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Febbraio 2006 Dagli USA sull’enciclica
Ho letto velocemente, ma attentamente, l’Enciclica “Deus caritas est”. Veramente non c'e' quasi niente di nuovo in essa ... per la maggior parte e' dottrina cristiana scontata ... Non voglio con questo distruggere o sminuire lo sforzo ed il buon risultato sintetico e dottrinale che BXVI ha conseguito.
L'enciclica infatti mette le basi solide e ben organizzate per una sociologia cristana .... ma non riesce poi a trarne le coordinate pratiche .... spiego...
Verso la fine l'Enciclica spiega come il marxismo ed il socialismo avessero buone indee ed intenzioni per una societa' civile giusta, ma come siano poi stati incapaci di portare l'ideologia al pratico e fa vedere chiaro come, per altro, qualsiasi altra forma della polis che si basi puramente sul materiale, non sia in grado di soddisfare la giustizia sociale umana che richiede di piu' che il semplice pane - non di solo pane vive l'uomo -
Si ferma poi a parlare delle opere caritative, il volontariato, le opere dei Santi, ecc. come esempi di carita' cristiana ... Da’ molto valore alla carita' come opera di misericordia e di soccorso .... ma non si ferma sul tema della "giustizia sociale" ... non illumina le responsabilita' sociali del "cittadino" cristiano.
Manca il netto e chiaro "non ci puo' essere carita' senza giustizia" ... Direi che le basi per un'impostazione della dottrina sociale ci sono, ma la dottrina e l’impostazione pratica mancano ,,,
Buona l'ipotesi ... quasi vuota la tesi ... speriamo che in una seguente enciclica BXVI si proponga di far luce sulla responsabilita' del cristinao nella societa' moderna, non solo dal punto di vista teorico, ma specialmente da quello pratico ...
L’impegno e la responsabilita’ del cristiano come membro della famiglia, imprenditore, operaio, e consumatore. Insomma una guida di come il cristiano debba comportarsi ed agire nella societa’ e nella vita della polis (politica) per migliorare la propria ed altrui condizione. Citare i santi va bene, ma non basta. I santi, quelli veri, sono persone eroiche. Non tutti possono o riescono ad esser eroici … pero’ tutti (o quasi) possono essere cittadini onesti.
Poi c’e’ il fatto che se, per esempio, Teresa di Calcutta ha fatto molto per i poveri … ci sarebbe meno bisogno di quel servizio “carita’” se la societa’ fosse piu’ giusta e la distibuzione dei beni comuni piu’ equa. Si tratta dunque di porsi la domanda “E’ dovere del cristiano cercare la giustizia o e’ sufficiente dedicarsi alla carita’ come servizio ai poveri?” Non e’ forse piu’ importante rimediare e cercare di eliminare la poverta’ che semplicemente aiutare i poveri.
Come un mio caro amico ben mi disse per telefono stamattina … “invece di dar un pesce da mangiare e’ meglio dare l’amo ed insegnare a pescare.” Questa purtroppo non sembra sia la filosofia, dottrina, o direzione che la Gerarchia abbia seguito e segua. Prova ne sia che le regioni piu’ religioso-fanatiche del mondo sono anche le piu’ povere … ed in particolare quelle di religione Cattolica (America del Sud, Filippine, ecc.). In molte di quelle regioni infatti il progresso economico e’ condizionato e frenato proprio dal concetto di servilismo … sottomissione … e di falso pietismo.
Fu liberandosi dai vincoli del servilismo (dettato e sostenuto dal Cristianesimo medioevale) che la societa’ moderna dalla rivoluzione francese in qua' si e’ liberata dalla miseria e dall’oppressione clerico-imperiale. Sembra che questo Ratzinger e, in generale, la gerarchia, non lo hanno ancora compreso o, almeno, non lo esprimono; forse perche’ costerebbe il loro proprio “comodo”.
Umberto P. Lenzi (425) 743-0104 USA 2006-01-25 |