NON GUARITORE, MA RIVELATORE DI UN'ALTRA UMANITÀ
 di Maria Rita Rendeù
 

 

 

 

 

Il rischio del politicamente corretto è dietro l'angolo di un passo come quello di Marco. Come resistere a queste provocazioni ‘progressiste' (nel senso di ‘conciliari') di un Messia in ritirata non solo di fronte al successo ma addirittura di fronte alla Verità per cui era stato inviato? Dato però che il pensiero critico, amato da una certa Chiesa conciliare, va applicato innanzi tutto alle proprie filiere motivazionali, è bene mettersi in ascolto senza troppi orpelli concettuali pregressi.

La nudità del Vangelo di Marco è disarmante. È la nuda essenzialità della Incarnazione che nega ogni altare, che distrugge ogni tempio, che sconfigge ogni seduzione del sacro e quindi del potere che dalla separatezza occulta del sacro deriva: nella nudità della carne umana svaniscono gli arcana imperii su cui si regge la gloria del mondo, e solo nella carne umana Dio si riconosce, perché solo questa è "sua immagine e somiglianza". È la Sapienza che si fa scandalo per ogni sapere e per ogni senso comune, è il Logos, Parola che parla e che per ciò stesso dà parola al creato: perché il dire è lo scompiglio dell'identico e dello scontato, che apre ad altri, che suscita altro, è l'entrare in relazione di "colui che è" e che costituisce la libertà della vita perché non afferrabile in un concetto già detto. E nella relazione come costituzione del creato, la radice ultima della giustizia intesa come condizione di possibilità della convivenza umana. È il Cristo che osa: "sta scritto, ma io vi dico". Ogni glossa, ogni detto circa questo dire, sembra cosa stonata e stantia . Insomma, è arduo assai commentare Dio. Non resta che limitarsi a commentare noi stessi ovvero la portata del nostro ascoltare Dio.

(Da Adista)