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Un pensiero per Natale |
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E noi, siamo consapevoli della chiamata del Signore? Sappiamo che oggi più
che mai occorrono credenti, come il profeta, che si lascino mettere in
crisi e rinnovare radicalmente dalla Parola di Dio? Ci chiediamo anche noi
angosciati: «Signore fino a quando?». O preferiamo restare, come il popolo
di allora, nell' immobilismo e nell'incapacità di cambiare? La risposta
del Signore al profeta è di una durezza e realismo esemplari: una chiesa
che non ha più orecchi per udire e occhi per discernere, non ha più motivo
di esistere; ha fatto il suo tempo e l'albero senza frutto verrà tagliato.
Le truppe di Sennacherib re d'Assiria e poi quelle della Babilonia,
saranno gli strumenti di questo taglio. Eppure questa non è ancora
l'ultima parola: infatti il Signore annuncia a Isaia una speranza
imprevista: dal ceppo dell'albero tagliato spunterà un virgulto: «spunterà
di nuovo il popolo di Dio» (v. 13b). Quel virgulto, quel ramoscello è per noi Gesù di Nazaret. Isaia infatti è stato visto dai primi cristiani come il profeta, il messaggero di Gesù Cristo. Egli ha annunciato la nascita del Dio con noi, dell' Emanuele (Isaia 7, 14; Matteo 1, 22‑23); ha annunciato nei momenti più bui e tragici la gran luce che risplenderà sul popolo che camminava nelle tenebre, poiché un bambino ci è nato e sarà chiamato Principe della pace (Isaia 9, 1‑6; 11, 1‑10; Luca 1, 79). È Gesù Cristo il Natale di speranza che non tramonta mai. In lui si compie la promessa di Dio che resta fedele al suo patto anche quando l'albero del popolo è stato tagliato. In Gesù Cristo è fondata la speranza che toglie alla disperazione e alla morte l'ultima parola. Questo è il messaggio di Natale. Franco Maggiotto
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