Cultura della diversità. 1

 

 

 

 

 

a cura di Anna Saccomani

Diritto e Diritti: Il concetto di Dio ed il riconoscimento della diversità

Iniziamo insieme un cammino di riflessione che, a Dio piacendo, ci accompagnerà per qualche tempo. Il tema generale che ci siamo date è molto ampio e non certo semplicissimo, ma è anche espressione sintetica di un argomento di grande attualità, argomento che qualcuno ha voluto definire il “ri-sorgere” della antica “Questione Romana”. In realtà la questione dei diritti e del Diritto è questione che attraversa tutta la storia di fede che ci è raccontata nella Scrittura, la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento insieme), così che di fronte agli ultimi eventi di cui siamo testimoni, cioè dell'insorgere della Chiesa Cattolica Romana in relazione ad alcune proposte di legge, si pone fortemente all'attenzione di ogni persona, più o meno credente, la questione del “diritto” e dei “diritti”.

La questione in sé dovrebbe essere adeguatamente inquadrata da persona competente in giurisprudenza, e quindi essere presentata nei termini di cosa siano i “diritti” e quale la loro relazione con il “diritto”. Noi non affrontiamo la questione dal punto di vista legale e giuridico, ma piuttosto ci permettiamo di affrontarlo dal punto di vista teologico per due motivi sostanziali: il primo perché siamo persone credenti; il secondo perché le chiese oggi presentano tale questione in termini generalmente restrittivi.

Sorvolando volutamente dal dare un nostro parere in merito alla posizione espressa da ogni chiesa e confessione di fede in merito ai PACS, all'Aborto e al Divorzio, ma anche in merito alla pubblicità e alle varie leggi che avvantaggiano le realtà ecclesiali come l'otto per mille o l'esenzione dall'ICI delle strutture dedite al culto o ad attività ecclesiali, quello che dobbiamo dichiarare con chiarezza è la piena legittimità di una realtà ecclesiale di esprimere la propria posizione ed il proprio pensiero in relazione a tutti gli eventi politici ed a tutte le questioni che riguardano la società ed i diritti che in essa devono (o non devono) trovare luogo.

In altre parole non è sbagliata la posizione del Cattolicesimo Romano di prendere posizione in relazione alla discussione politica e sociale sui diritti civili, piuttosto è discutibile la loro scelta ed il loro posizionamento, tanto lo è quello che è stato preso da altre Chiese non Cattoliche Romane come le Chiese Anglicane o le Chiese Protestanti.

Dato per assodato che è pieno diritto delle Chiese tutte di esprimere la loro visione della società e dei diritti “leciti” o “illeciti”, la questione si potrebbe porre, e si pone, sul perché diverse realtà che si rifanno allo stesso Dio, poi nel contesto sociale dei diritti assumono posizioni così diametralmente opposte? La questione potrebbe essere risolta semplicemente dicendo che dipende dall'opportunismo politico oppure da una diversa comprensione del piano sociale da quello ecclesiale, ma queste risposte – per quanto possono essere reali – non affrontano con chiarezza e direttamente quale sia il vero motivo di così diverse prese di posizione, ad esempio, nei confronti del sacerdozio femminile, piuttosto che della celebrazione dell'eucarestia nelle due specie per tutti.

Dire che questo dipende dall'opportunismo politico o dalla diversa comprensione del piano sociale da quello ecclesiale, significa banalizzare la questione e, soprattutto, non prendere sul serio il fondamento sulla base del quale ciascuna Chiesa ha preso posizioni diverse. Infatti è inaccettabile l'accusa rivolta alla Chiesa Cattolica Romana da parte di diversi ambienti di essere arroccata su posizioni medioevali, o di voler produrre un sistema sociale di tipo teocratico, o di voler portare la società sotto un sistema oscurantista, quindi osannare o elogiare la Chiesa Anglicana perché, invece, è aperta alle nuove istanze della società e del mondo. L'annuncio dell'Evangelo è sempre quello nei secoli sia per la Chiesa Cattolica Romana, sia per la Chiesa Anglicana, ma vi è una diversa interpretazione di quello stesso messaggio e di quella stessa fede nel contesto storico in cui le Chiese vivono e testimoniano la loro fede.

Noi non possiamo banalizzare le scelte che le diverse Chiese fanno in relazione ai diritti ed alla società, ma al contrario dobbiamo con estrema serietà riconoscere in ciascuna realtà ecclesiale, ciò che è stato determinante per arrivare a quel tipo di scelta che è stata la loro impostazione di fede e la teologia che la interpreta in ubbidienza alla loro comprensione di Dio.

La questione dei Diritti e del Diritto è quindi, per le Chiese e per le persone credenti, in primo luogo questione teologica, cioè dipende dalla propria comprensione di Dio e del conseguente discorso che, ciascuna Chiesa e ciascuna persona credente, fa su Dio.

Il prossimo appuntamento affronteremo la questione del “discorso su Dio”!

Anna Saccomani