Riceviamo da
Pasquale Quaranta
Abbiamo
sottolineato in rosso i punti su cui è bene riflettere a fondo, magari non
omologandosi a chi oggi insiste su certi concetti. Per ora facciamo notare che
ci pare giusta una sottolineatura: che siamo Popolo di Dio
Interessante inchiesta di Ambra Radaelli su La Repubblica delle Donne di oggi, 17 settembre 2005Ringrazio Daniela Tuscano per la segnalazione. Buona lettura,
QUANDO I GAY SONO FEDELI
INCHIESTA La Chiesa li tiene ancora lontani. Ma molti omosessuali hanno
fede. E rivendicano un Che la Chiesa cattolica non sia tenera con gli
omosessuali è cosa nota. No al corrispettivo italiano dei Pacs, no matrimonio,
meno che mai l'adozione. Quando era ancora cardinale, Joseph Ratzinger richiamò
i politici del mondo affinché non avallassero le unioni civili. Diventato Papa,
non è certo tornato sulle sue posizioni. Wojtyla aveva escluso dal sacerdozio
don Franco Barbero, il prete piemontese che benedice le unioni gay.
Di recente, l'arcivescovo di Québec City, il cardinale Marc Ouellet, ha
annunciato la decisione della Conferenza episcopale cattolica: i figli dei
genitori dello stesso sesso non saranno battezzati se entrambi i padri o
entrambe le madri vorranno firmare l'atto di battesimo. In Usa esistono varie
associazioni, sedicenti cristiane, che hanno tra gli obiettivi quello di
rimettere i gay sulla retta via (per altre notizie su omosessualità e
discriminazione: http://village.splinder.com/).
Ciò nonostante molti gay continuano a credere, a frequentare le parrocchie,
alcuni si fanno preti. Ci siamo chiesti il perché.
Perché stare in una istituzione che li disprezza e nega i loro diritti?
Abbiamo girato la domanda a loro e la risposta è stata:
noi non siamo nell'istituzione. Quella è la gerarchia,
il Vaticano, e non ci appartiene. Noi siamo parte della Chiesa, ovvero del
popolo di Dio.
Gianni Geraci è portavoce del Coci, Coordinamento dei gruppi di
omosessuali credenti, ce ne sono una decina in tutta Italia (l'elenco si
trova nel sito http://it.gay.com/coci/ oppure www.gruppolafonte.it, cliccando su
Amici). Lo incontriamo nella sede milanese di Il Guado, un sotterraneo umido e
freddo dove si fanno feste e riunioni. In queste occasioni sono state scattate
le foto dei soci: uomini per la maggior parte maturi. Per il resto, l'ambiente è
un curioso mix: alle pareti convivono il ritratto del cardinale Martini e il
calendario sexy di Luca del Grande Fratello 3; una vetrinetta custodisce le
statuette del presepe mentre il pritariviste propone Pride e Babilonia. "Nel
Vangelo, Gesù dice che quando qualcuno si ritrova nel suo nome, lui è presente"
dice Geraci. "E' questa la Chiesa, ed è una forzatura dire che non ami gli
omosessuali: tanti credenti mostrano attenzione nei nostri confronti.
Crediamo nella Chiesa, non nella gerarchia che, quando
rifiuta i gay ma anche i divorziati e le donne nel ministero, non è fedele al
Vangelo, non è popolo di Dio".
L'ufficio stampa del Vaticano dichiara che, al di là del Catechismo, la pratica
pastorale può essere più morbida. "Il vescovo di Como, Alessandro Maggiolini,
afferma che la Chiesa deve essere dura sui pulpiti e comprensiva nei
confessionali. Spesso è così. Ma la durezza pubblica può portare alcuni fedeli
all'omofobia. Pochi anni fa un gruppo cattolico Usa ha fatto autocritica:
alcune espressioni usate potevano avere alimentato il
clima che ha portato, nel 1998, all'uccisione del 21enne gay Matthew Shepard.
Inoltre una dissonanza tra teoria e prassi può creare personalità
schizofreniche: se gli si instilla il senso di colpa, è facile che il credente
gay cerchi di espiare attraverso rapporti non protetti o una promiscuità
nevrotica. Si rischia di cadere nello stereotipo tipico dei cattolici: saltare
una continenza che non si cerca e condannare una promiscuità che si pratica.
Vorrei portare a esempio le parole del teologo monsignor Luigi Serenthà: una
fede che non può essere proposta a tutti non è una fede cattolica".
Gianni Geraci accetta di raccontare qualcosa di sé: "Da ragazzo ho cercato di
seguire le indicazioni del mio confessore: niente rapporti sessuali, né amicizie
con altri gay, per non cadere in tentazione. Prima mi sono condannato a una
solitudine devastante e poi ho intrapreso una terapia, fallita, per cambiare il
mio orientamento. Risultato: ho perso la fede. Ora, di nuovo credente, considero
la mia omosessualità come una grazia particolare: da giovane ero più
integralista, oggi capisco l'esigenza della Chiesa di aprirsi a tutte le
diversità. Anche nella liturgia: i fratelli africani, per esempio, chiedono che
l'eucaristia venga celebrata con il pane di miglio e il vino di palma. Il
vaticano è impreparato a tutto questo. ma se queste tensioni ci sono è la
volontà dello Spirito Santo".
Ma come vivono la fede di questi gay gli altri gay, quelli più politicizzati, in
genere laici che chiedono diritti e non risparmiano critiche a una Chiesa
nemica? "Da qualche anno, la nostra esperienza di credenti è più capita",
afferma Geraci. "Un tempo questo posto era chiamato 'la catacomba': perché era
un sotterraneo ma soprattutto perché nessuno lo conosceva. Ci sentivamo isolati
da entrambe le parti: la Chiesa cattolica ufficiale e il movimento omosessuale.
Lo scorso giugno aprivamo la sfilata del Pride milanese". Conferma Aurelio
Mancuso, segretario generale Arcigay: "Abbiamo migliaia di soci credenti, io
stesso lo sono. All'interno del movimento, fino a qualche anno fa, c'era una
grossa diffidenza. I militanti laici e atei ci chiedevano: come potete credere
mentre la Chiesa vi bastona? Inoltre, se per la Chiesa l'omosessualità è male,
l'Arcigay è un male ancora più grande, perché fa emergere ciò che dovrebbe
restare in ombra. Ora, però, all'interno del movimento la diffidenza ha lasciato
il posto a un grande interesse verso omosessualità e fede. Perché se davvero
l'uomo è a immagine e somiglianza di Dio, anche l'omosessualità deve far parte
del Suo progetto".
Un'idea condivisa da don Franco Barbero, che nella sua comunità Viottoli
(www.viottoli.it) a Pinerolo (Torino) "sposa" le coppie gay e quelle formate da
un religioso e un laico. "Ho cominciato nel 1978, con un'unione tra uomini. Ogni
tanto vengono a trovarmi, hanno festeggiato i 25 anni a casa mia; sono ancora
felicissimi insieme". Si tratta di benedizioni,
perché né lo Stato italiano né tanto meno la Chiesa ammettono i matrimoni tra
persone dello stesso sesso. "Ma per la coppia, ha valore sacramentale". E'
facile immaginare con quale entusiasmo il Vaticano abbia preso l'attività di don
Barbero. Il quale, però, non se ne fa un cruccio: "Sono stato sanzionato da un
decreto personale di Papa Wojtyla, nel marzo 2003, C'era scritto che con quella
sentenza, infallibile e inappellabile, venivo 'dimesso' dallo stato clericale e
ridotto allo stato laicale. ma uno dei dogmi della Chiesa prevede che chi è
sacerdote rimanga tale per sempre. Quindi, certo che posso celebrare i
sacramenti. Vorrà dire che me la vedrò con Dio. Comunque, il decreto è stato
un'ottima pubblicità: non ho mai lavorato come quest'anno". Barbero respinge
l'accusa di andare contro le sacre scritture che, dice, "rendono lecito
qualsiasi matrimonio, purché due persone si amino. Ogni
forma d'amore vive sotto il sorriso di Dio. Gesù non ha dato un modello: i
modelli venivano in base alle culture. Ha dato un orizzonte. Se vogliono
sposarsi due eterosessuali, li si facilita con corsi di preparazione accelerati
che fanno passare tutti, fede o non fede. Per gli omosessuali, c'è una
proibizione assoluta. Il fatto è che ancora si pensa al gay come a un affamato
di sesso. Del resto, il sospetto verso il corpo e il piacere nel cristianesimo
ha una storia che parte dalla metà del II secolo d. C., quando le donne furono
estromesse dal ministero". Cosa pensa del Catechismo? "E' ridicolo: si riconosce
un'inclinazione ma non il suo esercizio. Come si può chiedere a qualcuno di non
vivere ciò che è? Questa è induzione alla patologia. E poi, quel linguaggio unto
e bisunto di misericordia: 'ci vuole
misericordia, noi che siamo i buoni'... Se fossi un gay, nulla
per me sarebbe più offensivo". Franco Barbero si rifà alla teologia della
liberazione, "la riflessione, da quarant'anni a questa parte, su una fede che
porta libertà. E che è imparentata con il femminismo,
il meticciato, i movimenti politici in America Latina e in Africa. Che mette in
discussione il patriarcato e le gerarchie del Vaticano". Quali lettere
riceve questo sacerdote? "Spesso di ragazzi gay che cercano un prete in grado di
ascoltare. Anche i colleghi mi scrivono a migliaia, omosessuali e no". E questo
è un grande capitolo. "Alcuni preti gay hanno trovato un amore felice e lo
vivono. Ma moltissimi vivono nella paura di essere scoperti e messi ai margini".