Contro il silenzio
non
contro il buon senso
In un articolo “Romanzi del Secolo a Getto Continuo”, il giornalista Paolo Di Stefano critica il lancio di libri con termini altisonanti ma con contenuto inadeguato.
E’ ciò che capita quando si usano parole forti e gridate invece di DIRE SEMPLICEMENTE LA VERITA’. Nessuna paura di rassegnazione, o peggio di inerzia. Se la verità si dice TUTTA, in essa c’è un esplosivo ineguagliabile.
E’ ciò che leggerete in alcuni articoli che leggerete in altre rubriche. Noi siamo contro il silenzio, quindi contro il mutismo, ma non contro il buon senso che fa valutare ciò che è opportuno e ciò che diventa semplice insolenza.
Ecco la citazione da Paolo Di Stefano:
“pensavamo di poter stare tranquilli per il prossimo secolo, dopo l' uscita del romanzo di Piperno, visto che molti ci avevano assicurato che la letteratura italiana non avrebbe saputo proporre niente di meglio fino al 2100 o giù di lì. Invece è passato appena un mesetto e arriva un romanzo ancora migliore. Un altro dandy…. Vengono i brividi a pensare che mancano nove lunghissimi mesi alla fine dell' anno: se continueremo così, quanti capolavori, migliori dei migliori, ci cadranno addosso ancora tra capo e collo? Il sospetto, a dirla tutta, è che qualcosa non quadri. La critica italiana ha mal di dandy? D'accordo, ma soprattutto la critica soffre di iperbolite acuta. E va bene una volta, va bene la seconda, va bene la terza e pure la quarta va bene e mettiamoci anche la quinta e la sesta ma alla fine viene un dubbio: non è che, per caso, qualcuno ci sta prendendo in giro? Oppure: non è che, per caso, il divertente giochetto del «migliore dei migliori» rischia di sfuggire di mano? Che cos'è quest'ansia di iperboli? Che cos'è questa voglia di gridare: al capolavoro, al capolavoro! Non sta forse capitando, alla critica come alla politica, quello strano fenomeno per cui, finiti (o sfiniti) gli argomenti, si comincia a urlare per farsi sentire? Attenzione: non per far sentire i propri argomenti (finiti, sfiniti o mai esistiti), ma semplicemente la propria voce un po' sguaiata”.