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Non siamo educati e non ci educhiamo al silenzio.
Non sono al riparo del rumore le nostre case con i vari elettrodomestici di informazione e di svago, tv, hi-fi, walkman, pc.
Tutto sembra infossarci in una continua apologia al rumore e alla confusione che ci distrae dal silenzio e dal suo valore.
La dittatura del rumore non coinvolge solo il "lello" e cafone che passa per la strada con lo stereo a tutto volume gridando al mondo: "guarda che ci sono anch'io!".
No, la dittatura del rumore passa per tante vie, tutte dissipanti e distraenti. L'importante per il rumore è non darsi risposte, non pensare, non ascoltare.
Si entra in casa e senza pensarci due volte si accende la "musica", si legge il caos rumoroso dei quotidiani e della tv, ci si lascia frantumare dalla pubblicità.
Eppure Dio non parla essenzialmente nel rumore.
Così è avvenuto nel silenzio della creazione e così avviene in ogni nuova creazione che comincia nell'incontro tra l'io ed un tu, tra l'io ed il Tu per eccellenza che è Dio. Il profeta Elia l'ha imparato a sue spese rettificando il modo che egli credeva usuale nel suo cuore per incontrare l'Altissimo.
Curioso è constatare come il "benessere" ci distragga dal vero benessere che è quello di fare un'esperienza sempre più radicale della presenza di Dio nella nostra vita e nelle nostre famiglie.
Da questo rumore non sono esenti neanche le comunità ecclesiali nelle loro liturgie e nella loro prassi di lavoro: chitarre scoppiettanti nella liturgia, diseducazione musicale, movimento, organizzazione, corsa, ecc
Si badi bene, non che il clima della festa non sia importante e non abbia la sua valenza messianica; tuttavia tutto questo è spesso una prassi da stadio e mondana per distrarci dal senso vero dello stare insieme riuniti nel nome di Gesù.
Manca spesso il senso della misura, dell'ascolto, del rispetto per il mistero celebrato sia che si tratti di liturgia che di lavoro pastorale.
Ripetiamo, più che di incarnazione, si tratta qui di impantanamento. Sembra quasi che essere occidentali significhi rumore, caos, frenesia, ecc
Ecco che la vacanza, tempo privilegiato per l'uomo di ri-appropiarsi del proprio primato di essere-in-relazione-con.. diventa tempo di svago e confusione e che si ritorni alla vita quotidiana nudi, spogli e ancora più lontani dalla vita: sia personalmente che come famiglie.
Il silenzio dunque, secondo una sana antropologia cristiana, diventa anche il luogo per ri-significare la nostra dignità e la nostra autostima.