per gli
amici di Donne-contro-il-silenzio
Talvolta viene il dubbio, nello
scrivere una lettera, se il contenuto sia davvero relativo alle attese di chi lo
leggerà. Non sempre è così, e forse questa missiva può dare a qualcuno
l’impressione che risponda alle esigenze di pochissima gente. Infatti
l’argomento principale è il convegno che faremo alla fine di maggio 2005
sulle persone che hanno avuto un passato di vita "consacrata". E notiamo
subito che parliamo di persone e non di donne; che non usiamo
l’espressione ex-religiose/i, e non parliamo di esperienza, ma di
passato. Da ciò si può dedurre che vogliamo dare respiro ampio al convegno
e nel medesimo tempo connotarlo di precisi riferimenti circa certe idee distorte
che si sono radicate nella mentalità comune a danno di tutti: non si cresce
nella vita cristiana, se si rimane ancorati ad un’idea di élite specializzata al
contatto più stretto con Dio.
Alcuni punti da mettere in
chiaro.
-
Che cosa significa essere "persone
consacrate". E’ vero, si lascia tutto per fare parte di una
Famiglia religiosa, a condurre una vita che incanala la propria Chiamata
(o vocazione) in precisi schemi regole impegni, preghiera, altro. Anche se
tale Famiglia ha lo scopo di offrire ai suoi membri tutto ciò che serve
perché la singola persona si spenda per il Tutto di cui entra a far parte, è
chiaro che essa adempie una funzione; il fine resta solo all’interno delle
persone.
-
Un patto bilaterale.
Ci dovrebbe essere un patto bilaterale di reciproca fedeltà
tra chi assume degli obblighi per seguire la sua vocazione e chi rappresenta
la salda Struttura dentro la quale realizzarla. Di fatto c’è un gran
dislivello tra i due poli, quasi che da una parte ci fosse solo la fragilità
umana e dall’altra la rappresentanza di Dio che offre garanzie circa i
valori a cui la persona si "consacra".
-
Passaggio dagli ideali alla loro
istituzionalizzazione. Qui non commentiamo per amore di
brevità.
-
La critica alle istituzioni non ha
senso se generica. Ma anche la considerazione dei casi singoli
non deve acquisire il carattere di pietosa indulgenza verso la loro
fragilità. Chi ha scelto, ha il dovere di curare la sua vocazione (per
essere fedele), ma il "Se vuoi" di Gesù deve essere caposaldo a cui
l’istituzione non può sovrapporsi con le sue leggi.
-
Non c’è eccellenza nella chiamata
religiosa. La vera chiamata di Cristo a seguirlo non esclude e
non privilegia nessuno stato di vita. L’essenza della vocazione è l’amore
che non si può misurare con i parametri umani. Se è vero che le
categorie nella vita della chiesa non vanno annullate per motivi pratici,
esse non possono basarsi su distinzioni (tanto meno separazioni) di
sostanza.
-
E’ doveroso ridare dignità piena al
Popolo di Dio. Sono tante le conseguenze di certa piega che ha
preso la cosiddetta vita consacrata, perché Gesù ha detto chiaramente che
chi vuole esserGli più vicino deve farsi ultimo (espressione su cui tutti
sono d’accordo, a parole, e lo ripetono con enfasi: la gente, poi,
vuole comode mediazioni).
-
E’ giusto affrontare questi temi
con chi è dentro l’Istituto. Ma sarà accolto il nostro invito?
Chi vuole aiutarci in questa direzione?
Si capisce che quanto detto è
sommario. Ma vogliamo puntualizzare che tratteremo un problema che
riguarda tutti.
C’è poi un aspetto
importantissimo sotto le righe… Evitiamo di affrontare il tema CASTITA’. Perché?
Perché incentrare il discorso sulla completa astinenza sessuale, significa dare
rilevanza ad un tabù che inchioda il senso del divino ad un’idea di sacralità di
tipo pagano.Non ci sono specializzazioni in tale campo. il più casto è
colui che ama nella maniera più disinteressata. Bisogna andare in convento per
tale specializzazione? Speriamo proprio di no. Fermo restando che andare in
convento può essere cosa utile, buona e bella.