CONVEGNO DEI PRETI SPOSATI

 

"Intendiamo dichiarare il nostro fermo impegno a rinnovare la Chiesa e i suoi ministeri con fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II": un "rinnovamento che presenta un'urgenza nuova". Lo dicono a chiare lettere i sacerdoti sposati, nel documento conclusivo del VI Congresso della loro Federazione Internazionale, svoltosi in Germania, a Wiesbaden, dal 16 al 19/9 e dedicato al tema: "Il rinnovamento dei ministeri oggi".
A vent'anni dalla sua esistenza, la Federazione continua a scontrarsi con il problema di sempre: l'obbligatorietà del celibato, diventato oggi ancora più urgente data la fortissima carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica. In Germania, per esempio, nel 2003 solo la metà delle parrocchie aveva un proprio parroco e sono circa 4mila i sacerdoti che hanno lasciato l'abito per contrarre matrimonio. Molti di più sono poi quelli che si sono adattati, con non poca sofferenza, a vivere relazioni clandestine.

"Noi - dichiarano i sacerdoti che in questo appuntamento si sono riorganizzati in quattro federazioni: latino-americana, filippina, europea e nord-atlantica - confermiamo il nostro amore e la nostra lealtà verso la Chiesa. Non vogliamo in alcun modo creare una Chiesa parallela e desideriamo avviare un dialogo costruttivo con i vescovi". "Vorremmo però aiutare la Chiesa ad essere al servizio del mondo e a non essere fine a se stessa" .

I sacerdoti sperano quindi che Benedetto XVI possa finalmente avviare una discussione seria sull'argomento che coinvolga anche i rappresentanti delle varie associazioni di preti sposati. A riaccendere la speranza di un dibattito è stata l'ordinazione, lo scorso agosto, alla diocesi di Tenerife, del pastore anglicano David Gliwitzki, sposato e padre di due figlie, convertitosi al cattolicesimo. Il caso di questo sacerdote nativo dello Zimbabwe non è un fatto straordinario. Durante il pontificato di Wojtyla 200 sacerdoti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo e hanno ottenuto da Roma una dispensa per il celibato. Il punto è: "una volta che si accetta che ci possano essere eccezioni", ha rilevato Proconcil, il "Coordinamento dell'iniziativa internazionale verso un Nuovo Concilio", vuol dire che "non è una questione completamente inammissibile" e si potrebbe "generalizzare quella che al momento non è che una significativa eccezione in una regola intransigente". Chiedono perciò al papa che "prosegua e approfondisca questi cambiamenti in dialogo con l'insieme della Chiesa". Magari in un Nuovo Concilio a Roma con tutti i vescovi del mondo.

Sulla vicenda Gliwitzki si è espresso anche l'autorevole l'abate di Montserrat, Josep Maria Soler, ammettendo che vedrebbe di buon occhio un dibattito sulla soppressione del celibato: "è sempre positivo poter discutere di queste cose" ha detto, e ha avanzato l'ipotesi che all'interno della Chiesa "potrebbero coesistere due modi di essere sacerdote, come nelle Chiese orientali," (dove il celibato è obbligatorio solo per i vescovi). "L'ordinazione presbiterale e il celibato - ha spiegato - sono due cose differenti che possono coesistere oppure no": la Chiesa occidentale "vuole che coesistano", ma "in altre Chiese non è così". (33005. WIESBADEN-ADISTA)