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L’ETERNO QUESITO: GAY SI NASCE O SI DIVENTA?
(31/08/2005) La scienza torna ad occuparsi di omosessualità per trovare una risposta alla domanda se si nasce o si diventa gay.
Una delle
domande che più attanaglia la comunità GLBT di tutto il mondo, ma non solo, è
quella se gay ci si nasce o ci si
diventa. Una domanda alla quale non si è riusciti a dare una
risposta certa. All’interno dei movimenti gay esistono varie
scuole di pensiero. La prima
è quella Freudiana
che sostiene che
si diventa
gay,
a seguito dell’ambiente sociale in cui si cresce e soprattutto dell’educazione
impartita. E’ infatti vero che molte persone omosessuali si
ritrovano figure paterne e materne simili. Ovvero una madre chioccia, molto
presente e protettiva e un padre un po’ più assente e lontano.
Ma d’altra parte è altrettanto seguita la seconda scuola, quella
GAY SI NASCE.
L’omosessualità sarebbe appunto caratterizzata dal
DNA. A dimostrare la
veridicità di questa tesi ci sarebbero varie ricerche scientifiche. Nell'ultimo
decennio le tesi genetiche si sono guadagnate sempre più credibilità grazie ad
importanti scoperte. Come quella del 1993 che identificò il cromosoma
Xq28, il cosiddetto gene gay,
o come la scoperta della dimensione dei neuroni dell’ipotalamo che risultano
grandi il doppio nelle persone omosessuali.
Ma a
destare nuove incertezze su quale risposta dare all’eterna domanda, c’è un
ultima ricerca statunitense. Quella che vede protagonisti due gemelli di sette
anni, Patrick e Thomas,
stesso patrimonio genetico ma anche stessa educazione ed ambiente sociale. Uno
risulta dolce sensibile ed effeminato, l’altro aggressivo e più impetuoso.
Come riporta Enrico Franceschini
sulla
Repubblica, l'anno scorso, la maestra ha chiamato la madre dei
due gemelli per dirle che Patrick metteva a disagio i compagni di classe:
insistendo che lui è una femmina, non un maschio. A seguito di questo episodio
sono seguite visite mediche che hanno portato ad una conclusione: "childhood
gender nonconformity" (Cgn), ossia un'infanzia non conforme al
proprio sesso. Esistono considerevoli ricerche del fenomeno, secondo le quali il
75 per cento dei bambini affetti da "Cgn"
diventano omosessuali, o bisessuali, quando sono grandi.
Ma perché
un gemello cresce gay e l’altro eterosessuale?
L'opinione degli esperti è che la differenza sia nata nel ventre materno,
durante i nove mesi di gravidanza: quando Patrick potrebbe avere vissuto uno
stress pre-natale, a
causa della sua posizione nell'utero, del flusso di sangue che gli arrivava, o
di altri fattori al di là del controllo della madre.
Federico Giunta (Tratto da: La Repubblica).

Non mi pare giusto bocciare completamente l’ipotesi di Freud. In latenza ci sono, in noi, tante tendenze che si sviluppano a seconda dell’ambiente naturale, affettivo, e non solo. Chi può negare che in condizione di mancanza di presenza di uno dei due generi sia più facile lo sviluppo di una tendenza omosessuale? Anche il fatto che nelle varie fasi dello sviluppo si presentino eventi di infatuazione, anzi di veri e propri flirt tra persone dello stesso genere, dovrebbe far pensare.
La tesi, come quella esposta qui sopra - “Patrick potrebbe avere vissuto uno stress pre-natale, a causa della sua posizione nell'utero, del flusso di sangue che gli arrivava, o di altri fattori al di là del controllo della madre” - spiega il fenomeno attraverso l’occasione che l’avrebbe provocato.
Ma non è importante una tesi più di un’altra. Per favorire un orientamento sessuale sano l’educatore dovrebbe essere guidato dall’attenzione alle tendenze che si manifestano senza preventive condanne a cui potrebbero seguire, nel soggetto, forti sensi di colpa. L’attenzione, quando è dettata dal bene per la persona anziché dai tabù sociali, dovrebbe aiutare il soggetto in causa ad un’accettazione della propria inclinazione, ma sempre nello sfondo (che accomuna tutti di fronte alla scoperta del proprio essere sessuato) di una visione serena della sessualità, perché questa è un aspetto importantissimo, ma sempre parziale, della personalità. La quale si deve armonizzare con tutto quanto il proprio essere: mentale, sentimentale, volitivo, e sociale. Stare bene con se stessi è condizione per stare bene con gli altri. Non è facile, si sa; ma dalla riuscita di tale accettazione dipende – anche – il destino dell’umanità. La diversità è enfatizzata quando è rifiutata socialmente… Ne parleremo ancora. A. R.