BELILLO CONTRO RATZINGER
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RATZINGER: BELILLO (PDCI),
OSCURANTISMO E INTOLLERANZA ’’Pacs grande scelta di civiltà’’ venerdì 19
novembre 2004 , di ASCA
(ASCA) - Roma, 19 nov - ’’L’intervista
rilasciata oggi dal cardinale Ratzinger, con passaggi sconcertanti e gravi su
sessualità, contraccezione e matrimoni gay, segna lo scenario di una Chiesa
oscurantista e intolleranté’. Lo afferma Katia Bellillo, responsabile diritti
civili del Pdci.
’’La Chiesa, od ogni altra religione,
facciano pure il loro dovere ma non credano - prosegue la Berillo - di poter
occupare gli spazi ed i livelli pubblici, dello Stato e della società nei
quali ogni persona ha il diritto a vivere nel rispetto e nella felicità. Non
si può pensare di bloccare il progresso morale e civile. In questo una tappa
importante, anzi una ‘rivoluzione’ -come dice lo stesso Rtzinger ma in senso
dispregiativo- é rappresentata dalla contraccezione e dall’aborto, che hanno
consentito - per aspetti diversi- alla donna di divenire soggetto e padrona
del proprio corpo, dopo anni di vera e propria schiavitù psicologica e
materiale.
Allo stesso modo, poiché nulla di
vergognoso vi é nella sessualità, ognuno ha diritto di viverla come e con chi
vuole. Così il riconoscimento anche normativo delle coppie di fatto o i
matrimoni gay, rappresentano non - come dice Ratzinger- ‘una scelta
distruttiva per la società’, ma una grande scelta di civiltà nella direzione
del riconoscimento di uguali diritti per tutti, per una società migliore".
Il testo dell’intervista di Ratzinger
"IL LAICISMO
NUOVA IDEOLOGIA
L´EUROPA NON EMARGINI DIO"
Intervista al cardinale Ratzinger, capo dell´ex Sant´Uffizio: "I matrimoni gay sono una scelta distruttiva per la società. Sono un segno di decadenza"
venerdì 19 novembre 2004, di
La Repubblica
laicità giusta - Lo Stato non impone una religione, ma dà alle religioni spazio per costruire la società civile: ecco la laicità giusta
crocifisso in aula - Se si perdesse la sostanza cristiana di un popolo,
la Croce in pubblico potrebbe essere discussa: per me sarebbe triste
gay e spagna - I matrimoni gay sono una scelta distruttiva per la
società. Sono un segno di decadenza
divino e politica - Parlare di Dio in politica sembra indecente. E lo
stesso avviene per l´economia
la sfida islamica - Ci sono tanti modi di essere musulmani. È comunque
una sfida positiva la loro ferma fede in Dio
MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - L´Europa, culla e pilastro del cattolicesimo, sta perdendo
la sua connotazione cristiana. Già oggi i non praticanti, gli indifferenti e gli
agnostici sono maggioranza. Per la Chiesa di Roma è una sfida decisiva. Ed è da
qui che partiamo nel colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger nella Sala
Rossa del Sant’Uffizio. Congregazione per la Dottrina della fede si chiama oggi
ed il suo capo è stato e continua ad essere un pilastro del pontificato
wojtyliano.
«Viviamo in una situazione di grande trasformazione. Denatalità e immigrazione -
ci confida il porporato - mutano anche la composizione etnica dell’Europa.
Soprattutto siamo passati da una cultura cristiana ad un secolarismo aggressivo
e a tratti persino intollerante. E ciò nonostante, sebbene le chiese si svuotino
e tanti non riescano più a credere, la fede non è morta. Sono sicuro che anche
nel contesto di una società multiculturale, e fra grandi contrasti, la fede
cristiana rimanga un fattore importante, capace di fornire forza morale e
culturale al continente».
Dunque il cardinale Ratzinger non è pessimista?
«Ottimismo e pessimismo sono categorie emozionali. Io penso di essere realista.
Resto convinto della forza interiore della fede. Piuttosto il cattolicesimo è
diventato sempre più "cattolico", cioè universale. E mentre altri continenti
scoprono il loro modo di essere cristiani e cattolici, l´Europa non sarà più una
voce così determinante come in passato. Avrà una grande rilevanza, ma sempre
all’interno di un concerto internazionale».
Dopo l´affare Buttiglione certi gruppi laici e cattolici dipingono un
cristianesimo assediato in Europa.
«Esiste un´aggressività ideologica secolare, che può essere preoccupante. In
Svezia un pastore protestante, che aveva predicato sull’omosessualità in base ad
un brano della Scrittura, è andato in carcere per un mese. Il laicismo non è più
quell’elemento di neutralità, che apre spazi di libertà per tutti. Comincia a
trasformarsi in un´ideologia che si impone tramite la politica e non concede
spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, la quale rischia così di
diventare cosa puramente privata e in fondo mutilata. In questo senso una lotta
esiste e noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l´imposizione di
un´ideologia che si presenta come fosse l´unica voce della razionalità, mentre
invece è solo l´espressione di un "certo" razionalismo».
Ma per lei cos´è la laicità?
«La laicità giusta è la libertà di religione. Lo Stato non impone una religione,
ma dà libero spazio alle religioni con una responsabilità verso la società
civile, e quindi permette a queste religioni di essere fattori nella costruzione
della vita sociale».
Eppure ci sono frontiere delicate. Prendiamo il crocifisso nelle scuole. C´è la
tendenza, che trovo banalizzante, di dire che è simbolo di amore universale e
quindi non può dare fastidio a nessuno. In realtà è anzitutto il segno di un Dio
e di una religione. Non è comprensibile che ci sia chi afferma che non ci può
essere un solo segno imposto?
«Dipende dalle situazioni storiche. Possono darsi paesi che non hanno una storia
o una presenza cristiana e quindi non vogliono questo segno perché non esprime
un´eredità e un orientamento morale comune. Io penso che grazie a Dio l´Italia,
e anche parte della Germania, sono ancora così segnate dal loro passato e dal
loro presente cristiano che il crocifisso resta per loro un punto di
orientamento. La Croce ci parla di un Dio che si fa uomo e muore per l´uomo, che
ama l´uomo e perdona. E questa è già una visione di Dio che esclude il
terrorismo e le guerre di religione in nome di Dio. Può darsi che in futuro si
perda la sostanza cristiana in un popolo: allora si potrebbe dire che non c´è
più questo orientamento comune e magari non si potrebbe più offrirlo negli spazi
pubblici. Per me sarebbe un passaggio triste e perciò mi impegno personalmente
perché non vada persa questa sostanza cristiana».
Ma se un ebreo o un musulmano, senza polemiche, chiedono di trovare nella scuola
anche un segno della loro fede, è giusto negarlo?
«Si può riflettere sulle condizioni di un simile caso, ponderando bene tutte le
differenze che esso comporta. Ma è una questione aperta, dovrei rifletterci
sopra in modo più approfondito».
Non crede che esiste una difficoltà della Chiesa a farsi capire dall’uomo di
oggi?
«Non facciamone un´immagine mitica, l´uomo d´oggi è molteplice. E´ assai diverso
in America latina, in Africa o in Asia. E anche tra noi ci sono ceti sociali con
svariate visioni del mondo. Ma è vero che il cristianesimo ha difficoltà a farsi
capire nel mondo odierno, specialmente in quello occidentale: americano ed
europeo. Sul piano intellettuale il sistema concettuale del cristianesimo appare
molto lontano dal linguaggio e dal modo di vedere moderno. Basterebbe pensare
solo alla parola "natura": come ha cambiato senso! Dobbiamo, senza dubbio, fare
il possibile per tradurre questo sistema concettuale in modo che emerga la vera
essenza del cristianesimo».
Come descriverla?
«Una storia di amore fra Dio e gli uomini. Se si capisce questo nel linguaggio
del nostro tempo, il resto seguirà».
Basta questo?
«C´è anche la difficoltà ad accettare il cristianesimo dal punto di vista
esistenziale. Gli attuali modelli di vita sono molto diversi e quindi l´impegno
intellettuale da solo non è sufficiente. Bisogna offrire spazi di vita, di
comunione, di cammino. Solo attraverso esperienze concrete e l´esempio
esistenziale è possibile verificare l´accessibilità e la realtà del messaggio
cristiano».
Torna a diffondersi la tentazione di rifugiarsi nel sogno di una società
organicamente cristiana. Ha senso?
«Certamente no. Era una situazione storica determinata con luci ed ombre, come
testimonia anche la storia della Chiesa. Oggi si tende a vedere piuttosto le
ombre, ma vi erano anche luci, come rivela la grande cultura medievale. Adesso,
rifugiarsi in una situazione non più ripetibile sarebbe assurdo. Dobbiamo
accettare che la storia vada avanti, affrontando la difficoltà di credere in un
contesto pluralista, ma sapendo bene che vi sono pure nuove possibilità per una
fede libera e adulta. La fede non è solo il risultato di una tradizione e di una
specifica situazione sociale, ma anzitutto l´esito di un libero sì del cuore a
Cristo».
Dove sta Dio nella società contemporanea?
«E´ molto emarginato. Nella vita politica sembra quasi indecente parlare di Dio,
quasi fosse un attacco alla libertà di chi non crede. Il mondo politico segue le
sue norme e le sue strade, escludendo Dio come cosa che non appartiene a questa
terra. Lo stesso nel mondo del commercio, dell´economia e della vita privata.
Dio rimane ai margini. A me sembra invece necessario riscoprire, e le forze ci
sono, che anche la sfera politica ed economica ha bisogno di una responsabilità
morale, una responsabilità che nasce dal cuore dell’uomo e, in ultima istanza,
ha a che fare con la presenza o l´assenza di Dio. Una società in cui Dio è
assolutamente assente, si autodistrugge. Lo abbiamo visto nei grandi regimi
totalitari del secolo scorso».
Un grosso nodo è l´etica sessuale. L´enciclica Humanae Vitae ha prodotto
un fossato tra magistero e comportamento pratico dei fedeli. E´ ora di
rimeditarla?
«Per me è evidente che dobbiamo continuare a riflettere. Già nei suoi primi anni
di pontificato Giovanni Paolo II ha offerto al problema un nuovo tipo di
approccio antropologico, personalistico, sviluppando una visione molto diversa
della relazione fra l´io e il tu dell’uomo e della donna. Vero è che la pillola
ha dato il via ad una rivoluzione antropologica di grandissime dimensioni. Non
si è rivelata essere, come forse si poteva pensare all’inizio, solo un aiuto per
le situazioni difficili, ma ha cambiato la visione della sessualità, dell’uomo e
del corpo stesso. E´ stata sganciata la sessualità dalla fecondità e così è
cambiato profondamente il concetto della stessa vita umana. L´atto sessuale ha
perso la sua intenzionalità e finalità, che prima era sempre stata visibile e
determinante, sicché tutti i tipi di sessualità sono diventati equivalenti.
Soprattutto da questa rivoluzione consegue l´equiparazione tra omosessualità ed
eterosessualità. Ecco perché dico che Paolo VI ha indicato un problema di
grandissima importanza».
Ecco, l´omosessualità. E´ un tema che riguarda l´amore fra due persone e non la
mera sessualità. Cosa può fare la Chiesa per capire questo fenomeno?
«Diciamo due cose. Anzitutto dobbiamo avere un grande rispetto per queste
persone, che soffrono anche e che vogliono trovare un loro modo di vivere
giusto. D´altra parte, creare ora la forma giuridica di una specie di matrimonio
omosessuale, in realtà, non aiuta queste persone».
Quindi lei giudica negativamente la scelta fatta in Spagna?
«Sì, perché è distruttiva per la famiglia e la società. Il diritto crea la
morale o una forma di morale, poiché la gente normale comunemente ritiene che
quanto afferma il diritto sia anche moralmente lecito. E se giudichiamo questa
unione più o meno equivalente al matrimonio, abbiamo una società che non
riconosce più la specificità né il carattere fondamentale della famiglia, cioè
l´essere proprio dell’uomo e della donna che ha lo scopo di dare continuità -
non solo in senso biologico – all’umanità. Ecco perché la scelta fatta in Spagna
non reca un vero beneficio a queste persone: poiché in tal modo distruggiamo
elementi fondamentali di un ordine di diritto».
Eminenza, a volte la Chiesa dicendo no su tutto, è andata incontro a sconfitte.
Non dovrebbe essere almeno possibile un patto di solidarietà fra due persone,
anche omosessuali, riconosciuto e tutelato dalla legge?
«Ma l´istituzionalizzazione di una simile intesa - lo voglia o no il legislatore
- apparirebbe necessariamente all’opinione pubblica come un altro tipo di
matrimonio e la relativizzazione sarebbe inevitabile. Non dimentichiamo poi che
con queste scelte, verso cui oggi inclina un´Europa - diciamo così - in
decadenza, ci separiamo da tutte le grandi culture dell’umanità, le quali hanno
sempre riconosciuto il significato proprio della sessualità: cioè che un uomo e
una donna sono creati per essere congiuntamente la garanzia del futuro
dell’umanità. Garanzia non solo fisica ma morale».
In definitiva le visioni confliggenti nell’etica riflettono la rivoluzione del
soggetto in corso nel mondo occidentale. La nuova soggettività è una sciagura o
una sfida per la Chiesa?
«Di per sé la capacità di autodeterminazione può essere una cosa buona. Ma
dubito che molti soggetti siano realmente autodeterminati - come oggi si vuol
far credere - e non vivano invece un certo uniformismo
prefabbricato, magari pensando di realizzare se stessi. L´uomo d´oggi è
manipolabile dal mercato, dai media, dalle mode. Vero è che la sfera del
soggetto è divenuta molto più grande. Il problema è che oggi la religione e la
morale sembrano appartenere solo alla sfera del soggetto. L´oggettività si
troverebbe unicamente nelle scienze mentre il resto sarebbe soggettivo. Di
conseguenza la religione perde peso nella formazione della coscienza comune».
E allora?
«Rimane un´acquisizione positiva che il soggetto sia più consapevole della sua
libertà e responsabilità, ma è giunto il momento di riconoscere che la libertà
umana può vivere solo come libertà condivisa con gli altri. In una
responsabilità comune. Soprattutto va capito che l´uomo non crea se stesso: è
una creatura con i suoi limiti e con la possibilità di deviare o di trovare la
via che corrisponde al suo essere propriamente una persona umana».
In questo scenario tutto occidentale sta irrompendo l´Islam. Come dovrebbe
fronteggiarlo il cattolicesimo?
«Anzitutto l´Islam è multiforme, non è riducibile solo all’area terrorista o a
quella moderata. Esistono interpretazioni diverse: sunniti, sciiti, eccetera.
Culturalmente c´è una grande differenza tra Indonesia, Africa o penisola araba e
forse si sta formando anche un Islam con una specificità europea, che accetta
elementi della nostra cultura. In ogni caso è una sfida
positiva per noi la ferma fede in Dio dei musulmani, la coscienza che siamo
tutti sotto il giudizio di Dio, insieme ad un certo patrimonio morale e all´osservanza
di alcune norme che dimostrano come la fede per vivere abbia bisogno di
espressioni comuni: cosa che noi abbiamo un po´ perso».
E sul versante critico?
«Si tratta di cogliere anche le debolezze culturali di una religione troppo
legata ad un libro considerato come verbalmente ispirato, con tutti i pericoli
che ne conseguono. Possiamo offrire il concetto di libertà religiosa ad una
religione in cui è determinante la teocrazia, cioè l´inscindibilità tra potere
statale e religione. Potremmo mostrare loro che un Dio che lascia più libertà
all’uomo, offre nuovi spazi all’uomo e al suo sviluppo culturale».
Si fa strada la tendenza nei nostri paesi a voler esportare in ogni modo i
valori occidentali nel resto del mondo, perché considerati migliori.
«Non dobbiamo imporre e dogmatizzare tutte le nostre idee. Dobbiamo essere
consapevoli della relatività di tante nostre forme politiche, religiose,
economiche. D´altra parte, dobbiamo lasciare agli altri popoli la possibilità di
contribuire alla molteplicità del concerto della cultura umana.
Noi cerchiamo di convincere gli altri di cose che ci
paiono essenziali, ma ciò deve avvenire nel rispetto, senza imposizioni».
Lunedì, 22
novembre 2004
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E’ vero che non c’è nel documento di Ratzinger alcunché
di nuovo di fronte ad un mondo che cambia. Ma è altresì vero che Lui si
dimostra sensibile ai contesti diversi in cui si muovono le religioni.
Pare che l’intervistatrice voglia fargli esprimere elementi di rottura
rispetto al passato, tali che possano concordare con gli schemi nuovi che
la società elabora. |