![]()
|
La fecondazione assistita Premessa A noi pare giusto non chiuderci nel nostro “particulare" e perciò vogliamo inserirlo in uno sfondo ampio, che abbracci il mondo intero. E’ vero, lo spazio da concedere ad alcuni temi di attualità, non può che essere minimo. Ma forse il guardare oltre i singoli accadimenti della propria vita, può aiutarci a ridimensionare mentalità e atteggiamenti unilaterali miopi, da cui possiamo essere inflitte /i
La legge sulla fecondazione assistita
Il Vaticano II nella Costituzione Gaudium et spes (5). raccomanda: “Ci sia unità nelle cose necessarie, libertà nelle cose dubbie e in tutto carità ". Su questo tema non siamo nel caso delle cose necessarie da controllare? e anche delle dubbie su cui riflettere?
Poniamo brevemente attenzione all’uso dei termini. Sterilità, nella donna, è intesa come incapacità di condurre la gravidanza al termine. Nell'uomo, infertilità e sterilità sono sinonimi. La coppia è infertile quando non riesce a concepire, è sterile quando uno o entrambi i coniugi hanno una condizione fisica che non rende possibile la procreazione. Spesso i termini, anche nei testi di legge, sono usati con lo stesso significato, che denota una mancanza, un’incompletezza della coppia e/o della persona. Di qui l’ansia di forzare la natura, di ottenere una risposta al desiderio umano.
La dimensione etica della legge La normativa dell’ultima legge approvata costringe la donna a limitare l’impianto a solo tre embrioni fecondati in vitro - ciò rende più difficile la possibilità di reperire l’embrione che “ce la fa” - anche quando uno di essi sia affetto da una grave malattia o malformazione. L'ambiguità è evidente: non ci si può rifiutare di ricevere un embrione malato, ma si può intervenire, finché sarà in vigore la legge 194, con un aborto terapeutico entro il 180° giorno di gravidanza. Un punto di vista meno rigoroso e più rispettoso delle scelte personali concorda in via generale con quello delle donne, timorose di lasciare in balia della legge la propria adesione (o non) al progetto per una nuova vita, quando sia avvenuta la fecondazione con la formazione dell’embrione, anche in vitro. E’ necessario rivedere la legge, pena il referendum, che forse ci sarà.
Dietro o oltre queste semplici notizie si nascondono problemi molto seri, che ci limitiamo ad elencare, non mancando di fare le nostre osservazioni: a) la voglia di un figlio come proprio completamento fa pensare a quant’altro di più serio manca alla persona se vuole raggiungere la pienezza del suo essere; basti pensare alla possibilità di fecondare la società di semi nuovi di pace, giustizia, amore… La vera completezza è nello spostare il centro da sé agli altri, al mondo intero… Un sorriso regalato a chi soffre, può essere atto generativo di gran lunga più fecondo di quello legato al DNA da trasmettere. b) Il forzare la natura a produrre l’embrione all’esterno dell’atto unitivo dei due, di per sé non è da disapprovare. Ben altra cosa è impiantare nell’utero un embrione che è frutto di altri che non siano i genitori (fecondazione eterologa). Le donne difendono questa possibilità perché, dicono, la persona nasce dal momento in cui l’embrione entra in rapporto con la donna dopo averlo accolto nell’utero. E’ davvero discutibile che l’embrione dotato di sostanziale unità, e quindi è vita che inizia il viaggio verso l’identità personale, in campo femminista venga riconosciuto come persona in fieri soltanto grazie al rapporto con la donna che lo fa crescere nel suo utero. Conta più il Dna o questo rapporto? Siamo nel caso delle cose dubbie, per le quali intervengono mediazioni culturali e politiche di vario tipo.
Ma il problema che ci interessa è sapere a chi è affidata la responsabilità di una generazione manipolata, e a vantaggio di chi. E’ evidente il timore delle donne di tornare ad essere in balia delle leggi che un tempo si ponevano prevalentemente dal punto di vista del nascituro. Ma è bene dare alla donna piena libertà, senza un orientamento di carattere etico? E quale fondamento ha l’etica? Quello della religione di appartenenza?
Secondo il nostro punto di vista l’etica è liberante nella misura in cui è elaborata da e in una società sana. La celebrazione del rispetto dovuto alla scelta individuale che la donna rivendica dopo millenni di asservimento, rischia di essere più dannosa che utile senza un punto di riferimento superiore a quello di un’indeterminata libertà, ridotta a semplice arbitrio. Libertà è valore personale e sociale, a cui si deve la vera crescita globale del singolo e della famiglia umana. C’è un grande compito che si dischiude davanti a chi sa guardare un po’ più in là del proprio naso: un bisogno di educazione umana che eviti i fanatismi di ogni tipo, e un processo di liberazione dai condizionamenti di poteri estrinseci alla coscienza individuale e sociale.
Nel caso nostro c’è da dire: Una volta usciti (o in procinto di uscire, o in condizioni di seri ripensamenti) dalla stretta dipendenza istituzionale nella Chiesa, potremmo avvertire di essere in una condizione di migliore opportunità, rispetto al tempo in cui ci si identificava con l’’istituzione; si possono elaborare giudizi sereni, complessivi, mirati, e farne motivo di sostanza etica, di cui nutrire la propria e l’altrui coscienza incerta. Questa non ha più bisogno del modello a cui guarda estasiato l’individuo dipendente psicologicamente da figure mitiche che facciano da supporto alla propria immaturità. Il don Matteo di turno della televisione, è fatto ad immagine e somiglianza dell’idolo sacrale che la chiesa vuole incarnato nel prete: il fac-totum, il deus ex machina, il carismatico per eccellenza…. Ricordiamoci che essere liberi dal Potere, che è sempre umano, comporta:
a) aiutare gli altri a liberarsi;
**************** [Questioni successive in previsione: 1) la diminuzione delle tasse; 2) il manicheismo di Bush e di altri uomini di potere, da una parte, e di parecchie persone della parte opposta (BENE e MALE!); 3) il terrorismo e la guerra; eccetera]. |