LETTERA DI CREDENTI
ALLA SUORA CHE HA DENUNCIATO P. FEDELE
Non possiamo non far nostri i contenuti espressi qui di seguito.
Aggiungerne altri sarebbe superfluo.
Ma vorremmo dire alla suora:
“Mettiti in contatto con noi. Troverai delle AMICHE e degli
AMICI”
"Quanta attenzione
per un religioso che per discolparsi deve paragonarsi ad un Cristo
perseguitato" e, al contrario, "quanta titubanza ecclesiastica"
nei confronti di chi è sola con il suo "dolore di donna ferita, di
religiosa offesa, di creatura stordita dalla sporcizia di questo mondo".
Il "pilatismo" mostrato in questi giorni dagli ambienti ecclesiastici
nei confronti della religiosa che ha denunciato la violenza sessuale che
avrebbe subito da padre Fedele Bisceglia (v. notizie precedenti), il velo di
omertà di cui si fa scudo una cultura, tanto diffusa anche nella Chiesa, nella
quale il "maschio trova sempre sostenitori" viene squarciato da una
lettera aperta, sottoscritta da religiosi e laici cattolici di varie parti
d'Italia. I firmatari (tra cui padre Felice Scalia, don
Adalberto Bonora e don Franco Fornari) hanno sentito il dovere, di
fronte a tanto assordante silenzio, di testimoniare la propria solidarietà alla
loro "sorella coraggio" che vive - purtroppo - un momento, oltre che
di particolare sofferenza, anche di profonda solitudine. La lettera può essere
sottoscritta inviando una mail (con oggetto: "suor coraggio") ad uno
di questi indirizzi: serconti@glauco.it oppure issur@interfree.it
Di seguito, il testo della lettera (v. g.)
Carissima "Sorella coraggio",
da qualche settimana questa nostra Italia sembra aver trovato un nuovo motivo
di intrattenimento e distrazione. Non è allegro quanto ci dicono i giornali. Ci
fa vergognare di appartenere ad una società che sguazza nel torbido, come se si
trattasse di una telenovela di cattivo gusto e non di creature in carne ed
ossa. Quanta attenzione per un religioso che per discolparsi deve paragonarsi
ad un Cristo perseguitato. Quanta titubanza ecclesiastica, e quante
dimostrazioni di solidarietà a chi meriterebbe forse una parola evangelicamente
ispirata per ritrovare se stesso in modo chiaro, come si addice ad un figlio di
San Francesco. E lei, Sorella? Lei dov'è mentre implicitamente la si accusa di
avere messo su una congiura contro "un amico dei poveri"? Lei è col
suo dolore di donna ferita, di religiosa offesa, di creatura stordita dalla
sporcizia di questo mondo.
Vogliamo esserle vicini, noi credenti, noi Chiesa, noi che abbiamo apprezzato
sempre la sua dedizione e la sua instancabile opera per i poveri ed i più
poveri della nostra città. Vogliamo dirle che speriamo nella giustizia degli
uomini, ma ancora di più in quella divina che vede in questa sua consacrata una
vera immagine del Figlio dell'uomo, trasformato dagli uomini in
"malfattore" e "bestemmiatore". Noi, "Sorella
coraggio", l'ammiriamo. Forse qualcuno le aveva detto che il maschilismo è
tramontato. No, sorella, è ben vivo ed è trasversale a stati sociali, a fedi, a
ideologie. Il maschio trova sempre sostenitori. Da maschi e da una società
maschilista che invidia il violento senza scrupoli, il "sano
selvaggio" che non tutti riescono a fare uscire, più per pavidità che per
virtù… In fondo chi abusa è un "forte", e chi è forte ha sempre
ragione. Questo non lo si dice, ma lo si vive.
Forse le avevano detto che il marcio delle violenze sessuali di preti su
creature inermi riguardava la "pagana America", il freddo Canada, il
selvaggio continente africano. No, Sorella, serpeggia pure tra noi e la paura,
la difficoltà a trovare "vocazioni" (ma "vocazioni" a che?)
quella voglia di coprire e nascondere che ha reso colpevoli eminenti cardinali
e figure di vescovi (per altro anche figure belle di pastori ma fin troppo
pavidi e confusi) quella stessa falsa saggezza impedisce che nella chiesa si faccia
chiarezza. Così siamo tutti reticenti e omertosi. Ed a pagare è sempre la
donna, colpevole di non avere subito in silenzio la supremazia del maschio,
religioso o laico che sia. Ed a pagare sono sempre quelle creature che non
hanno creduto illusione affidarsi al vangelo e vivere di tenerezza,
appassionate del Cristo e dell'umanità.
Siamo certi che la sua congregazione le è vicina perché la stima, la ama, sa
chi è lei. Ma dove sono le Suore di ogni ordine femminile? Dove sono Cismi ed
Usmi? Vogliamo pensare che non se ne vogliano lavare le mani. Non si addice a
religiosi e religiose tale "pilatismo". Ma Le hanno scritto? Hanno
manifestato la loro solidarietà? Le hanno assicurato almeno la loro vicinanza
nella preghiera? Di tutto questo non appare nulla sui giornali, e lo
comprendiamo. Non ci resta che sperare in messaggi discreti, affettuosi inviati
direttamente a Lei, da consacrate che credono nella dignità delle donne e sono
certe che ogni passo avanti verso lo smascheramento del maschilismo (vero
peccato culturale nonostante 2000 anni di cristianesimo), anche nella Chiesa, è
un passo avanti verso quella liberazione che Cristo ha portato. Ci pensano che
domani potrebbe toccare ad una di loro?
Intuiamo di quanta fiducia nel Dio della Vita Lei deve avere bisogno in questi
momenti. Questo invochiamo anche noi nella preghiera, assieme ad una affettuosa
vicinanza di quanti vogliono che questa Chiesa appaia sempre più chiaramente
mistero di salvezza, non di affari, "sposa casta del Cristo" e non
sistema che ha paura di dolorose e scomode verità.
(33219. COSENZA-ADISTA)