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Ausilia Riggi Pignata, Da donna a donne - Un messaggio femminile attraverso i confini del sacro nella Chiesa

Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VR) 2000

 

Da  L'ESPRESSO

 

 

IL SAGGIO

Il giubileo dei preti sposati
di Gianni Vattimo



 

 


Mentre si umiliava a chiedere perdono alle più svariate categorie di perseguitati (da lei), non risulta che nell'anno giubilare la Chiesa abbia prestato alcuna attenzione a una vasta categoria di suoi figli perseguitati, i preti sposati. Un denso libro di Ausilia Riggi - una ex suora siciliana, studiosa di teologia, sposata lei stessa a un ex parroco - offre ora un'analisi molto articolata del problema, lontana da ogni intento scandalistico e ispirata alla ragionevolissima tesi che il celibato ecclesiastico non ha nulla di intrinsecamente sacro, giacché è imposto solo da una norma del Codice canonico. È del tutto comprensibile che i tanti preti che non si sentono - e non solo per "bassi" moventi egoistici - di rispettarla possano invece desiderare di continuare a esercitare un ministero che hanno abbracciato in nome di una autentica vocazione. La Chiesa, pur sapendo da attendibili inchieste che almeno l'80 per cento dei preti italiani non rispetta il celibato, impone ai preti che si sposano di dimenticarsi del sacerdozio, e anzi di nascondere la loro storia per non "dare scandalo". Così, mentre una minoranza affronta il lungo e umiliante processo della "dispensa" dal celibato, la maggioranza di loro continua vivere "nel peccato", con il risultato non marginale (l'autrice è anche molto vicina alle tematiche del femminismo) di ridurre le loro compagne al rango di (pubbliche o private) peccatrici necessariamente senza volto. Come mostra in modo convincente il libro, la questione del celibato ecclesiastico viene accuratamente evitata perché implicherebbe una generale revisione delle posizioni della chiesa sulla donna e da ultimo sulla sessualità in generale. Non sarebbe stato un tema di autentica riflessione giubilare, invece di tante chiacchiere?

(25.01.2001)

 

Descrizione


Non c'è tempo piu' significativo per un movimento di liberazione di quello dell'anno del Giubileo. Si puo' quindi salutare questo libro, composto di vissuti di donne e di storie nascoste, quale invito alla "liberazione" della donna nella Chiesa Cattolica. Con la parola "liberazione" si e', forse, scelto una parola eccessiva. Ma e' lo spirito giubilare a giustificare l'eccesso. Anche la liberazione della parola e del parlare e' una non secondaria liberazione nella Chiesa del Giubileo.

Questo libro di Ausilia Riggi e' un invito a superare una delle piu' sottili sottomissioni, effetto di una violenza simbolica paradossale, perche' invisibile alle sue stesse vittime: le donne. Il contesto è dunque quello della questione femminile che pone da qualche tempo, anche dentro la Chiesa Cattolica, una sfida evangelica agli elementi di cultura patriarcale e di dominio maschile.

I cinquanta profili raccolti nella seconda parte del volume ruotano attorno a donne la cui esperienza di vita e' segnata dal loro rapporto (di diverso genere) con i preti.

Queste testimonianze sono occasione per una riflessione seria sul fenomeno della dissociazione della donna dal "sacro", rappresentato nella Chiesa Cattolica dal presbiterio.

Ausilia Riggi, siciliana, 67 anni, è laureata in Scienze Umane ed e' iscritta all'albo dei giornalisti. Vive a Torino da trent'anni, dove è giunta insieme ad una cinquantina di Suore (staccandosi dall'Istituto nel quale ricopriva incarichi di responsabilita) per un'esperienza di vita religiosa in seno alla societa'. Il cardinale Pellegrino le accoglie e le incoraggia. Sfaldatosi tale progetto, e' vivamente presente in gruppi di base. dopo dieci lunghi anni di intensa amicizia con un parroco aperto al rinnovamento conciliare, si sposano.  La scelta e' sofferta. Ma le prove non fiaccano la loro comune volonta' di trasferire nella nuova realta' il meglio di un non facile passato.

L'Autrice ha sempre portato il suo contributo di scrittrice presso varie riviste, tra cui alcune di spiritualita'. Ha orientato i suoi studi e le sue produzioni soprattutto sul rapporto "sacro-donna".

 

Dall'Indice:  prefazioni di Adriana Zarri, Luigi Berzano, Ines Damilano - introduzione - !° PARTE: Perche' un discorso di donne in relazione ai preti - Progetto di liberazione per una categoria innominabile - Confronti col femminismo - il sacro e la donna - L'ipoteca celibataria e la donna nella chiesa cattolica - II°PARTE: Parole, silenzi, profili di donne (cinquanta donne raccontano la loro vita) III° PARTE: Confronti - Dibattito - due dialoghi - Frammenti documentari - Confronto con la nuova formazione celibataria (... sesso, terapie e monasteri ... la solitudine nella vita celibataria ... la purezza come castita' ... essere segno ... l'amore universale ... l'innamoramento dopo aver scelto il celibato - la fedeltà –

(La casa editrice)

 

Recensione

 

Inizio questa recensione, partendo dall'ultima pagina del libro; sì, proprio da quel riso di Dio, che dovrebbe ridimensionare nel lettore (la mia vuole essere semplicemente quella di un uomo) un tema così coinvolgente come quello del celibato ecclesiastico, che viene affrontato indirettamente, per le ripercussioni umane che ha nella vita delle donne.

Ebbene, c'è un costante, forse inconscio, anelito al recupero di quel sorriso originario, da creazione del mondo.

E' questo anelito non dichiarato ma omnipervasivo che mi fa inneggiare alla straordinaria levità della trattazione, anche là dove, come nella prima parte, il 'pondus' della teoresi potrebbe piegare qualche schiena non troppo robusta. Eppure è questa teoria lucida e lontana da ogni vis polemica o scandalismo, a cui il lettore si abbevera per cercare una ragione fondante alla seconda parte, quella dei profili di donne, scorrevole e coinvolgente.

Il sapiente equilibrio di teoria e prassi mi richiama il cervello destro e sinistro della mente bicamerale, l'emozione e la ragione, la vibrazione femminile e a quella maschile, l'ES e l'IO: tutte immagini, certamente, di quel dualismo la cui composizione troviamo in quel SORRISO ANTERIORE AGLI DEI la cui nostalgia l'Autrice risveglia nel lettore.

Per tutto ciò ho letto il libro con gli occhi di un affamato e con il cuore di un amico. La tecnica delle lettura è stata quella di un essere che vola nella luce, la farfalla: abbandonando la 'stupida' razionalità, zigzagando qua e là, sorbendo un po' di nettare ora da questo ora dall'altro fiore, caso mai tornando poi da quello più succoso o più abbondante, apparentemente senza una meta, perché la farfalla, a differenza degli altri volatili, esprime meglio quell'idea di libertà dove si collocano i profili che, nei titoli, diventano tipologie, e a cui a pieno titolo viene negato il valore di storie. Che potrebbero anche averlo se, aristotelicamente, la storia è la narrazione de verosimile o se, più crudamente con Manzoni, la storia non sa ed è costretta ad inventare. Ma qui non è inventato proprio nulla, come potrebbe il più onesto cronista. Caso mai ci si ferma sempre uno o più gradini al di sotto della realtà, quanto questa è più cruda. E poi la psicologia di una persona è un patrimonio troppo sfuggente per diventare storia per altri che non ne sia titolare. L'Autrice indaga il profondo di queste donne con discrezione, in punta di penna, per fermarsi poi sulla soglia dell'intimità: un semplice sguardo di complicità pudica, per poi ritirarsi.

Non ci sono paletti alla ricerca; ci sono spazi aperti in ogni direzione alla scoperta dell'universo femminile. E ciò, per noi uomini, mi si lasci dire, è stimolante e 'figo' al massimo!

L'Autrice professa di appartenere alle trasgressive, senza condanne né invettive. Semplicemente perché non ne ha bisogno. Con i suoi strumenti culturali rompe il giocattolo sacrifical-ibernato del celibato sacerdotale sull'esempio di quel Sommo Trasgressivo che ancora segue ed ama…

Se un piccolo filo di amore-odio all'istituzione-chiesa poteva sembrare il leit-motiv di questa lettura, la risata finale toglie ogni ambiguità e dona a tutta l'opera un vero significato terapeutico.

E non sarebbe la risata che ci mette in sintonia con le pulsazioni dell'universo?

Un cervello destro che ride del sinistro e delle sue assurde pretese di razionalità non offrirebbe il miglior rimedio per 'guarire dal male' (Starobinskj)?

E se, invece di un Dio che ride di noi, fossimo noi a ridere delle assurde idee che su di Lui ci sono state trasmesse?

Carlo Vaj

 

*
Il libro è la testimonianza di un’esperienza reale: la presenza nella Chiesa cattolica di donne sposate a sacerdoti che mantengono il loro ministero nella comunità. Senza piagnistei su un indubbio stato di sofferenza, l’autrice guarda oltre e, nel portare alla luce questa realtà nascosta, fa emergere il problema del rapporto uomo-donna nell’istituzione ecclesiastica.

Il problema affrontato dal libro è di ampia portata: essere Chiesa, farsi coppia e rimanere reciprocamente l’altro necessario. Nella fedeltà al messaggio biblico: «Non è bene che l’adam sia solo. Gli faremo un aiuto che sia come davanti a lui» (Gn 2,18.20). La traduzione letterale dell’ebraico ezer kenegdo è: «aiuto come contro lui», e non indica contrapposizione, ma reciproca alterità. I due sono e devono rimanere reciprocamente altri, uguali ma diversi. Di tutti gli esseri viventi, solo l’adam ha bisogno di un kenegdo, ha bisogno dell’Altro.

L’uomo, maschio e femmina, è e rimane tale solo se vive il bisogno dell’altro come costitutivo del suo esserci. L’incontro-confronto fra l’uomo e la donna diventa così paradigmatico di ogni relazione interpersonale con l’altro per razza, cultura, religione.

Scrive il filosofo Lévinas: «Io tento di non presentare la mia relazione con l’Altro come un attributo della mia sostanzialità, ma al contrario come il fatto della mia destituzione, della mia deposizione (proprio nel senso della deposizione di un sovrano)». Accertare la deposizione dell’io sovrano, il disarmo, la vulnerabilità per incontrare l’altro e lasciarsi da lui spaesare: questa la sfida delle donne alla Chiesa per farsi tutti uniti ma non confusi, distinti ma non separati, epirania di pace per l’intera creazione.

Una sfida ben più impegnativa dell’abolizione della legge del celibato.

Vilma Gozzini

 


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