Herbert Haag, Da Gesù al sacerdozio
Claudiana, Torino 2001
Recensione
L'esistenza, nella Chiesa,
dello stato clericale accanto a quello laicale non corrisponde a ciò che Gesù ha
fatto e insegnato, ed ancor meno vi corrisponde il sacerdozio che, in contrasto
con la prassi dei primi quattro secoli, la Chiesa (cattolica) ha poi
istituzionalizzato. È questa le tesi centrale che il teologo cattolico
Herbert Haag sostiene in Da Gesù al sacerdozio (ed.
Claudiana, Torino 2001, pp. 128, L. 19.000), una tesi che ha già
sollevato contro il teologo aspre critiche da parte dell'episcopato svizzero,
anche se da Roma la Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf), forse in
considerazione dell'età dell'autore - oggi 86enne - sulla vicenda non si è
ancora pronunciata direttamente.
Nato in Germania nel 1915, diventato sacerdote nel '40, Haag ha studiato
filosofia a Roma, teologia a Parigi e Friburgo (Svizzera), scienze bibliche a
Roma. Dal '48 al '60 è stato docente di Antico Testamento alla Facoltà teologica
di Lucerna, e dal '60 all'80 professore alla Facoltà teologica di Tubinga, in
Germania, dove per vari anni è stato collega di insegnamento del futuro card.
Joseph Ratzinger, attuale prefetto della Cdf. Nell'80 il teologo si è
ritirato a Lucerna, dove ha continuato a battersi per la riforma della Chiesa
cattolica romana, creando nell'85 la Fondazione Herbert Haag "per la libertà
nella Chiesa e al servizio di una fede cattolica aperta ed ecumenica". La
Fondazione ha premiato finora, tra gli altri, il teologo brasiliano della
liberazione, Leonardo Boff; la redazione del settimanale cattolico
tedesco Publik-Forum; il teologo tedesco Eugen Drewermann, il vescovo
francese Jacques Gaillot e gli iniziatori del movimento internazionale
"Noi siamo Chiesa" (Imwac) - tutti personaggi o organizzazioni in vario modo
impegnati per la riforma della Chiesa romana.
Autore di una settantina di opere (famoso il suo Bibellexikon), Haag ha pubblicato nel '97 il libro ora tradotto in italiano dalla Claudiana: un libro che ha messo a rumore il mondo teologico germanofono, attirandosi alti apprezzamenti ma anche aperte critiche. Il 12 gennaio 2000 mons. Amédée Grab, vescovo di Coira e presidente della Conferenza episcopale svizzera, ha firmato una Dichiarazione sulle tesi di Herbert Haag, sostenendo che il teologo "non solo informa in modo completamente sbagliato lettori e lettrici, ma soprattutto nega pubblicamente l'insegnamento della Chiesa confermato dal Concilio Vaticano II". Per tale ragione, i vescovi svizzeri sono costretti a "negare la fiducia" ad Haag, come teologo cattolico, in quanto egli "considera sbagliati i fondamenti della comprensione cattolica della Chiesa".
Il libro di Haag, che la Claudiana ha appena mandato in libreria, è preceduto da una nota introduttiva del pastore riformato di Locarno Paolo Tognina e arricchito da una ricostruzione cronologica del caso Haag, in Svizzera e fuori, firmata dal teologo cappuccino di Locarno Martino Dotta. Adista pubblica di seguito la "Premessa" dello stesso Haag che inquadra il problema in discussione, alcune parti della ricostruzione del caso di Martino Dotta, i passaggi più significativi delle argomentazioni di teologia, di tradizione e di pastorale di Haag e le conclusioni dello stesso teologo svizzero.
(Da Adista)
Pagine
Premessa
ORDINAZIONE E CELIBATO: DUE "INVENZIONI" ECCLESIASTICHE CHE DANNEGGIANO LA CHIESA
La crisi del sacerdozio cattolico romano è evidente. Tutto ciò che la chiesa ufficiale ha intrapreso finora per fronteggiarla non ha sortito alcun effetto. Mancanza di sacerdoti, comunità senza eucaristia, celibato, ordinazione delle donne sono i problemi che, accanto ad altri, maggiormente caratterizzano l'attuale difficoltà della Chiesa cattolica. Accade sempre più spesso che la conduzione delle comunità sia affidata a laici, i quali, tuttavia, non essendo "ordinati", non possono celebrare l'eucaristia con la loro comunità, anche se ciò dovrebbe propriamente far parte dei loro doveri. Nella Chiesa delle origini ciò non costituiva un problema. La celebrazione dell'eucaristia era di esclusiva competenza della comunità. Coloro i quali presiedevano l'eucaristia, con l'accordo della comunità, non erano "ordinati". Erano semplici membri della comunità. Oggi li definiremmo dei laici, uomini, ma anche donne, di regola sposati, ma anche non sposati. L'elemento determinante era l'incarico affidato dalla comunità. Perché oggi non dovrebbe essere realizzabile ciò che ieri era possibile?
Se Gesù, come si sostiene, ha istituito il sacerdozio della nuova alleanza, occorre chiedersi come mai non se ne trovi traccia nei primi quattrocento anni di storia della Chiesa. Si dice inoltre che i sette sacramenti che la Chiesa cattolica conosce siano stati tutti istituiti da Gesù. In più di un caso risulta tuttavia difficile dimostrare che le cose stiano davvero così. Nel caso del sacramento dell'ordinazione sacerdotale la dimostrazione è del tutto impossibile. Gesù ha piuttosto indicato, con parole e gesti, di non volere sacerdoti. Egli stesso non era un sacerdote, nessuno dei "dodici", e nemmeno Paolo, lo erano.
Allo stesso modo il ministero episcopale non può essere fatto risalire a Gesù. L'ipotesi secondo cui gli apostoli, allo scopo di garantire la successione del loro ministero, avrebbero insediato dei vescovi quali loro successori, è indifendibile. Il ministero episcopale, come ogni altro ministero ecclesiastico, è una creazione della Chiesa, il prodotto di uno sviluppo storico. Stando così le cose, la Chiesa può disporre liberamente,
in ogni momento, dei ministeri del vescovo e del sacerdote. Essa può decidere di mantenerli, modificarli o abolirli.
La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi - sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati - ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l'eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell'ordinazione delle donne e quello del celibato.
A chi sostiene che nella Chiesa non possono esserci due classi, si risponde spesso che esistono altri esempi di sviluppi organici la cui origine può essere fatta risalire solo indirettamente al Nuovo Testamento. Quale esempio si cita il battesimo dei bambini, che non trova diretto riscontro nel Nuovo Testamento, ma che nemmeno lo contraddice. Il richiamo ad altri sviluppi è però accettabile solo nella misura in cui quelli rispettino i principi fondamentali dell'evangelo. Allorquando essi li contraddicono su questioni decisive, sono illegittimi, inaccettabili e dannosi.
Tutto ciò si applica sicuramente alla Chiesa sacerdotale. Lo studio dei testimoni biblici e delle origini cristiane rivela in modo chiaro e convincente che la gerarchia e il sacerdozio si sono sviluppati, nella Chiesa, senza alcun rapporto con la Scrittura. Solo in una fase successiva è stata data una giustificazione dogmatica alla loro esistenza. Tutto indica che per la Chiesa è giunto il momento di recuperare la propria essenza originale.
(...)
Dedico questo libro, in modo particolare, ai credenti delle diocesi nelle quali
ho prestato il mio servizio ecclesiastico: Coira, Basilea e
Rottenburg-Stoccarda.
Herbert Haag, Lucerna, Capodanno 1997