Fedeltà alla terra
Confronto
tra un laico messaggio mariano e la cultura odierna
Il messaggio mariano del Bocco
e la conseguente ispirazione di Angela
Maria è apparsa ad Angela Volpini quando aveva
solo sette anni, nel «Bocco»,
località alpestre del comune di Staffora Casanova
(PV), dove è nata il 1940. E lì continuò ad apparirle per ben nove anni il 4 di
ogni mese, dal 1947 al 1956 (parentesi e dettagli vari si trovano nel libro “Dove
posarono i suoi piedi”).
C’è un problema
da porsi: la diversità tra le cosiddette «parole di Maria» e i contenuti della successiva
ispirazione. Per avere un primo orientamento partiamo dalla narrazione
che Angela fa del suo stato d’animo alle prime apparizioni:
“Non
si possono descrivere sensazioni come quella. Fu un’esperienza totale, che mi
prese la mente, lo spirito, ma anche il corpo con tutti i suoi sensi: potevo
toccare la madre di Gesù. Comprendevo che il volto di
questa donna, che mi teneva in braccio, era il volto della pienezza umana, il
mio volto, il volto di ogni essere umano. Era il fine della vita umana, era
tutte le possibilità umane, ciò che dava significato ad ogni esistenza umana,
ed era la gioia del Creatore”.
Dunque
lei ricorda poche parole, ma prova molte sensazioni; e ancor più profondi sono
gli squarci di verità che le si dischiudono nella mente e nello spirito, e che
la ispireranno per tutta la vita.
Lo
afferma tuttora: il suo dialogo con Maria era (è) “continuo
ed esperito in maniera diretta e
interiore”. Fa pensare davvero il fatto che, di fronte ai censori, lei,
allora bambina, riferisse unicamente espressioni comuni, proprio mentre dentro
di sé si ingigantiva la “luce-forza che la investiva”. E’ la mistica
unione ad inoltrarla pian piano alla corposità del mistero di Dio
incarnato, che Maria
le faceva vivere plasticamente, fino a cederle tra le braccia Gesù Bambino.
A
chi la intervista circa il rapporto apparizione-ispirazione, Angela risponde in
maniera inequivocabile: “Tra me e Maria c’era
interazione; non si possono dividere il modo di comunicare di Lei e il mio modo
di percepire quel che Lei mi faceva capire”.
I
messaggi ricevuti in ogni apparizione sono su misura della mentalità di «gente di Chiesa»; l’ispirazione, invece,
oltrepassa i confini ecclesiali, così come prevedeva Giovanni XXIII, quando
preconizzava il superamento del cristianesimo per mettere in primo posto
l’umanità nella sua totalità.
Sullo
sfondo dell’esperienza di Angela, sia sensibile sia interiore, c’è il futuro
finale, affidato alla libera scelta di un’umanità, umana a tutto tondo, e
perciò divina. E ciò in linea con quanto Maria le
dice alla prima apparizione: “Sono venuta ad insegnarvi la via della
felicità sulla terra”. Il significato della frase è globale; e non
basterà la vita di Angela a snodare e dipanare quel nucleo lungo il percorso
dell’ispirazione che l’accompagnerà per tutta la vita.
Voler
ridurre tutto alla schematicità dei primi messaggi sarebbe un ripiegare sul
risaputo, e perciò tale da non stimolare ad una traduzione del Vangelo adeguata
ai paradigmi culturali di oggi. Angela è vera custode della sostanza del
messaggio proprio perché non lo lascia marcire, ma lo lavora e lo lascia
irrorare dallo Spirito in forma sempre nuova.
Un’ultima
parola sull’ultimo messaggio «riservato»: «la sposa» dovrà convertirsi ad un
maggiore connubio di amore con il Dio della storia. Come non vedervi
raffigurata
Sì.
Non basta venerare Maria: bisogna capirla (vedi il
libro di A. “Capire Maria”). E non illudiamoci
che sia facile. Un bagno di umanità potrà guarirci da visioni miopi, odoranti
di sacrestia, e restituirci ad una visione laica che non escluda nessuno. E’
ora di finirla di restare nel chiuso; è ora di percorrere le vie della terra,
senza pensarla in maniera evanescente come luogo di transito per la realtà
dell’aldilà. La felicità promessa non consisterà in uno sterile appagamento, perché
sarà frutto di condivisione, propria della comunità umana raccolta in unità,
nella diversità creativa di ciascuno.
Il
messaggio che Maria (non la chiamo mai «Madonna», termine «cortese» medievale)
comunica alla piccola Angela, e che in seguito ispirerà la stessa durante
tutta la vita, ha una portata teologica
di carattere rivoluzionario rispetto a vecchi schemi collegati ad un ascetismo
mortificante, proprio di un cristianesimo innestato sul concetto di colpa e di
salvezza dell’anima, di pessimismo e di condanna eterna del peccato, eccetera.
Ma non ci si
inganni: non ci troviamo di fronte a un nuovo cristianesimo che affermi valori
diametralmente opposti a quelli tradizionali, in sintonia al declino delle certezze
riposte nel trascendente e al soggettivismo relativistico proprio della
post-modernità.
La concezione che fa da sfondo al
messaggio è imperniata sul senso del divino, non staccato dall’umano, in
conformità al disegno creativo, che vuole l’uomo «ad immagine e
somiglianza di Dio»; e su un concetto di incarnazione di
carattere non espiatorio, tale che ripristini il dialogo di amore reciproco tra
Dio e l’umanità. Tutto ciò grazie all’assunzione di responsabilità di Maria, la quale fece ciò che è dato a tutti di fare: usare
in pieno la propria libertà nel mettere a frutto le potenzialità del divino
nell’umano, del trascendente nell’immanente, del Futuro ultimo anticipato nella
terra.
E’ facile scorgere in queste parole
l’eco dell’umanesimo, nel suo sbocco soggettivistico moderno.
Ma la corretta chiave di lettura del
messaggio è nella linea della teologia mistica, la quale percorre meno i
sentieri della trattazione sistematica delle verità sull’uomo, e addita
piuttosto la via fiduciosa ed intima (non-intimistica) verso la profondità di
noi stessi.
L’audacia terminologica non preoccupa chi conosce
il linguaggio delle mistica di ogni tempo (e luogo). Dio e
Da qui le conseguenze di una vita
terrena non dissociata da quella celeste, e di un Futuro perenne, conquista di
Vita per tutta l’umanità: purché questa si faccia comunità fraterna, collaborativa nel preparare su basi nuove «Cieli e Terra».
Non siamo di fronte ad un’ennesima
utopia, ma alla via della Speranza, quale l’attuale progresso sociale potrebbe
farci imboccare sulla falsariga di un ravvedimento di Amore. La voglia di
realizzare il sogno non ha un contorno apocalittico come si riscontra in altre
apparizioni mariane; è accorato ennesimo richiamo alla fiducia che proviene
dallo scoprirci creativi e quindi con-creatori.
Tutto uno stile di spiritualità mistica
guida a scoprire il grande valore della libertà umana e del trionfo su ogni
limite terreno, che è da rispettare e da trascendere nello stesso tempo. Siamo
infatti finiti e potenzialmente infiniti….
Dunque quale felicità sulla terra?
Quella che proviene dal contatto
profondo e duraturo con il Dio-dentro-di-noi, e che
la morte non può interrompere. Come avvenne in Maria;
persona integra, e cioè rispondente al disegno divino (nello stesso modo in cui
possiamo esserlo noi, se sappiamo osare-la-libertà).
La felicità è Certezza, Fiducia, Amore… che si
fanno sprone a ri-creare noi stessi e il mondo.
(continua)……….
Ed ecco il Comunicato Stampa
Nell’introduzione di questo libro l’Autrice, pur cauta
nel non enfatizzare la portata innovativa di un messaggio mariano tutt’altro
che “solito”, si chiede il perché del divario tra la riflessione teologica che
ormai ha dipanato tanti nodi dottrinali e la penetrazione dei suoi risultati,
sia nella formulazione delle verità a cui credere, sia nel risvolto concreto
della pratica religiosa. Considera amara la constatazione dei dati di fatto,
che riassume in alcune domande: “perché
abbiamo paura del nostro Futuro oltre la morte e non sappiamo prepararlo nella
fiducia in noi stessi e nel grande potenziale divino di cui siamo depositari?
Perché adoriamo il Risorto e veneriamo l’Assunta, mentre restiamo disancorati
dalle grandi verità che ne derivano?”.
L’impegno dell’Autrice è tutto nella direzione di
trovare una risposta attraverso la lettura attenta del messaggio elaborato da
Angela Volpini a seguito delle apparizioni mariane avute circa mezzo secolo fa.
Distingue, in seno all’ispirazione della veggente, ciò che appartiene alla
cultura contemporanea e ciò che è frutto della sua grande capacità di rendere
il messaggio idoneo ad esprimere le esigenze, le ansie, le speranze di tanti,
scoraggiati dalla distanza di una fede contenuta in quadri tradizionali, o
fanaticamente entusiasti di un’esperienza di Dio vissuta in gruppi di
appartenenza inidonei a catalizzare l’universo mentale e culturale della
società umana.
Ciò le permette di cogliere
corrispondenze tra l’ispirazione della Volpini e lo spirito dei tempi, presente nella cultura,
soprattutto quella teologica; e di leggere nei contenuti che esamina l’afflato mistico, tutt’altro che etereo e disincarnato. Ha dalla sua
parte il supporto del riconoscimento di cui godono ormai la sapienza mistica e la teologia femminile.
Le apparizioni di Maria alla
Volpini hanno come punto di riferimento l’Assunta, anche se lei, bambina,
ignorava la contemporanea definizione del dogma dell’Assunta; e ciò forse non
avveniva a caso, poiché Maria è vera icona di una
dimensione a cui oggi si è molto sensibili, non senza il contributo della
ricerca femminista: il legame tra la persona e l’esperienza corporea.
La materia del libro merita molta attenzione perché
davvero nuova come proposta di
rinnovamento nel modo di vivere la fede. Intanto il confronto culturale serve a
sottolineare quanto sia grande ancor oggi il divario tra cultura laica e
religiosa, e può aiutare a superarlo.