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(22/12/2005) Una
prova di maturità della stampa anglosassone. E una
lezione di diritti civili a tutti i benpensanti.
"Sono molto orgoglioso
di quello che sta accadendo in questo paese e che siamo tra i primi a ottenere questo dopo 18 anni di vita assieme". Così
ha commentato l'attore Sir Anthony Sher
appena dopo aver contratto l'atto di Partnership Civile britannica con il suo
compagno, il regista teatrale Greg Doran (i due nella foto). I due si sono
sposati nel giorno del matrimonio di Elton John,
giorno significativo per i gay e le lesbiche
britannici e di tutto il mondo. Dalla redazione Giorgio Lazzarini
ha voluto tracciare un commento sul significato di questo giorno:
E'
interessante notare come i media
e i tabloid britannici hanno trattato l'evento. Una strana prova di maturità, per dei media
così abituati a non risparmiare niente e nessuno, visto che non si sono lasciati andare né ad articoli moralistici o
scandalosi (del genere perverso story), né ad articoli ammiccanti del tipo
"frocetti chi fa la moglie?", come invece
non è stato dato nella stampa italiana. Persino Dagospia ha avuto il
cattivo gusto, nonostante le sue posizioni solitamente pro gay, di pubblicare
una foto di Elton sul
corpo nuziale di una donna e soprattutto un articolo che prima dice quanto
carini sono i gay, e poi li stronca perché vogliono sposarsi o peggio avere
dei figli. Come se fosse un mistero che i gay figli
ne hanno (pare che il 20% di gay e lesbiche sopra i 40 anni ne abbia almeno
uno e magari in famiglie apparentemente etero e
quindi felici per definizione. Un matrimonio mediatico, quindi, ma insolitamente sobrio per una star che ha fatto
della bizzarria il suo stile di vita. Le motivazioni? Alcune le hanno dette
gli sposi stessi e cioè che è un avvenimento che
riguarda la loro vita privata e quindi niente estranei alla cerimonia e
niente esclusiva a reti americane. I due hanno così rinunciato all'offerta di
6 milioni di dollari per l'esclusiva. L'amore
non è in vendita. E allo stesso tempo ,
anche se circondati dal calore di migliaia di fans,
quale messaggio migliore per le generazioni gay che in un paese civile ed evoluto possono ora sognare
dalla vita quella felicità negata a milioni di esseri umani nel mondo, oggi
come ieri? E se loro sono l'inizio, altri 700 li hanno
seguiti nello stesso giorno. E come risposta a tutti coloro
che insinuano che il matrimonio legale sia inutile desueto, per non dire di
peggio, basta la frase di George
Michael nell'annunciare il suo Civil Partnership Act
del prossimo gennaio. "Non
lo faccio per romanticismo. Lo faccio per tutelare le mie proprietà da una famiglia ingorda
e per far sì che, se mi accade
qualcosa, il mio compagno non rimanga in mezzo alla strada".
Cosa che in Italia accade ogni giorno alle coppie gay e non gay, che convivono. E di fronte a questo tutti i
cosiddetti benpensanti che disprezzano le unioni gay non
hanno di che replicare. Giorgio Lazzarini A
proposito del significato del matrimonio di Elton
John con il suo compagno, non vi sfugga il sito AFTER
ELTON.com », nel quale insieme ad una valanga di marketing e
mercato che si aprono alle unioni civili gay con offerte di servizi
specifici, fedi nuzianli ad hoc eccetera, emerge
anche il valore ficcante che per l'immaginario collettivo può avere un
matrimonio del genere. Lo slogan del sito recita infatti
VISIBILITY MATTER!,
cioè la visibilità funziona! L’intetessante parere
dell’articolista: Un
pensiero istintivo in questi giorni dei matrimoni britannici. A me sembra che
quello che sia difficile far passare oggi non è tanto l'aspetto
dell'orientamento sessuale, quanto dell'orientamento affettivo. Non è infatti destabilizzante per la società l'atto sessuale in
sè per sè, quanto l'affettività tra due persone
omosessuali. Quello che spaventa la società è l'amore. E' l'amore che fa scandalo,
proprio come diceva quel Cristo che tanti agitano contro i gay e le lesbiche.
Così il matrimonio mondano e glamour di Elton John diventa per i gay di tutto il mondo il sogno
di un riscatto, la proiezione di
una normalità speciale. Un po' come tante donne
e uomini che hanno sognato davanti ai matrimoni di principesse e playboy,
attrici di Hollywood e armatori, magnate del petrolio e top model, ora anche
i gay e le lesbiche possono sognare davanti al baronetto Elton
John. Verrà un giorno, forse, chissà quando,
in cui l'amore vincerà davvero su tutto e i fabbricanti di odio come Ratzinger
saranno sommersi dagli uomini e dalle donne di buona volontà, che ogni giorno
lottano nel loro piccolo, perché l'unicità dell'individuo sia protetta, amata
e valorizzata dalla società degli uomini. O forse
quel giorno non verrà mai, se non per chi ha una fede. Ma
intanto, mentre aspettiamo, facciamo tutti quanti nel nostro piccolo un piccolo passo verso la
visibilità. Un proverbio cinese che non mi scordo
mai di ripetere dice “pulisci
davanti alla tua porta e la città sarà pulita”. ( Giuliano
Federico ) redazione@gay.tv --------------------------------------------------------------------------------------------------------- …. e il
nostro parere E’ vero, la nostra società perbenista accetta tutto fino a che
non si dà il timbro dell’ufficialità ad un rapporto. E’ quanto avviene,
purtroppo, nel caso del prete che si sposa; il vero problema scatta a causa
del matrimonio, anche se santificato dal sacramento. Ma qui ci preme dire la nostra circa un tema
che si presenta – alla nostra cultura – come scabroso. Non si può negare a cuor leggero il fatto che il matrimonio sia
nato con “quelle” caratteristiche – uomo-donna – e con “quella”
funzione di perpetuazione della specie, e soprattutto, per quanto riguarda il
mondo cattolico, che sia consacrato per virtù di un sacramento. Ma invita a riflettere la pretesa di azzerare fattori
sociali di tale importanza con la semplice motivazione di dare ufficialità ad
un fattore umano quale la sessualità omologa. Permette di avere le carte in
regola l’assimilazione di un punto di vista morale che avvalli il fatto in
quanto basato su un dato di natura? Noi abbiamo una nostra linea di giudizio. Non ci pare che i dati di fatto favoriscano la maturazione dei processi di cambiamento. Si possono scavalcare le autorità e si può sfidare l’opinione pubblica facendo emergere il sommerso (fonte di tante frustrazioni), ma il consenso sociale richiede un cambiamento di mentalità a tutto tondo. Ma la nuova realtà diviene valore
visibile, socialmente apprezzato, non perché piega l’esistente a proprio
vantaggio fino
a snaturarlo (nel nostro caso il matrimonio richiederebbe un’altra
definizione a vari livelli), ma perché dilata l’orizzonte dei valori,
aggiunge, dà posto al nuovo. Fare scoppiare lo scandalo è fare la pantomima
dell’imitazione, stravolgere il significato dell’«originale».
(Lo scandalo è nell’accaparrare il diritto della
coppia così come fino ad oggi è stata concepita, piegandolo ad un uso e ad un
significato che divarica dal primo). Forse non sarebbe male fare un esempio molto vicino a ciò di cui
parliamo. Due conviventi di genere diverso
poco prima di oggi erano considerati
dalla società dei trasgressivi, e dalla chiesa cattolica dei “pubblici
peccatori”, insomma persone che dicevano no al matrimonio regolarizzato dalla
società o dalla chiesa. Penso che anche oggi il loro «no» al matrimonio debba
pur significare una contestazione delle regole su cui esso si regge. Ormai pare legittimo che essi debbano godere degli stessi
diritti civili dei conviventi nel matrimonio. Ma,
come fanno parecchi di loro, per coerenza non dovrebbero definirsi “sposati”.
La loro unione non vale né di più né di meno di quella degli sposati
regolari, ma è un altro tipo (di unione). meno che non si
pretenda di cancellare il dato acquisito socialmente e/o ecclesialmente
solo attraverso la trasgressione. E’ legittimo affermare che la realtà nuova
debba differenziarsi dalla prima, e non sostituirsi ad essa.
Se poi si vuole che ciò avvenga, il discorso è un
altro. Un altro esempio? Perché si dovrebbe abolire il celibato del
prete, anziché ammettere un celibato opzionale rispetto a quello unicamente celibatario? Riprendendo le fila del ragionamento sugli omosessuali,
chiediamo se non sia il caso di ammettere la stessa onorabilità e gli stessi diritti per i conviventi omosessuali, anziché
parlare di matrimonio. Si avrebbero maggiori e migliori strumenti di
rivendicazione, contro chi vuole restare arroccato
ai valori del passato, pauroso di vederne affermare di nuovi. Certamente l’ostracismo attuale è penoso. Ma
un matrimonio fatto su basi del tutto nuove è altro dal matrimonio. Ci pare. (A. R.) |