti, è un’occasione perché Dio possa intrecciare un dialogo con la creatura, il cui inizio risalirebbe al momento della creazione. In questo dialogo si realizza l’intreccio tra il tempo e l’eternità. Il tempo considerato come il contenitore del divenire storico, della realtà immanente, della libertà donata alla creatura prediletta, della possibilità umana di sviluppare i semi dell’eterno depositati nella profondità della coscienza e l’eternità come contenitore del Tutto, della realtà trascendente, del presente eterno e del de-potenziamento di Dio.
Nel tempo trova senso anche l’Incarnazione. Un senso già implicito nel momento in cui Dio ha posto il creato come altro da sé. Il figlio dell’uomo, il Dio incarnato, Gesù Cristo, che possedeva la pienezza dell’essere, in quanto Dio, ha portato l’uomo a partecipare a questa pienezza di vita divina, affinché Dio-amore diventasse tutto in tutti, ed in tal modo l’umanità fosse trasformata in comunità.
L’uomo viene invitato a creare se stesso, nel tempo, utilizzando l’energia spirituale che proviene dallo Spirito, usando quella diversità creativa che è in possesso di ciascuno e che permetterà nel futuro un corso storico del tutto nuovo. Ma l’uomo diventa creatore se riesce a trovare il divino in sé; entrare in rapporto con Dio; riconoscere la sua umanità; dare senso alla vita; dare senso a sé e a quello che c’è intorno a sé. Come ? Amando.
Dio è creatore perché ama. Anche l’uomo tutte le volte che ama, crea; e la nostra potenza creatrice è quella di trasformare una vita finita in una vita infinita. E’ possibile far rifiorire l’eterno nel tempo, impregnandolo della libertà al fine di poter fare scelte libere ed infinite. Ma la meraviglia più grande sarà quella di scoprire Dio quale compagno di viaggio in questo processo di liberazione e, nello stesso tempo, la gioia di Dio nel riconoscere nella creatura che ha scelto di camminare con Lui, Se Stesso fatto altro.
Noi nasciamo in una storia che se da una parte è la nostra ricchezza, dall’altra è anche il nostro vincolo. Il tempo può essere una prigione, ma per trovare la via della liberazione dobbiamo osare “la creazione di noi stessi” non soffocando lo spirito. Come ? Realizzando nella nostra carne, nelle nostre opere e nella storia quello che è contenuto nel nostro desiderio di essere.
Vivere l’istante come assoluto, nel quale confluiscono il nostro passato, il presente ed anche il futuro, prendendo coscienza che tempo ed eterno coincidono nell’istante di grazia. Nelle profondità abissali dell’esistenza umana si placa la corsa in cerca di pienezza, si dà posto alla ulteriorità di senso che trasfigura qualsiasi esperienza di vita, perché il tempo, senza annullarsi come tempo, s’impregna di eternità.
Perché partire dalla conoscenza di noi stessi ?
Perché spesso non osiamo o non sappiamo o non vogliamo valorizzare le potenzialità che abbiamo in noi per restituire all’umano la sua essenza divina, senza creare, per questo, un modello a cui conformarsi. Bisogna imparare a leggere Cristo, non solo come Dio che ci ha salvato, ma anche come “uomo che ha osato”. Anche noi dobbiamo “osare il divino”, superando la pigrizia intellettuale e morale che ci impedisce di interrogare la coscienza e di scendere nelle profondità abissali dell’umano, là dove è rimasto impresso il marchio del creatore.
In questo senso, la cultura dello Spirito può accogliere in sé e dare compiutezza ad una cultura laica unificando ogni diversità; rispettando la carica creativa; sviluppando le infinite possibilità creative, proprie dell’essere umano, radicato in Dio
Partendo dalla scoperta di noi stessi, del potenziale infinito che è in ciascuno di noi e del ruolo che abbiamo di concreatori e facitori di storia, riusciremo :
1) a realizzare un cambiamento culturale nei confronti di tutte quelle culture che si fondano sulla lettura dell’uomo come un essere incatenato al limite.
2) a trasformare l’uomo in persona consapevole - aiutandolo a scegliere di esistere per l’amore, attraverso la scelta dell’amore - e l’umanità in comunità. Una comunità relazionante, conciliata con se stessa e con il proprio Creatore in una dinamica di infinite soggettività creative, motivate a fare nuove tutte le cose per sé e per gli altri.
Per arrivare a questo è necessario innescare processi di sviluppo autonomi delle persone. Come ? attraverso la comunicazione dell’esperienza, perché la comunicazione porta alla conoscenza reciproca e partendo dalle esigenze, che sono il possibile non ancora realizzato, quel sottile, indefinibile desiderio di pienezza che dà senso alla vita.
a) comunicare l’esperienza.
I più grandi traguardi umani sono stati raggiunti a partire dalla comunicazione, fatta di ricerca, di scambio, di crescita in comune. Ciò che vale nel piccolo della vita quotidiana, vale molto di più se riferito alla grande famiglia umana, dove ci si può riconoscere fratelli in quanto figli dello stesso padre e quindi alimentare in noi la speranza di portare insieme a compimento la storia, secondo il progetto di Dio. Gesù, infatti, attraverso la sua vita e le sue parole ci ha rivelato il volto di Dio come pienezza e come fine, ma anche il volto dell’uomo come possibilità di raggiungere quel fine. La comunicazione offrendo all’altro il meglio di sé, ha il potere di trasportarlo in una visione del mondo che disvela l’infinito, perché la comunicazione andando oltre le persone stesse, intreccia le diversità e il divino si introduce tacitamente tra di loro.
Purtroppo lo sbaglio che spesso l’uomo compie è quello di usare il linguaggio per parlare delle cose, anziché rivelare se stesso, mentre la persona che ha maturato il senso di sé, non solo non ha alcun timore di svelare ciò che è e ciò che sente, ma capisce che la vera completezza umana si raggiunge nel continuo confronto con gli altri.
Perché bisogna comunicare ? Perché la comunicazione porta alla conoscenza. Se è vero che nel comunicare c’è gioia, l’amore resta una parola vuota se non si basa sulla reciproca conoscenza, perché amare significa assumere l’altro e farlo entrare nel proprio orizzonte esistenziale.
b) partendo dalle esigenze.
Di quali esigenze si tratta ? La voglia di essere amati, accolti e capiti; la voglia di tutto ciò che procura gioia, felicità, esultanza. E dopo lo scavo che ha fatto raggiungere la sorgente, queste esigenze si delineano come fine storico e quindi la preparazione di un futuro migliore, di una trasformazione del mondo. Infatti noi lavoriamo, ci muoviamo, parliamo per le nostre esigenze, sperando di raggiungere un traguardo in cui esse, ancora indefinite razionalmente, ma percepite esistenzialmente, abbiamo la loro concreta realtà e definizione. Le esigenze sono la sorgente originaria del nostro essere unico, cioè del nostro essere-persona che nasce dallo scoprirsi centro dinamico di tutte le sue domande e risposte.
Alla sorgente del nostro essere personale umano, però, c’è l’essere personale di Dio. Perciò le esigenze sono come il pungolo della presenza divina nell’uomo che è comunanza nell’essere. Ma, le esigenze servono anche a distinguerci dalla natura, come originaria soggettività; servono a caratterizzare l’unità della specie e la diversità dei singoli uomini nelle loro reciproche relazioni. Nell’emergere della persona in relazione c’è tutta la grandezza umana.
Le esigenze servono ad identificarci con noi stessi anziché nei modelli stereotipi che ci vengono dall’esterno e che costituiscono per gli esseri umani creatori di storia e di cultura, la vera difficoltà alla propria identificazione originaria. Legittimare le esigenze come fondamento del proprio sé, vuol dire diventare liberi, perché è nella nostra esperienza più vera e profonda che noi incontriamo sia noi che Dio.
Le nostre esigenze ( lette come la rivelazione che la coscienza ci dà della nostra essenza eterna) hanno già un orientamento, pur nella loro indeterminatezza, perché lo statuto dell’essere umano è iscritto nel suo stesso essere. Da qui il compito di divenire ciò verso cui mira. Tuttavia, l’uomo in potenza, per esprimersi nella storia come uomo reale, ha bisogno di intraprendere il processo della sua liberazione, al termine del quale si delinea la nostra immagine di uomo data da noi, per noi. Ma, l’uomo porta dentro di sé anche il fine verso il quale guardano le esigenze che sono come stratificate nell’interiorità. Allora, il processo di liberazione dai condizionamenti esteriori ci porta a scendere nell’abisso esistenziale dove si succedono vari tipi di immagini di sé, fino a quella in cui è riprodotta la radicale somiglianza con Dio. E’ qui che l’uomo prende coscienza ( = immagine di noi nella pienezza) della sua identità e soggettività. L’io regale che è nell’uomo è abitato da Dio tramite la coscienza e le parole libertà, autonomia, liberazione indicano la meta verso la quale la coscienza sospinge il soggetto, cioè la compiutezza di sé come persona dialogante con Dio-Persona. L’uomo diventa quello che è, cioè una creatura simile a Dio, nella libertà e nell’amore. Noi, infatti, possiamo parlare di Dio-persona, perché egli si rivela divinizzato dall’amore e si estrinseca nella creazione come Persona-amante.
E’ proprio attraverso la coscienza, intesa come luogo in cui nasce e si sviluppa la persona umana, destinata al dialogo col Creatore, che l’uomo conosce come Dio lo abbia voluto a propria immagine e somiglianza, per colloquiare con Lui; come la vita di Dio sia la sua vita; come la felicità di Dio sia la sua felicità; come il suo fine sia l’infinità e come la scelta dell’amore sia la sua unica possibilità infinita;come la libertà di farsi, di crearsi per il sempre, partendo dal tempo, sia la sua singolarità e regalità necessaria alla felicità di Dio, quale risposta-accoglimento del suo amore creatore.
Da questo risulta come la persona umana, che tale si può definire solo quando avverte la presenza di Dio in sé, tramite la coscienza illuminata, sia ritagliata sulla persona di Dio, quale origine della sua natura e compimento delle sue scelte di amore, consapevoli e libere.
Per l’uomo, conoscere il fine fondato sulla coscienza e manifestato nelle esigenze è la via per conoscere: Dio; l’intima unione fra creatura e creatore e come questa sia necessaria alla felicità dell’essere persona dell’Uno e dell’altro; come questo essere persona sia l’inizio ed il compimento infinito, attraverso l’identica scelta dell’amore del Dio fattosi uomo e dell’uomo fattosi Dio.
Infatti, il cammino verso la felicità dell’uomo sulla terra, inizia dal momento in cui l’uomo riesce a portare la sua coscienza a conoscere l’esperienza della coscienza dove ha inizio l’uomo e dove l’uomo conosce Dio come suo compimento; dove può attingere per costruire la storia della sua vita come impegno e progetto per la realizzazione della felicità di entrambi.
Far partecipare ogni essere umano alla pienezza della propria esistenza, alla gioia senza confini nella comunicazione di tutto ciò che è, alla possibilità di creare nuovi cieli e nuova terra, come concreatori e collaboratori di Dio, scoperto nella profondità della propria umanità : questa è la via della felicità sulla terra, che è il luogo dove la persona sperimenta la presenza di Dio in rapporto di amore, e verso la quale l’uomo è chiamato a riscoprire la sua fedeltà
Vittorito 25/06/2006
*Nato a Valdagno (Vicenza) nel 1940. Laureato in Teologia dogmatica e specializzato in Teologia Morale e Scienze dell’Edcazione. Collabora con l’Istituto Medico-Psico-Pedagogico della “Piccola Opera Charitas” di Giulianova (TE).