Kathleen Ferguson, Storia di una perpetua
Socrates, Roma 2001
__________________________________________________________________________________________________________________________
Recensione
La scrittrice Kathleen Ferguson è nata in Irlanda nella contea di Derry. Nel
romanzo, in forma di narrazione autobiografica, racconta la vita di una donna
irlandese tra gli anni cinquanta e ottanta, perpetua in una parrocchia.
La prima osservazione che un lettore odierno formula si riferisce alla mancanza di attenzione ai conflitti e agli scontri fra le comunità cattolica e protestante, come è noto molto vivi e drammatici in tali decenni e ancora oggi tutt’altro che estinti; è presente solo qualche riferimento come sfondo ininfluente sulla vicenda.
La ragione di tale scelta risiede nel voler evidenziare la vita privata della protagonista, Brigid, fatta di assoluta dedizione al prete, al quale la scelta del vescovo l’ha assegnata fin da giovanissima. E’ stata così riscattata da un destino più oscuro a cui sarebbe stata altrimenti destinata: di famiglia povera, orfana di madre in tenera età, con il padre ricoverato in una clinica psichiatrica, insieme a una sorella e a un fratello è stata allevata in un orfanotrofio e lì preparata alla vita che l’attendeva.
Nel contesto sociale dell’Irlanda cattolica e provinciale di allora il ruolo di perpetua rappresentava comunque una elevazione sociale e perciò è accettato di buon grado dalla protagonista, ed è vissuto con totale dedizione e sacrificio di sé.
E’ quindi questo il primo aspetto universale che l’A. pone in luce, tralasciando i risvolti storici del periodo: la condizione femminile in una società arcaica. La vita privata non è ammessa, tanto meno la sessualità, ed emergerà solo alla fine, quando, licenziata per la morte del prete che ha amorevolmente curato fino all’ultimo respiro, acquista coscienza del suo stato, vuole essere finalmente autrice del suo destino, si apre alla vita e al mondo, avviandosi in età ormai canonica, al traghetto che la porterà in Inghilterra.
Il secondo aspetto generale posto in luce è la descrizione dell’ambiente ecclesiastico. I preti sono poco sinceri e intriganti, il vescovo è privo di carità ed è preoccupato solo dell’apparenza. Egli infatti allontana dalla sua sede il parroco di Brigid, padre Mann, quando si accorge della sua malattia, solo per evitare che la senilità faccia apparire il prete un po’ svanito e lo ricovera in un ospizio dove la perpetua lo segue, difendendolo fino all’ultimo.
Ultimo aspetto posto in luce è quello che potremmo definire l’abuso del potere. Il vescovo, alla morte di padre Mann, licenzia Brigid, a cui non ha mai corrisposto alcun compenso e neppure le concede un indennizzo, ignorandone sacrifici e dedizione. Analogo comportamento caratterizza anche le suore nel cui orfanotrofio Brigid e i suoi fratelli sono stati cresciuti.
Da un punto di vista letterario il romanzo manifesta un pregio che ne rende la lettura gradevole: un linguaggio ricco di humour e sarcasmo che evita di far cadere nel melodramma una vicenda così aspra e dura.
Torino, 1° giugno 2002 Domenico Todisco