Un articolo che rispecchia il nostro modo di vedere e di partecipare nell’odierno scabroso

rapporto tra Chiesa – società civile – Stato.

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Politica e Religione: uno scontro su cosa?

           

La questione che riguarda l'attuale scontro tra la dimensione “politica” e quella “ecclesiale”, tanto da fare evocare fantasmi di due secoli fa, cioè della famosa “Questione Romana”, ci impone come persone credenti e come cittadine e cittadini di chiederci su cosa effettivamente si giochi questo scontro; da una parte uno schieramento politico che si oppone alle prese di posizione della Chiesa Cattolica Romana, e dall'altra un secondo schieramento politico che Le mostra solidarietà. Nei fatti la Chiesa Cattolica Romana espone le sue posizioni in merito a temi prettamente sociali che riguardano la sostanza della vita dell'essere umano. Cosa c'è effettivamente in gioco sia da una parte che dall'altra?

            Qualcuno sostiene che in gioco ci siano la sostanza dei diritti civili delle persone e la libertà dello Stato, così da far apparire lo scontro o alleanza come un qualcosa che riguarda sostanzialmente i rapporti istituzionali tra Stato e Chiesa. Di fatto questo viene contraddetto se ci si sofferma un attimo a riflettere sui temi che sono oggetto di discussione e sul tentativo di coinvolgere direttamente i cittadini cercando di spostare il loro orientamento politico in un verso o nell'altro usando in modo scorretto e demagogico l'elemento fede.

            Ma veniamo al punto. I temi oggetto di discussione riguardano la comprensione della vita delle persone sulla base di diversi aspetti che vanno da quello della prevenzione a quello delle regole che ne inquadrano la vita sociale, cioè quell'insieme di argomenti che sono stati raggruppati nel campo della bioetica! Si deve, fra l'altro, tenere conto che diversi di questi temi sono attualmente oggetto di grande dibattito nella stessa Chiesa Cattolica, dove non regna un'assoluta uniformità di pensiero, tipo l'ammissibilità dei divorziati o conviventi all'eucarestia, la questione del matrimonio dei preti o della possibilità di far accedere al sacerdozio persone sposate, ed ancora la questione mai sopita del sacerdozio femminile. Non ultima tutta la questione dell'omosessualità nella Chiesa ed il dramma della pedofilia. Questo per dire che la Chiesa Cattolica, oggi, non interviene in argomenti a lei estranei, ma su tematiche che la riguardano direttamente ed internamente, anche in relazione alla sua prospettiva di riconsiderare l'Europa terra di missione.

            La Chiesa Cattolica interviene, quindi, su temi che la riguardano direttamente ed i cui  sviluppi hanno risvolti per l'intera comprensione dell'impianto sociale nel quale la stessa Chiesa Cattolica vive. Potremmo rammaricarci per il fatto che a livello pubblico si senta solo la  sua voce e non le voci delle altre Chiese, ma anche questo fa parte di una scelta politica che indicizza una profonda ingerenza da parte della Politica nella vita delle Chiese, poiché il non dare voce ad altri e privilegiare solo una voce non è la scelta di avvantaggiare qualcuno su altri, ma è la forma subdola di ingerenza da parte dello Stato nei confronti sia della Chiesa che ha voce, sia nei confronti di quelle Chiese che non riescono mai ad avere voce.

            Ma tutto questo gioco a cosa mira? Qual è il vero campo di lotta, l'oggetto reale del contendere? Per darci un orientamento su questa domanda dobbiamo prendere atto che da quando l'essere umano ha iniziato ad organizzarsi nelle prime forme sociali ha sempre fortemente unito la gestione politica del potere con la gestione delle persone attraverso la religione; da sempre “re” e “sacerdote” sono seduti allo stesso tavolo, per quanto su lati opposti, ma non sempre contrapposti. La commistione fra religione e potere dello Stato c'è sempre stata, dove l'una e l'altra hanno sempre attuato una sorta di scambio e di reciproca “ingerenza”, in vista del governo del corpo sociale.

            In questo quadro la grande novità è rappresentata storicamente dalla vittoria dei movimenti separatisti nell'Inghilterra del XVII secolo, che portarono ad una traumatica decapitazione del Re e quindi al governo di Oliver Cromwell. Tale grande novità, che sconvolse tutta l'Europa, fu poi sistematizzata e sintetizzata nel XVIII° secolo da Vinnet, teologo e pastore svizzero, fondatore delle cosiddette “Chiese Libere”, il quale per primo formulò la frase “Libera Chiesa in Libero Stato” che divenne nel XIX secolo lo slogan di Cavour e di tutti i governi – di destra e di sinistra – che si susseguirono nel Regno d'Italia dal 1861 in poi. Chiaramente i vari opportunismi dei governi nella difficile gestione della “Questione Romana” diedero molteplici interpretazioni al concetto di “separazione”, così che ancora oggi in Italia non si ha del tutto chiaro quale sia il vero senso di “separatismo” continuando a farne un uso strumentale sia da parte della Chiesa che da parte dello Stato.

            Ma cosa è il “separatismo”? Intanto tale concetto nasce, ovviamente, in ambito protestante, ed in particolare nell'ambito di quelle chiese non allineate, cioè quelle chiese che presero le distanze da ogni forma di convivenza fra Chiesa e Stato che era propria delle Chiese Anglicane, Luterane, Zwingliane e Riformate Calviniste in genere.

            Per comprendere cosa sia il Separatismo dobbiamo cercare di capire cosa veniva affermato da coloro che coniarono questo concetto, ovvero la piena dignità di una persona cittadina di essere pienamente responsabile, quindi pienamente autonoma e matura nel decidere sia in relazione alla Chiesa sia in relazione allo Stato, cioè il pieno diritto di autonomia di pensiero per la persona.

            Si comprende bene, allora, che la questione del separatismo tra Chiesa e Stato e tra Stato e Chiesa non è stato pensato in relazione al rapporto istituzionale tra le due entità, in quanto questi rapporti istituzionali da sempre sono regolati da Patti. La questione veramente in gioco è quella della persona, cioè della sua piena autonomia di pensiero in quanto cittadina e cittadino, di fronte alla quale né Chiesa né Stato possono esprimere pressioni o obblighi di tipo dottrinale o legale.

            Tracciando questa estrema sintesi si comprende cosa sia oggi veramente messo in gioco: da una parate si invoca il male del relativismo, dall'altra la libertà ed i diritti, ma ciò che si sta giocando sulla nostra testa e, spesso, nella totale ignoranza della cosa, è proprio il diritto e la piena dignità di poter avere un pensiero autonomo e maturo.

            Se dalla parte dello Stato,  nella sua espressione governativa, l'intenzione è quella di voler soggiogare la piena autonomia di pensiero della persona cittadina, questo troverà – e trova – il suo piano di confronto e di scontro nell'ambito politico e sociale. Nella Chiesa la questione è molto diversa!

            Noi tutte e tutti ci ricordiamo bene come nel Concilio Vaticano II fu dichiarato solennemente il primato della coscienza della persona credente matura e preparata, sia in materia di fede che – soprattutto – in materia etica e sociale.

            Come credente e come cittadina mi sento offesa nella mia dignità di persona quando si usano schemi comunicativi di induzione demagogica per esprimere una pressione ideologica sul mio diritto di determinare l'orientamento politico dello Stato di cui sono cittadina, strumentalizzando quello che potrebbe essere il mio orientamento di fede.

            Nella stessa maniera mi sento ferita quando la Chiesa Cattolica – o qualsiasi altra Chiesa avesse la possibilità di potersi esprimere – pretende di indirizzare le coscienze forzandole attraverso la minaccia della esclusione dalla comunione o di quei sacramenti che possono costituire fondamenti per la vita di fede di una persona.

            Che la Chiesa Cattolica escluda me, in quanto transessuale, dalla comunione – per quanto discutibile – è comunque comprensibile, poiché il Cattolicesimo Romano non riconosce la transessualità, ma che escluda un politico che in coscienza sostiene i PACS, questo lo trovo inaccettabile, poiché è voler costringere la persona attraverso l'esclusione dalla comunione ad assumere posizioni contro la sua coscienza.

            Che la Chiesa Cattolica Romana abbia la sua posizione riguardo ai PACS e comunque riguardo a tutta la sfera che è contemplata nella Bioetica, è cosa legittima, così come è legittimo che ella esprima tale posizione in ogni ambito e situazione, ma che essa eserciti sanzioni ecclesiali nei confronti delle persone che, Cattoliche Romane, hanno in piena coscienza posizioni diverse, questo mi lascia perplessa per non dire indignata.

            Quindi, cosa c'è in gioco? In gioco non c'è il rapporto istituzionale tra Chiesa e Stato, ma in gioco c'è il riconoscimento e la legittimità di un pensiero autonomo della persona.

Anna Saccomani