“Donne-contro-il-silenzio” e il Convegno :“Il futuro possibile

per una Chiesa del Concilio” - Milano, 11 febbraio 2006

 

L’adesione

E’ per noi motivo di gioia sapere che esiste un collegamento tra NOI-SIAMO-CHIESA e altre realtà ecclesiali. Abbiamo letto con commozione gli interventi di chi concorda con le finalità del Movimento: vi abbiamo visto trasparire la voglia di costruire la chiesa dal basso al di dentro della chiesa bi-millenaria, da suoi figli maturi, che vogliono portare a frutto, con propositi i rinnovamento, il seme della vera Vita da diffondere nel mondo. Infatti la Chiesa va costruita giorno dopo giorno dall’impegno di ciascuno/a, misurandosi con la complessità di ogni realtà attuale.

Ci riconosciamo nel rinnovamento lanciato nella grandiosa Assise del Vaticano II, e nei movimenti impegnati a tal fine. Perciò facciamo nostro l’appello lanciato al Popolo di Dio, di cui ci sentiamo parte viva, sfuggendo ad ogni tentazione di rimarcare distinzioni di categoria tra laici e persone consacrate.

E’ nostra specificità la ricerca di un giusto equilibrio, tra forme di denunzia pretenziose e comodo adagiamento sulle sicurezze istituzionali, quali non si addicono al programma rivoluzionario della Buona Novella. Questa non sarebbe tale se non la vivessimo in modo sempre nuovo.

Noi, “donne contro il silenzio”.

Noi rappresentiamo la realtà femminile (che gode della collaborazione di una qualificata parte maschile) tra le persone in qualche modo “segnate” da un passato di vita religiosa, proprio e/o del proprio partner, o da un presente che le vede impigliate in situazioni poco chiare; persone che hanno pagato (pagano) scelte esistenziali legittime, ma trasgressive nei riguardi del diritto canonico, riportando lacerazioni morali, materiali, spirituali; ma anche persone che, al di fuori di tale esperienza diretta, fanno propria per condivisione la stessa condizione di emarginazione ecclesiale in nome di una proposta di coerente laicità.

Il fatto che la chiesa si faccia ferma custode dei confini tra sacro e profano ci interroga in maniera profonda. Lungi dal trarre motivo dagli “scandali”, di cui sovrabbonda la cronaca, per reclamare il diritto ad una riforma del diritto canonico, ci proponiamo di offrire, di fatto, un modello di ministerialità laica che, senza contestare direttamente i ruoli istituzionali, apra il campo a prospettive evangeliche nuove.

Abbiamo molto da fare per cancellare l’immagine della donna che “giocherebbe col sacro” o del prete che si sposerebbe per cedimenti morali; e perciò facciamo provenire le critiche principali all’istituzione anzitutto dal nostro comportamento più che dalle parole; ma non manchiamo di denunciare il sommerso di sofferenze che un silenzio ambiguo difende dalla visibilità. Vogliamo spandere sul solco delle prove che affliggono un largo settore di persone il seme di una speranza operosa.

In seno a questa linea di carattere generale si articolano varie altre posizioni ideali e concrete alle quali ci colleghiamo volentieri; non ultima quella di fare dell’esercizio della solidarietà tra noi il segno più tangibile della carità fraterna.

Innestati in Cristo attraverso la chiesa da costruire insieme e sempre

L’immagine della vite e dei tralci ci pare la più appropriata a significare il vitale innesto in Cristo di ciascuno/a, riconoscendo alla chiesa la funzione sacramentale immanente alle realtà terrene, in un contesto di spiritualità vissuta, senza fughe spiritualistiche e senza connessione con forme di potere strutturale. L’«adorazione di Dio in spirito e verità», secondo il nostro modo di vedere, non comporta un atteggiamento dissacratorio delle forme cultuali, ma esige che queste abbiano la semplice funzione di accompagnamento nella pratica quotidiana del discepolato come forma di servizio-ministero, distribuito nell’UNICO Popolo di Dio. Da qui l’impegno a ri-dare al termine SERVIZIO ecclesiale un significato tutt’altro che nominale, tanto meno elitario.

Decise a rappresentare una fetta di CHIESA-DAL-BASSO, ci proponiamo soprattutto di smascherare ogni ipocrisia che si camuffa dietro un silenzio imposto e purtroppo assimilato dalle donne, lasciate molto spesso sole…

 Non vogliamo isolarci

Ecco perché siamo felici di questo confluire negli stessi propositi di NOI-SIAMO-CHIESA da parte di tante piccole e meno piccole realtà eccelsigli. L’obiettivo comune ci aiuta a superare ogni senso di disagio e di paura. E il confronto concorrerà a farci ridimensionare ogni qual volta costatiamo quanto sia difficile mantenere l’equilibrio tra profezia e arroganza.

Aiutateci se non siamo coerenti ai nostri propositi. Ma anche abbiate la pazienza necessaria a sopportare qualche nostra critica inter nos; soprattutto quando, nel leggere qualche dichiarazione, proviamo il disagio di cogliere poco l’afflato della CARITA’, e ve lo diciamo senza tanti peli nella lingua.