La prostituzione maschile?

Parliamone:

 

Molti vendono il corpo per fame

 

 

"Ragazzi di Vita"... o "Padri di Vita"? La prostituzione maschile è irrimediabilmente cambiata. In peggio.

Ci sono delle cose che fanno male, indipendentemente dalla nostra volontà, dai tentativi di evitarle, dal fingere che neanche esistano.

Io, mi sono sentito male, mentre a Natale, a Roma a piazza della Repubblica, distribuivo i pacchi dono ai "ragazzi di vita".

"Ragazzi"? Mai definizione appare più inattuale, datata ad un momento che ha più contatti con l'archeologia che con il quotidiano. Sotto gli archi davanti a McDonald's, mi si è parato davanti un uomo di età indescrivibile. Sembrava vecchio, pareva uno di quei giovani precocemente sfioriti, rovinati dalle storture della vita, avviliti da difficoltà continue e insormontabili e che ti segnano sul volto ogni insuccesso raggiunto, ogni tentativo abortito, ogni esperienza fallita. Mi agitava davanti un documento spiegazzato, consunto dall'essere stato troppo tempo in una tasca dei pantaloni. Su quel certificato, rilasciato da una questura, c'era la foto dello stesso ragazzo-anziano e di tre bambini. Bambini piccolissimi, tra i due e i sei anni. "Ho moglie e tre figli che mi aspettano a casa". Con Domenico Moretto del circolo Mario Mieli, Peter Boom dell'Arcigay di Viterbo, Vincenzo, Romano, Enzo ed altri ancora, cercavo di gestire la distribuizione dei regali in modo più democratico possibile. "Dove, in Romania?", ho chiesto.

"No, qui a Roma". Che potevo fare? Il mio unico potere era l'amministrazione di un'auto carica di pacchi-dono. Gliene ho dato un altro. Stessa scena con un altro rumeno che mi spiegava anche lui, documenti alla mano, di avere due bambini.

E allora? Un altro pacco-dono extra. Ma so benissimo che una busta con un panettone, una cioccolata, una scatoletta di carne, una mela, una bibita ed una lettera che invita all'amore e alla solidarietà... non è una risposta soddisfacente, giusta, onesta, anche se è l'unica che posso dare.

Non è soddisfacente una volta l'anno, ma non è giusta neanche tutti i giorni perchè non risolve il problema di questa massa (ormai non si può non definirla così) di disperati che si aggirano per Roma, di notte, e che ci affanniamo a fingere di non vedere, a ignorare, a desiderare fortemente che non ci appaiano davanti. Dobbiamo trovare altre definizioni per spiegare il fenomeno della prostituzione maschile. Quella prostituzione che, fino alla fine degli anni Settanta, era occasionale, limitata nel tempo e praticata da ragazzetti che cercavano un rapporto sessuale non troppo coinvolgente, insieme al guadagno di poche lirette da spendere il giorno dopo con la propria ragazza. Una prostituzione da sabato sera, una sorta di "rito di passaggio" cui sottostare prima di raggiungere l'età adulta con tutte le sue responsabilità.

Oggi, questa nuova prostituzione si avvicina al vecchio cliché del meretricio femminile, della persona che vende il corpo per fame. Letteralmente.

Ho visto davanti a me una massa di disperati che cercano di tirare avanti tra mille difficoltà, di sopravvivere in un mondo di opulenza e di sprechi che non credo sia il più adatto a spingere verso un atteggiamento sottomesso o di pacifica accettazione di questo tipo di società.

Sia ben chiaro: questa prostituzione è una valvola di sfogo. Guai se non ci fosse! Guai se, domani, la polizia cominciasse a fare delle retate ed a liberare piazza della Repubblica (o valle Giulia, o i giardini dell'Eur, o chissà dove...) dalle marchette.

Ci sarebbe un aumento incontrollato delle rapine, dei furti, degli scippi, degli omicidi ad opera di disperati che, in un modo o nell'altro, devono pur sbarcare il lunario...! Il problema non si risolve con la repressione, mi sembra perfino banale dirlo e non è neanche giusto che i gay che frequentano le marchette debbano essere sempre la cartina al tornasole della disfunzione sociale, le prime vittime, proprio insieme ai prostituti, del cattivo funzionamento della nostra comunità umana.

Eppure io, a piazza della Repubblica, mi sono sentito male.

(Massimo Consoli)