Abbiamo visto in TV:

SUOR  JO

[ossia i gialli dell’anima]

di Gilberto Squizzato e Giuseppe Genna

 Tre racconti di 100 minuti, girati dal vero e in set reali, fra Milano, la Malpensa, Zurigo, il  Marocco, ma anche nei boschi lombardi che sono stati teatro dei delitti satanici che hanno occupato per mesi le prime pagine dei giornali.  La regia è di Gilberto Squizzato ( I Racconti di Quarto Oggiaro, Atlantis, La città infinita, Il tunnel, L’uomo dell’argine ) , autore della sceneggiatura insieme a Giuseppe Genna ( Catrame, Nel nome di Ishmael, Non toccate la pelle del drago, Grande madre rossa ) .

Dentro lo schema del giallo/poliziesco, questi film dal vero si ispirano liberamente a fatti reali e a temi di bruciante attualità, rielaborandoli nelle forme della fiction a puntate per rappresentare lo spirito tormentato e incerto dei tempi che stiamo vivendo. Avvincendo lo spettatore con una narrazione intrigante e carica di suspence, gli autori vogliono proporre allo spettatore una riflessione di fondo su temi sociali, politici, morali dei nostri giorni così gravidi di incertezze. “E’ un tentativo di raccontare il male come lo viviamo nella nostra quotidianità, spiega Squizzato che per anni ha anche lavorato come giornalista ai TG, dentro il grande quadro del male collettivo che ci viene ogni giorno descritto dalla cronaca planetaria”.         Ma è un’indagine dentro e oltre la cronaca quella condotta dai due autori, che fondono i piccoli eventi anonimi della periferia metropolitana con i grandi eventi che dominano le prima pagine dei giornali. E’ così che accanto alle vicende di SUOR JO, la protagonista, irrompono sulla scena del film la morte di Enzo Baldoni, il genocidio del Darfur, gli scandali finanziari delle grandi multinazionali, i delitti satanici, le reti terroristiche internazionali.

E’ così che la vita apparentemente insignificante e marginale di una ragazza che si spende per i poveri a Cusago, un piccolo centro della provincia, si ritrova coinvolta in un groviglio di misteri e di segreti che hanno come protagonisti i potenti di Zurigo, Francoforte, Mosca, Roma..  Insomma, i riferimenti all’attualità ancorano la trame dei tre film alla realtà più bruciante dei nostri giorni, ma allo stesso tempo le vicende di SUOR JO scavalcano la pura contingenza per diventare metafora di chi al male non si rassegna e lotta, nel suo piccolo, per un’umanità diversa, fraterna e solidale, senza darsi per vinto.

La storia, in apparenza, è semplice. L’ispettore dei servizi segreti Guido Lopez ( già protagonista di molti dei fortunati romanzi di Giuseppe Genna) viene mandato a Cusago, un paese dell’hinterland milanese, sulle tracce di Giorgio Arcangeli, un losco faccendiere, proprietario di un impero industriale e finanziario che commercia in latte e derivati. Arcangeli, l’antagonista di Lopez, è anche proprietario del castello del paese e viene perciò soprannominato “Cusago”.

Nella stessa notte dell’arrivo a Cusago di Lopez (che ha rilevato Corradi, un collega misteriosamente massacrato da ignoti) , una neonata abbandonata in un frigorifero dentro una discarica viene salvata da suor Jo, la giovane volontaria laica che manda avanti  con grande impegno una comunità alloggio per sbandati e marginali, la Corte Lombarda. E di lì a poco, dopo una festa al castello del Ghota finanziario europeo, un giovane del paese verrà ritrovato carbonizzato nella propria auto ai margini del bosco dove i satanisti del paese consumano i loro foschi rituali.

Comincia così la lunga, tortuosa indagine di Guido Lopez, che si inabisserà in misteri che sprofonderanno uno dentro l’altro: strategie occulte della finanziaria del faccendiere di Cusago, sparizioni di neonati, infiltrazioni della mafia russa, arruolamenti di kamikaze islamici per attentati al Duomo di Milano, guerre spietate per il controllo di brevetti farmaceutici, occultamenti di cadaveri sacrificati al Maligno, reality show che superano le frontiere più spregiudicate del cinismo televisivo.  

Cercando di far luce dentro questo labirinto di misteri, Lopez scopre che la chiave di  molti di essi è proprio Suor Jo , la giovane volontaria che fino a due anni fa si spogliava nel peep show di proprietà del faccendiere Cusago e che ora mette in gioco tutta se stessa, senza risparmio, per opporsi al male, pur di ospitare barboni senza casa e clandestini senza futuro, per riscattare prostitute nigeriane, per assistere malati respinti dalle famiglie e sfruttati dal più cinico dei reality show: fino al punto di rischiare la vita pur di  fermare un kamikaze pronto a farsi esplodere a Milano.

“Dentro l’apparente schema del giallo poliziesco, quelli di SUOR JO  sono in realtà tre gialli dell’anima”, spiega Giuseppe Genna, che con Squizzato ha ideato e scritto questa serie, “perché questa ex ballerina  disinvolta e spregiudicata,  che a seguito di una inspiegabile malattia da cui è guarita miracolosamente ha deciso di cambiar vita, incarna una istintiva, indomita volontà di bene che pur  assediata dalle astuzie del male non cede e non arretra di un millimetro.”   

Suor Jo è interpretata da Valeria Barreca, giovanissima e intensa attrice appena diplomata alla scuola di recitazione Paolo Grassi, alla sua prima prova davanti alla telecamera, mentre Oliviero Corbetta, attore e regista teatrale che ha già collaborato con Gilberto Squizzato in diversi real movie, è l’ispettore dei Servizi Guido Lopez. Nel cast, accanto a decine di personaggi veri presi dalla vita  (come gli ospiti della Comunità Corte Lombarda)  fra gli altri gli attori Ninni Bruschetta, Maurizio Tabani, Federica Restani, Giorgio Gentile.  

Delegata di Rai Tre per la realizzazione di SUOR JO è Rosy Mittiga mentre Annalisa Guglielmi ne è il producer. La fiction è stata realizzata con il personale tecnico e artistico e con le strutture produttive del Centro di Produzione della Rai di Milano. Direttore della fotografia è Fulvio Chiaradia; il suono in presa diretta è affidato ad Alessandro Dossena; le scenografie dal vero sono di Elisabeth Bohr e i costumi di Huguette Viotto. Il montaggio è di Gigi Bruschi.

Un cinema per la tv, acre e insieme sensibilissimo, essenziale e poetico, sicuramente scomodo, realizzato in digitale da due autori di frontiera, secondo un modello “low budget” che nulla fa mancare allo spettacolo e alla suspense e proprio per questo consente al regista la massima libertà creativa, per poter intersecare in tempo reale la cronaca e l’invenzione, fondendole in un unico racconto

(RAI TRE 3, 10, 17 settembre 2005