Parole
che ci facciano rinascere

"La verità dell'infanzia che molti di noi hanno sofferto è inconcepibile, vergognosa, dolorosa non di rado mostruosa e sempre rimossa. Apprendere questa verità tutta in una volta, e assimilarla consapevolmente, è semplicemente impossibile, anche quando lo desideriamo ardentemente." (Alice Miller, La fiducia tradita, Garzanti, 1991, p. 7).
"Noi eleviamo alte mura per schermarci da fatti dolorosi, perché non abbiamo mai saputo della possibilità di vivere conoscendo la verità. 'E perché dovremmo?', ci si potrebbe chiedere. 'Quel che è stato, è stato. Che motivo c'è di tornarci su?' …non possiamo, né dobbiamo rinunciare, sia come individui, sia come società nel suo complesso, alla verità sulla nostra infanzia. Al di la del muro che dovrebbe proteggerci dalla storia di quest'infanzia c'è infatti - ancora e sempre - il bambino disprezzato che siamo stati, e che è stato allora abbandonato a se stesso e tradito. Sta aspettando che troviamo il coraggio di dargli retta. Vorrebbe essere protetto e capito, sottratto all'isolamento, alla solitudine e al mutismo. Ma questo bambino che da tanto tempo attende la nostra comprensione, il rispetto e la simpatia che gli dobbiamo, non ha solo dei bisogni da soddisfare. Ha in serbo per noi anche un regalo, UN DONO DI CUI ABBIAMO ASSOLUTA NECESSITÀ PER VIVERE AUTENTICAMENTE, un dono che non possiamo comprare da nessuna parte e che soltanto quel bambino può darci. È IL DONO DELLA VERITÀ, che significa liberazione dal carcere degli atteggiamenti mentali distruttivi e delle menzogne radicate, e infine anche il dono della sicurezza conferitaci dalla riacquistata integrità. (Alice Miller, idem, p. 8).
"Quel bambino attende solo la nostra disponibilità ad avvicinarci a lui, per abbattere col suo aiuto le barriere. Molte persone non lo sanno. Soffrono di sintomatologie tormentose e chiedono consigli a medici che - similmente a loro - si sottraggono all'indispensabile verità. … Però quel bambino, finché lo condanniamo al silenzio, non sa esprimersi altrimenti che nel linguaggio dell'insonnia, della sintomatologia fisica e della depressione." (idem pp. 8-9).
“Compresi allora i soprusi che la mia famiglia mi aveva fatto subire. Vidi con esattezza la struttura dell’inganno. Mi attribuivano la colpa di ogni ferita che mi avevano inferto. Il boia non smette mai di proclamarsi vittima. Grazie a un abile sistema di negazioni, privandomi di ogni genere di informazione –e non sto parlando di informazione orale ma di esperienze per la maggior parte extra-verbali- ero stato spogliato di ogni diritto, trattato come un mendicante senza terra al quale veniva offerto con bontà sdegnosa un frammento di vita. I miei genitori sapevano che cosa stavano commettendo? Assolutamente no. Senza volerlo, facevano a me quello che era stato fatto a loro. E così, reiterando di generazione in generazione i misfatti emozionali, l’albero di famiglia continuava ad accumulare una sofferenza che durava da parecchi secoli”.
“Signore ho riconosciuto la mia colpa e tu hai rimesso la malizia del mio peccato” (Salmo 32,5)
"L'ultimo passo della ragione è quello di riconoscere che ci sono infinite cose che la superano". (
(Blaise Pascal)
"Il linguaggio è un traditore, un agente segreto doppiogiochista che scivola inavvertito tra un confine e l'altro nel cuore della notte. È una pesante nevicata su un paese straniero, che nasconde le forme e i contorni della realtà sotto un manto di nebuloso biancore. È un cane azzoppato, che non riesce mai ad eseguire correttamente gli esercizi richiesti. È un biscotto allo zenzero che, lasciato a inzupparsi per troppo tempo nel tè dei nostri auspici, si sbriciola, si dissolve, diventa niente. È un continente perduto." (Jonathan Coe, La casa del sonno, p. 256).
"Gesù rispose loro: se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane" (Giovanni 9, 41).
"Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". (Vangelo di Matteo 6, 25-33 cfr. anche Luca 12, 22-32).
“Sono venuto perché abbiano vita e vita in abbondanza" (Giovanni 10, 10)
"… in questa casa io, oggi, ho potuto affrontare tante paure, riconoscerle e ora anche ricominciare a costruire la mia vita. Qui dentro ho potuto e mi sono sentita a 'casa mia', una cosa che finora non ho mai avuto in cui ho fatto quello che ho sentito di fare … una casa che mi ha aiutato a 'partorire' me stessa
"La persona saggia
si ricostruisce quando, voltandosi indietro ha il coraggio di riconoscere le
proprie macerie"
(Mario Perta)