D O P O  -  S I N O D O
p e r   r i f l e t t e r e   a n c o r a

 

 

 

 

 

Le bocce sono quasi ferme. Il Sinodo è terminato, i Padri hanno formulato le "propositiones" che andranno alla riflessione di Benedetto XVI, i giornali hanno fatto commenti a caldo ed a tiepido.

Adesso si ricomincia. A fare cosa?

A riflettere sul tema principale che era l'Eucaristia?

No. Troppo vago!

A parlare di Eucaristia ai divorziati, a ribadire il sacerdozio uxorato, a discettare sul latino nella liturgia...

CIoè a parlare di problemi specifici che affondano le loro radici in un problema più grande che è quello della riforma della Chiesa.

La Chiesa nasce dall'Eucaristia. Il "Fate questo in mia memoria" è il sigillo che Cristo pose la notte del Giovedì Santo alla Cena pasquale che consumò con gli Apostoli. E da allora gli Apostoli annunciarono poche cose: "Dio si è fatto uomo, ha condiviso la condizione umana sollevando i poveri e gli afflitti, è morto, è risorto e ci ha detto di spezzare il pane in sua memoria": è il kerygma, termine greco che significa "annuncio".

L'annuncio si è poi teologicizzato, a volte bizantineggiandosi, fino a diventare problema ermeneutico e disciplinare e consentendo che il potere prevalesse sull'agàpe. Da qui gli scismi, le incomprensioni, le riconciliazioni di facciata, i distinguo...

Non sono stato invitato al Sinodo. E' giusto: del resto...che sono io per dare un contributo ai saggi Padri?

Ho però seguito e pregato per loro.

Mi aspettavo che qualcuno facesse una proposta: "Fratelli, mettiamo per un momento tutto da parte e proviamo a fare silenzio. Ognuno di noi ripeta dentro di sè SOLO la frase del Cristo che ogni giorno pronunciamo quando celebriamo l'Eucaristia: QUESTO E' IL MIO CORPO... QUESTO E' IL MIO SANGUE... FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME".

Se qualcuno avesse provocato in questa direzione, probabilmente molte cose sarebbero apparse di poca sostanza. Molti problemi avrebbero trovato un'immediata soluzione. E le propositiones si sarebbero ridotte ad un annuncio:"Vogliamo tutti convertirci!"

Di questo abbiamo bisogno, tutti noi: di essere all'ascolto della Parola e di condividere il Pane senza distinguo, ma con grande fede. Fede in quella Parola che ha sconvolto il mondo, Fede in quel pane che rende fratelli, Fede in un Dio Crocifisso e Risorto, Fede in un mondo che si può cambiare perché i primi a crederlo siamo noi; Fede in un uomo che corre verso la tecnologia ma si sente sempre più vuoto; Fede in un uomo che guarda con occhi sempre più diafani dalla fame il suo simile che corre verso quella tecnologia che lo svuota; Fede in una religione che non è potere o conquista, ma servizio e donazione; Fede in un mistero che ci dice che è Signore solo chi serve, che essere liberi significa farsi schiavi, che solo chi muore sa dare la vita.

Ernesto Miragoli