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La pubblicazione di un libro può dar vita a movimenti in grado di cambiare
il corso della storia. Può avere un impatto sociale capace di innescare
rivoluzioni epocali. Basta pensare al ‘Manifesto del Partito Comunista’ di
Karl Marx che dal 1848 divenne la bibbia del movimento operaio mondiale, o
alle ‘Novantacinque Tesi’ di Martin Lutero che nel 1517 innescarono la
Riforma protestante contro il potere temporale della Chiesa cattolica.
Nella Cina comunista di oggi sta avvenendo qualcosa di analogo.
Due libri di recente pubblicazione, prontamente messi al
bando dalle autorità di Pechino, stanno circolando clandestinamente in
decine di milioni di copie per tutto il Paese provocando una vera e
propria rivoluzione culturale, un risveglio collettivo delle coscienze che
minaccia concretamente la stabilità del regime cinese. Una minaccia di cui
il governo comunista non sottovaluta la portata, ma che a quanto pare non
riesce a contrastare in nessun modo.
‘Nove Commentari sul Partito Comunista’. Da anni i
gerarchi del Partito Comunista Cinese individuano il loro nemico numero
uno nel movimento spirituale e politico Falun Gong. Nato nel 1992 negli
ambienti della diaspora cinese negli Usa come scuola spirituale tesa a far
risorgere in patria la millenaria cultura religiosa cinese taoista e
buddista sradicata dall’ateismo di stato maoista, il Falun Gong
si è velocemente trasformato in una potente forza di attrazione per tutti
i dissidenti e oppositori del regime di Pechino. Il gruppo ha oggi almeno
settanta milioni di adepti in Cina, nonostante il governo abbia messo
fuori legge il movimento e avviato una durissima repressione contro di
esso. Lo scorso novembre il Falun Gong, tramite il suo giornale online
Epoch Times
(basato a New York), ha lanciato la sua sfida finale al regime pubblicando
un libro intitolato
‘Nove
Commentari sul Partito Comunista’. Una durissima requisitoria contro i
crimini commessi dal Pcc in oltre mezzo secolo di assoluto dominio sulla
Cina, crimini costati la vita – secondo gli anonimi autori – a sessanta,
forse ottanta milioni di cinesi.
Un milione di fuoriusciti dal Pcc. Il libro è stato
diffuso in Cina via Internet assieme a una campagna online per promuovere
il ritiro dell’iscrizione al Pcc. Nonostante i tentativi governativi di
bloccare l’accesso al
sito web creato per raccogliere le richieste di ritiro, fino ad oggi
oltre un milione di cinesi (residenti in Cina o all’estero) ha voltato le
spalle al partito o alle sue organizzazioni giovanili. Un fenomeno che sta
crescendo a ritmi esponenziali (15 mila al giorno) e che sta allarmando il
governo non solo per le sue dimensioni ma soprattutto per il fatto che tra
i ritirati figurano anche moltissimi quadri dello stesso Pcc e ufficiali
delle forze armate cinesi. “Culti malefici scuotono l’ideologia di molti
compagni del Pcc che si rivoltano contro il partito e il popolo creando un
grave danno politico”, si legge in una nota del partito del 24 marzo
scorso. Che senza mai citare né il libro né il Falun Gong continua così:
“La lotta contro questi culti è una lotta contro quelle forze nemiche
interne e straniere per riguadagnare il consenso del popolo in questo
nuovo momento storico, per difendere l’ideologia comunista, il partito e
il futuro della nostra nazione”.
Intanto però i ‘Nove Commentari’ sono arrivati nelle città e nelle
province rurali della Cina profonda. Lì, chi non riesce o non può
pubblicare la sua dichiarazione di uscita dal partito su Internet, lo fa
scrivendola su biglietti anonimi che spuntano improvvisamente appesi ai
muri nei mercati, nelle scuole, nelle stazioni. Con messaggi come questo.
“Dopo aver letto i ‘Nove Commentari’ è come se mi fossi svegliato da un
lungo sogno tornando alla realtà. Ho personalmente sperimentato molte cose
di quelle che ci sono scritte in quel libro. Per questo annuncio la mia
uscita dal partito”.
‘Studio sul Contadino Cinese’. Proprio dalle campagne
viene l’altra minaccia al regime comunista di Pechino. Una minaccia
alimentata da un altro libro esplosivo pubblicato un anno fa e subito
messo al bando dal partito, ma nonostante ciò diventato un bestseller
clandestino che ha già venduto sette milioni di copie. Il titolo è ‘Studio
sul Contadino Cinese’: un monumentale trattato sulla questione contadina
che documenta, come mai è stato fatto, le drammatiche condizioni di vita
di quei 900 milioni di cinesi che nelle campagne soffrono la
miseria, lo sfruttamento e le ingiustizie di un feudalesimo ‘di partito’
basato sulla corruzione e la repressione.
Una situazione che provoca la migrazione stagionale di 200 milioni di
mingong (immigrati dalle campagne) verso le città in cerca di lavoro, che
viene sfruttato (per pochi euro di paga al giorno) nei cantieri edili da
cui sorgono gli scintillanti grattacieli della ‘nuova Cina’ e nelle
fabbriche tessili e calzaturiere dove nasce l’imbattibile ‘made in China’
che invade i nostri mercati. Ma anche una situazione che scatena sempre
più spesso rivolte contadine che vengono regolarmente represse nel sangue
e nel silenzio della stampa di regime (58 mila casi nel solo 2003).
Sommosse che finora non sono sfociate in una rivoluzione solo perché manca
una visione politica d’insieme, che invece questo libro dà. Il governo lo
sa bene e per questo ha messo sotto processo i suoi autori, una coppia di
intellettuali riformisti della provincia rurale di Anhui, Chen Guidi e sua
moglie Wu Chuntao.
(da Peace Reporter (www.peacereporter.net)
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