Vi parliamo così______

 


 

O LA CHIESA È DEGLI ESCLUSI O NON È.


DAL GESUITA FELICE SCALIA

UN'ANALISI SULLA CRISI DEL CRISTIANESIMO

 

Una sintesi

 

Se il mondo è scosso da una serie illimitata di problemi – "la maggior parte dell'umanità è nata nel posto sbagliato, da gente sbagliata, e si vede precluso qualsiasi accesso anche ai fondamentali diritti umani" – neppure la Chiesa se la passa troppo bene. Nell'analisi del gesuita p. Felice Scalia, dell'Istituto Superiore di Scienze Umane e Religiose (Issur) di Messina, tracciata a Milano durante un incontro promosso dalla Comunità di Sant'Angelo presso il Convento dei Frati francescani minori (10/5/06), la Chiesa sembra aver perduto la capacità di dire al mondo qualcosa di significativo, inducendo a pensare "che essere cristiani oggi significhi rigettare sempre gli anticoncezionali, esibire una famiglia numerosa, boicottare un referendum, soddisfare l'obbligo domenicale", e finendo così per mostrarsi, malgrado tutta la sua complessa elaborazione di dottrina sociale, "priva di ‘Parola' per tutti quelli che più di ogni altro ne avrebbero bisogno".

La sfida è immane: quella di rendere di nuovo la fede prioritaria rispetto alla religione - "una fede che esce dal tempio e dalle affermazioni dogmatiche per fare ‘altra' la quotidiana fatica del vivere" -; quella di ridare centralità alle ragioni della Chiesa-mistero rispetto a quelle della Chiesa-istituzione, di riconoscere il primato della libertà dei figli di Dio sul Diritto Canonico; quella di riconoscere la Chiesa non come il fine dei disegni di Dio ma come "un semplice mezzo voluto dal Cristo per l'edificazione del Regno".

Ma se è vero che, afferma p. Scalia, "non vediamo giungere molta luce dall'ufficialità istituzionale", non per questo mancano le ragioni per sperare: la distinzione, che si fa sempre più chiara e diffusa nella Chiesa, tra cristianesimo evangelico e cristianesimo storico, nella convinzione che "non può essere questa banalità la salvezza portata da Cristo, non può essere questa la sua Chiesa"; le voci sempre più insistenti di chi reclama norme "non solo per la vita individuale (spesso legate alla sessualità) ma anche per quella collettiva (fino al coraggio di rompere con l'attuale impero)" e ritiene che non porti molto lontano "la via della determinazione apodittica e senza eccezioni"; il travaglio vissuto da una parte consistente del mondo giovanile; la stessa composizione numerica della Chiesa, che, nei prossimi decenni, "sarà sempre più in mano ai poveri".

            Adista, Documenti, n° 56

 

 


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