Stefano Sodano, Preti sposati nel diritto canonico orientale
F.P.E., Trieste 2000
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Descrizione
Il volume espone la ricerca condotta dall’autore per la tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena sul tema "L’ammissione al Presbiterato degli uomini sposati nel diritto delle Chiese Orientali Cattoliche", relatore il Prof. Giomomento in cui anche in Occidente vi sarà un duplice clero, celibe di rito latino e coniugato di rito orientale? Vi sono ostacoli insormontabili a tale prospettiva? Il diaconato permanente non presenta già anche nella Chiesa Latina la figura di un membro del clero sposato? Che cosa riserva il futuro? Una realtà così attuale come l’immigrazione non potrebbe porre alla pastorale anche problemi di tale natura? Domande aperte, cui il libro cerca di rispondere a partire da una riflessione di fondo: il sacerdote cattolico sposato d’Oriente si incammina con gioia e fatica sul sentiero impervio del rapporto tra "Eros" e "Agape" e tale rapporto deve d’altra parte confrontarsi con l’assetto normativo che il diritto canonico presenta.
………..
Il dato normativo che consente l’ordinazione presbiterale degli uomini sposati nel diritto canonico orientale può costituire un luogo teologico di "inveramento" dello stesso ordinamento della Chiesa, attraverso l’assunzione, all’interno dell’esperienza giuridica della Comunità Ecclesiale, della complessa realtà dell’amore coniugale testimoniata dalla vita concreta di un prete cattolico. La constatazione giuridica della possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati secondo il diritto canonico orientale può avere implicazioni più ampie del mero rilievo disciplinare -che comunque il volume intende indagare nei suoi molteplici aspetti- coinvolgendo delicate questioni ecumeniche, pastorali ed inerenti alla stessa spiritualità del sacerdozio e del matrimonio.
Il presbitero legittimamente coniugato nelle Chiese d’Oriente, che sono in comunione piena e perfetta con la Sede del Vescovo di Roma, attua nella propria persona questa singolare compresenza di una duplice realtà ecclesiologica e di rilevanza sociale: la dedizione al ministero del prete e la scelta di vita familiare…..
L’intervista
Il porporato
intervistato da padre Federico Lombardi
CITTÀ DEL VATICANO, domenica, 17 settembre 2006 (ZENIT.org).- La pace è
l'impegno prioritario della diplomazia della Santa Sede, ha detto il Cardinale
Angelo Sodano, fino al 15 settembre Segretario di Stato, in un’intervista
concessa in occasione del suo congedo dall’incarico al portavoce del Vaticano,
padre Federico Lombardi, in qualità di direttore della “Radio Vaticana”. Per
oltre quindici anni primo collaboratore del Papa, il Cardinal Sodano è stato tra
gli artefici dello straordinario sviluppo dei rapporti diplomatici della Santa
Sede con gli altri Stati. Queste sono le sue parole, che la “Radio Vaticana” ha
trasmesso in due parti, tra sabato e domenica.
Eminenza, Lei è stato tra gli artefici dello straordinario sviluppo dei
rapporti diplomatici della Santa Sede con gli altri Stati.
Card. Sodano: Oggi la Santa Sede ha rapporti diplomatici con 174 Stati. E’ un lavoro lento, continuo, a volte silenzioso, come lo è il metodo della diplomazia, per tenere i rapporti con le autorità civili e per promuovere così anche il progresso spirituale dei popoli. Particolare importanza io ho cercato di dare a questo lavoro, sviluppando i contatti con visite, ricevendo capi di Stato, capi di governo, ambasciatori in modo che questo lievito del Vangelo penetri sempre più anche nella vita dei popoli.
Nei rapporti con gli Stati, noi sappiamo che durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, e quindi anche durante il suo servizio come segretario di Stato, vi sono stati molti sviluppi: è cresciuto il numero degli Stati che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede. Vuole dirci qualcosa di più specifico sugli sviluppi in questo campo?
Card. Sodano: Mi fa particolarmente piacere ricordare il lavoro di questi
anni, soprattutto con l’Europa centro-orientale, dominata fino al 1990 dai
regimi comunisti. Ebbene, ho avuto la gioia di collaborare con il Santo Padre
Giovanni Paolo II nel ristabilire rapporti diplomatici con tutti questi Stati.
Pensi che prima, nell’antica Unione Sovietica, non c’era una rappresentanza
pontificia: adesso ce ne sono sei, addirittura! Una in Russia, una in
Bielorussia, una in Ucraina, una in Georgia, Armenia e Azerbaigian, una nei
Paesi asiatici dell’ex-Asia sovietica – Kazakhstan, Tagikistan, Uzbekistan e
così via – e una nei Paesi baltici. Quindi, è una presenza capillare degli
inviati pontifici. E poi nell’Europa centro-orientale sono nate altre sei
nunziature e altrettante nei Balcani: quindi sono 18 nuove nunziature che sono
sorte e che ci permettono di essere presenti in modo significativo. Poi, si è
cercato in questi anni di rafforzare la presenza della Santa Sede
nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dando un nuovo Statuto, anzi, ottenendo
da tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite, in una specifica votazione, che
l’Osservatore della Santa Sede abbia uno Statuto specifico, diverso dalle altre
organizzazioni, appunto perché la Santa Sede non rappresenta solo
un’organizzazione religiosa mondiale, ma rappresenta anche uno Stato. Abbiamo
cercato di intensificare i contatti con l’Unione Europea in questo grande
dibattito sul futuro dell’Europa, istituendo anche una nunziatura a Bruxelles
appunto presso l’Unione Europea. Ed io ho cercato di lavorare come potevo, nel
miglior modo possibile, per collegare meglio questi tre grandi organismi
europei: l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa a Strasburgo e l’Organizzazione
per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, l’ex Conferenza di Helsinki che
adesso ha sede a Vienna, che a volte fanno lo stesso lavoro e sono come tre
cerchi concentrici, che occorre ristudiare e ridefinire. Molti governi mi hanno
ringraziato per questa presenza e per questo sforzo di riorganizzazione. Quindi,
come vede, il lavoro del contatto con gli Stati è stato molto grande e devo
rendere omaggio a chi mi ha aiutato in questo lavoro: prima l’arcivescovo
Tauran, come segretario per i Rapporti con gli Stati, e poi l’arcivescovo Lajolo
fino ad oggi…
Uno degli argomenti fondamentali nel servizio della Santa Sede all’umanità è
quello della pace. Vuole ricordare quali sono gli sviluppi e i momenti
essenziali del servizio della pace in questi anni?
Card. Sodano: Io credo che siano stati anni provati da grandi tensioni
internazionali. Ci fu, in questo periodo, il grande dramma dei Balcani; io
stesso accompagnai a Sarajevo, alla fine della guerra, Papa Giovanni Paolo II e
sono stato testimone della tragedia di una città messa in ginocchio, sventrata
in gran parte da questa inutile strage… Poi, abbiamo avuto le grandi guerre in
Africa, la guerra dei Grandi Laghi, una guerra dimenticata che ha fatto tanti
morti tra hutu e tutsi… Poi, piccoli e grandi conflitti, ma pensiamo ai morti a
Timor Est, dei quali la Santa Sede si è molto occupata, e recentemente, in
Darfur… Quindi, il problema della pace è sempre stato tra le prime
preoccupazioni della Santa Sede ed anche mie personali. Ho cercato anch’io, come
potevo, di meritarmi la settima Beatitudine del Vangelo: “Beati i costruttori di
pace”!
Sull’Italia, che cosa ci dice? C’è sempre un rapporto molto intenso, data la ‘vicinanza’ tra la Santa Sede e l’Italia…
Card. Sodano: Sì, nel corso di questi 15 anni, ho avuto numerosi contatti con i primi ministri italiani: le relazioni sono facili e cordiali, perché ormai tracciate sul grande binario dei Patti Lateranensi. Ogni giorno che passa vedo come siano stati provvidenziali i Patti Lateranensi, perché assicurano davvero una cooperazione nel senso migliore della parola, nel rispetto delle reciproche autonomie, e quindi mi sembra un rapporto di cordialità ricordando i grandi interessi dei cattolici in Italia: la vita, la famiglia, la scuola; ricordando i grandi problemi internazionali per un comune lavoro nelle riunioni internazionali, nella politica internazionale. E devo dire che, in genere, con tutti i primi ministri e con i ministri degli Esteri c’è stato un rapporto di grande cordialità.
*
Eminenza, Lei è al termine di questo lungo servizio come segretario di Stato;
il suo servizio come segretario di Stato è stato uno dei più lunghi, per lo meno
nel secolo che adesso è passato. Vuole tracciare una breve sintesi di questo
lungo periodo di servizio?
Card. Sodano: E’ sempre difficile fare una sintesi per me. Come lei ha
detto, sono stati lunghi anni di servizio, più di 15 come segretario di Stato.
Vorrei però anche ricordare che questo periodo si inserisce in altri 30 anni di
servizio alla Santa Sede: in tutto, quindi, sono 45 anni della mia vita
sacerdotale ed episcopale dedicati a questa grande causa di aiutare il Santo
Padre e la Sede Apostolica in generale a compiere la sua missione nel mondo. La
sintesi non è facile. Ho lasciato la diocesi di Asti in spirito di servizio;
iniziai, dopo i due anni di Accademia, fatti nel ’59 e nel ’60, il mio servizio
diretto alla Santa Sede, destinato da Papa Giovanni XXIII alla nunziatura in
Ecuador, alla rappresentanza di Quito. Da lì, si è sviluppato questo lungo
servizio diplomatico che è proseguito nella nunziature in Uruguay e in Cile e
poi negli uffici della Segreteria di Stato, e che è culminato con questo
servizio a cui mi ha chiamato la bontà e la fiducia del compianto Papa Giovanni
Paolo II. Mi sembra che una sintesi possa essere questa: ho cercato di servire
la Chiesa come ogni buon cristiano, come ogni figlio della Chiesa, che sia
laico, sacerdote, vescovo o cardinale; questo spirito di servizio posso dire
proprio qui, davanti al Signore, che mi ha sempre guidato, è stato un po’ la
stella polare del mio lavoro.
Questo servizio che Lei ha svolto e che anche la Segreteria di Stato
nell’insieme svolge, è un servizio di carattere piuttosto ‘politico’, avendo
questo aspetto dei rapporti internazionali, dei rapporti con gli Stati, oppure,
può essere qualificato anche come un servizio pastorale, con una sua
caratteristica che discende dalla natura della Chiesa?
Card. Sodano: Mi sono sempre piaciute quelle parole del Signore: “Nella
casa del mio Padre vi sono molte mansioni”, per dire che anche nella Chiesa ci
sono attività diverse, tutte volte al grande fine che ci unisce: il fine del
Padre Nostro, il fine del ‘venga in mezzo a noi il Tuo Regno’, il fine
dell’‘adveniat regnum tuum’. Papa Giovanni Paolo II, nella sua riforma della
Curia del 1988, diede proprio alla sua Costituzione Apostolica il titolo “Pastor
Bonus”, cioè chiamando la Curia ad ispirarsi a Cristo, il Buon Pastore,
sollecito del bene del suo gregge. E così, io ho vissuto questo servizio con
questo spirito pastorale. Anche terminando il mio servizio qui come segretario
di Stato, ho voluto fare omaggio a tutti i collaboratori e le collaboratrici del
nostro ufficio di una mia pubblicazione cui ho dato appunto questo titolo: “Il
lievito del Vangelo: la presenza della Santa Sede nella vita dei popoli”, perché
altro non è lo scopo della presenza della Santa Sede nella vita internazionale,
se non quello di portare il messaggio cristiano. Gesù ci ha detto: “Ciò che
avete ascoltato con le orecchie, predicatelo sui tetti”: è quindi una forma di
predicare nelle tribune internazionali, sui tetti del mondo il Vangelo di Cristo
in cui solo i popoli possono avere salvezza. E pensavo a queste parole di Gesù,
quando ho dovuto parlare a New York all’Assemblea delle Nazioni Unite, a
Ginevra, a Strasburgo al Consiglio d’Europa e in altri fori internazionali. E’
una forma di annunzio del Vangelo: la semente, poi, a volte cade in un terreno
buono, a volte no, ma questa è la missione!
Venendo ad una domanda un po’ più personale: quali sono i momenti che Lei
ricorda con particolare intensità o con particolare gusto o gratitudine di
questo periodo?
Card. Sodano: Lei mi fa una domanda che mi prende un po’ alla sprovvista
… Ho sempre davanti a me il ricordo, ad esempio, all’inizio del mio servizio,
del viaggio a Mosca nell’autunno del 1990, per preparare le relazioni con la
Santa Sede dopo la caduta del comunismo. Un incontro lungo, fecondo di bene, con
il presidente Gorbaciov che permise poi la venuta a Roma di quel capo di Stato e
l’inizio di questa nuova pagina di rapporti con la Russia di oggi. Ricordo con
commozione la mia visita a Calcutta, in India, come Legato pontificio per la
morte di Madre Teresa; ricordo i viaggi con Giovanni Paolo II: lo accompagnai 53
volte, dal 1991 a Fatima, il 13 maggio, nel decennio dell’attentato, fino
all’ultimo, a Lourdes, nella festa dell’Assunta, del 2004. Sono stati momenti
belli. Poi, un momento che ricordo in particolare: l’agonia e la morte di questo
grande Papa che ha voluto chiamarmi come suo collaboratore. Furono giorni di
dolore intenso per me, come per tutti noi, e rimarranno indelebili nella mia
memoria. Tra gli eventi ecclesiali che più mi sono cari ricordo la visita che ho
fatto in Kazakhstan nel 2003, per stabilire la gerarchia ecclesiastica,
l’arcivescovo di Astana, nella capitale, gli altri vescovi ad Almaty, a
Karaganda e l’amministratore apostolico ad Atyrau, ridando vita alla presenza
della Chiesa in quel Paese, con il quale anche la Santa Sede è riuscita – anche
con il mio impegno personale – a fare addirittura un accordo, che può essere di
esempio per gli accordi con i Paesi islamici. Piccoli o grandi ricordi che
rimarranno fissi nel mio cuore …
Lei termina il suo servizio come segretario di Stato, ma continua ad essere
il decano del Collegio cardinalizio. Ci vuole descrivere brevemente anche il
significato di questo compito?
Card. Sodano: Nel Codice di Diritto canonico, sono ben descritti questi
due organismi consultivi del Papa: il Sinodo dei vescovi e il Collegio
cardinalizio. Anzi, non è un mistero rivelare che quando si preparava il Codice,
non si sapeva se mettere prima il Collegio dei cardinali o prima il Sinodo dei
Vescovi. Si preferì poi mettere prima il Sinodo dei vescovi perché rappresenta
forse meglio la base della Chiesa universale. Dunque, il Sinodo dei vescovi e il
Collegio cardinalizio sono organi consultivi del Papa: il Sinodo dei vescovi si
muove attraverso le sue assemblee sinodali o generali o speciali o locali; il
Collegio cardinalizio si muove attraverso i concistori – regolari, straordinari
– attraverso anche delle riunioni informali. Il Santo Padre Benedetto XVI ha
manifestato la sua volontà di dare nuova vita al Collegio cardinalizio, definito
– e giustamente – nel corso dei secoli come il ‘Senato del Papa’ – e quindi mi
impegnerò particolarmente per consultare i cardinali sui problemi più urgenti
della Chiesa, per favorire riunioni più frequenti, per tenere una maggiore
corrispondenza anche tra di noi, per conoscerci meglio. E così, potrò continuare
a portare il mio granello di arena a questo grande ideale dell’attività del Papa
nel mondo di oggi, attività che vedo sempre più apprezzata: anche chi lo
critica, a volte, sa che è una voce serena, indipendente dalle pressioni
politiche, per il bene dell’umanità. Il cardinale Casaroli di santa memoria, mia
predecessore, alla fine della vita pubblicò un libro: “Per la Chiesa e per il
mondo”, sintetizzando così il suo lavoro, al servizio della Chiesa e al servizio
del mondo, per lo sviluppo, per la pace, per la concordia. E io credo che anche
il mio lavoro sarà sempre questo: per la Chiesa e per il mondo. Molte grazie.
Grazie a Lei, eminenza, e grazie per tutto quello che ha fatto anche per noi,
come segretario di Stato, e auguri per questi compiti che continuano ad essere
molto importanti per la Chiesa…
Card. Sodano: Molte grazie a Lei, caro padre. Vorrei anche dire che in
questi anni sono stato sempre vicino all’attività della Radio Vaticana: ho visto
il grande bene che svolge nel mondo e quindi colgo anche l’occasione per
augurare a Lei ed ai collaboratori un rinnovato impegno. Anche il vostro lavoro
lo si può definire lavoro pastorale, perché è al servizio della diffusione del
Regno di Dio. Ricordo quel disco che a volte sento ancora, quando la voce del
Papa Pio XI inaugurò la Radio Vaticana, in quella bella lingua latina: “Ut
Verbum Dei clarificetur et diffundatur”. Così, anch’io auguro alla Radio
Vaticana, alla fine del mio servizio come segretario di Stato, che continui in
questo solco fecondo di diffusione della Parola di Dio e dell’attività della
Santa Sede. Molte grazie.
Grazie a Lei.