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                 L'OMOSESSUALITÀ NELLE SACRE SCRITTURE (Genesi 19, 1-25)

   di don Luciano Scaccaglia


Molti per colpevolizzare l'omosessualità si rifanno a questo brano della Genesi:

"I due angeli arrivarono a Sodomia sul far della sera,  mentre Lot stava seduto alla porta di Sodomia. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. . Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodomia, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!

Lot usci verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé disse: No fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno conosciuto ancora uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto".

 Secondo gli esegeti, questo racconto non ha lo scopo diretto di dare un giudizio morale su un comportamento omosessuale, non stigmatizza una pratica omoerotica. Riporta invece l'intenzione dei cittadini di Sodomia di fare violenza a degli stranieri, ai quali invece si doveva ospitalità e protezione, secondo la cultura del tempo. Quindi direttamente viene colpito il peccato gravissimo di inospitalità (cfr. Sap 19, 13-17).

L' accenno allo stupro dei due uomini è secondario: "Il fatto che l'aggressione, se fosse riuscita, avrebbe comportato lo stupro dei due ospiti maschi di Lot da parte di una banda di altri maschi è solo un dato accessorio del racconto. A quanto pare gli uomini di Sodomia avevano intenzione di trascorrere una `notte brava', e gli inermi ospiti di Lot erano parsi un obiettivo atto
alla bisogna". L'ospitalità era così sentita presso gli orientali e il rispetto della donna così basso, che Lot, per tutelare gli ospiti, è disposto a prostituire le figlie.

A conferma di questa interpretazione sta il fatto che in seguito, nella Bibbia, si riporta questo episodio senza parlare del progettato stupro: in Ezechiele c. 16 il peccato di Sodomia è presentato come peccato di avidità e di indifferenza nei riguardi del povero:

"Ecco questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlia avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la mano al povero e all'indigente" (Ez 16, 49); in Matteo e Luca il fatto di Sodomia è riportato in un contesto di mancata ospitalità: cfr. Mt 10, 12-15; Lc 10, 10-12; in Giuda si parla di Sodomia e Gomorra come città che hanno commesso vizi contro natura: "Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno" (v.7).

Che cosa si intenda per "contro natura" appare da una nota della Bibbia di Gerusalemme: "vizi contro natura": alla lettera una ‘carne diversa’: una carne che non era umana, perché il loro peccato era consistito nel voler abusare degli ‘angeli’ (Gen 19,1-11 Bibbia di Gerusalemme, p. 2621, nota 7.). Per questi autori sacri quindi il peccato di sodomia consiste nel fatto che esseri mortali vollero fare violenza a esseri immortali, a degli angeli.

Esegeti cattolici e protestanti concordano su questa interpretazione data a Gen 19, 1-29.

"In Gen 19, 1-29 viene raccontata la distruzione di Sodoma (cf. anche Gdc 19). In primo piano c'è l'inviolabilità del diritto di ospitalità, che viene santificato, e non l'omosessualità. La
successiva tradizione dell'Antico e del Nuovo Testamento non ricorda mai la proibizione dell'omosessualità quando accenna a Sodoma (cf. Is 3, 9; Ger 23, 14; Ez 16, 49s; Sir 16 ,8). Inoltre lì si tratta di violenza sessuale, ma anche della mescolanza di sfere proibite, di
uomini con angeli. Quindi è molto discutibile che in Gen 19 (e Gdc 19) si condanni l'omosessualità" (Berbero - Bettazzi - Crema - Geraci - Gnavi - Kothgasser - Pezzini - Piana - Plescn - Rossi, Il posto dell'altro, le persone omosessuali n elle Chiese cristiane, edizioni la meridiana, Molfetta 200, p. 99.

 
Levitico 18, 22 e 20, 13:

"Se avrai con maschio relazioni come si hanno con donna è abominio." (Lv 18, 22). "Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro" (Lv 20, 13).

I due versetti sono all'interno della Legge di Santità (cc 17-26); questi capitoli, redatti forse alla fine dell'esilio (VI secolo a C.), parlano della purità rituale, cultuale che permette di avvicinarsi a Dio.
Infatti in Lv 18 e 20 si argomenta a partire dalla santità di Dio.

Qui la pratica omosessuale - come anche l'immolazione dei bambini, l'evocazione degli spiriti, i rapporti sessuali con parenti prossimi o con una donna durante le mestruazioni - appare come una grave infrazione della sfera divina della santità. Quest'ultima va intesa a sua volta come una ‘zona di forza divina’ o come un ‘campo di forza di Dio’ (E. Gerstenberger), dalla cui integrità dipende la
vita del popolo o della comunità. Ma ciò significa che le affermazioni di Lv 18, 22 e 20, 13 tematizzano l'omosessualità sotto la prospettiva di una possibile infrazione dell'ordine della sfera
vitale creata e protetta da Dio e non dal punto di vista della (possibile) configurazione etica di una relazione omosessuale"(Chiesa Evangelica in Germania sull'omosessualità, Vivere in stato di tensione, in Il regno/documenti, n. 17, 1/10/1996, p. 561).

 Essere puri quindi significava allora evitare la promiscuità della specie, perché ciò generava sporcizia fisica e di conseguenza impossibilità di partecipare al culto, di stare alla presenza di
Dio, il Santo, l'incontaminato:

"Essere puri quindi significava essere un esemplare incontaminato di una certa specie, che non avesse promiscuità con altre specie (il che avrebbe comportato la contaminazione). In questo contesto, perciò, ‘corruzione’ non significa corruzione morale, ma sporcizia in senso letterale, fisico. E' questa la ragione per cui la Legge di Santità proibisce per esempio di accoppiare ‘bestie di specie differenti’, di seminare il proprio campo ‘con due specie di semi’, di indossare una ‘veste tessuta di due diverse materie’ (Lev 19, 19)" (Bibbia e omosessualità, op. cit., p. 14).

Non si tratta perciò di impurità morale, etica, a livello di peccato, ma di contaminazione, impurità che indica sporcizia in senso letterale, fisico:"Osservate le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due sorta di seme, né porterai veste tessuta di due diverse materie"(Lev 19, 19).

In questo contesto culturale e cultuale occorre interpretare le proibizioni del Levitino circa la omosessualità.
Secondo l'esegesi protestante i rapporti omosessuali, di cui parla il Levitico, sono contaminati e proibiti perché fatti in modo non naturale: uno dei due partner giace nella posizione della donna,
assume un ruolo passivo, recettivo. Lo dice alla lettera il testo ebraico: "Esse (le proibizioni del Levitico ndr.) condannano i rapporti sessuali tra due individui di sesso maschile perché in simili atti
uno dei due partner deve - come dice letteralmente l'ebraico - ‘giacere la giacitura (o nella posizione) di una donna’. In questo modo, secondo la concezione ebraica antica, la virilità di quel
partner restava compromessa: egli non era più un esemplare incontaminato della sua specie, ed essendo contaminato, tutto l'atto risultava impuro: e così anche l'altro partner.

E' così importante osservare che questa norma del Levitico non prende in considerazione in modo specifico il problema di cosa sia ‘buono’ o ‘giusto’ o ‘amorevole’. L'unica sua preoccupazione è
la purità
, intesa in un senso oggettivo e letterale. E' anche per questo motivo che la proibizione è così assoluta e priva di ulteriori specificazioni. L'identità dei due individui di sesso
maschile non ha importanza, né conta la loro età, la natura della relazione che li lega, se ci sia stato reciproco consenso. L'unica cosa che ha importanza è che uno di loro verrebbe fisicamente
contaminato dall'assunzione del ruolo femminile, e in tal modo contaminerebbe l'atto stesso e il suo partner".
Secondo l'esegesi cattolica dai due brani del Levitino non si può dedurre una condanna chiara dell'omosessualità, infatti potrebbe trattarsi della proibizione della prostituzione sacra maschile:
"La condanna non viene motivata e neppure posta in relazione con l'ordinamento della creazione. Non è possibile affermare con sicurezza che il divieto riguardi l'omosessualità in genere o una forma specifica di prostituzione cultuale (maschile) (cfr. Dt 23, 18s; 1Re 15, 12; 2Re 23, 7). La relazione con la prostituzione sacra praticata a Canaan può permette un' interpretazione
dell'omosessualità come mancanza contro la purezza della fede di Jahvé e non da ultimo, a causa della grande stima degli ebrei per il matrimonio e la famiglia - come espressione tipica dell'immoralità dei pagani".