Un’intervista interessante che rimarca l’importanza di vivere la Chiamata
in un dato Monastero, ma col cuore volto a Dio e al prossimo, fino ad abbracciare il mondo.
La fecondità spirituale di cui parla l’ntervistata ci trova perfettamente d’accordo.
Una sola domanda: Come conservare intatte le caratteristiche indicate, e coniugarle con la possibilità di intercalare – ad esempio – periodi di deserto, come quelli di Gesù, con altri di cammino materiale tra gli altri, per le vie del mondo?
Questo semplicemente come possibilità….
INTERVISTA ALLE CLARISSE DI TERNI
di Arnaldo Casali
"Quando la gente viene qui la prima cosa che ci chiede è "perché queste sbarre?", la seconda è se abbiamo la televisione. Ed è pazzesco come tutti vadano in tilt quando gli diciamo che non ce l'abbiamo. Davvero oggi è inconcepibile per la gente vivere senza televisione!".
Sicuramente nell'era dei media e della comunicazione assordante è difficile
accettare l'idea che ci siano persone che vivono senza televisione, senza
cellulare e senza internet, e che non per questo siano tagliate fuori dal mondo.
Nell'era delle chat, dei talk-show, della chiacchiera effimera, difficile capire
come si possa comunicare vivendo nel silenzio, e nell'epoca in cui la parola
libertà ha perso qualsiasi significato è difficile accettare che chi vive dietro
una grata non sia affatto un recluso. Così come in una cultura che in modo
sempre più esasperato tende a trasformare il superfluo in indispensabile e il
necessario in accessorio, ad identificare l'utile con il guadagno, il
divertimento con l'idiozia, la religione con l'etnia e la spiritualità con il
benessere, davvero può essere sconvolgente confrontarsi con una monaca clarissa,
che in fondo, vive semplicemente un vita "organizzata in modo da impedire lo
stress e la perdita di tempo". Esattamente il contrario del modello che si fa
affermando sempre di più nel mondo occidentale.
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Ricorre l'11 agosto il 750° anniversario della morte di Santa Chiara d'Assisi.
Per l'occasione abbiamo incontrato la portavoce delle clarisse del monastero
ternano SS.Annunziata.
Bene, allora cominciamo con la prima domanda: perché la clausura?
"Viviamo nella società dell'efficientismo, dove le persone vengono giudicate in base alla loro produttività. Oggi gli individui vengono classificati come produttori e consumatori. Madre Teresa di Calcutta è stimata anche dagli atei perché ha fatto cose concrete, quantificabili. Ma chi si domanda cosa c'era dietro la sua grande forza? L'uomo non è considerato per quello che è, ma per quello che fa, per questo è così difficile capire la clausura.
La dimensione claustrale richiama a questa sorgente che è pregna di ogni battezzato; è la fonte della vita cristiana. Un vivere totalmente radicati in Dio, in un rapporto di figliolanza con il Padre, di Sponsalità con il Figlio, di docilità e di abbandono all'amore dello Spirito Santo. E' vero, noi clarisse non "produciamo" niente. La nostra vita richiama ad una dimensione più profonda, che non è nell' ordine del "fare" ma dell' "essere". E tutto questo genera "misteriosa fecondità spirituale" che molto spesso sfugge anche a noi stesse.
Inoltre, per noi è molto importante la dimensione "eucaristica" della vita. Nel voto di clausura siamo chiamate ad offrire i nostri corpi come sacrificio vivente gradito a Dio. Questo è il nostro culto spirituale. In una restituzione continua a Dio di tutti i suoi doni, compreso il corpo".
Quali sono le caratteristiche peculiari delle clarisse rispetto agli altri ordini claustrali?
"Il nostro specifico è vivere in santa fraternità e altissima povertà. Per questo il nostro vero nome è "Ordine delle Sorelle Povere di Santa Chiara". La fraternità viene vissuta vivendo insieme, gomito a gomito. E già questo non è poco, ma non è tutto: non siamo chiamate ad una "convivenza" ma ad una "comunione". E' lo Spirito Santo a tenerci unite nelle diversità di caratteri, è là la possibile provenienza. E questo è possibile solo contemplando il volto di Cristo. Francesco e Chiara hanno vissuto fortemente il senso del "dono". Rivenuto prima e dato poi. La sorella è un dono per me e per tutta la fraternità. E' via attraverso la quale il Signore ci manifesta il suo amore.
Oggi la Chiesa sottolinea molto una "spiritualità di comunione" basata sull'accoglienza e il dialogo, l'appressamento dall'alto e in tutto questo la nostra spiritualità si trova perfettamente "a casa sua".
Cosa significa per voi scegliere la povertà?
"Significa scegliere Cristo. Nella nostra formula di professione non diciamo "faccio voto di povertà" ma più esattamente "senza nulla di proprio" che è più totalizzante. E' un voler vivere in una continua espropriazione di sé per essere completamente di Dio".
E' difficile lasciare tutto per scegliere questa vita?
"Lasciare i propri beni in fondo è la cosa più facile. Più difficile è lasciare sé stessi. Non devi rinunciare alla tua personalità - tutt'altro - ma è essenziale un'uscita da sé per assumere il pensiero e i sentimenti di Cristo. E questo è fare Pasqua".
Come si sceglie di diventare monaca clarissa?
"Ognuna ha la sua storia. Io avevo 22 anni quando sono entrata in questo monastero, ma avevo già fatto un mio cammino spirituale, all'interno di un movimento religioso. L'ingresso in monastero non può essere un punto di partenza, una vita di fede concreta in qualche ambito la devi già vivere prima di fare questa scelta, che viene incontro al desiderio di rispondere al bisogno di un ruolo preminente di Dio nella tua vita. Io già da laica facevo certe cose; la chiamata alla vita monastica ha rappresentato l'espressione di una radicalità maggiore, un richiamo più profondo all'interiorità: ho capito che Dio non voleva le mie opere, ma me".
Hai avuto momenti di crisi?
"I momenti di crisi sono inevitabili, fanno parte della dinamicità della vita, e sono sempre momenti di crescita e maturazione. Il Signore ci chiama ad un'intimità profonda con lui, e questo ovviamente è molto impegnativo".
Può succedere che si passi da un ordine di vita attiva alla clausura e viceversa?
"Certo. Una volta che hai scelto di dedicare la tua vita a Dio, il modo in cui sei chiamata a farlo può cambiare nel corso del tempo. Nella famiglia francescana oltre alle clarisse ci sono molte congregazioni di suore di vita attiva. Succede a volte che una suora di vita apostolica chieda di entrare in monastero, più raramente il contrario. Ma in questo non c'è contraddizione ma evoluzione".
Cosa fate durante il giorno?
"La nostra è una vita molto semplice (ma semplice non vuol dire banale). La nostra priorità è data alla preghiera, sia liturgica che personale: la giornata è strutturata in un'alternanza di lavoro e preghiera, che comunque per noi non sono realtà in opposizione tra loro: come Francesco noi non vogliamo pregare, vogliamo essere preghiera".
A che ora inizia la vostra giornata?
"Alle 5.30 l'alzata, alle 6 le lodi,, alle 6.45 la messa cui segue un'ora di meditazione personale, poi l'ora di Terza e alle 8.20 la colazione. Dopodiché il resto della mattinata lo impieghiamo a lavorare".
Come vivete la realtà del lavoro?
"Innanzitutto facendo i lavori che si
fanno in tutte le case: cucina, riordino, pulizie, ma anche cucito o ricamo. Ci
ispiriamo alla semplicità con cui viveva Maria a Nazareth. Un'esistenza che
apparentemente non faceva niente di straordinario, eppure era tabernacolo e
tempio della ss.Trinità. Ogni nostro più piccolo gesto ha un valore redentivo se
è unito all'azione redentiva di Cristo.
Inoltre ci occupiamo dell'accoglienza a
gruppi o ragazze che vogliano pregare con noi, curiamo il giardino. E si dà
molta importanza alle proprie attitudini: proprio perché ogni sorella è un dono,
i suoi doni specifici lo diventano di tutta la comunità: io per esempio dipingo
delle icone".
Tra tutte le scelte di vita religiosa la vostra è la più dura. E' anche la migliore?
"Noi non ci sentiamo migliori di nessuno. Nel nostro cuore si agitano mille debolezze come nel cuore di ogni uomo. Ma Dio sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. La parte migliore è semplicemente quello che Dio ha pensato per noi".
Continuiamo il vostro programma giornaliero...
"Alle 11.45 preghiamo il Rosario, alle 12.10 Sesta, e alle 12.30 pranziamo: di norma vige il silenzio, da cui può dispensare - in occasioni particolari - la badessa. Mentre mangiamo una di noi legge un testo, che può essere tratto dalle Fonti Francescane, dalle catechesi del Papa, dalla Regola di santa Chiara o dalle nostre riviste di formazione. Dopo pranzo c'è il silenzio rigoroso: ognuna si ritira nella propria cella; si può riposare, leggere, pregare o lavorare".
Leggete i giornali?
"Noi ci teniamo informate sugli eventi nazionali e internazionali attraverso l'Osservatore romano, l'Avvenire e "La voce". Poi ovviamente possono arrivare anche altre riviste, soprattutto leggiamo pubblicazioni interne dell'ordine".
La televisione, invece, non ce l'avete...
"Abbiamo il televisore, che usiamo - assai raramente - per guardare film in videocassetta. Recentemente abbiamo visto l'Apocalisse e La settima stanza, un film su Edith Stein".
Nel pomeriggio cosa fate?
"Alle 15.15 recitiamo Nona, poi ci sono dieci minuti di lettura spirituale. Alle 15.40 torniamo al lavoro. Alle 18 ci ritroviamo in coro per l'ufficio dei Vespri, cui segue una meditazione personale. Alle 19.40 la cena, poi c'è un momento di ricreazione comunitaria: d'inverno ci ritroviamo davanti al fuoco acceso del camino: è il momento della distensione; parliamo dei fatti del giorno, chi ha letto i giornali racconta quello che succede nel mondo e ci scambiamo opinioni, scherziamo, in giorni stabiliti abbiamo giornate di formazione. Poi alle 21 c'è la compieta e alle 21.30 andiamo a dormire".
Ogni monastero è indipendente?
"Sì, anche se ci sono federazioni di monasteri. La nostra, per esempio, riunisce quelli dell'Umbria, uno della Sardegna e uno del Trentino; ultimamente c'è un monastero del Rwanda, fondato dal Protomonastero di Assisi. C'è un consiglio federale e una Presidente. Si organizzano corsi di formazione per le professe temporanee. La Presidente umbra attualmente è la abbadessa del monastero di Orvieto, la coordinatrice delle presidenti è la Presidente del Lazio".
C'è una storia abbastanza singolare che riguarda la vostra regola...
"La nostra è la prima regola scritta da una donna per delle donne. Fino ad allora tutti gli ordini femminili vivevano sotto regole scritte da uomini, e puoi capire quanto sia diversa la sensibilità femminile. E' questo che rende così straordinaria la regola di Chiara: non c'è una ferrea disciplina, ma un senso di libertà che la rende sempre attuale. Nella regola si ritrova l'esperienza vissuta da Chiara con le sorelle, traspare tutta la sua personalità, la personalità di una donna ricca di equilibrio e di amore caritativo e libera dagli aspetti meramente giuridici che possono soffocare la persona piuttosto che aiutarla. C'è una legge che aiuta, ed è presente l'eccezione motivata da carità".
In seguito, però, quella regola è stata sostituita...
"La regola di Chiara fu approvata ufficialmente pochi giorni prima della sua morte. Dieci anni dopo, però, papa Urbano ne scrisse un'altra che prevalse. Se confronti le due regole ti accorgi della grande differenza: riguardo ai vestiti, per esempio, Chiara si limita a dire che ogni sorella debba avere due tuniche e un mantello, che l'abbadessa provveda a seconda del clima e delle necessità delle persone. Urbano spiega quanto, come e dove dovevano coprirsi!".
E voi oggi quale seguite?
"Nel XIX secolo, quando fu rinvenuto il corpo di Chiara, tra le pieghe del suo mantello si trovò la sua regola. Dopo di allora molti monasteri di clarisse, nel mondo, hanno scelto di ritornare a quella regola, e il nostro è tra quelli".
La regola è ispirata a quella di Francesco?
"Ovviamente Chiara ha tenuto presente la regola di Francesco e anche quella di Benedetto, anche se lo ha fatto con molta libertà, scegliendo ciò che ha ritenuto consono allo stile di vita suo e delle sorelle".
Il vostro vestito è quello delle dame medievali. Sempre meno ordini religiosi femminili lo adottano oramai...
"Il nostro saio è a forma di croce, come lo volle Francesco; il velo è simbolo della consacrazione, dello Spirito Santo che scende su di noi. Riguardo al soggolo (la cuffietta nrd), fa parte della nostra tradizione, a cui siamo legate".
Potete uscire dal monastero?
"Santa Chiara nella regola scrive che si può uscire per un "utile, ragionevole, manifesto e provato motivo". E' un affermazione di grande respiro, ma non è certo una "scappatoia"".
Andate anche a votare?
"Certamente. E nel voto siamo responsabili ed indipendenti. Devo dire anche che l'attuale situazione politica italiana mi sembra piuttosto preoccupante".
Quando è nato il vostro monastero?
"La presenza delle clarisse a Terni risale al 1228; appena due anni dopo la morte di Francesco, quindi, quando Chiara era ancora viva. Il monastero della SS.Annunziata, invece, è sorto intorno al 1500. Inizialmente si trovava nel luogo dove poi fu l'Ospedale vecchio e adesso c'è un grande parcheggio. In seguito le monache si trasferirono in via Barbarasa, e furono ospiti dell'Istituto Leonino. Dopo la seconda guerra mondiale gli fu affidata la chiesetta di Sant'Alò, accanto alla quale fu costruito un edificio. Nel 1990, infine, è stato inaugurato il nuovo monastero di Colleluna".
Quante siete oggi?
"Siamo in dodici, con un età che varia dai 38 agli 86 anni"
Non ci sono vocazioni giovanili?
"In questo momento non ci sono ragazze molto giovani qui. Ogni monastero vive le sue fasi storiche, d'altra parte noi diamo una grande importanza al discernimento, quindi alla verifica seria delle vocazioni".
Sembra comunque che la clausura attiri molto oggi, più che altri tipi di vocazioni...
"C'è un grande desiderio di preghiera, di essenzialità. Gli istituti di vita apostolica sono nati in gran parte per esigenze concrete di dare risposta al bene dell'uomo, quindi di assistenza. Cose che oggi fa - o dovrebbe fare - anche lo Stato. Di certe cose, come dell'assistenza agli orfani o negli ospedali una volta si occupava solo la Chiesa. Oggi il volontariato ti permette di occupartene anche senza entrare in una congregazione. La clausura, invece, è una risposta alla sete di infinito che sta nel cuore di ogni uomo".
Però può sembrare una scelta egoistica, non a caso una volta si chiamava "fuga dal mondo"...
"Il mondo è sempre presente nel nostro cuore. La vita in clausura non è isolata o egoistica, ma è affacciata sul mondo: noi sentiamo ogni uomo come nostro fratello e figlio e preghiamo per le sofferenze del mondo. Inutile dire che in questo periodo siamo molto preoccupate per questa guerra che si sta preparando e per tutte le guerre in atto, per il divario tra ricchi e poveri, lo sfruttamento delle donne e dei bambini. Nulla di questo riguarda l'uomo ci è estraneo. Nulla della nostra vita va perduto".
Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a Lui obbligate. Perciò l'Apostolo ammonisce: Conosci bene la tua vocazione (Chiara d'Assisi).