Vi parliamo così______

 

 

Una Pasqua di passione

 

[Dal libro “Oltre il Nulla”, le memorie della prima pasqua passata in convento]

 

 

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A Pasqua avviene di peggio [rispetto a Natale].

Al mio paese le tante celebrazioni coinvolgevano la cittadinanza nella sua totalità, tra folklore e pietà religiosa. Il suono della banda musicale e il fragore degli spari non spezzavano ma si accompagnavano all’allegro chiacchiericcio della gente, oppure vi si alternavano nei momenti solenni che calamitavano l’attento stupore di tutti; primavera e Resurrezione spandevano colori luccicanti in ogni angolo e sorridevano nei volti e nei vestiti di piccoli e grandi, di donne ed uomini (questi solo in tale occasione sfoggiavano la loro presenza accanto ai familiari, anziché isolarsi nelle ultime file o nel sagrato di un’oscura chiesa). I crocchi si componevano e scomponevano vivacemente, quasi ondate nella massa, la quale si riversava ora nelle piazze ora nelle chiese dai portoni spalancati. I balconi erano pieni di parenti e di amici raccolti per assistere insieme alle rappresentazioni sacre di cui erano spettatori ed attori. Ovunque palpitava la festa dei cuori delle menti dei corpi.

Dai miei solo una lettera augurale, e tra le righe leggo il dolore per la mia lontananza; mentre io, nella mia missiva, ho parlato loro di gioia per il Cristo Risorto.

Anche questa notte la trascorro nella fredda cappella tra l’interminabile teoria di preghiere, e anche ora è l’alleluia a risvegliare la voglia di comunicare, di espandermi. Ma manca, duramente uno scambio gioioso alla fine della funzione. E' tardi, si va a letto. La festa è stata assorbita dalla notte di preghiera, e fuori della cappella sta ad aspettare la solitudine.

Ho la sensazione netta che ogni lieto evento assaporato nel passato abbia chiuso i battenti. Lanciata volontariamente verso il mistero di Dio, mi debbo misurare con il vuoto di ciò che ho lasciato, con il niente di quanto prima vedevo, sentivo, gustavo, toccavo, vivendolo intensamente.

Non so come resisto. Mi sostiene il pensiero che mai più, se tornassi indietro, quelle piccole grandi gioie di un tempo tornerebbero come prima. Impossibile, dopo aver attraversato il deserto, tornare alla vita ordinaria con le sensazioni di prima. Né mi arride la speranza del domani, tanto l'orizzonte ha lo stesso colore di sabbia della terra, confusa con quella del cielo. Mi accerchia l'indefinito.

Eppure seguo la traccia lieve di Chi (il mio unico Bene) mi precede senza farsi vedere. Debbo abituarmi a questa Presenza fatta di Assenza. Densa di fascino e di Amore, più vero, nella sua nudità, di mille feste del mondo.

Ausilia Riggi


 


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