Verbi di Dio e oracoli apocalittici
 

Nella vita con i verbi di Dio. È quello che ci suggerisce una riflessione che abbiamo letto nel bel mensile genovese Quaderni de Il Gallo. È firmata da don Angelo Casati, un parroco milanese, che sa mettersi in ascolto della Parola di Dio e – con immutata passione – degli avvenimenti che attraversiamo o ci attraversano. Il testo che riproponiamo è il commento omiletico a una pagina dell’evangelista Matteo, proposto nella liturgia giustappunto in queste ultime domeniche, quasi ad aiutarci a fronteggiare quel clima di incertezza che corre nelle nostre stesse comunità cristiane, smarrite davanti alla morte, alla distruzione e alla sofferenza, causati con assurda puntualità dagli attentati suicidi in Egitto, in Iraq, in Gran Bretagna, in Turchia...

Scrive don Casati: «Di regola la grandezza non viene avvicinata alla pazienza; più che i pazienti, forti sono considerati gli sradicatori: il male c’è? Via! La zizzania c’è? Va sradicata. Questa non è grandezza di Dio. Gli impazienti, gli sradicatori sono uomini e donne dallo sguardo ristretto. Grandi per Dio si è quando si ha uno sguardo grande. Di questa grandezza parla il libro della Sapienza: Tu, Signore, sei grande perché ti curi di tutti, "il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza"». Ecco, scrive don Casati, quali sono i verbi di Dio, «i verbi della grandezza di Dio: "prendersi cura di tutti", "essere indulgente con tutti", "giudicare con mitezza"». Dentro questa concezione biblica del significato vero di grandezza, continua, Gesù racconta le parabole della zizzania, del piccolo seme di senapa e del lievito. «La prima parabola evoca come condizione naturale la "mescolanza", anche quella tra bene e male, tra buoni e cattivi. Guai agli sradicatori, a quelli che vogliono pronunciare giudizi definitivi, prima del giorno della mietitura. Il giudizio spetterà a Dio e di lui è scritto: "Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza". La seconda parabola evoca la condizione della "piccolezza". Siamo impazienti perché vogliamo subito l’albero, e forse anche i frutti. No. Intenerisciti per i piccoli germogli, anche dentro di te, intorno a noi, nella nostra famiglia, nella società. La terza parabola evoca la situazione della "invisibilità". Chi si accorge della forza del frugolo di lievito nascosto dalla donna nella pasta? Il regno di Dio ha questo stile: non ama gli sbandieramenti, le esteriorità, la teatralità, ama essere forza segreta, nascosta, silenziosa. Ama essere dentro, perduto nella pasta».

Da questa consapevolezza scaturiscono nei credenti che sanno mettersi in ascolto della Parola le decisioni coraggiose, le testimonianze audaci, i gesti profetici. Altro che invocare vendette globali o immaginarsi uno "scontro di civiltà". Noi non vogliamo farci travolgere da quanti vorrebbero trascinare Dio nei salotti dei loro pettegolezzi, invocandolo come teste a discarico dei loro imbrogli e misfatti, come se i disegni di Dio coincidessero con i loro angusti e apocalittici oracoli.

Vincenzo Marras  http://www.sanpaolo.org/jesus/