T r a   p o c o   i l   v o t o !
 

 

 

 

u n a   n o s t r a   r i s p o s t a   a d   A D I S T A
 

 

 

 


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Adistanews] Newletter straordinaria

[16 febbraio 2006] Benvenuti nella newsletter di www.adista.it.

Il mondo cattolico si interroga. Che fare di fronte alla democrazia minata al cuore dalla diffusa perdita del senso della giustizia? Che fare di fronte all'indifferenza circa la vera e propria questione democratica costituita dalle mafie nel nostro Paese? Che fare di fronte al sistematico smantellamento delle colonne portanti della Costituzione della nostra Repubblica? Che fare, come intervenire dal punto di vista di sistemi culturali e formativi centrali nel nostro Paese come quello, sia pur variegato, che va sotto il nome di "mondo cattolico"?
Interrogativi che verranno affrontati nel Dibattito pubblico:

 Legalità, questione morale, cultura della giustizia: il ruolo del cattolicesimo italiano.

Roma - 24 febbraio 2006 ore 17 - Aula del Consiglio provinciale (Palazzo Valentini, via IV Novembre)

Intervengono:


Luigi Ciotti, Presidente di Libera

Nino Fasullo, Direttore della Rivista Segno

Giovanni Mazzillo, Ordinario di Teologia - Pontificia Facoltà Teologica Italia Meridionale - informazioni:

06 6868692 (Adista); 06 69770330 (Libera); m3@micromega

Roberto Scarpinato, Procuratore aggiunto - Procura della Repubblica di Palermo

Pietro Scoppola, Professore emerito di Storia contemporanea - Università La Sapienza di Roma

 

Modera:

Adriano Ardovino, MicroMega - E' una iniziativa di:

Adista, Libera, MicroMega, Narcomafie, Segno

Con il patrocinio di: Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma

 

Una nostra risposta agli interrogativi posti

 

Premessa

Siamo in pieno clima elettorale, e ci arreca disturbo l’ottimismo proveniente da “una parte”, che rende più “truce” il pessimismo dell’”altra” (parte). Non pensiamo nemmeno di evadere dalle nostre responsabilità e perciò cerchiamo con voi una possibile via di uscita dal garbuglio di una campagna fin troppo mediatica.

In aderenza al tema della carità, trattato nella prima enciclica di Benedetto XVI, ma sempre nella libera espressione di “figli di Dio”, diciamo la nostra. Non usiamo il termine “carità” in riferimento ad un atteggiamento religioso alternativo all’agire politico, perché per “politico” intendiamo ciò che riguarda l’agire, privato e pubblico, in vista del bene della polis. Ci sono tanti spazi da riconquistare; spazi attualmente ingombrati da manipolatori che “utilizzano” le masse senza venire incontro alle loro più radicali esigenze. Sostanziare di sano umanesimo il comune modo di pensare e di agire significa, per noi, rimuovere l’equivoco di fare dell’elemento religioso uno strumento politico, come anche di fare della volontà politica il tutto dell’impegno di discepoli di Cristo. C’è in quest’ultimo (nell’impegno cristiano) un di più da preservare e da profondere attorno a noi, là dove siamo, con le nostre mansioni e con le nostre aspirazioni.

La giustizia  

C’è sicuramente del vero nella frase da voi usata: difusa perdita del senso di giustizia”.

Come recuperarlo?

Secondo noi bisogna dare molta importanza all’agire sociale, come quello che in-forma anche l’agire politico. Per parlare in maniera concreta, quando ci troviamo nei luoghi frequentati dalla gente – scuole, ospedali, luoghi vari di raduno – si nota subito un modo di procedere disgustoso. Lì, in quei luoghi, non dobbiamo “lasciar correre”. C’è tanto di irregolare (in certe zone in maniera esasperante), di trasandato, di piegato all’utile immediato individuale; ed è triste il semplice dubbio che a nulla valga un modo di agire che contrasti linee di tendenza, derivate, appunto, da “sistemi culturali e formativi centrali”, sui quali è difficile esercitare un controllo. Ma, se a nulla serve curare il sintomo, è pur vero che per arrivare ai centri propulsori, bisogna passare in mezzo alle situazioni di ogni genere, in mezzo alla gente lì dove si trova.

Certamente non basta l’azione nel sociale, così come non basta l’azione caritativa. Dobbiamo scegliere chi ci governa col solo criterio di puntare l’obiettivo su persone che sappiano reagire ad ogni forma di malcostume. Dobbiamo essere seriamente preoccupati per tutto ciò che riguarda la legge, nella sua formulazione e nella sua applicazione. Il voto è arma importantissima per sconfiggere troppo loquaci “tribuni della plebe”. Non lasciamoci sfuggire l’occasione di usarla e di farla usare con consapevolezza.

La fede  

Non l’avete nominata, ma sappiamo che per i lettori di Adista conta moltissimo la fede. Parliamo di una fede che sappia rivoluzionare la storia, come fece Gesù con la Buona Novella. Perché il “di più” della fede non è separato dalla vita, ma ne è l’anima. Non conta tanto l’opposizione (parlamentare e referendaria) a leggi che contrastino l’aderenza a singoli precetti ecclesiali, quanto la fede vissuta che, senza disprezzo per la necessaria organizzazione strutturale della chiesa, nutra l’interiorità e si faccia annuncio del cammino verso la compiutezza dell’umano (di cui parla Ratzinger). Senza l’appannaggio di vane utopie, è già molto camminare verso una direzione anziché verso un’altra. L’autentico cristiano spezza il pane materiale e spirituale con i fratelli: tutti, ugualmente figli dello stesso Padre, da strappare alle insidie di sirene illusorie.

Vogliamo impegnarci a compiere il ministero dell’evangelizzazione con un programma concretizzato momento per momento in ogni situazione, senza creare un diaframma tra dottrina e agire sociale, con la determinazione a ri-creare condizioni di vita  e di convivenza in contro-tendenza rispetto all’andazzo odierno. La fede, si sa, senza le opere è morta.