Sui carboni ardenti…..
Quest'articolo di Slavoj ZIZEK è apparso su "Il manifesto" del 7 settembre scorso, con il titolo "L'immunità sull'altare del peccato". Fa un’analisi che non deve passare inosservata, perché profonda dal punto di vista antropologico. Ignorare certi meccanismi di cui non ci rendiamo conto ci renderebbe colpevoli di “reticenza mentale e pratica”, per usare un eufemismo. Certamente c’è il pericolo di generalizzare, di ignorare l’aspetto mistico della sequela Christi, che resta l’essenza del cristianesimo, nonché dei suoi forti valori umani. Ma è doveroso guardare con realismo e scandagliare i risvolti negativi di arruolamenti clericali che possono sfociare in una doppia morale. Dobbiamo costruire giorno per giorno una Chiesa migliore, magari mettendo un dito sulla piaga, e soltanto per offrire una sponda di salvezza.
L'immunità
sull'altare del peccato
La trasgressione come
elemento rassicurante delle istituzioni ecclesiastiche.
In Austria,
Irlanda, Croazia, Italia e Stati uniti, la chiesa cattolica ha affrontato gli
episodi accertati di abusi sessuali da parte di sacerdoti come il socialismo
reale ha affrontato la corruzione di funzionari statali. Li ha rimossi
dall'incarico per non sottoporli al giudizio della legge terrena. Ma la
pedofilia documentata svela invece che per la chiesa i peccatori in abito talare
sono un fattore indispensabile alla coesione interna.
SLAVOJ ZIZEK
Sulla
Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell'orfanotrofio
Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati
scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le Organizzazioni non governative avevano
cominciato a richiamare l'attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro
telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi
verbali, fisici e sessuali su bambini. L'allora ministro del lavoro e del
welfare, un membro dell'ex partito comunista che guidava la coalizione al
governo, decise di bloccare gli interventi fornendo in seguito una spiegazione
di deprimente sincerità: «Se avessi fatto qualcosa o avessi chiuso
l'orfanotrofio, mi avrebbero crocifisso come il comunista cattivo che vuole
sopprimere la Chiesa». Alla fine sono stati raccolti elementi sufficienti per
l'incriminazione, la polizia ha cominciato a indagare, e sulla stampa si sono
moltiplicati gli articoli. Com'era prevedibile, secondo i rappresentanti della
chiesa lo scandalo sarebbe scoppiato perché i «media anticattolici» cercavano
una notizia negativa da pubblicare per compensare l'informazione favorevole alla
chiesa negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II. Jelena Brajsa, la
direttrice dell'orfanotrofio, per molto tempo ha continuato a sostenere che
nell'orfanotrofio si erano verificate alcune «situazioni sessuali», ma che erano
«normali», proprio come picchiare i «bambini indisciplinati» sarebbe «un normale
elemento del processo educativo». La donna ha negato risolutamente che il suo
staff avesse abusato sessualmente dei bambini. Protetta dalla Chiesa e dai
responsabili della Caritas, ha assunto un atteggiamento tracotante e ha detto
che «negli orfanotrofi cattolici lo stato non ha niente su cui indagare». A suo
parere «le ispezioni negli orfanotrofi cattolici sono come la censura della
messa da parte dei funzionari statali».
Lo spettacolo del desiderio
Alla fine non è
stato più possibile seguire questa linea difensiva. Sono stati rinvenuti dei
documenti comprovanti che Brajsa sapeva degli abusi ma ha cercato di coprire lo
scandalo per proteggere la propria reputazione e quella della chiesa cattolica.
Quando il procuratore della contea di Zagabria l'ha accusata di «intralcio alle
indagini», la chiesa ha fatto ricorso a una soluzione «elegante»: Brajsa è stata
sollevata dal suo incarico per ragioni di salute e ricoverata in ospedale. La
solita storia che, a parte il sapore post-comunista, sarebbe potuta avvenire
ovunque, negli Usa o in Irlanda, in Polonia o in Austria - con una differenza
significativa: non abbiamo a che fare con il tipico caso dei preti pedofili, dei
preti che abusano dei ragazzi loro affidati, ma con esponenti della chiesa che
hanno fatto da intermediari fornendo (soprattutto) ragazze indifese a uomini più
grandi, esterni al collegio (o quantomeno tollerando questo tipo di abuso). È
cruciale non confondere questi due diversi tipi di abuso.
I preti (e, più
spesso, le suore) come mediatori e fornitori di servizi sessuali sono un
elemento importante della mitologia cattolica sotterranea, si pensi alla figura
del prete (o della suora) come detentore ultimo della saggezza sessuale. Nel
film diretto da Rober Wise
Tutti insieme appassionatamente
Maria, non riuscendo ad affrontare la sua attrazione sessuale verso il Barone
von Trapp, scappa al monastero. In una scena memorabile, la Madre Superiora la
convoca e le consiglia di tornare dalla famiglia von Trapp per cercare di
chiarire la sua relazione con il Barone. Le dà questo messaggio in una strana
canzone, «Scala ogni montagna!», il cui sorprendente
leitmotiv
è: «Fallo! Corri il rischio e prova tutto ciò che vuole il tuo cuore! Non
permettere che considerazioni di poco conto ti sbarrino la strada!»
Il potere
misterioso di questa scena risiede nella sua inattesa esibizione dello
spettacolo del desiderio, che la rende letteralmente imbarazzante: la persona da
cui ci aspetteremmo una predica sull'astinenza e la rinuncia si rivela una
fautrice della fedeltà al desiderio. Significativamente, quando
Tutti insieme appassionatamente
uscì nella Jugoslavia (ancora socialista) della fine degli anni `60,
questa
scena - i tre minuti di questa canzone - fu l'unica parte del film ad essere
tagliata. L'anonimo censore socialista mostrò così la sua profonda percezione
del potere veramente pericoloso dell'ideologia cattolica: lungi dall'essere la
religione del sacrificio, della rinuncia ai piaceri terreni, il cristianesimo
offre un contorto stratagemma per indulgere nei nostri desideri
senza doverne pagare il prezzo,
per goderci la vita senza il timore che alla fine ci attendano la decadenza e il
dolore. C'è dunque un elemento di verità nella storiella su qual è la preghiera
ideale di una ragazza cristiana alla Vergine Maria: «O tu che hai concepito
senza peccare, permettimi di peccare senza dover concepire!». Nel funzionamento
perverso del cristianesimo, la religione è evocata con successo come un
salvacondotto che ci consente di goderci impunemente la vita.
Qui abbiamo il
sottofondo osceno dello scandalo di Brezovica: tollerare le trasgressioni
sessuali, e persino istigare ad esse, come corruzione per chi si sottopone al
rituale religioso. Questi fatti, comunque, non sono uguali alla pedofilia dei
preti: quest'ultima è inscritta in modo molto più profondo nell'identità stessa
della chiesa come istituzione. Ciò che rende questi casi di pedofilia così
disturbanti è il fatto che essi non sono avvenuti solo negli ambiti religiosi,
che costituiscono una parte integrante del fenomeno e vengono sfruttati
direttamente quali strumenti di seduzione. Come ha osservato nella sua
penetrante analisi Gary Wills, egli stesso un cattolico critico: «La tecnica
seduttiva sfrutta la religione. Quasi sempre, come preliminare, viene usata una
preghiera di qualche tipo. I luoghi stessi dove avviene la molestia sono carichi
di religione: la sacrestia, il confessionale, la canonica, le scuole e le
associazioni cattoliche con le immagini sacre sui muri. (...) Una combinazione
della rigidissima educazione sessuale della Chiesa (ad esempio, sul fatto che la
masturbazione è un peccato mortale di cui anche un singolo episodio, se non
confessato, può spedire la persona all'inferno) e di una guida che può liberare
la persona da un insegnamento inesplicabilmente oscuro grazie ad eccezioni
inesplicabilmente sacre. (Il predatore) usa la religione per sancire ciò che
intende fare, anche definendo il sesso come parte del suo ministero
sacerdotale».
Il sesso della
religione
La religione non è
semplicemente invocata per fornire
il brivido del proibito,
per accrescere il piacere facendo del sesso un atto trasgressivo.
Al contrario, il sesso è presentato in termini religiosi, come cura religiosa
del peccato (della masturbazione). I preti pedofili non sono dei
liberal,
non seducono i ragazzi pretendendo che la sessualità gay sia salutare e
consentita. Essi sostengono dapprima che il peccato confessato dal ragazzo (la
masturbazione) è davvero mortale e poi, come procedimento in grado di «guarire»,
propongono atti gay (ad esempio, la masturbazione reciproca): ciò che non può
che sembrare un peccato
ancora più grande.
La chiave sta in questa misteriosa «transustanziazione», per mezzo della quale
la stessa legge che ci fa sentire colpevoli quando commettiamo un peccato
ordinario ci impone di commettere un peccato molto maggiore: l'unico modo di
vincere il peccato è attraverso un peccato più grande.
La chiesa
cattolica può contare su (almeno) due livelli di simili regole, non scritte e
oscene. Per prima cosa c'è, naturalmente, l'infame
Opus Dei,
la «mafia bianca» della Chiesa, l'organizzazione (mezzo)segreta che incarna in
un certo qual modo la pura legge al di là di ogni legalità positiva: la sua
regola suprema è l'obbedienza incondizionata al Papa e la spietata
determinazione a operare per la chiesa, mentre tutte le altre regole sono
(potenzialmente) sospese. I suoi membri, il cui compito è penetrare nei circoli
politici e finanziari ad alto livello, tengono segreta la loro identità di Opus
Dei: essi sono effettivamente «opus dei», «opera di Dio».
Poi ci sono tutti
i casi di molestie sessuali sui bambini da parte di preti, talmente diffusi
dall'Austria e dall'Italia fino all'Irlanda e agli Usa che si può effettivamente
parlare di un'articolata «controcultura» all'interno della chiesa, con il suo
sistema di regole nascoste. (E c'è una chiara interconnessione tra i due
livelli, dato che l'Opus Dei interviene regolarmente per mettere a tacere gli
scandali sessuali dei preti.)
Che cosa, dunque,
ci consente di concludere che queste oscenità, questi crimini sessuali fanno
parte dell'identità stessa della chiesa come istituzione? Non gli atti in se
stessi, ma il modo in cui la chiesa reagisce quando vengono scoperti, il suo
atteggiamento difensivo, il suo lottare per ogni centimetro che le tocca
concedere: il fatto che liquidi le accuse come scandalismo, come propaganda
anticattolica; che faccia tutto il possibile per minimizzarli e isolarli; che
offra ritrattazioni condizionali («se
i crimini sono stati commessi davvero,
allora,
naturalmente, li condanniamo»); l'assurda pretesa che la chiesa debba essere
lasciata libera di trattare i problemi a modo suo; le «eleganti» soluzioni
burocratiche che non fanno male a nessuno (la responsabile sospesa per motivi di
salute o nell'ambito della normale riorganizzazione amministrativa).
Inconscio pubblico
Quando
insistono che questi casi, per quanto deplorevoli, sono un problema interno
della chiesa, e mostrano grande riluttanza a collaborare con la polizia nelle
indagini, i rappresentanti della chiesa hanno, in un certo qual modo, ragione:
la pedofilia dei preti cattolici non riguarda meramente quelle persone che per
ragioni accidentali di storia privata, senza relazione con la chiesa come
istituzione, hanno scelto la professione di prete, ma è un fenomeno che riguarda
la chiesa cattolica come tale, inscritto nel suo stesso funzionamento come
istituzione socio-simbolica; non riguarda l'inconscio «privato» dei singoli
individui, ma l'«inconscio» della istituzione stessa: non è qualcosa che accade
perché l'istituzione deve adattarsi alle realtà patologiche della vita libidica
per sopravvivere, ma qualcosa di cui l'istituzione stessa ha bisogno per
riprodursi.
Possiamo ben
immaginare un prete «retto» (non pedofilo) che, dopo anni di sacerdozio, sia
coinvolto nella pedofilia perché la logica stessa dell'istituzione lo spinge a
farlo. Tale inconscio
istituzionale è una
categoria chiave della critica dell'ideologia: designa il sottofondo osceno,
disconosciuto che - proprio in quanto disconosciuto - sostiene l'istituzione
pubblica. (Nell'esercito, questo sottofondo consiste nei rituali osceni e
sessualizzati di attacco ai superiori ecc. che sostengono la solidarietà di
gruppo). In altri termini, la chiesa non cerca di mettere a tacere gli
imbarazzanti scandali sulla pedofilia per semplice conformismo. Difendendo se
stessa essa difende il suo più recondito, osceno segreto. Per un prete
cattolico, identificarsi con questo lato segreto è un elemento chiave della sua
identità: denunciando seriamente (non solo retoricamente) questi scandali, si
taglierebbe fuori dalla comunità ecclesiastica, non sarebbe più «uno di noi»
(così come negli anni `20, nel sud degli Stati uniti, un cittadino che avesse
denunciato il Ku Klux Klan alla polizia si sarebbe tagliato fuori dalla sua
comunità, ossia ne avrebbe tradito il fondamentale legame di solidarietà).
Un'oscena
appendice
Per lo stesso motivo, non è possibile spiegare questi scandali sessuali come una manipolazione di quanti si oppongono al celibato e vogliono dimostrare che le pulsioni sessuali dei preti, non trovando un'espressione legittima, sono destinate a esplodere in modo patologico. Consentire ai preti cattolici di sposarsi non risolverebbe niente, essi non svolgerebbero il loro compito senza molestare i ragazzini, perché la pedofilia è generata dall'istituzione cattolica del sacerdozio come sua «trasgressione intrinseca», come sua oscena appendice segreta.
La risposta alla
riluttanza della chiesa non deve limitarsi al fatto che siamo di fronte a dei
reati e che, non collaborando appieno alle indagini, essa ne diventa complice.
La chiesa come tale,
come istituzione, deve anche essere indagata quanto al modo in cui crea
sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa
debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i
suoi ranghi è problematico non soltanto da un punto di vista puramente legale,
dato che ciò implicherebbe una sorta di diritto extraterritoriale della chiesa
anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale (come se il
fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa
non è in grado di risolverli).
Se vuole davvero
affrontare seriamente la questione della pedofilia, la chiesa dovrebbe non solo
dare carta bianca alla polizia per interrogare i suoi ranghi e collaborare
pienamente, ma anche affrontare seriamente la questione della sua responsabilità
per questi crimini, in quanto istituzione. È
questo
il modo in cui la chiesa dovrebbe
affrontare il problema.
Traduzione
Marina Impallomeni