LA CURA DELLA VITA SULLA TERRA È UN IMPEGNO SPIRITUALE
IL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE ALLA CONFERENZA ONU SUL CLIMA
DOC-1684. MONTREAL-ADISTA. La vita come dono di Dio, e l'atmosfera come
pre-condizione per la nascita e la continuazione della vita stessa sono "dono
celeste di grazia amorevole" condivisa con tutta la creazione. Alla luce di
questa realtà e dell'interdipendenza che si è creata tra i vari esseri viventi,
"la protezione dell'atmosfera è sia una responsabilità morale sia una risposta
spirituale all'invito divino che l'umanità contribuisca alla creazione di un
mondo più vivibile". Sono queste le riflessioni di partenza che il Consiglio
ecumenico delle Chiese (Wcc), presente alla Conferenza di Montreal delle Nazioni
Unite sul cambiamento del clima svoltasi all'inizio di dicembre, ha enucleato,
spiegando che per spiritualità si intende "la pratica del vivere la gratitudine
e la meraviglia per la ricchezza della creazione, che dà vita, un sentimento di
profondo impegno verso tutta la vita e la natura come creazione di Dio ed una
sincera indignazione per ogni minaccia a questa ricchezza".
Il Wcc, organismo ecumenico che rappresenta 347 Chiese cristiane di circa 100
Paesi (la Chiesa cattolica non ne fa parte ma collabora con esso), lavora sul
tema del cambiamento del clima da ormai quindici anni, da quando cioè esso è
stato riconosciuto dalla comunità scientifica come una delle minacce più gravi,
dal punto di vista sociale ed ecologico, della nostra epoca. In occasione del
Summit delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro, nel 1992, il Wcc costituì un
gruppo di lavoro su questo tema, con la partecipazione di rappresentanti da ogni
regione della Terra; poi, all'ottava Assemblea del WCC, tenutasi ad Harare (Zimbabwe)
nel 1998, venne dato un mandato speciale al team Giustizia, pace e creato (JPC)
affinché continuasse il proprio lavoro sul cambiamento climatico proprio
attraverso questo gruppo di lavoro.
Gruppo di lavoro che, ora, a Montreal, esamina ed assume come impegno le sfide
poste dal futuro: in primo luogo, il sostegno al Protocollo di Kyoto, "cruciale
per i futuri passi verso una politica giusta e sostenibile sul clima globale",
ma anche un impegno che vada oltre il 2012, data che segna la fine del primo
periodo del Protocollo di Kyoto. Occorre aumentare l'attenzione, afferma il Wcc,
anche sull'adattamento all'impatto del cambiamento climatico nei Paesi più
colpiti, in particolare per ciò che riguarda le risorse idriche. In quei Paesi,
il Wcc rafforza la sua presenza di solidarietà ed accompagnamento spirituale ma
anche di aiuto concreto, con progetti ed iniziative riguardanti appunto
l'adattamento al clima e i sistemi di energia rinnovabile, e chiede la
collaborazione delle organizzazioni umanitarie e delle comunità religiose.
"Una profonda trasformazione del modello economico dominante", con la crescita
economica selvaggia che esso comporta e con la sua tendenza a trascurare e
negare gli effetti nefasti sulla popolazione e sul pianeta, afferma poi il Wcc,
è necessaria per raggiungere questi obiettivi; e in ciò le Chiese possono
svolgere un ruolo importante nel promuovere l'applicazione delle norme
internazionali riguardanti il clima, ma anche a livello educativo e nella
proposta di esempi positivi. "Lo sviluppo di modelli vissuti di stili di vita
alternativi che sottolineino il valore della relazione con la Terra, con le
famiglie e con le comunità piuttosto che elevati livelli di consumo materiali è
una componente essenziale di questo compito".
Di seguito pubblichiamo, in una nostra traduzione dall'inglese, il testo
integrale della dichiarazione del Wcc diffusa a Montreal il 9 dicembre scorso.
Signor presidente, egregi delegati, osservatori,
vorremmo accendere una candela - la luce è simbolo di gioia e speranza - per
celebrare l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, su cui si svolge il primo
incontro tra le parti contraenti. Vogliamo anche celebrare la dedizione che
tante persone e tanti Paesi hanno mostrato in questi giorni per dare efficacia
al protocollo di Kyoto e alla Convenzione dell'Onu sul cambiamento del clima,
concordando sugli Accordi di Marrakech e su un progetto di lavoro
sull'adattamento al mutamento climatico.
Vorremmo accendere una candela perché siamo grati per il dono della vita -
sempre tanto prezioso e sempre così fragile - che per noi e per altre persone di
fede è un dono sacro della grazia. Siamo grati anche per il dono dell'atmosfera,
precondizione della vita per tutti gli esseri viventi. Più in particolare
vogliamo ricordare a noi tutti il nostro debito verso le comunità povere ed
emarginate che, emettendo bassi livelli di anidride carbonica, limitano
l'impatto climatico che vi sarebbe se tutti i popoli vivessero come le comunità
più ricche, tanto nel Sud quanto nel Nord. Riconoscere questo debito deve
condurci ad una risposta di giustizia. Perciò sollecitiamo la creazione di un
consistente Fondo per il clima in cui le comunità più ricche paghino per le
emissioni in eccesso, insostenibili a lungo termine: un fondo da investire
nell'adattamento al cambiamento climatico e nello sviluppo sostenibile delle
comunità più povere.
Vorremmo accendere una candela per ricordare a tutti noi il dolore e la
devastazione sofferti in varie regioni della Terra a causa del cambiamento del
clima: devastazione per le persone - causa di migrazione forzata - e
devastazione per la natura, per la creazione. Un disastro che colpirà
inevitabilmente le generazioni future per il già alto livello di anidride
carbonica nell'atmosfera. Qui intendiamo riferirci particolarmente alle persone
che vivono in condizioni di vulnerabilità, come in molte isole del Pacifico,
nell'Artico e in molte altre regioni. E pensiamo soprattutto alle donne e ai
bambini dei Paesi in via di sviluppo, spesso i più colpiti dalla mancanza
d'acqua, di cibo, di carburante e di condizioni di vita sostenibili. Questo ci
porta a sottolineare ancora una volta la necessità di consistenti e immediati
sforzi per l'adattamento climatico in segno di solidarietà e in conseguenza
delle responsabilità dei popoli del Nord nei confronti dell'attuale
sconvolgimento del clima.
Vorremmo accendere una candela perché il suo consumarsi ci ricorda che il tempo
scorre. Preghiamo affinché si possa raggiungere un accordo su obiettivi equi e
sostenibili per gli anni successivi al 2012. Rispetto al nostro appello ad un
contenimento dell'interferenza umana con il sistema climatico - che, secondo un
consenso diffuso, limiterebbe l'aumento della temperatura entro i due gradi
centigradi - ci troviamo in un momento critico. Abbiamo impiegato poco più di un
secolo per arrivare a questa situazione di crisi. Bisogna mettere in opera
radicali cambiamenti al fine di compiere entro questo secolo il passaggio verso
condizioni di sostenibilità. È il momento di prendere decisioni. Rendiamoci
conto che l'uso dell'atmosfera - che è un bene comune - dev'essere condiviso in
modo equo e giusto. La nostra conclusione, perciò, è che non possono essere il
potere politico, il mercato e la competizione economica basata sulla tecnologia
a decidere sul modo in cui l'uso dell'atmosfera debba essere ripartito. Ancora
una volta, quindi, indichiamo il modello di contrazione e di convergenza come
valido punto di partenza per deliberazioni e negoziazioni.
Vorremmo accendere una candela a combustibile non fossile come appello per la
società "pulita" che noi prospettiamo. A questo fine, salutiamo con favore le
impressionanti possibilità della scienza e della tecnologia, da condividere con
generosità come contributo cruciale ad uno sviluppo sostenibile in tutto il
mondo. Questo può portare a società giuste e sostenibili che rappresentino
davvero un significativo miglioramento nella qualità della vita attuale.
Vorremmo accendere una candela per riconoscere che ciò che viviamo non è solo
una crisi tecnologica, economica o ecologica, ma spirituale. Paghiamo l'aver
privilegiato la sicurezza del potere politico rispetto alla sicurezza della
comunità, della solidarietà e della giustizia reciproca; l'aver privilegiato la
sicurezza del controllo individuale della sfera materiale rispetto alla
sicurezza del godimento dei doni della natura e dell'amicizia. Pertanto
chiediamo di compiere tutti una trasformazione verso una nuova consapevolezza in
quanto comunità e verso il godimento della bontà della natura.
Vorremmo accendere una candela per ricordare che le persone si sono sempre
riunite attorno alla luce come simbolo di sicurezza, calore, comunità e
speranza. Come rappresentanti di una comunità di fede di tutti i Continenti, vi
chiediamo di continuare a dedicarvi alla costruzione di una comunità di
giustizia, equità, solidarietà e sostenibilità, come molti di voi e di noi qui
presenti hanno cercato di fare in questi giorni. Come rappresentati di una
comunità globale, giovani e anziani, donne e uomini, neri e bianchi, del sud e
del nord, vi invitiamo ad unirvi a noi nell'affermare la "Dichiarazione
spirituale sul cambiamento del clima", diffusa dai membri di quasi 2.000
comunità di fede riuniti nell'evento interreligioso del 4 dicembre qui a
Montreal:
Dichiarazione spirituale sul cambiamento del clima dei
partecipanti delle comunità di fede durante la Conferenza delle Nazioni Unite
sul cambiamento del clima (COP11 e COP/MOP1)
Oratorio di S. Giuseppe, Montreal 4 dicembre 2005
"Sentiamo l'invocazione della Terra.
Crediamo che la cura della vita sulla Terra sia un impegno spirituale.
Gli esseri umani e le altre specie hanno il diritto di vivere liberi dalla
minaccia dell'avidità e della distruttività umana.
L'inquinamento, causato in particolare dai Paesi ricchi industrializzati, sta
riscaldando l'atmosfera. Un'atmosfera più calda porterà a gravi cambiamenti
climatici. A soffrirne maggiormente saranno i poveri e le persone più
vulnerabili e le prossime generazioni.
Ci impegniamo a contribuire a ridurre la minaccia del cambiamento climatico
grazie ad azioni concrete nella nostra vita, alle pressioni sui governi e sulle
industrie e alla solidarietà con coloro che sono più colpiti dal cambiamento del
clima.
Preghiamo per avere un appoggio spirituale nel rispondere all'invocazione della
Terra".