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Ausilia Riggi Pignata, Oltre il nulla - Percorsi di vita religiosa femminile

Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VR) 2003

 

 

Descrizione

 

Un libro da dare in mano alle religiose senza esitazione. E a chiunque voglia ripercorrere le tappe della propria vita, per scorgere nei momenti più bui il segno e l'annunzio della liberazione spirituale.

Gli spunti di riflessione che esso offre sono tanti. Non ultimo quello di cogliere l'essenzialità, il quid della sequela di Cristo, ma senza l'illusione di poter tornare alle pure origini del cristianesimo.

Questo libro si inserisce nella ricerca storica femminista, la quale, come dice la Valerio nella sua Premessa, sta portando alla luce alcuni tra gli innumerevoli casi nei quali emerge la conflittualità tra l'arbitrio dell'autorità che chiede negazione e dipendenza dell'io e la ricerca da parte delle donne del proprio "esserci"…

La Riggi, nel narrare il suo iter spirituale, dimostra come nella vita religiosa si possano ottenere imprevedibili, preziose opportunità, proprio grazie all'educazione all'interiore svuotamento delle apparenze mondane. Quasi in amichevole contrasto con la psicologa, Ines Damilano, lei si mostra consapevole della grande ricchezza che le è venuta dai suoi quindici anni trascorsi in Istituto. D'altra parte, afferma, le occasioni che l'hanno fatto crescere sono analoghe a molte altre, proprie di ogni stato di vita.

Sia la sua, sia le altre trentasette testimonianze riportate nella terza parte, riproducono - in via generale - lo stesso standard di vita religiosa: un mondo a sé, davvero altro, e non tanto in virtù del distacco spirituale dal mondo, quanto per la preminenza che viene attribuita alla Regola e a tutto ciò che si muove nelle comunità di persone affiliate, prive o quasi di autonomia, perfino nell'intimo della coscienza.

Ma che cosa è il Nulla, che l'autrice ha voluto evocare come traguardo non voluto né cercato, oltre il quale le si schiuderanno orizzonti di Luce?

In una pagina del libro ("Attraversando il Nulla"), così lei si esprime: "resto ancor più sola a sopportare il peso del nulla, a vagare nel buio, priva del senso di me". Questa mancanza di senso di sé (tutt'altra cosa dalla spoliazione cristiana) non è forse una fase in cui molti inciampano? Del Nulla non si può parlare, né la mente lo può concepire. Eppure esso, quando non riesce a logorare le energie fisiche psichiche spirituali della persona, è la nube scura dietro la quale si nasconde il Dio dell'Amore. La filosofia è impotente a spiegare il mistero. Solo l'esperienza diretta può lasciare una traccia preziosa, inseguendo la quale si può trovare un orientamento nel silenzio della fede, quando essa non ha risposte.

La proposta della Riggi di tradurre il vocabolario della vita consacrata in un linguaggio più evangelico, parlando, ad esempio solo di discepolato impegnato, va nella direzione opposta a quella di una letteratura religiosa che esalta virtù eroiche ed eccezionali opere di bene, proprio grazie all'addio dato al mondo. Senza negare i frutti di bene operati da tante di coloro che ci hanno preceduto, lei segue una pista diversa: vuol suonare un'altra campana, come dicono le parole finali del libro.

I fatti narrati spiegano meglio di ogni teoria che la sequela dentro le strutture istituzionali può nascondere delle insidie, e perciò esige modifiche strutturali di fondo. I sacri voti, che nella narrazione unanime delle testimoni sarebbero da considerare come la summa del programma delle persone consacrate, andrebbero ridimensionati per dare largo spazio alla parzialità, propria di tutto ciò che è umano, in modo tale che parole come servizio consacrazione radicalità umiltà eccetera, siano davvero incarnate nella realtà: cosa facile a dirsi, non a farsi.

Il mezzo narrativo ha una sua "innocenza": si presta alla ricerca appassionata di chi non vuole enunciare verità, tanto meno pretendere di fare generalizzazioni. Eppure il monito sotteso, senza la pretesa di imporlo, è questo: è ora di caricarci, tutti e tutte, della responsabilità di seguaci di Cristo, senza demandarla ad icone costruite su misura di una santità sacrale, benefica, elargitrice di mediazione presso Dio.

Un libro che non "fa letteratura ascetica", ma nemmeno "fa romanzo". Anche se il raccontare serio può suscitare, oltre che sentimenti, pensiero. E, nel nostro caso, pensiero teologico.

***

L'Autrice, Ausilia Riggi, siciliana, ormai alla soglia dei settant'anni, ha una lunga esperienza di vita religiosa. I suoi studi abbracciano l'ambito antropologico del rapporto DONNA-SACRO. Da poco le è mancato il marito, Giacomo Pignata, col quale ha condiviso gli ultimi tre decenni della sua vita, senza smarrire gli ideali che anche lui, parroco per lunghi anni, ha continuato a coltivare con impegno, soprattutto nei luoghi in cui spira ancora la brezza rigeneratrice del Vaticano II.  

DOMANDE PER AUSILIA RIGGI da Adista

 

Perché questo libro, come è scritto sul risvolto della copertina, dovrebbe essere dato "in mano alle religiose senza esitazione"?

Perché, non solo non ha intenti polemici, ma è propositivo. Non auspica la fine degli Istituti religiosi, bensì il ridimensionamento degli aspetti strutturali, quando si sovrappongono alla realtà vocazionale delle singole persone.

Non credi che la tua esperienza e quella delle altre di cui riporti le testimonianze sia stata già superata?

Ciò che dico e dimostro anche con dirette testimonianze, non auspica una palingenesi né un ritorno ideale al Vangelo, ma un fatto di sostanza, che sorpassa la buona volontà di madri superiore e di singole suore illuminate.

Secondo te da quando tu sei uscita dal convento a oggi le cose lì dentro sono cambiate?

Per un vero e proprio rinnovamento bisogna avere il coraggio di mettere in questione un tipo di struttura che assorbe in sé la sequela in uno "stato di vita" con vincoli (soprattutto le Regole) in cui la libertà individuale è tenuta a coincidere con il "tutto" dell'Istituto.

Tu esci da una lunga esperienza di vita religiosa tra le suore. Che cosa c’è di autobiografico in questa tua seconda opera?

Il mio iter spirituale.

Chi sono le donne che tu hai incontrato nei monasteri e quelle che citi nel tuo libro?

Sono loro stesse che parlano direttamente. Io non aggiungo niente di mio, se non qualche frase di commento, aperto ai commenti di chi legga.

Che significato acquisisce la parola "sacrificio" nella vita religiosa femminile?

L'essenza della vita religiosa è il dono totale di sé. Non è questo da mettere in discussione, bensì la sua canalizzazione in un sistema "totale" .

Che tipo di pratica si svolge per la spoliazione del sé per dedicarsi completamente a Dio? Si può dire che così si raggiunge il "nulla"?

Il nulla di cui io parlo è l'estrema messa a prova dei miei ideali, tanto che, per recuperare la quintessenza della mia "chiamata", ho dovuto attraversarlo, nel buio dell'assenza di Dio. Assenza che, però, è feconda se si riesce ad andare "oltre" la prova più dura.

Dal tuo libro cito dal primo capitolo, paragrafo 17, pagina 45: "Il sacro addomesticato; il centro smarrito e il relativismo." E ancora "Non è il mondo che deve cristianizzarsi, ma il cristianesimo che deve diventare più umano". Ma è proprio vero che il sacro si può addomesticare? E che le suore, soprattutto quelle di clausura, devono rimanere fuori dal mondo per volontà della Chiesa? E che il cristianesimo, ma credo soprattutto il cattolicesimo, si deve fare più umano?

Per rispondere a tutte queste domande in una, affermo che il sacro, che si fa mediatore dell'intimo rapporto con Dio, non può agire nella persona dall'esterno. E' grave che a volte la persona sia trattenuta dentro l'istituzione sacrale da impegni assunti in essa; impegni che, ad un certo punto della propria crescita spirituale, possono apparire formali, svuotati del significato autentico. La radicalità della sequela non è data dall'appartenenza ad una determinata categoria di cristiani.

Come si vive nelle quattro mura del convento il cattolicesimo? E’ come quel cattolicesimo visto nel film "Magdalene"?

La mia prima preoccupazione, scrivendo, è stata quella di evitare generalizzazioni. Ma i fatti potrebbero suggerire un modo di vivere dentro il convento, che fosse funzionale alla propria santità e al bene della società e della Chiesa. Detto in rapida sintesi, la quintessenza della vita religiosa non la si può fare consistere nell'obbedienza, come purtroppo capita in modo particolare nel versante femminile. So che molti/e riescono a far coincidere gli obbiettivi dell'istituzione con i propri, ma la cosa è discutibilissima.

Di che cosa tratterà, se ci sarà, la tua prossima opera letteraria?

Il mio ambito preferito è quello della mistica. Vedrò di trovare il modo per riempire la mia sete di infinito con il nutrimento spirituale che offrono tante figure meravigliose di mistiche e di mistici.


 

Ripensare la vita consacrata

[Così scrive una teologa]

 

Ausilia Riggi continua a scavare nella propria esperienza di vita: dopo aver indagato i rapporti tra donne e preti, a partire dal suo matrimonio con un ex parroco, in un libro uscito nel 2000 (Da donna a donne. Un messaggio femminile attraverso i confini del sacro nella Chiesa), ora affronta tutta la tormentata vicenda della sua vita religiosa. Per quindici anni è stata in un Istituto di suore, dove ha ricoperto cariche di responsabilità, poi ha cercato, insieme a una cinquantina di consorelle, di realizzare a Torino un’esperienza di tipo secolare, che è fallita.

Nel libro uscito adesso ha una parte centrale l’analisi autobiografica di tutti i momenti della vicenda, nella quale il racconto dei fatti e soprattutto degli stati d’animo è intercalato da una serie di colloqui con una psicologa, I. Damilano. L’esposizione del proprio percorso è completato da trentasette contributi di altre suore o ex suore che parlano a loro volta della loro esperienza, positiva o negativa, di vita religiosa. Una metà circa è costituita da uno scambio epistolare avvenuto attraverso il sito del gruppo “Donne contro il silenzio”: il gruppo, a cui la Riggi appartiene, ha avuto un ruolo importante nella nascita del libro stesso. La prima parte dell’opera è invece di tipo teorico e affronta una questione che sta molto a cuore all’autrice: il rapporto tra la scelta della “consacrazione” e il discepolato, tra il servizio evangelico e l’istituzione religiosa.

L’autrice non nasconde la sua posizione, che è una critica dell’Istituzione, almeno quella che lei ha conosciuto, in quanto mira a uno sradicamento delle donne dal mondo, soffoca lo sviluppo umano della persona e condiziona pesantemente la capacità di giudizio. Tuttavia si preoccupa di non generalizzare e non nasconde che, «poste nelle medesime condizioni, alcune persone riescono ottimamente, mentre altre inciampano» (p. 99). Si rivolge in particolare alle religiose, ma pensa che il discorso possa riguardare chiunque si interroghi sul senso della “chiamata”. Ha un obiettivo militante: «È ora – dice – di caricarci, tutti e tutte, della responsabilità di seguaci di Cristo senza demandarla ad icone costruite su misura di una santità sacrificale benefica, elargitrice di mediazione presso Dio» (p. 100), e alla fine, con accenti più accorati: «Voglio anche amici ed amiche che sentano urgente il bisogno di interpretare e tradurre in gesti concreti il concetto di unico popolo di Dio, dove tutti coloro che sono alla sequela di Cristo si impegnino in modi diversificati, senza appartenenze assolutizzate» (p. 374).

C.M.

• Ausilia Riggi Pignata, Oltre il nulla. Percorsi di vita religiosa femminile, Premessa di A. Valerio, Postfazione di O. van Deth (Emmanuelle Marie), Colloqui con Ines Damilano, S. Pietro in Cariano (Vr), Il Segno dei Gabrielli editori, 2003, pp. 377, € 22.


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