Discepolato impegnato______
Suor Adalgisa a suor Eustochia[1]
Mia cara sorella, ebbene prendo il coraggio con tutte e due le mani e ti faccio una correzione fraterna. Finiscila di consigliare la disubbidienza nel nome della libertà, tanto più nel nome del Signore… Non sai quanto male puoi fare, perché ormai al computer accedono anche, anzi soprattutto le giovanissime e ricevono una bella «aggiustata» alle loro idee sane: chi si vuol dare al Signore totalmente deve morire a se stesso e trovare la sua felicità nel Signore. Solo così saprà irradiare la pace della sua anima e fare del bene. O sono cambiate queste semplici verità? Dove, in che cosa consiste la novità della tua teologia sulla vita consacrata? Credimi, fai più male di quanto non pensi. Quelle che si «riprendono la loro libertà», come dici tu, sono poco tranquille e più vacillanti nella vocazione….
Suor Adalgisa del S.C.
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Cara Suor Adalgisa,
grazie dei tuoi pensieri e del tuo coraggio. Guai se tra di noi si spegnesse la correzione fraterna… Hai ragione: sono davvero centinaia le suore che scrivono e comunicano con questo sito. Ma la cosa mi sembra moto positiva perché la libera e responsabile espressione dei propri pensieri, il confronto sereno e la discussione dei propri vissuti, la ricerca di una maggiore fedeltà al Vangelo anima tutte le <voci> che si fanno vive. Poi il bello è proprio qui: ci sono valutazioni diverse (come la tua e la mia, per esempio), ma non pensi che queste differenze rappresentano un'autentica ricchezza di idee e di esperienze? Pensa come sarebbe monotona e deludente la vita religiosa se tutte le suore la pensassero come me o come te! E’ proprio questa coscienza plurale, come ci documentano gli studi storici ed ermeneutici dei due Testamenti biblici, che costituisce l'incanto della nostra fede in Dio.
Per questo, cara sorella, può darsi che tu sia lievemente allarmata dallo <svelarsi> di una teologia diversa che non è nuova e, soprattutto non è mia, ma circola abbondantemente nelle esperienze e negli studi di milioni di donne credenti, anche suore. Penso all'enorme produzione teologica femminista che l'Editrice Queriniana e la rivista Concilium stanno diffondendo in Italia. In queste opere, dove finalmente si esprime il genio di fede che Dio ha seminato nei nostri cuori, puoi trovare molto di più di quanto io vado scrivendo in dialogo con le consorelle.
Certo, hai ragione: è bello buttarci con amore appassionato nelle braccia do Dio. Ma, per noi donne specialmente, questa <oblatività> è stata spesso manipolata e finalizzata alla cancellazione delle nostre persone, dei nostri pensieri, del nostro corpo, della nostra intelligenza. Certa predicazione del sacrificio di sé, dell'obbedienza e dell'immolazione, è molto lontana dallo spirito di Gesù che ha sempre lottato contro la cancellazione o l'umiliazione delle persone. Se io sono più viva e felice come donna, se posso valorizzare i doni che Dio mi ha fatto, sono più aperta al dono di me stessa nell'esistenza quotidiana. Una sobria felicità non è nemica di una vita davvero consacrata alla testimonianza del Vangelo.
Quelle <semplici verità> di cui tu parli forse hanno bisogno non di essere archiviate, ma un tantino ripensate. A mio avviso, un po' di inquietudine e qualche vacillamento in più (per riprendere il tuo linguaggio) non è poi un gran male.
E' tutto da ripensare che cosa voglia dire oggi per noi suore essere povere, caste ed obbedienti. Questo travaglio - che attraversa tutti i credenti e le credenti - non ci risparmierà. Beate noi se, confrontandoci coraggiosamente tra di noi e affidandoci radicalmente allo Spirito di Dio, sapremo dare un po' di ascolto anche a chi canta fuori dal coro, a chi pone domande scomode.
A te, cara Suor Adalgisa, un grazie sentito per l'opportunità che mi hai offerto di questa <conversazione> amicale. Prega anche tu per me. Grazie e un abbraccio
Suor Eustochia
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