Anche  la  posta  di  fra  calvino

 

Caro fra’ Calvino,
sul tema “celibato dei preti e annessi scandali sessuali pluridirezione”, da sempre il popolo cristiano ha saputo; ma, quasi connivente con gli indirizzi imposti dal S. Uffizio (quindi consapevolezza dolosa della chiesa), ha taciuto ingoiando il rospo: ci sono stati da sempre figli… di prete e ci sono stati da sempre figli rovinati da preti dai gusti sessuali variegati; anzi, tutti lo sanno, veniva considerato “danno minore” la compromissione di “giovinetti” da allevamento.
La difesa di quanti, non vivendo a ridosso delle sacrestie, volevano cautelare moglie e figli… maschietti, si fondava nel saggio detto popolare “monaci e preti? Vediti messa e rompigli le reni”, ove reni sta per lombi, secondo tradizione, sede delle pulsioni oscuramente libidinose. E quindi, alla larga! Suggeriva la sana intelligenza popolare.
Ora da quando, forse i più furbi hanno rotto il mandato del silenzio, profilandosi sempre più lauti “risarcimenti”, la chiesa, toccata nella eccelsa sensibilità furore! D’un tratto, dopo secoli di “pecuniaria” ha reagito. E che ambigue macerazioni e cilizi, nella chiesa romana è esploso il culto della “mascolinità” e si inneggia all’heros
Firmato:
Maurizio

--------------------------------------------------------------------------

 

Caro Maurizio, anche a te “pace e bene”,
ma permettimi, anzitutto, di dubitare financo dell’autenticità del nome che mi suona alquanto giovanile rispetto all’esperienza che dalle righe traspare. E lasciati dire l’espressione che sale spontanea: hai messo troppa carne al fuoco!
Gli interrogativi, pur sembrando vertere su un solo argomento, sono troppi, forse troppo cavillosi, e (senza offesa) maliziosi se posti ad un povero frate
.
Perciò oltre che abbozzare una mia risposta allargo l’invito a quanti, più esperti e più saggi, ad intervenire nel dibattito onde potere meglio articolare considerazioni, riflessioni, approfondimenti, proposte per soluzioni e non per esacerbare in invettive e distruzione che non gioverebbero perché subito rimosse come espressione di “anticlericalismo” corrosivo e, al nostro fine, inutile. Proporrei un motto:
la verità nella carità!
E dunque mi ritaglierò un primo modesto contributo di ordine sociologico.
Chi scrive sembra riferirsi ad una realtà socio-culturale remota. Il prete che vede Maurizio sembra collocato in ambiente “preconciliare”, un prete che dice messa e basta, un prete che vive arroccato nel paesino tra le montagne e isolato tra i suoi paesani che, di soppiatto, gli sforbiciano addosso le sue inclinazioni. Ma i dati di riferimento sono totalmente cambiati!
E invece a parte talune emergenze (ad esempio, la scarsità di vocazioni induce a non guardare troppo per il sottile candidati e loro effettiva idoneità intellettiva per studi teologici seri) la presenza del prete nel sociale è oggi a 360 gradi. Ma, e questo potrebbe essere il punto, spesso si tratta di “presenze” (le vediamo in questi giorni diventare “caricature” TV) che non fanno onore non tanto alla chiesa (la sacra gerarchia, direbbe qualche mala lingua, ci guazza tra schiere di bambinoni pronti a “recitare” cieca obbedienza, quando, ahinoi! non prevalga l’isteria capricciosa di uomini non cresciuti) ma al Vangelo proprio per “limiti” culturali e caratteriali di figuri “arraffazonati” alla meno peggio e men che meno “rifiniti”.
Certe cose che alla fine sono autolesive, si capisce che si dicono con sofferenza. Ma non ci nasconderemo dietro un dito! A monte delle aberrazioni poste sul tappeto, ci sono problemi di identità e di fede. Alla radice dovremmo chiederci se nel candidato prete si guarda anzitutto alla “libertà o purezza del cuore”, il requisito che Gesù cercava nei discepoli. Conclusione: non è tanto problema di quantità (oggi avvertito in maniera drammatica) ma di qualità.
Prima di indagare sulle inclinazioni sessuali del prete, io mi chiederei che cosa “muove” un giovane di questa società opulenta verso la vita “consacrata”. E prescindendo per un momento dal piano superiore della “grazia divina”, “laicamente” mi chiederei come opera la “concorrenza” sul “mercato” degli “ingaggi”: in altre parole e senza volere togliere ad alcuno, vorrei poter dire che, sul piano prettamente umano, le possibilità di “pescare” nella fascia alta delle “intelligenze”, delle attitudini, delle capacità, appaiono tanto più ridotte quanto più aumenta la “comunicazione” e quindi l’ampiezza di “scelta” di campo. Non dimentichiamo che nell’arco di mezzo secolo siamo transitati dalla società rurale, alla sofisticazione della società mediatica globale: una volta i migliori cervelli tra i preti venivano dalle famiglie rurali dei “nullatenenti”.
Oggi le “multinazionali” della produzione tengono loro i “seminari” per forgiare tecnici o manager mirando alla “qualità totale”. La chiesa se vorrà insegnare, come è nel mandato di Gesù, non potrà non misurarsi con la dimensione della “qualità” dei suoi ministri.
E, per ora concludiamo con un pizzico di autoironia, alla chiesa che vuole dare spazio al concilio e quindi ai laici, non resta che ben soppesare: non siano ammessi al “diaconato permanente” persone che per capacità facciano sfigurare i presbiteri!