
Una raccolta di documenti introdotta da Anna Saccomani che la cura.
Non si condividono le impostazioni di pensiero degli autori dei documenti. Piuttosto
si guarda come da una finestra. Pensando in maniera libera
(informata, multilaterale)
Spettatrici
In uno dei tanti gruppi in cui sono iscritta, una mia amica cura una rubrica intitolata “La Spettatrice”, nella quale ci racconta, essendo appassionata di cinematografia, le sue valutazioni sulle pellicole da lei viste. Allo stesso modo siamo noi tutte di fronte allo spettacolo, non sempre gratificante ed educativo, di questa bassa politica che si svolge in Italia.
Tra problemi pesanti a livello economico e finanziario, tra la crescente disoccupazione che coglie in modo drammatico le persone dai 40 anni in su; tra il disagio crescente delle persone che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, e dove la cultura e la sanità sono diventati beni secondari perché troppo dispendiosi e non remunerativi, siamo spettatrici di un particolare accanimento della politica proprio su un problema di “diritti”, su un problema che, più lo si osserva, più appare veramente un problema di ben poca cosa. Come si può pensare di giocare il piano di programmazione politica di una Nazione, quindi tutto il gioco elettorale, sulla questione dei PACS?
Qualcosa dice che i PACS sono quell'elemento minimale necessario affinché la realtà sociale italiana si trasformi e si adegui ad un modello nuovo di società, un modello sociale capace di sapersi adattare con facilità e dinamicità ad una nuova struttura economica che, necessariamente, dovrà emergere per poter affrontare le prospettive e le incognite che ci presenta questo III millennio. Siamo ad una svolta storica, il passaggio inevitabile fra un modello sociale che oramai è morto ed uno che ancora non è nato. Teologicamente si potrebbe dire che ci troviamo in un “già e non ancora” storico nel quale si devono preparare i presupposti di una socialità capace di reggere quello che ancora non c'è, ma che inevitabilmente sarà.
Ed ecco qui che si vengono a contrapporre forze conservatrici e forze progressiste, in una battaglia che poco ha di vera campagna elettorale, ma molto ha di manipolazione generale al fine di portare il necessario consenso pubblico (più o meno consapevole) ad essere guidato verso l'arroccamento sulla tradizione o verso il cammino incerto di un prossimo futuro.
E noi? Noi donne? Noi donne credenti, impegnate, attente? Di fronte a questa svolta che si preannuncia come inevitabile, cosa facciamo? Rimaniamo in silenzio proseguendo la nostra tradizione di parte della società senza voce? Ci faremo costruire nuovamente la società nuova che dovrà inevitabilmente nascere in questo III millennio ancora da una mentalità maschile che ci ha fino ad oggi negato e costrette nella invisibilità? Di fronte al film tragico comico della politica italiana, che cosa faremo? Come la mia amica esprimeremo le nostre opinioni nella nostra “rubrica” virtuale, o saremo capaci di far sentire la nostra voce nella quotidianità storica, nel vissuto politico, nelle nostre comunità di appartenenza?
E' il tempo di uscire dal silenzio, il tempo portare una nuova comprensione dell'umanità e dei rapporti di forza che in essa si svolgono; il tempo di affermare la dignità delle persone contro ogni logica di interesse. Possiamo dire che questo è il “kairos” nel quale siamo chiamate come donne ad aiutare ed indicare alla società la strada per uscire dalla logica di un potere che vuole solo garantire se stesso con la legittimazione popolare. Noi non possiamo più essere solo spettatrici di quanto avviene, tanto meno possiamo essere solo “commentatrici” di quanto altri decidono, ma il tempo è arrivato in cui noi siamo chiamate ad essere “attrici” nella scena politica di questo paese, nella convinzione che siamo portatrici di una accoglienza e di una capacità di ascolto verso l'altro e la sua “verità” che può trasformare questa società in una realtà nuova ed umana.
Sogni? Buone intenzioni? Sinceramente non so dire se tutto questo è frutto di un desiderio o la ribellione verso chi tratta di “famiglia” come valore senza tener conto di chi la compone!
Di seguito ho riportato una serie di articoli che hanno suscitato in me queste riflessioni e considerazioni che spero possano essere spunti ulteriori.
Anna Saccomani
PACS: NECESSITÀ ELETTORALI
Grande fermento per le primarie nel movimento glbt. Per
legalizzare le coppie di fatto e laicizzare la nostra vita civile. Sperando che
la sinistra si dimostri all'altezza...
(Mercoledì 12 ottobre 2005 , di
Il Manifesto)
di GIANNI ROSSI BARILLI
A cosa servono le primarie? Ma è ovvio: a dare una mano per tirare fuori
l'Italia dal pantano clericale in cui sguazza, inserendo la parola Pacs
nell'agognato programma dell'Unione. Sono solo quattro lettere, ma possono fare
una bella differenza: riconoscendo validità giuridica alle coppie di fatto etero
e omo riconoscono anche il diritto di tutti a vivere in un paese civile. Per
questa ragione tra molti militanti e simpatizzanti del movimento glbt (gay,
lesbico, bi e transessuale) si è diffusa un'attenzione decisamente superiore
alla media per la competizione interna al centrosinistra. E non si tratta
soltanto di un interesse «corporativo», visto che la posta in gioco è il
ridimensionamento delle lobby cattoliche che condizionano la vita politica.
Possiamo anche aggiungere, per spiegare tanta passione, che i Patti civili di
solidarietà (per gli amici Pacs) sono uno dei pochi temi concreti di cui si è
parlato in queste primarie, oltre a essere un argomento sul quale un qualunque
centrosinistra europeo può differenziarsi con poca spesa da una destra
pochissimo europea sui temi «etici». Di qui l'impegno dell'area glbt,
documentato da appelli e inviti a votare per questo o quel candidato, incontri
con gli aspiranti leader dell'Unione e scontri con gli amici del Vaticano di
ogni tendenza politica. C'è pure un sondaggio sulle primarie fatto dal sito Gay.it,
al quale hanno partecipato 4.500 persone, che conferma l'attenzione all'evento e
rileva qualche linea di tendenza: Prodi ha la maggioranza relativa (35%) ma non
stravince e va forte soprattuto tra coloro che si definiscono cattolici e
bisessuali. Bertinotti arriva secondo con il 25%, e gli altri più distanziati.
Pecoraro Scanio ha maggior presa sui giovani, mentre l'outsider Ivan Scalfarotto,
(gay dichiarato), affascina in particolare gli over 30. Su chi votare ci sono
ovviamente posizioni diverse, ma su un punto la convergenza è massima: i Pacs
devono entrare a pieno titolo nel futuro programma del centrosinistra. «Se
questo non accadesse - afferma la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolini -
sarebbe drammatico. In questo caso non avremmo più alcun ruolo nella
competizione elettorale, e sarebbe un pessimo auspicio per le speranze di un
centrosinistra alternativo al centrodestra. Ma al punto in cui siamo mi pare
realistico aspettarsi che i Pacs vengano inseriti nel programma. Casomai ci sarà
molto da combattere, una volta vinte le elezioni, per ottenere che questa
riforma si faccia presto, e a questo ci stiamo preparando con molto impegno».
Gramolini, alle primarie, voterà convinta per Fausto Bertinotti, come molte altre dirigenti della sua associazione. «Ho bisogno - spiega - di un riferimento politico che metta insieme i diritti civili con quelli sociali e che non si precipiti a precisare di continuo che i Pacs, cioè le nostre relazioni, non hanno niente a che vedere con la famiglia». Anche chi sceglie Prodi ritiene però di fare un buon affare. Pure se è cattolico e deve fare i conti, oltre che con il Vaticano, con la Margherita di san Francesco Rutelli. «Non ho nessun imbarazzo a questo proposito - dice Andrea Bendino, portavoce di Gayleft (gruppo glbt di area Ds) - perché Prodi ha preso un impegno formale a mettere i Pacs nel programma di governo. E proprio il fatto che in queste settimane abbia retto le polemiche con la chiesa e con Rutelli dimostra che si tratta di un impegno serio. Poi vorrei dire che un successo ampio di Prodi alle primarie rappresenta per noi l'unica garanzia che il giorno dopo il voto non ci sia qualcuno che dice che c'è troppa sinistra nella coalizione e che bisogna riequilibrare al centro, mandando a farsi benedire in primo luogo il Pacs, cioè un tema che ha caratterizzzato questa campagna elettorale anche al di là della volontà dello stesso Prodi».
I termini del dibattito, come sappiamo li ha impostati santa romana chiesa con le sue bordate contro omosessuali, concubini e politici che li appoggiano. Che la chiesa cattolica strepiti e si domandi dove finiremo di questo Pacs, comunque, è proprio un buon segno. Ne è convinto Gigi Malaroda, militante gay e co-organizzatore del Pride nazionale di Torino del prossimo anno: «La reazione scomposta delle gerarchie cattoliche - dice - dimostra che siamo sulla buona strada. Vuol dire che finalmente hanno paura e noi non possiamo che rallegrarcene. Il problema è che accanto a questi segnali che invitano all'ottimismo ce ne sono altri che preoccupano. Si avverte soprattutto una mancanza di volontà, o di capacità, nel collegare l'impegno verso una riforma legislativa con una battaglia culturale più ampia. Non mi piace la reverenza dei leader del centrosinistra verso la chiesa. Insorgono in nome del bon ton solo quando viene fischiato il cardinale Ruini, mentre non reagiscono alle offese quotidiane di vescovi e cardinali contro di noi».
Questa evidente logica dei due pesi e due misure fa arabbiare molta gente. «C'è qualcuno in Italia - si chiede Francesco Gnerre, critico letterario - che abbia il coraggio di criticare l'intolleranza di cui la religione è portatrice? O di dire senza ambiguità che nel fare le leggi la società laica deve ispirarsi alla realtà anziché a un'idea di sacra famiglia che sta solo nella testa dei preti e dei politici che ne seguono le direttive?». Gnerre ha firmato un appello a favore della candidatura di Bertinotti, ma non è più sicuro di questa scelta dopo aver valutato quelle che definisce alcune «scivolate» del segretario di Rifondazione verso il dialogo con la chiesa cattolica. «La chiesa rivendica apertamente il diritto di poter continuare a discriminare gli omosessuali, e se Bertinotti ci dialoga io mi offendo con lui».
Un candidato a prova di bomba, almeno da questo punto di vista, è Ivan Scalfarotto, che ha impostato buona parte della sua campagna per le primarie sulla valorizzazione del concetto di laicità. Lo voterà senza esistazioni Paolo Rumi, direttore creativo in un'agenzia pubblicitaria. «Nessuna chimica personale - spiega -ma apprezzamento per quello che dice e fa. Mi riconosco in lui perché parla per sé. Siamo così disperati come italiani, costretti a una vita civile che si fonda sulla confusione sistematica tra vero e falso, che per non dire sciocchezze possiamo parlare solo ciascuno per sé. Scalfarotto, se avrà un buon risultato, sarà uno stimolo per Prodi e indebolirà posizioni come quella di Mastella, che specula in modo orrendo sulla difesa del concetto di famiglia. Io penso all'Italia come all'acqua del gorgo del lavabo. Se non ci sbrighiamo a cambiare finiremo tutti nella fogna. C'è solo la possibilità che un decente governo di sinistra ci faccia rimanere in Europa. Ma la sinistra deve rivelarsi in grado di reggere la sfida. Altrimenti, non ci rimane che emigrare in Spagna».
Il partito dei vescovi e la fede
Mi sembra che la gerarchia cattolica stia entrando in campo in maniera sempre più diretta e pesante, proprio in Italia in modo particolare. Come vede questo interventismo?
Taluni sottolineano giustamente i toni da crociata di Ruini, Ratzinger, Sodano e altri gerarchi. Forse occorre portare la nostra attenzione sulla vastità dell’operazione: dalla scuola alla sanità, dalla cultura ai diritti civili, dalla legge sugli oratori fino alla statalizzazione degli insegnanti di religione, dalla difesa di Fazio fino all’alleanza con gli “atei devoti” non c’è ambito della politica che non registri una diretta iniziativa della Conferenza episcopale italiana. Essa, per giunta, trova spazi enormi nelle televisioni e pronto ascolto nel governo.
Lei, don Barbero, alcuni mesi fa parlava di una chiesa che ormai è prevalentemente una organizzazione politica, solidamente alleata con le culture e i progetti dei governi più reazionari. Conferma?
E chi non lo vede? Non si tratta semplicemente di un’onda conservatrice. Qui ci troviamo a fare i conti con una svolta reazionaria. La Conferenza dei vescovi è governata da un monarca che prende ordini direttamente dal papa. E’ la centralizzazione assoluta che vede i vescovi obbedienti come agnellini e li riduce a semplici comparse, a caporali di giornata.
E, secondo lei, ci sono figure emergenti che formano il “coro vaticano” di cui Ruini e Ratzinger si fidano ciecamente?
Tra tutti si distinguono per assoluta fedeltà ai dicktat vaticani tre vescovi: Fisichella, Caffarra, Bruno Forte. Faranno una carriera folgorante.
Come vede la partita sul terreno politico?
E’ evidente che i movimenti, i partiti e le forze sociali attive si trovano di fronte ad un compito prioritario. Programmare l’uscita dal pantano e progettare una politica “laica” liberandosi di Berlusconi e gettando alle spalle la soggezione al potere ecclesiastico. Certo le difficoltà sono reali anche per la presenza di monsignor Rutelli, un autentico cardinale vaticano imprestato (volevo dire infiltrato) alla politica. Una presenza ingombrante che non conosce che cos’è la laicità dello Stato.
Ma siamo proprio destinati in Italia a vivere nella soggezione al potere religioso cattolico?
E’ la mancanza di lungimiranza e di intelligenza di troppi nostri politici. La Spagna era un paese dove i legami tra Stato e Chiesa cattolica erano fortissimi. Il governo Zapatero ha messo in campo una cultura laica che, coerentemente tradotta in politica, oggi ha ottenuto anche l’appoggio di una parte del mondo cattolico.
Ci sono altre cose che Lei ritiene più gravi in questo periodo all’interno della chiesa?
Mi sto domandando come mai i tanti e celebri preti impegnati nel sociale, tanto legati al pacifismo e al terzomondismo, su questi temi siano così silenziosi. E’ per scontata e non mi turba la “canzone” di Ratzinger e Ruini. Mi turba, invece, il silenzio di chi, su questi temi così impegnativi, che riguardano milioni di persone, non nutre la stessa passione e non sente lo stesso bisogno di parlare chiaro. Per me “lottare contro l’impero” è un impegno che parte dal luogo in cui mi trovo e poi s’allarga all’Africa, all’India, al Centroamerica. Altrimenti debbo continuare a constatare che può diventare più comodo occuparsi del “disagio” dei poveri lontani che degli emarginati e scomunicati vicini. Fuori casa si diventa degli eroi. Mi sembra che prima di tutto bisogna giocare la partita in casa propria, prendendo posizioni che siano leggibili, comprensibili, chiare. Questa è la mia opinione. Non servono i dissensi di corridoio o di sacrestia. Occorre uscire allo scoperto per una cultura e una politica veramente laiche.
E allora?
Allora... nutro tanta fiducia nell’azione di chi lotta per dare gambe ai diritti, per sostenerli e “legittimarli”, sia con il dibattito nella società civile, sia con il lavoro parlamentare.
E poi tanta fiducia nel lavoro quotidiano contro il pregiudizio, l’intolleranza, la manipolazione delle coscienze. Ogni piccola voce può arricchire il dialogo. Vedo con gioioso stupore che il nostro sito internet www.viottoli.it è frequentatissimo: non avrei mai creduto che esistessero tante migliaia di persone che hanno il desiderio di cercare, di confrontarsi, di non allinearsi al potere... Questa è speranza vissuta nell’oggi. Se ci mettiamo tutto il nostro cuore e se affidiamo tutto alle mani di Dio, anche una piccola voce serve alla causa della liberazione.
Sul piano della fede, come legge l’attuale panorama?
Contro tanti scoraggiamenti e tante “lamentazioni” io continuo a pensare che l’attuale dirigenza vaticana, proprio per la sua estraneità ad ogni pratica di libertà, offre l’opportunità di creare nuovi spazi di fede fuori, assolutamente fuori, dall’obbedienza “canonica”. Voglio chiarire: non fuori dalla chiesa, ma fuori dal recinto imprigionante gestito dalla gerarchia. Chi vuole stare in questa chiesa “asilo infantile”, caserma, istituzione per chi ha bisogno di obbedire per stare bene, faccia pure. Ma oggi è finalmente possibile leggere la Bibbia, celebrare i sacramenti, sentirsi chiesa senza svendere la libertà interiore, senza allinearsi ai voleri vaticani. E’ davvero fondamentale questa svolta nella nostra concezione dell’esperienza cristiana. Non è l’ora di andarsene: è l’ora di restare, di gettare semi, di alimentare il dibattito, con tanta gioia, tanta fiducia in Dio, negli uomini e nelle donne. Studiando, pregando, sorridendo... . Sempre più spesso capita che avvenga alle sciocchezze ossessivamente ripetute dai media. Ma resterà pur sempre un'emerita sciocchezza.
FAMIGLIE DEL TERZO MILLENNIO
Di che pacs sei?
Fanno insorgere la Chiesa. E i teocon di casa nostra. Ma le coppie di fatto sono in continuo aumento. E il loro riconoscimento chiama in causa la laicità dello Stato e 'diritti inalienabili'
di Chiara Valentini
Se la sarebbe mai immaginata, il prudente e misurato Romano Prodi, il 'cattolico adulto' già bacchettato dalla Cei per la sua scelta di non astenersi al referendum sulla fecondazione assistita, la valanga di contumelie che lo aspettava per aver messo in campo i Pacs? Per la verità qualche preoccupazione doveva averla avuta se la parola proibita, quelle quattro lettere che nella fantasia curiale sembrano evocare disordini familiari e sregolatezze di ogni genere, non aveva trovato posto nel suo programma per le primarie.
Ma sentirsi accusare (dall''Osservatore Romano') di voler "lacerare la famiglia", sentir messa in causa la sua cattolicità dall'agenzia della Conferenza episcopale e, in un crescendo inarrestabile, ascoltare il cardinale Camillo Ruini che tuonava contro le nuove convivenze e denunciava l'incostituzionalità dei Pacs, "che produrrebbero un gravissimo danno al popolo italiano", questo proprio superava anche le previsioni più nere del Professore. Ad aggiungere sale sulle ferite c'era poi l'uscita di Francesco Rutelli, che proponeva a sorpresa una forma ridotta di tutela alle coppie di fatto, quei Contratti di convivenza solidale (Ccs), ignoti alle legislazioni degli altri paesi, ma che erano l'esatta fotografia dei contratti di diritto privato proposti come unica soluzione accettabile da Ruini. Nel giro di pochi giorni la proposta di legge sui Pacs, che vede la firma del leader dell'Arcigay Franco Grillini fianco a fianco a quelle di Fassino, di D'Alema, di Barbara Pollastrini e di altri 157 deputati dei vari partiti dell'Unione, Margherita compresa, non era più un ragionevole manifesto di nuovi diritti e obblighi civili per le unioni di fatto.
Di colpo era diventato un testo pericoloso e sovversivo, inaccettabile per la Chiesa e per i suoi zelanti sostenitori, visto che voleva dare dignità pubblica "alle coppie che convivono more uxorio" e riconoscere legalmente i rapporti fra partner omosessuali. Del brivido che corre per la schiena di chi ha a cuore la laicità dello Stato si fa interprete il filosofo Giulio Giorello, che nel suo best-seller 'Di nessuna chiesa' contesta la deriva teocon. "Brutti tempi quando non si applica più il precetto evangelico 'Date a Dio quel che è di Dio', con quel che segue. Voler imporre a Cesare le regole morali della Chiesa è disastroso per lo stesso cristianesimo, oltre che per le leggi della Repubblica", dice Giorello. Per Barbara Pollastrini, la responsabile delle donne Ds, "in questo caso non ci eravamo ispirati solo ai principi laici, ma anche alla solidarietà umana. Crediamo che sia un fatto di civiltà dare dignità e diritti a centinaia di migliaia di persone che ne sono prive. Bisogna saper riconoscere che la modernità e i nuovi stili di vita richiedono normative diverse".
Guardati per anni con blando interesse e oggetto di proposte di legge anche da parte del Polo, adesso i Pacs sembrano avere aperto il vaso di Pandora dell'insofferenza conservatrice per ogni convivenza non tradizionale, della nostalgia per i bei tempi della famiglia gerarchica e inossidabile, quando il divorzio non c'era, ma certi matrimoni si scioglievano lo stesso grazie alla Sacra Rota. Quando l'adulterio (ma solo per la donna) era un reato penale e la compagna di Fausto Coppi, la mitica Dama Bianca, denunciata dal marito abbandonato come 'pubblica concubina', veniva portata via in manette dalla villa del campione a Novi Ligure e spedita in domicilio coatto ad Ancona.
Una trentina d'anni dopo il referendum sul divorzio e dopo una riforma del diritto di famiglia "fondata sulla spontaneità degli affetti", come ha ripetuto tante volte Stefano Rodotà, sembra che qualcuno voglia riportare indietro l'orologio della storia e punire ancora le convivenze, se non sul piano penale, perlomeno su quello della tutela dei diritti. Quasi per paradosso tutto questo succede proprio quando nel nostro presente arriva un vento di novità. Uno degli argomenti usati dai nemici dei Pacs è che le convivenze in Italia sono un fenomeno piuttosto marginale e che in genere queste coppie non chiedono di essere legalizzate. Come spiegano numeri alla mano gli studiosi della famiglia, la realtà è piuttosto diversa. È vero che da noi la scelta delle coppie, in primo luogo di quelle più giovani, di convivere senza sposarsi, dilagata inaspettatamente nell'Europa del Nord più di trent'anni fa, ha messo molto tempo a prendere piede. Ancora all'inizio degli anni '90 era solo l'1,6 per cento e il 2,7 nel 2000. "Ma poi, a partire da quell'anno c'è stata un'accelerazione, che ha portato le coppie di fatto attorno al 4 per cento di oggi, quasi un milione e 100 mila persone, concentrate soprattutto nel Centro-Nord", dice il sociologo Marzio Barbagli, che ha studiato il tema nel suo libro 'Fare famiglia in Italia'. A spingere a questa scelta c'è da un lato un minor interesse per un istituto rigido come il matrimonio, sentito quasi come una camicia di forza per molte donne che lavorano e si mantengono da sole. Ma soprattutto le coppie di fatto non sono più disapprovate socialmente, come era stato a lungo nel nostro paese conservatore. Anno dopo anno sono arrivati all'età di fare famiglia i figli dei sessantottini, della generazione della rottura dei tabù, che non si scandalizzano né chiudono i cordoni della borsa di fronte a queste scelte. E poi cresce il numero di chi convive dopo la rottura del matrimonio precedente (le separazioni sono arrivate al 20 per cento, ma almeno la metà di queste coppie, per ragioni varie, non chiede il divorzio). È in queste famiglie ricostituite che è più alta la necessità dei Pacs perché, spiega l'avvocata napoletana Marinella De Nigris, una delle fondatrici di Telefono Rosa, "è molto duro per una donna separata e che spesso ha dei figli a carico dover vivere nell'irregolarità e nell'insicurezza". Spesso vale anche per gli uomini. E vale a maggior ragione per le coppie gay, di cui peraltro non si conosce il numero esatto perché nell'ultimo censimento non sono state rilevate, in nome del rispetto della privacy richiesto dalle loro stesse associazioni.
D'altra parte è proprio l'immagine di gay e lesbiche che arrivano mano nella mano in municipio a pronunciare il fatidico 'sì', e non solo nella lontana Olanda, ma ormai anche nella cattolicissima Spagna, che agita le gerarchie ecclesiastiche. "L'Italia non ha alcuna velleità zapateriana, non è lecito uno sbrego a un'istituzione più che millenaria come la famiglia", scriveva minacciosamente l'agenzia di stampa della Cei quando Prodi aveva osato assicurare a Franco Grillini che i Pacs sarebbero entrati nel programma dell'Unione. E ha avuto un bel da fare il Professore a spiegare che niente era più lontano dai suoi progetti dei matrimoni omosessuali, che peraltro neanche lo stesso Grillini chiede. Ma Grillini appare in qualche modo il capofila italiano della legge sui Pacs perché le coppie etero, anche se tanto più numerose, non hanno associazioni che le rappresentano e non sfilano nelle strade a rivendicare i loro diritti.
Bisogna dire che negli ultimi tempi in Italia non tira una buona aria per i gay. L'accettazione dell'omosessualità, che sembrava cosa fatta, segna il passo, e proprio il tema del riconoscimento delle coppie di fatto ha aperto la strada a insulti e volgarità che credevamo archiviate. "Nella mia città i culattoni non passeranno", strepita da Treviso il prosindaco Giancarlo Gentilini. "Prodi che benedice le unioni omosessuali non avrà mica anche quel difetto là?", ammicca il leghista Roberto Calderoli. E sarà pure un tipo un po' bizzarro il vescovo di Como monsignor Maggiolini, ma la Curia non si sogna di riprenderlo quando dichiara (in un'intervista a 'Libero'), che "gli omosessuali si possono curare".
La settimana scorsa molti hanno letto con un po' di stupore, in un sondaggio uscito su 'la Repubblica', che se due terzi degli italiani sono favorevoli ai Pacs per le coppie etero, solo il 31 per cento vorrebbe estenderli anche a quelle omo. E anche Renato Mannheimer racconta di aver rilevato una tendenza simile. Fino all'anno scorso il consenso si aggirava intorno al 45 per cento, che già era una delle percentuali più basse d'Europa. Secondo Grillini è anche la campagna insistente della Chiesa e la confusione fra patti di convivenza e matrimoni che viene agitata, un po' come quella fra embrione e bambino ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita, a provocare questi sbandamenti.
La campagna della Chiesa attorno al pericolo che correrebbe 'la famiglia' arriva fino ad accusare i Pacs di incostituzionalità. Già vari giuristi, dal cattolico Stefano Ceccanti all'ultralaico Luigi Ferrajoli, hanno respinto questa tesi. Va ancora oltre Stefano Rodotà, secondo cui i Pacs non solo non contrastano con l'articolo 29 della nostra Costituzione, che definisce la famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio", ma non escludono in nessun modo altre forme di convivenza. Ricorda Rodotà che l'Europa, nella Carta di Nizza che anche l'Italia ha votato e che dovrà diventare la seconda parte della Costituzione europea, ha messo "fra i diritti fondamentali degli individui, fra i diritti che non sono cedibili", non solo quello di sposarsi, ma anche quello di costituirsi una famiglia. E ha aggiunto che questi diritti devono essere regolati dalle leggi nazionali. Quasi tutti i paesi d'Europa d'altra parte hanno ormai approvato norme sulle convivenze perché, sostiene Rodotà, "ormai non è più lecito dire che solo il matrimonio è la regola. Ci sono due possibilità, che sono state messe sullo stesso piano". Una studiosa della famiglia come Chiara Saraceno ha ricordato che la molteplicità e le diversità dei tipi di famiglia in cui le persone scelgono di convivere, anziché indebolire la famiglia ne sottolinea la forza simbolica, confermandola come luogo e istituzione della solidarietà reciproca. Certo, per accettare questa visione bisogna avere il coraggio di guardare alla società com'è e non come si vorrebbe che fosse. E soprattutto non incaponirsi nell'idea di fare dell'Italia l'ultima trincea di una conservazione messa in crisi nel resto d'Europa.
Europa di fatto
Le regole degli altri Paesi per le coppie non coniugate
Non ci sono solo Francia e Spagna. L'elenco dei Paesi europei dove le unioni di fatto sono regolarizzate, o addirittura dove è consentito il matrimonio gay, è ben più lunga.
Danimarca Pioniera dei diritti degli omosessuali, dà loro la possibilità di ufficializzare l'unione con una cerimonia civile già dal 1989.
Norvegia Riconosce ai gay dal 1993 il diritto di registrare la propria relazione.
Svezia Unioni omosessuali regolarizzate dal 1994. Dal 2002 previsto anche il diritto di adottare bambini, ma provenienti dall'estero.
Islanda Dal 1996 è consentito registrare le unioni omosessuali; dal 2000 prevista la possibilità di adottare i figli del partner.
Ungheria Una legge del '96 concede alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie eterosessuali, tranne quello di adottare bambini.
Francia Dal 1999 stipulando in comune un contratto con una persona di sesso uguale o diverso se ne ricavano gli stessi diritti dei coniugi.
Germania In vigore dal 2001 la legge sulla vita in comune tra omosessuali. Dal 2004 è stata introdotta anche la possibilità di adottare.
Olanda Il nuovo diritto di famiglia, in vigore dal 2001, contempla matrimoni gay e adozione di bambini. Ma già dal '98 le coppie gay potevano registrarsi in comune.
Finlandia Prevista dal 2002 l'unione civile fra persone dello stesso sesso, a cui sono accordati gran parte dei diritti dei coniugi.
Belgio Approvata nel 2003 la legge che regolamenta il matrimonio tra omosessuali: stessi diritti dei coniugi di sesso diverso, salvo quello di adottare bambini.
Gran Bretagna Con il 'Civil Partnership Bill', approvato nel 2004 dalla Camera dei Lords, accordati alle coppie dello stesso sesso i medesimi diritti dei coniugi.
Lussemburgo In vigore dal 2004 la Legge sul partenariato, che assegna ai partner diritti molto vicini a quelli delle persone sposate.
Spagna Approvata a giugno la legge sulle unioni gay. Ma già prima alcune regioni del Paese riconoscevano le coppie di fatto, di sesso uguale o diverso.
Svizzera In giugno un referendum popolare legittima una legge che consente le unioni gay.
A lezione da Carmen
di Alberto Arbasino
I Pacs spingono a riflettere... Infatti, la tendenza a nidificare è umana, e non soltanto biologica, quando si ritiene di aver trovato la persona ideale. E magari, definitiva. Poi, le convivenze e gli accasamenti possono durare una o più settimane, uno o più mesi e anni, o magari tutta la vita. Con crescenti aspetti e risvolti amministrativi, burocratici, economici, fiscali, gestionali, assistenziali, tributari, sanitari, locativi, civilistici, pensionistici. Cumulabili e/o reversibili.
Ora, per la tarda età (cioè per i testamenti con usufrutti e legati e vari lasciti) gli strumenti giuridici vigenti, se bene usati coi notai, dovrebbero risultare sufficienti. Ma nelle fasce giovanili più polimorfe e nomadi e volubili sarà sempre difficile fissare e congelare - legislativamente - il momentaneo.
L'Effimero sarà sempre tale, già emotivamente. E tanto più quando si tratta di 'spartire i beni'. In qualunque combinazione sessuale ed economica - lo si constata ogni giorno - i grandi amori possono riuscire labili e migranti, mentre gli affetti multipli possono risultare più stabili.
Tutti conosciamo eccellenti situazioni pubbliche e private di uomini e donne con più amanti di fatto. Unioni 'storiche' solide e durature e multiple, con più residenze acquistate e intestate, più comproprietà, più figli e figliastri in comune o adottivi, nelle cosiddette famiglie 'allargate'. E innegabilmente 'di fatto', giacché i vari e successivi coniugi e partner vanno in vacanza assieme. (Basta poi un solo decesso, magari, perché scatti il tradizionale meccanismo di 'un orecchino di zia Bice a me, e uno a voi').
Dunque le superficiali discussioni sui Pacs possono apparire ingenue, se si applicano soltanto alle coppie omosessuali e non alle eterne fattispecie analoghe: le vecchie amanti di un commendatore colpito da ictus ed esposte alle rivendicazioni di generi e nuore del vecchio, se non si sono svolte in tempo le pratiche legali circa i comodati e gli usufrutti e le nude proprietà che non includono i comò e i Canaletto comprati insieme.
Ovviamente, spesso, anche su 'L'espresso', appaiono tremende testimonianze su partners che dopo una vita in comune - con investimenti e acquisti ed esborsi fifty-fifty o giù di lì - vengono spietatamente buttati in strada e in miseria per non avere ottemperato a formalità catastali e notarili come si fa coi condoni edilizi e le contravvenzioni automobilistiche. Qui scattano dunque le consapevolezze civiche. E civilistiche.
Davanti al pubblico, infatti, viene spesso propinato il folklore. Cerimonie in costume, come climax di quelle sfilate gay dove le tendenze vengono esibite come fantasie del varietà. Piume nel sedere o cuoio e catene o parrucche bionde, così come negli antichi cortei sfilavano le belle monferrine, le merlettaie buranelle, le Lucie Mondelle, i pescatori di Posillipo, i francescani di Assisi, le modelle di Anticoli Corrado, i flagellatori di Gesù... Anche nei 'Maestri cantori', con le insegne del mestiere, tutti i calzolai e gli artigiani di Norimberga.
E chi bada invece soprattutto al sesso in letto - Art Nouveau, o Art Déco, o Luigi Quindici - contentandosi di far conquiste discrete fra i muratori o i manager, senza far la Maria Nacchera in tacchi a spillo sui tavoli?... Non per nulla, borbottano afflitti i nostalgici del tempo perduto, 'qui pare proprio che non lo prenda nel dietro più nessuno fra un défilé e uno show con froufrou e paillettes'.
Ecco dunque le difficoltà psicologiche, prima ancora che giuridiche: come sistemare nello 'Stato assistenziale', fra tutte le burocrazie economiche, le varie casistiche di vecchie coppie e giovani ménages con tante e tante pratiche negli uffici ogni volta che si cambia l'Amore Eterno. 'È l'amore uno strano uccello, che non si lascia addomesticar', ha sempre cantato, mai smentita, la Carmen. E poi: 'L'amore è come gli zingari, non ha mai conosciuto leggi. L'uccello che tu credevi d'aver preso, con un battito d'ali s'invola'...
I problemi si porranno dunque, naturalmente, quando si tratterà di regolare, secondo le vigenti leggi e le disparità economiche, due o più convivenze stabili e accasamenti forse temporanei omo o etero-sessuali, con tasse magari arretrate e contributi morosi anche a carico di qualche partner precedente. E i 'nuovi'?