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Caltanissetta 04 02 06 Cara Ausilia il momento che sto vivendo non è facile. Come sai è morta mamma Aurora il 23 luglio. Sino alla fine è vissuta coerentemente al suo modo di essere sincera, accogliente, MATERNA. L’appellativo di mamma non è di convenienza. Dritta e schietta, ma sempre attenta e sensibile nelle parole. Sapeva che le parole possono molto ferire, minuta, ma, energica al contempo, dosava ormai le poche forze rimaste per fare i lavori più necessari. Non ha mai preteso nulla da me, anzi era dispiaciuta per le mie incombenze che il suo stato comportava. Leggeva nei miei occhi la mia fatica, non fisica ma mentale, e a volte me lo diceva. Io le dicevo che si sbagliava, ma entrambe sapevamo che non era cosi. Mi leggeva dentro. Sincera. Sentiva tutto ciò che faceva. Non rimbrottava in mia assenza: il contrario di mia madre. Di lei mi fidavo. Avrei voluto essere più espansiva, ma tante cose mi hanno trattenuta. Quella sera era rientrata con l’ambulanza dall’ospedale di Palermo, dove in seguito ad una emorragia si era spenta. Ho pensato al necessario, vestiti ed altro; avevo già affrontato esperienze di queste tipo. Era avvolta in un telo, sporca e nuda. La adagiarono sul letto: il suo calvario aveva fine. Pregava molto e soffriva veramente molto. Io invece mi rendo conto della mia debolezza ogni giorno di più. Non mi capacito di quella immobilità, del fatto che siamo transitori. Perché soffrire cosi tanto? Ho cercato di dare quello che potevo, ma avrei dovuto fare di più. Eppure il tunnel che sto percorrendo mi immobilizza e mi sfinisce: ho difficoltà ad affrontare la quotidianità nella consapevolezza di commettere un peccato verso la vita. Lasciarsi vivere non è vivere. Non ho avuto il tempo di assorbire il colpo cosi come in altre occasioni. Tra lei e Benedetta c’era un rapporto speciale. Si sedeva accanto a lei ed entrambe sorridevano in un modo particolare. Lei la ricorda sempre; vuole ancora vedere la sua nonna; e in effetti la casa senza di lei è vuota. E’ stato importante conoscerla. Le volevo veramente bene, stavo bene con lei sino alla fine. Presenza discreta, ma importante, accogliente, disarmante. Il mio impegno nella stessa casa dove ora c’è solo il suocero, lo adempio per amor suo, e non so sino a quando saprò andare avanti molto con le batterie scariche. Vorrei divertirmi e non pensare ai doveri. A volte mi pesa anche l’accudire Benedetta. Mi sento dire che amare vuol dire rinunciare a se stessi. Perché allora Dio ci ha creati? Bisogna solo soffrire per essere bene accetti a Lui ? Io vorrei ridere con leggerezza senza sentire alcun peso. Il messaggio di Gesù non è forse un messaggio lieto? Dovremmo di tanto in tanto guardare non solo al crocifisso ma a colui che rideva con i suoi amici e giocava con i bambini, che gustava anche le gioie di un buon cibo, che assaporava la vita pienamente. Chissà da lassù cosa pensa mamma Aurora, se è contenta di me (lei non si lamentava mai). Adesso ti racconto dell’atteggiamento che alcuni sacerdoti e un sessuologo hanno tenuto in una trasmissione della rai. Il tema era l’amore tra una donna ed un prete. In studio vi era anche padre Cionfoli, adesso sposato con tre bimbi. La donna paragonata ad Eva e il prete ad un essere privo di forza e cervello.La trasmissione si avvaleva di una fiction per una migliore comprensione da parte del pubblico. La faccio breve, lei lo voleva solo sedurre per dimostrare la sua carica erotica; il sessuologo concordava a pieno, in quanto sosteneva che l’amore vero tra un prete ed una donna non può esistere: lui, tentato, sta per cedere, ma alla fine decide di mantenere fede alla promessa fatta. I commenti erano unanimi: vocazione debole, scarsa preparazione nei seminari per relazionarsi in modo corretto con una donna, solitudine e altro ancora. I veri temi non li hanno accennati, ma mi ha lasciata perplessa il silenzio di don Cionfoli. Avrebbe potuto dissentire, almeno tentare di farlo, almeno dire che non era d'accordo. Sullo sfondo di questa trasmissione mediocre l’attenzione si focalizzava su un corpo di donna nudo che teneva in mano una mela. Che oltraggio a tante donne che soffrono! Le coscienze influenzate da simili cose possono davvero crescere? PENSO ANCHE AL NO CATEGORICO DEL PONTEFICE AL SACERDOZIO UXORATO, che ha causato in molti una sorta di avvilimento. Mi consola, come sei solita dire, che LO SPIRITO SOFFIA AL DI SOPRA DELLE LEGGI UMANE. Sai, ho parlato di me e di Emilio ad un sacerdote quasi coetaneo di Emilio: si è mostrato aperto e conosce la realtà dentro la chiesa; sostiene che dove c’e la verità li c’e Dio. Ripenso ad una frase detta da Ludmila Javorova, ordinata sacerdote nel 1970 dal vescovo Davidek: se tutto ciò è nei progetti di Dio, ciò avverrà; a nulla potrà l’opera dell’uomo. La sua ordinazione non è stata riconosciuta dal papa che non l’ha voluta incontrare per conoscere il suo operato nella chiesa dell’est. Lei che ha dedicato la sua vita a Dio, affrontando pericoli di ogni genere! Credo che Dio abbia opinioni diverse dalle nostre, che guarda al cuore. Quanti stereotipi! A volte penso all’immagine che la chiesa dà di Maria: sarebbe meno rivoluzionaria la sua vita se avesse avuto altri figli, meno eccezionale la sua figura di madre? Sarebbe sufficiente questo per farcela amare meno? Per me non sarebbe meno pura. Cosa c’è di male nel pensare a lei come donna nella sua totalità? Non ha forse sofferto i dolori del parto, le paure che accompagnano una donna nella crescita di un figlio? Non ha sofferto vedendo il figlio soffrire e morire? Credo che in ogni uomo il limite tra terreno e divino sia impercettibile. Adesso ti saluto, scusandomi per avervi causato (a te e Joelle) un po’ di fastidi. Benedetta mi fa tribolare da quando è nata; è molto delicata in salute e ultimamente mi ha fatto prendere un bello spavento. Mi auguro che il futuro ci riservi serenità. Con affetto, Bianca. Grazie per la disponibilità e l’amicizia che mi doni. Carissima Bianca, Comincio dalla fine della tua bella lettera, ringraziandoti anch’io per l’amicizia che mi offri. L’immediatezza con cui scrivi è incantevole, ed efficace a tradurre in parole il tuo modo di pensare e di sentire. Dici tante cose interessanti che non so da dove cominciare. Mi limito a qualche frase, scegliendola da quelle che ho trascritto in rosso. “Il tunnel che sto percorrendo mi immobilizza e mi sfinisce: ho difficoltà ad affrontare la quotidianità nella consapevolezza di commettere un peccato verso la vita”. Lasciamo perdere il peccato. Il tuo è semplicemente uno stato d’animo, dovuto a mille prove. La tua giovanissima età ha stroncato la spensieratezza di cui sarebbe bene godere un po’, almeno nel periodo dell’adolescenza. Ti dico subito cosa penso io riguardo a ciò, parlando della mia esperienza personale. Non avendo goduto mai della spensieratezza, tanto da poter dire che non sono stata mai bambina, ho cercato di recuperare, e sempre più, man mano che gli anni procedevano in avanti. Non voglio dire che mi è stato facile realizzare il mio proposito. Ma, dopo che sono arrivata al colmo dello stress, tanto da rovinarmi la salute, la mia filosofia di vita per guarire è stata questa: impegnarmi a “sostare”, a “non pensare”, a trovare il lato simpatico o comico o dilettevole di ogni cosa. Un impegno più grande di quello che solitamente profondo nel “fare tutto con scrupolosità”. Mi sono accorta che in nessun caso si è obbligati a subire tutto; proprio quando pare che non c’è via di uscita, c’è sempre una falla dalla quale fare entrare un po’ di gioia di vivere. Sapessi quanto è bello riuscirci! Pensa che me lo dico sempre, e ora che invecchio ancor di più… Spiegartelo non è facile. Se però tu provassi almeno un po’ a fare la spensierata… Non ti scandalizzare! Se ci riuscissi, guadagneresti tempo, anziché perderlo. Vorrei sottolineare quanto ho detto…. La stessa cosa vale per ogni rimpianto. Qui merito di essere ascoltata, perché tocco l’argomento più delicato: la mancanza di Giacomo nella mia vita da tre anni. Ebbene, pian piano riesco a ricordare le cose belle vissute insieme, più che come rimpianto, come motivo di gioia. E tutte le volte che mi manca, mi alleno nel considerarlo presente più di prima. Con l’aiuto di Dio comincio a riuscirci ogni giorno di più. La stessa cosa puoi fare tu circa mamma Aurora. Vorrei dirti molo di più, anche perché me ne dai lo spunto col tuo scritto. Non mi fermo per pigrizia o per mancanza di tempo, ma perché in quello che ti dico c’è tanto materiale per riflettere. Potremo continuare in seguito il nostro dialogo. Un accenno alla trasmissione. E’ vergognoso che ci “diamo in pasto” a gente che non capisce nulla di spiritualità, e soprattutto è triste che non reagiamo. Nel Vangelo si dice: “non bisogna dare le perle ai porci”. Espressione dura, ma che fa al caso nostro. Come si fa a non capire che il prete il quale si sposa lo fa per una scelta di vita scomoda, ma coerente col proprio essere? Per capire questo ci va…. : tutto quello che facciamo con libri, sito, corrispondenza, eccetera. Sii tu un’amica che mi dà la mano per aiutare altre ed altri. Già hai cominciato a farlo con la presente. Ti mando un grande abbraccio, Ausilia
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