Un giovane trentenne che si è dimesso…
13/02/06
Carissima Ausilia da un pezzo non ci sentiamo ma non ti ho mai dimenticata. La mia vita procede sebbene con grande fatica. Adesso sto lavorando… Contemporaneamente porto avanti i miei studi per... Sebbene sono tre anni che sono fuori dagli ambienti ecclesiastici, faccio una fatica estrema ad adattarmi. Nel lavoro con il gruppo dei colleghi non mi trovo proprio. Non c'è un argomento in cui riesca a coinvolgermi. Ho sempre la sensazione di essere un estraneo, di essere sprecato per quell'ambiente. Un po’ è così tutto il mio investimento culturale buttato alle ortiche: non riesco proprio a sopportarla questa cosa. Mi consolo però che ho un posto di lavoro e riesco a vivere. Mi persuado sempre di più che si va a lavorare unicamente per lo stipendio. Intanto con gli studi sono messo abbastanza bene. Pur terribilmente stressato, riesco a carburare con gli esami. Con la mia ragazza va abbastanza bene.
E tu cosa mi racconti?
ciao Ausilia ti porto nel cuore N.N.
Grazie per le tue notizie. Quanto dici è comprensibile al massimo per una come me che sa come sono “fatti-dentro” coloro che hanno ricevuta una formazione al chiuso, in seminario, proprio nel tempo in cui si struttura la personalità. Lo scollamento di cui parli rispetto a persone e a situazioni del tutto laiche, è una croce che ti porti addosso e che, intanto, può servirti a contare su te stesso, a ricreare il tuo potenziale. Il fatto di non poterlo utilizzare perché ti è di ingombro la piega che gli [al potenziale] hanno fatto prendere, può essere occasione di una maggiore consapevolezza. Sono convinta di quanto dico: tutto, proprio tutto, può far crescere più e meglio.
Che vuoi dire con l’affermazione che si lavora solo per guadagnare? Da una parte è vero, ma fermarsi a questo è appiattirsi… Forse ti stanchi molto per quello che fai e non riesci a creare spazi di serenità, di gioia, di idealità. Perché con la tua ragazza non vi proponete di crescere in questa direzione? Ma forse, spero, già lo fate.
Io…. Ma nel mio cuore c’è tanto amore, e perciò sto bene.
Ti abbraccio, Ausilia
Carissimo amico trentenne,
ho letto con interesse il tuo messaggio e mi piace risponderti con parole
trovate nella mia esperienza più che nei miei studi.
Capisco il tuo attuale smarrimento che è naturale: come potrebbe essere
diversamente quando si passa dalla serra della istituzione ecclesiastica al
campo aperto della prateria e della pampa, con ogni tipo di intemperie e di
animali ?
Ci siamo passati tutti noi e questi momenti difficili servono a preparare
persone mature e collaudate, con principi assimilati e convinzioni sperimentate
sul campo; persone delle quali ha bisogno la società di oggi e la Chiesa stessa.
La tua collocazione verrà di seguito, di certo, e le incertezze e sofferenze
attuali saranno solo un ricordo.
Permettimi di ripercorrere la mia esperienza, non per insegnarti qualcosa ma per
dirti che il cammino è pressapoco sempre quello.
Nel ''70 ho lasciato l'Ordine carmelitano di un tranquillo convento di Enna per
essere catapultato nel giro di pochi giorni nella tumultuosa Milano del dopo '
68: dire che ero smarrito e 'imbranato' è poco ! Anche culturalmente, perchè
passavo dalle serene certezze ecclesiastiche alle rivoluzionarie prospettive di
una scuola di Assistenti sociali di sinistra, l'UNSAS. Faticosamente ho
frequentato anche l'università e così ho potuto avere il titolo per insegnare (
e lavorare !).
Nel settembre '80, son tornato al mio paesello Gottolengo, in provincia di
Brescia, in qualità di professore di lettere
e superando, incurante, tutte le perplessità della gente a riguardo del mio
passato, ho cominciato la mia normale vita di cittadino, di professionista e di
cristiano. E nel giro di poco tempo mi sono ritrovato in quasi tutti i consigli
del paese: Consiglio comunale, Consiglio d'Istituto (Scuola Media), Consiglio
parrocchiale pastorale, Consiglio dell'Oratorio (Centro giovanile), Consiglio
della Società di calcio, Consiglio del Condominio....Perchè alla gente non
interessa tanto quello che sei stato, quanto quello che sei e che dai !
Ogni tanto qualche bambino del calcio ( ne ho 110, dai 6 ai 16 anni ) mi dice se
è vero che ero prete (ci son sempre delle nonne pettegole !) e io gli rispondo
di sì e che i veri calciatori si vedono sul campo !
Una grossa soddisfazione l'ho avuta ieri: il parroco del paese, oberato dal
lavoro pastorale, mi ha supplicato di prendere in mano la gestione del
bollettino parrocchiale. Con dispiacere ho dovuto dirgli di no e non tanto
perchè ho la testa anche in altre cose ..... portate avanti da Vocatio, da Sulla
strada, da Donnecosi , ma proprio perchè non ho tempo.
Come vedi, carissimo amico trentenne, il passato di studio, di sofferenza e di
voglia di fare, prima o poi porterà i suoi frutti e darà anche a te quella
collocazione che ti è più consona.
Partendo sempre dalla convinzione che la nostra giusta collocazione, comunque
vadano le cose, è quella che abbiamo di fronte a Lui, come figli di Dio, in
cammino verso di Lui, con il nostro percorso personale.
Ti saluto con tanti auguri di ogni bene
Giuseppe Zanon