Newsletter Maggio 2005

Il mese scorso ha registrato un evento straordinario con la «fine» di un grande papa e la successione del nuovo. Le varie sensazioni ricavate dalla risonanza straordinaria che esso ha avuto, ci ha portato a riflettere sulla grande incidenza nei fatti che ha la magnificenza di un ruolo unico al mondo, in grado di pervadere l’immaginario e il sentire collettivo.

Ma in noi “Donne contro il silenzio” (insieme ai nostri simpatizzanti) si sono addensate altro tipo di emozioni, data la nostra impervia collocazione nella Chiesa tra i «cristiani critici». Questi hanno affollato la nostra posta elettronica, attraverso comunicati tutt’altro che benevoli nei riguardi dei due papi. Siamo rimaste perplesse nel ritrovarci incluse nella scomoda minoranza, tanto più che da tempo siamo determinate in direzione di un atteggiamento propositivo, che raffreddi i bollori della contestazione e che possa sfociare in un nuovo modo di essere-chiesa. Cosa che potrebbe favorire un ripiegamento su noi stesse tanto da cancellare sensi di colpa e consegnarci, di conseguenza, ad un «detestabile» torpore di neutralismo. Invece noi ci teniamo ad essere noi stesse, nella condizione di oppresse che non accettano passivamente l’ingiustizia, ma vogliono incanalare il proprio «risentimento» verso lidi più fertili, a vantaggio della crescita complessiva del Popolo di Dio.

Ebbene: non ci siamo mescolate al coro degli osannanti, ma abbiamo ripensato i ritardi istituzionali, in termini di visione serena del lentissimo accidentato cammino storico, e di concreta determinazione ad aprirci in prima persona a vie pro-fetiche ( = che annunziano prima), che daranno frutti in futuro.

Con tale metro i caratteri personali dei due papi non venivano cancellati, ma ridimensionati, senza cadere in un puerile commisurare l’essere al dover essere.

Soprattutto si è rafforzata la voglia di guardare alla chiesa, non come totalità dai limiti ben precisi, ma come tentativo storico di incarnazione del Cristo, che dipende (sì, «dipende»!) da tutti coloro che ne sono parte viva.

Perché aspettarsi il potere dall’alto, dimenticando che è quello dal basso a contare di più? Cominciamo noi stesse/i a non auto-emarginarci. Ad agire con rettitudine, equilibrio, sincerità, generosità, eccetera.

Sono tanti i progetti che sta a noi realizzare.

Primo fra tutti quello di una solidarietà reciproca, non fatta soltanto di belle parole…

Noi della redazione non osiamo dire come la vorremmo realizzate. Perché chiedere di creare un fondo di solidarietà potrebbe incrinare il nostro rapporto, che non dovrebbe, secondo una logica miope, toccare l’argomento «richiesta di aiuto». Ma non gridano aiuto le lettere accorate, alcune delle quali pubblicate in sito? E’ vero, le sofferenze narrate accennano ad altre ben più profonde di carattere morale; ma siamo convinte che, se si risolvessero certi problemi economici, per molti che vivono in disagio a causa della scelta fatta, la situazione cambierebbe di colpo, anche perché i carismi non verrebbero soffocati da un’entrata nel mondo del lavoro, senza spazio per l’utilizzo delle proprie capacità.

Lasciamo la cosa qui. Se qualcuno ci chiedesse «cosa fare in concreto», prenderemmo coraggio e ve ne parleremmo. Speriamo! Continuate ad essere nostri amici: è ciò che più ci sta a cuore.   

Possa il nuovo papa trovare nella nostra area persone che siano davvero in-dipendenti; che facciano leva sulla propria capacità creativa, la quale si sa inventare un modo di valorizzare se stesse da ogni punto di vista: «A chi ha sarà dato in abbondanza!».

Con calda amicizia, la redazione:

(per ordine alfabetico) Cerfoglia Joelle, Miragoli Ernesto, Riggi Ausilia, Zanon Giuseppe